Taste Alto Piemonte: il nebbiolo del Nord Piemonte tra sorprese e conferme

Come anticipato qualche post fa, Vinocondiviso ha partecipato con grande entusiasmo a Taste Alto Piemonte.
L’evento non ha deluso le attese: tra i banchetti si respirava proprio un’aria positiva. I produttori presenti in massa con pochissime defezioni, richieste in aumento dal mercato per i vini dell’Alto Piemonte, livello medio dei vini decisamente alto con vini precisi ma ben caratterizzati territorialmente.

Sarebbe troppo arduo, e probabilmente ingiusto, esporre valutazioni precise e dettagliate, dopo tanti assaggi e piacevoli chiacchiere.
Ci teniamo però ad evidenziarti i migliori assaggi delle denominazioni che ci hanno maggiormente convinto.

Valli Ossolane DOC
Ci troviamo in Val d’Ossola, un lembo di terra incuneato nell’estremo Nord del Piemonte tra il Canton Ticino a Est e il Vallese a Ovest.

Valli Ossolane nebbiolo superiore Prünent 2016 – Cantine Garrone

Il prünent è un clone di nebbiolo allevato in Val d’Ossola fin dal 1300. Il vino che ne ricava Cantine Garrone è molto bello, chiaro al naso ed estremamente equilibrato in bocca. Serietà al sorso e beva vanno a braccetto.

Valli Ossolane nebbiolo superiore Prünent 2016 – Cantine Garrone

Gattinara DOCG
Forse la denominazione più importante dell’Alto Piemonte, quella dove generalmente si incontrano i vini più convincenti e apprezzati.

Gattinara Osso San Grato 2014 – Antoniolo
Gattinara San Francesco 2013 – Antoniolo
Gattinara 2014 – Franchino

Vini che non hanno bisogno di presentazioni quelli di Antoniolo. L’Osso San Grato ha “beneficiato”, in un’annata non semplice, di una rigorosa selezione delle uve. Ancor meno bottiglie del solito a disposizione ma la qualità è eccellente: vino ferroso e rigoroso al naso, acido e sapido in bocca. Giovanissimo ma dalle grandi prospettive. Più godibile in questa fase il San Francesco 2013, con un frutto croccante che si stempera nel carattere sanguigno e ferroso di Gattinara. Franchino ha uno stile completamente diverso, il Gattinara 2014 appare rustico ma anche di grande dinamica e carattere, un vino che ci ha intrigato.

Gattinara Osso San Grato 2014 – Antoniolo

Bramaterra DOC
Le maggiori sorprese sono forse arrivate da questa DOC, con parecchi vini interessanti e da scoprire.

Bramaterra Balmi Bioti 2015 – La Palazzina
Bramaterra 2014 – Roccia Rossa
Bramaterra 2014 –
Le Pianelle

Tre vini diversi eppure accomunati da un sorso vibrante e fresco, con un finale liquirizioso e minerale. Da assaggiare.

Coste della Sesia DOC
I vini di questa denominazione, quando accompagnati dal nome del vitigno, sono ottenuti da almeno l’85% di quel vitigno con, a saldo, nebbiolo (spanna), croatina, vespolina.

Coste della Sesia Croatina 2015 – Noah
Coste della Sesia Nebbiolo Vallelonga 2016 – Fabio Zambolin

La Croatina di Noah è ottenuta da vecchissime vigne di croatina ancora allevate alla maggiorina, il vino che ne deriva è sorprendente, gustosissimo con delle note di sangue e ferro ed un tannino croccante che chiamano una bella costata. Fabio Zambolin è invece una microazienda di cui scommettiamo che sentiremo parlare ancora. Il nebbiolo Vallelonga 2016 è semplicemente delizioso, un Lessona mascherato.

Lessona DOC
In questa denominazione abbiamo incontrato con maggior frequenza i vini più convincenti.

