Grumello Buon Consiglio 2007 – Ar.Pe.Pe.

Ti ho già parlato qualche tempo fa di un vino di Ar.Pe.Pe., allora si trattava di un “semplice” Rosso di Valtellina. Oggi ti racconto di un vino più “ambizioso” di questa stessa cantina, di un Valtellina Superiore Riserva che mi è parso delizioso.

Grumello Buon Consiglio 2007 - Ar.Pe.Pe.
Grumello Buon Consiglio 2007 – Ar.Pe.Pe.

Valtellina Superiore Riserva Grumello Buon Consiglio 2007 – Ar.Pe.Pe.

Il colore è un bel granato chiaro trasparente, come ti aspetti da un nebbiolo vinificato in modo tradizionale.

L’olfatto è molto elegante, goloso e complesso: parte fruttato tra il cassis e l’arancia, i fiori rossi appassiti si intrecciano ad una intrigante nota sulfurea, poi il ferro, il sangue, la liquirizia e…l’asfalto. A bicchiere fermo un tocco di confettura di lamponi.

Il vino entra in bocca affusolato, la dinamica gustativa è guidata da un’acidità guizzante che innerva tutto il cavo orale di freschezza veicolando sapore: fruttini di bosco maturi e fiori rossi appassiti. Il tannino, fitto e finissimo, è integrato nella materia del vino che gestisce benissimo anche l’alcol. Lunga la persistenza.

Plus: il nebbiolo di Valtellina con un fascino fané, come ormai non se ne trovano più. Carattere e personalità in un vino elegantemente agile.

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Loreto Aprutino ha un nuovo punto fermo: De Fermo

C’è un nuovo grande produttore in quel terroir straordinario di Loreto Aprutino. Non bastavano Valentini e Torre dei Beati agli appassionati dei vitigni abruzzesi evidentemente!

Approfittando delle vacanze pasquali ho avuto l’occasione di visitare l’azienda agricola De Fermo che si dedica all’agricoltura, e non solo alla viticoltura, dal 1785. Ma, in Contrada Cordano, frazione di Loreto Aprutino dove si trova l’azienda, l’olivicoltura e la viticoltura sono documentante addirittura dal IX secolo.

De Fermo: vigne
De Fermo: vigne

La vigna è tutta a spalliera e occupa poco meno di 17 ettari ad un’altitudine di 280-320 metri slm.

Mi ha accolto in azienda Stefano Papetti Ceroni che, con la moglie Eloisa, conduce brillantemente l’azienda che solo in tempi recenti (dall’annata 2010) ha deciso di imbottigliare i propri vini.

La filosofia De Fermo si basa sull’ascolto dell’ecosistema in cui è  immersa, la scelta biologica e biodinamica è stata quindi naturale ma non ostentata né, tanto meno, riportata in etichetta. La cantina si muove di conseguenza: fermentazioni spontanee e lieviti autoctoni, nessun controllo delle temperature, banditi batteri o enzimi. Nessuna chiarifica, stabilizzazione o filtrazione. In azienda non c’è nessun contenitore di affinamento in acciaio, solo cemento e legno (botti e tonneaux).

Circa 40.000 le bottiglie prodotte da uve montepulciano, pecorino e chardonnay (clone presente in azienda da inizio ‘900).

Ho assaggiato da botte il Cerasuolo d’Abruzzo “Le Cince” 2016 fresco e delicato, profumatissimo di fragoline e rose, di grande eleganza e sapidità in bocca. Vino da merenda o da tavola gourmet, versatile e beverino ma assolutamente da prendere sul serio. Un rosè senza alcun complesso di inferiorità. Il vino è ottenuto – naturalmente – da montepulciano e fermenta in legno e cemento affinando 8-10 mesi in botti grandi.

Secondo assaggio, sempre pre-imbottigliamento, con il Montepulciano d’Abruzzo “Concrete” 2016. Un montepulciano che, a partire dalla rapida fermentazione a grappoli interi (alla maniera di quanto si fa a Morgon e dintorni) vuole essere più agile ed immediato del classico montepulciano dalle “spalle larghe” (che pure è in gamma, si chiama Prologo): il tentativo riesce, il Concrete – così chiamato perché fermenta e affina solo in cemento – è un montepulciano floreale e fruttato senza eccessi tannici né note di surmaturazione.

