ViniMilo 2026: Volcanic Wines presso Barone di Villagrande

Outdoor vineyard meal with wine glasses; “CHIRP!”, “CLINK!”, and “SAVOR!”

Milo, versante est dell’Etna, chi frequenta questa zona sa bene che qui la Sicilia spoglia i suoi panni marittimi per vestire quelli vulcanici, fatti di altitudini, sbalzi termici spaventosi e folate di brezza marina.

In occasione della ViniMilo 2026, la cantina Barone di Villagrande ha aperto le porte della tenuta per ospitare la nuova edizione di Volcanic Wines, un evento pensato e curato in prima persona da Marco Nicolosi, proprietario ed enologo dell’azienda. Più che una semplice degustazione, una vera e propria full immersion sulla matrice geologica dei suoli vulcanici d’Italia e del mondo.

Nelle parole di Marco c’è tutta l’intenzione che anima questa rassegna:

Questo evento è un’opportunità che ci piace dare ad appassionati, professionisti del settore, ma ancor di più alle persone che vogliono scoprire il mondo del vino.
Inoltre, grazie alla collaborazione con vari consorzi, abbiamo la possibilità di andare a degustare vini accomunati da suoli vulcanici che solitamente non sono di facile reperibilità, così da poter confrontare le mille sfaccettature che un terroir vulcanico può conferire ad un vino.

Ed è proprio la reperibilità di certe chicche a fare la differenza tra i banchi d’assaggio.

Passeggiando tra i calici si passava con disinvoltura dalle pendenze estreme delle Isole Canarie ai rilievi vulcanici delle isole greche di Santorini e Kos, fino ad approdare alla remota Valle del Malleco nel sud del Cile.
Il tutto senza dimenticare la spina dorsale del nostro patrimonio: l’immancabile area Etnea ed Eoliana, il rigore minerale dei Monti Lessini, i profili iodati e scuri della zona vesuviana, le espressioni laziali attorno al Lago di Bolsena e la freschezza verticale della Val di Cembra.

Nota di merito e grande elemento di curiosità della giornata è stata la presenza di G.R.A.S.P.O. (Gruppo di Ricerca Ampelografica per la Salvaguardia e la Preservazione dell’Originalità).
Un’idea nata dall’ostinazione di tre enologi mossi da una passione viscerale per la ricerca sul campo: scovare, recuperare e vinificare antichi vitigni ormai abbandonati o quasi estinti. Assaggiare le loro micro-produzioni significa esser consapevoli di entrare in contatto con sorsi unici, irripetibili, che probabilmente non potrai mai più ripetere.

Un evento del genere non poteva che trovare il suo completamento naturale in una proposta gastronomica radicata nel territorio.
Tra un banco d’assaggio e l’altro, la cucina dello chef Alfio Pesce ha coccolato i partecipanti con alcuni grandi classici della tradizione, dai pitoni messinesi alla pasta maritata con i tenerumi, cioè la foglia della zucchina lunga estiva, pomodoro a falde, cipollotto e guanciale, fino allo stufato di manzo con patate e alla costata di manzo alla brace.
Un percorso semplice e territoriale, perfetto per accompagnare la varietà dei vini in degustazione.

Gli assaggi che mi hanno colpito

Saxanigra Brut Etna Spumante DOC – Destro Siamo tra i 730 e i 750 metri di altitudine e le escursioni termiche mettono in cassaforte una spalla acida pazzesca. Un Metodo Classico di  Nerello Mascalese in purezza che sosta sui lieviti in bottiglia  per ben 36 mesi.
Si presenta giallo sabbia brillante, con un perlage fine e davvero persistente.
Al naso mandorla tostata e burro salato si equilibrano con un fondo agrumato e dalla traccia minerale dato dal terroir etneo.
Al primo impatto al palato un centro bocca materico e cremoso, dato dalla sosta sui lieviti, ma la scena la prende tutta il finale, lunghissimo e segnato da un’impronta sapida e iodata, tagliente che richiama subito al sorso successivo.

Trenzado 2024 – Suertes del Marqués Tenerife Ci spostiamo nell’isola di Tenerife, nella zona ovest della Valle de La Orotava (Los Realejos). Un vino ottenuto da Listán Blanco 100% da vigne storiche a piede franco con un’età compresa tra i 60 e i 150 anni. Il nome richiama il sistema di allevamento locale, il Cordón Trenzado, dove i tralci delle viti vengono intrecciati tra loro.
Fermentazione alcolica che avviene in fudres di legno grande da 20 e 45 ettolitri e in barriques da 500 litri, con una malolattica parziale e poi il vino affina per 10 mesi negli stessi contenitori di legno.
Giallo paglierino luminoso con velate sfumature dorate, ed al naso viene fuori subito la matrice vulcanica senza filtri, emergono note di pietra focaia, cenere, agrume amaro e una parte salmastra che dà una beva incredibile.
Il sorso è di una verticalità pazzesca, dritto e profondo, accompagnato da una buona materia data anche dal passaggio in legno che dona struttura e un pelo di affumicatura.

Madeira Malvasia 10 Years Old – Vinhos Justino Henriques Pieno Oceano Atlantico, sull’isola vulcanica di Madeira dove i suoli basaltici, l’umidità salmastra e le pendenze scoscese creano condizioni umane ed enologiche uniche.
Questo Madeira nasce al 100% da uve Boal, con una vinificazione che prevede una fermentazione arrestata tramite l’aggiunta di acquavite di vino a 96 gradi.
Segue un affinamento di almeno 10 anni in botti di rovere americano secondo il tradizionale sistema dell’Estufagem e Canteiro, dove il vino affronta sbalzi di temperatura con ossidazione controllata.
Colore ambrato profondo con riflessi caramello, di grande consistenza nel calice.
L’impatto al naso è di una complessità terziaria impressionante, si potrebbero tirare fuori mille descrittori, proviamo a dire qualche nota: fichi secchi, datteri, scorza d’arancia candita, vaniglia, tabacco dolce …
In bocca si sente subito la materia e la parte glicerica ma sembra quasi un vino leggero grazie alla parte acida e minerale che nasconde i 19° di titolo alcolometrico e poi in retrolfattiva appare una frutta secca, miele di castagno e una nitida scia affumicata.

PS: accompagnato con un Gorgonzola piccante è perfetto!

Eventi come questo ricordano perché continuiamo a cercare la bellezza nel calice e ad andare a caccia di terroir vivi.
L’ospitalità di Barone di Villagrande e la visione di Marco Nicolosi hanno dimostrato ancora una volta come la viticoltura vulcanica non sia una semplice moda, ma un filo conduttore geologico capace di unire territori, storie e vignaioli all’apparenza lontanissimi. Tra la freschezza delle altitudini etnee, le intuizioni ampelografiche di G.R.A.S.P.O. e le sfaccettature estreme dei vini internazionali, giornate come questa restituiscono la bellezza di questi eventi, il confronto dritto, schietto e senza filtri attorno a un tavolo.

Salvatore Petronio
Instagram: @salvopetronio