Lessona Pizzaguerra 2015 – Colombera&Garella
Lessona 2014 –
Noah
Lessona 2013 –
Sella
Lessona San Sebastiano alla Zoppo 2010 –
Sella

Abbiamo trovato vini mediamente più approcciabili rispetto ai Gattinara, ad esempio, con una maggior componente fruttata e floreale e acidità meno aggressiva. Vini che però non sono per nulla facili o banali sia chiaro! San Sebastiano allo Zoppo 2010 è forse il vino di questo filotto che ci ha colpito di più, ancora giovanissimo ma di grande classe.

Boca DOC
I vini di Boca devono essere ottenuti da nebbiolo (dal 70% al 90%) con vespolina e uva rara (bonarda novarese) a completare il blend.

Boca 2015 – Barbaglia

Vino in cui convivono un naso minerale e sanguigno con un sorso gustoso e appagante. Durerà a lungo ma si beve ottimamente già ora.

Boca 2015 – Barbaglia



Taste Alto Piemonte: dal 30 marzo al 1 aprile 2019

Vinocondiviso sarà presente a Taste Alto Piemonte, l’evento organizzato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, e tu?

Vigneti in Nord Piemonte
Vigneti a Gattinara – Credits: Consnebbiolialtop

Molti i motivi per cui abbiamo deciso di esserci!

  • Completezza

Un’esperienza unica per conoscere ed approfondire in modo completo il nebbiolo dell’Alto Piemonte. Così diverso ma senza alcun complesso di inferiorità nei confronti dei più rinomati cugini di Langa! Oltre 50 le aziende produttrici presenti per la più grande manifestazione dedicata ai vini dell’Alto Piemonte.

Potrai assaggiare le ultime annate delle 10 denominazioni dell’Alto Piemonte: Boca DOC, Bramaterra DOC, Colline Novaresi DOC, Coste della Sesia DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Sizzano DOC, Valli Ossolane DOC. Non mancheranno le specialità gastronomiche della tradizione locale.

  • Incontri e seminari di approfondimento

Non mancheranno le occasioni di studio e confronto.

Sabato 30 marzo:

“Colline Novaresi, Coste della Sesia e Valli Ossolane. I vini plasmati dal Ghiaccio” dalle 17:30 alle 19:00

Domenica 31 marzo:

“Lessona e Bramaterra. I vini nati dal mare” dalle 10.30 alle 12.00

“Ghemme, Fara e Sizzano. I vini delle terre emerse” dalle 14.00 alle 15.30

“Boca e Gattinara. I vini figli del fuoco” dalle 16.30 alle 18.00

  • Fascino

Il fascino dei vini del Nord Piemonte, fatto di mineralità e frutto, austerità e beva, sta conquistando sempre più non solo i degustatori ma anche gli investitori. Dopo la clamorosa acquisizione di Nervi da parte di Roberto Conterno (ne avevamo parlato qui) alcune insistenti voci parlano di una nuova importante operazione a Gattinara.

Sarà vero? Nel dubbio beviamoci su e scopriamo anche noi il fascino dell’Alto Piemonte!

Ci vediamo al Castello di Novara. Se ci sarai anche tu scrivilo nei commenti, sarà un piacere condividere insieme un bicchiere!

5 vini dell’Alto Piemonte: allo scoperta del supervulcano della Valsesia

Il Monte Rosa fa da cornice ai vigneti
Il Monte Rosa fa da cornice ai vigneti (Credits: Consorzio Alto Piemonte)

Il terreno da cui origina il vino ha, giustamente, un ruolo di primo piano nelle discussioni tra appassionati ed addetti ai lavori. Ma mai come nel caso dell’Alto Piemonte si può andare così indietro nel tempo: circa 300 milioni di anni fa, quando sulla Terra esisteva un solo continente chiamato Pangea, un vulcano, nell’attuale zona della Valsesia, è esploso eruttando un’immensa quantità di materiale e sprigionando un’energia pari a 250 bombe atomiche. Quando, 240-260 milioni di anni dopo, la collisione fra Europa e Africa ha portato alla formazione delle Alpi, nella zona in cui si trovava il vulcano, la parte di crosta terrestre è ruotata di 90 gradi: ciò ha reso possibile, caso unico al mondo, di poter analizzare, grazie alle moderne tecniche geocronologiche, un fossile di supervulcano nelle parti più profonde del suo sistema magmatico.