Rimani in contatto…ho preso qualche bottiglia da degustare e di cui relazionerò a breve su questi schermi!

Boca 2010 – Vallana: carattere alto-piemontese

Ti ho già parlato altre volte dei vini rossi del Nord-Piemonte, vini tipicamente a prevalenza nebbiolo, anzi spanna, austeri e adatti a lunghi invecchiamenti ma capaci di essere apprezzati anche relativamente giovani. Oggi sono rimasto positivamente sorpreso da un Boca dell’azienda Vallana, storico produttore dell’Alto Piemonte.

Boca 2010 - VallanaBoca 2010 – Vallana

Vino ottenuto da nebbiolo in prevalenza con vespolina e uva rara a completare il blend. Il vino fermenta in cemento e affina in grandi botti di rovere per due anni. Dopo un ulteriore affinamento in bottiglia esce sul mercato.

Il colore è uno splendido rubino chiaro e luminoso. L’olfatto è un bel mix di fiori (rose) e frutto chiaro (lampone, fragola, melograno) completato da note più austere di muschio e spezie (pepe bianco e chiodo di garofano).

Il sorso entra asciutto e sottile, profondo, saporito e ficcante. L’acidità ed il tannino sono esuberanti ma in armonia con la materia del vino. Lo sviluppo è lineare e “semplice” (“absit iniuria verbis”) fornendo al vino una grande facilità di beva.

La chiusura è su ritorni pietrosi di media lunghezza.

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La pizzeria di Lissone con la P maiuscola

Per una volta parto dalla conclusione: la pizzeria P di Lissone non è solo la migliore pizzeria della Brianza, ma si posiziona ai primissimi posti anche considerando l’intera area metropolitana di Milano.
Mi sono recato in questa pizzeria avendone sentito parlare bene ma, dopo aver provato le migliori pizzerie di Milano, senza aspettative eccessive. Ed invece sono rimasto decisamente e positivamente sorpreso.

Partiamo dal menu:

Pizzeria P: il menu
Pizzeria P: il menu

Dieci le pizze a disposizione curiosamente denominate P1, P2, P3 … più 2 pizze speciali che variano mensilmente. Varietà di scelta più che sufficiente e prezzi in linea con i prezzi delle migliori pizzerie di Milano senza comunque arrivare a cifre esorbitanti.

La filosofia della pizzeria è di puntare tutto sulla maturazione dell’impasto, ovvero sulla fase successiva alla lievitazione in cui le proteine, gli amidi e i grassi vengono scomposti in elementi più semplici, rendendo l’impasto meno tenace, più estensibile e quindi più facilmente digeribile. La maturazione arriva fino a 50 ore!

E il risultato estetico e gustativo è eccellente:

Ho assaggiato due pizze: la saporitissima e forse leggermente troppo sapida P4 con pomodorini gialli, alici di Cetara, capperi di Salina, olive Caiazzane, origano di montagna, olio e.v.o. e basilico e la ricchissima ma agile pizza speciale con Fior d’Agerola, Funghi Porcini, Crema di Tartufo e Parmigiano Reggiano.

La cosa che mi colpisce di queste pizze è che, oltre agli ottimi ingredienti, l’impasto è di una leggerezza senza precedenti. Sia chiaro non è una pizza “esile”, è una pizza cotta alla perfezione ma non “panosa”, saporita ma caratterizzata da quella che, parlando di vino, definirei, bevibilità. Insomma, ne mangi una e ne potresti mangiare un’altra subito dopo.

Cosa che ho fatto 🙂 assaggiando una Margherita, chiamata P1, paradigmatica: eccellente!

Un Etna Bianco di personalità! Nerina 2014 – Girolamo Russo

E’ da un bel po’ che non ti parlo di vini dell’Etna. Rimedio subito con un vino bianco dell’azienda Girolamo Russo. Il vino si chiama Nerina, in onore della mamma di Giuseppe che dal 2004 conduce l’azienda fondata dal padre Girolamo.

Etna Bianco "Nerina" 2014 - Girolamo Russo
Etna Bianco “Nerina” 2014 – Girolamo Russo

Etna Bianco “Nerina” 2014 – Girolamo Russo

Il colore del vino è di un bel paglierino con riflessi dorati. L’olfatto parte con note affumicate, di cerino spento ed in generale è la mineralità a farla da padrona. Poi arriva il frutto con la scorza d’agrumi, la pera matura e quindi le erbe aromatiche ed i fiori gialli… Ad un naso così composito ed elegante fa da contrappunto un ingresso in bocca vigoroso, intenso e di una certa ampia morbidezza. Eppure l’acidità è ben presente e dona freschezza e verticalità allo sviluppo.

La chiusura è calda e persistente su note decisamente sapide.

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Plus: vino di personalità e carattere, il Carricante (70%) è ben amalgamato con gli altri vitigni autoctoni presenti nell’assemblaggio (Catarratto, Inzolia, Grecanico, Minnella, Coda di volpe). La mineralità vulcanica è evidente e dona slancio al vino.

Minus: se sei alla ricerca di vini succosi ed agili questo vino, per nulla pensante sia chiaro, potrebbe non entusiasmarti. Difficilmente ne rimarrai indifferente però.

L’era della post-verità è arrivata anche nel mondo del vino (sigh!)

Post-verità, post-truth in inglese, è un’espressione molto di moda in tempi recenti. Il suo utilizzo massiccio è stato riscontrato, prima in ambienti accademico/giornalistici e poi anche nel linguaggio comune, in particolare dopo la Brexit e in seguito all’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Trump.

Post-truth o post verità anche nel vino
Post-truth o post verità anche nel vino

Peraltro, la parola ha avuto talmente successo da diventare parola dell’anno 2016 per Oxford Dictionaries.

Ma che cos’è la post-truth? Con post-verità, forse sarebbe meglio tradurre con pseudo-verità, ci si riferisce a concetti e affermazioni non vere, anche se spesso “verosimili”, che ottengono ascolto e spostano l’opinione pubblica in quanto parlano più all’emotività e alla pancia delle persone che alla loro razionalità.

E nulla cambia se queste affermazioni vengono poi smentite e facilmente dimostrate come “bufale”.

Qualche esempio?

Determinante per la Brexit è stata una notizia, falsa e facilmente falsificabile, sui soldi spesi dalla Gran Bretagna per l’Unione Europea; l’elezione di Trump si è giovata di molte bugie, la più eclatante quella relativa al certificato (e al luogo) di nascita di Obama, andando indietro nel tempo potrei citare le famose armi di distruzione di massa mai trovate oppure, restando a casa nostra, la notizia che l’Accademia della Crusca avesse accettato ed inserito nel dizionario (?) la parola #petaloso (in realtà bastava andare alla fonte e rendersi conto che l’Accademia aveva semplicemente dato un parere accondiscendente ad un piccolo alunno di una scuola che aveva commesso un simpatico errore).

Il web ed i social network alimentano queste bufale, spesso con l’inconsapevole complicità di pigri giornalisti, anche di testate importanti, che le riprendono e le diffondono on line senza ulteriori verifiche. Come la recente scoperta, ovviamente falsa, di un tunnel sottomarino scavato dai Romani che avrebbe collegato la Calabria alla Sicilia! :-0

Tutto questo mi è tornato in mente quando, dopo essere stato inondato di condivisioni e messaggi sul mio prossimo lavoro dei sogni, ho capito che anche il mondo del vino non è immune alla post-verità.

Che cosa hanno fatto quei buontemponi di wineowine per pubblicizzare il loro e-commerce di vino? Hanno pubblicato un annuncio di lavoro letteralmente in-credibile ripreso da numerosissimi media nazionali (qui sotto quanto scriveva Radio Deejay sul suo sito).

Radio Dee Jay e il lavoro dei sogni
Radio Dee Jay e il lavoro dei sogni (credits)

La notizia che mi è arrivata e che ha fatto il giro d’Italia in poche ore era la seguente: un’azienda cerca qualcuno per assaggiare vini in giro per l’Italia e non trova candidati! Nonostante tra i benefits siano previsti:

  • Palestra
  • Massaggiatore (una volta la settimana)
  • Vitto e alloggio
  • Spese di trasferta
  • Possibilità di avere un accompagnatore per le trasferte

Una notizia così succulenta poteva passare inosservata al mondo dei media?

Una cosa è certa, l’agenzia di comunicazione di wineowine ha creato una pubblicità virale (e a basso costo) che cavalca in pieno l’era della post-verità.

Qualche dubbio deontologico io ce l’ho, soprattutto pensando alla disoccupazione giovanile che c’è in Italia…