Il supervulcano e tutto ciò che ha lasciato mi accompagnano nella degustazione di cinque vini di cinque denominazioni diverse dell’Alto Piemonte: le 3 DOC Bramaterra, Boca e Lessona e le due DOCG, Gattinara e Ghemme. Comune denominatore dei vini della zona il nebbiolo, vitigno autoctono per eccellenza, che regala, nelle tre zone d’elezione (Langhe, Alto Piemonte, Valtellina) vini eccellenti, sempre fini, complessi, eleganti, da saper attendere.

Le DOCG e DOC dell'Alto Piemonte
Le DOCG e DOC dell’Alto Piemonte (Credits: VinoalTop)

Bramaterra 2013 – La Palazzina
Il primo vino degustato, annata 2013, è dell’azienda La Palazzina, nella zona di Bramaterra: nebbiolo 80% e il restante fra croatina, vespolina, uva rara (detta anche bonarda piemontese); il vino si presenta rosso rubino, con lievi riflessi granati, e in bocca l’iniziale nota di ciliegia e arancia rossa lascia spazio a sentori ferrosi e di liquirizia; la presenza di croatina regala al vino più struttura rispetto agli altri assaggiati in seguito mentre la vespolina conferisce una piacevole speziatura.
I suoli, con ph basso (capaci quindi di conferire una buona acidità al vino), sono costituiti da sabbie porfiriche di origine vulcanica, di colore rosso bruno.

Boca 2012 – Conti
Il secondo vino, annata 2012, è dell’azienda Conti, nella zona di Boca, che si trova proprio nella caldera del supervulcano; anche in questo vino troviamo oltre al nebbiolo una piccola percentuale fra vespolina e uva rara, le uniche ammesse da disciplinare. Questo vino si presenta elegante, con tannini più setosi del precedente, ma il passo e la trama in bocca fanno presagire un lungo futuro ad un vino che evolverà ulteriormente.
Il suolo roccioso vulcanico, è composto da argilla, sabbia, ciottoli di granito, porfido.

I seguenti tre vini sono ottenuti da nebbiolo in purezza (nella zona comunemente detto spanna) con inevitabili colori meno accesi (per tutti un rosso granato).

Lessona 2012 – Proprietà Sperino
Il terzo vino, sempre annata 2012, è della zona del Lessona, dove ha la sede l’azienda Proprietà Sperino; l’affinamento in tonneaux prima e successivamente in botti ovali da 15 hl conferiscono al vino un maggiore sentore tostato ed etereo.
Parlando di Lessona non si può non aprire una parentesi sulle Tenute Sella, un’azienda che vanta tre secoli di storia vitivinicola, in quanto la famiglia Sella, “a partire dalla fine del ‘600, decide di investire, in aggiunta all’attività prevalente nell’impresa tessile, anche in agricoltura. Nel 1671, Comino Sella acquisisce una vigna a Lessona, piccolo territorio vinicolo già allora e da secoli dedicato alla produzione di vini rossi di pregio, frutto di nobili terre e sabbie di un antico mare.” (Credits: Tenutesella.it)
Il suolo, con ph basso e acidità importanti, è costituito da sabbie marine di colore giallo aranciato, con sedimenti fluvioglaciali; è la zona che meno avverte la presenza del supervulcano.

Gattinara 2012 – Franchino
Con il quarto vino entriamo invece nel cuore del vulcano, a Gattinara, zona vitivinicola di antiche origini, in cui i vigneti furono impiantati dei Romani nel II secolo a.C !
“Un sorso di Gattinara. Purché vero, si intende, non chiedo di più!”, così scriveva Mario Soldati in uno dei suoi brevi racconti dedicati ai luoghi del Piemonte a lui cari.
Il sorso di Gattinara che abbiamo bevuto è dell’azienda Mauro Franchino, 100% nebbiolo, annata 2012: un vino dal carattere deciso con un tannino ancora da domare, da attendere con fiducia.
Il suolo porfido-roccioso, di origine vulcanica, è ricco di sali minerali di ferro che conferiscono il tipico colore rossiccio al terreno e regalano ai vini una grande struttura.

Ghemme 2012 “dei Mazzoni” – Mazzoni
L’ultimo vino, degustato nel formato magnum, annata 2012, è dell’azienda Mazzoni, zona di Ghemme; la nota accesa di frutta sottospirito è un po’ troppo spinta e lo penalizza ma permane una buona bevibilità. Resta il vino che meno mi ha colpito.
Suolo argilloso, di origine fluvioglaciale, ricco di minerali.

Alto Piemonte: i 5 vini degustati
Alto Piemonte: i 5 vini degustati – Photo Credits: Vinodromo, la vineria in zona di Porta Romana a Milano che ha organizzato la serata

La degustazione è stata molto istruttiva con un livello medio di vini decisamente alto. Fa una certa impressione sapere che oggi, nella zona dell’Alto Piemonte, sono solo 700 gli ettari vitati mentre, ad inizio Novecento, erano ben 40.000! Una zona unica al mondo in cui però la vigna fu praticamente abbandonata in favore del miraggio dell’industria, in particolare di quella tessile. Recenti nuove iniziative ed investimenti in Alto Piemonte, a partire dall’acquisizione da parte di Roberto Conterno dell’azienda Nervi a Gattinara, fanno però ben sperare!

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo alla cieca

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello

Come augurare buon compleanno ad un amico degustatore che si proclama “eno-gay”? Vietati i vini marmellatosi, bandito il tannino graffiante, si accettano solo vini sapidi, dall’acidità pronunciata e possibilmente non troppo alcolici.

Poche ma chiare le regole di ingaggio degli invitati. Qualcuno si è attenuto strettamente al diktat, qualcun altro un po’ meno, ma altrimenti che degustazione alla cieca sarebbe stata?

Ecco i vini che abbiamo bevuto:

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo
Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo

Champagne “Assemblage” Extra Brut 2008 – Bruno Paillard

Agrumi, fiori bianchi e gesso tratteggiano una bocca austera e rigorosa. Bolla fitta e sottile, sorso elegante. Acidità poderosa ma assolutamente in filigrana al corpo del vino. Nessuno squilibrio, un insieme molto armonico per un finale decisamente lungo e salato. Champagne ancora giovanissimo. Essenziale ma non disadorno.

Champagne 736 Extra Brut “Dégorgement Tardif” – Jacquesson

Qui la frutta c’è ed è anche gialla, accompagnata da tocchi di burro, zenzero ed una intensa mineralità calcarea. Bolla fittissima e fine. Saporito e di ottima struttura, la materia si percepisce nel finale sapido e di gran volume. Il vino è ancora compresso, darà il meglio di sé negli anni a venire. Classe arcigna, ripassare tra un lustro.

Meursault Tillets 2009 – Dom. Roulot

Burro, erbe di montagna, frutta gialla, frutta secca (nocciole), un accenno di polvere pirica. Bocca potente, ampia ma profonda. Legno gestito con grande maestria senza concessione ad alcuna “dolcezza”. Esuberanza regale.

Chablis 1er cru Montmains 2007 – Tremblay-Marchive

Olfatto cangiante e a tratti sorprendente: frutta gialla, cera d’api, mango, pepe bianco…bocca sapida e agrumata, con un’acidità ben pronunciata. I 10 anni di vetro hanno fatto bene al vino il cui sorso è risolto, ampio e disteso nel retrogusto di burro e limone. Stiloso.

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello
Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Il colore del nebbiolo di Giuseppe Mascarello lascia sbigottiti: luminosissimo, vivace, chiarissimo rubino con sfumature di rosa e lilla che si rincorrono. Il naso è fantasmagorico: roselline, succo di melograno, fragole di bosco, gomma pane…e ti viene voglia subito di berlo. La bocca è scorrevole e saporita, profonda ma anche di una certa vigoria alcolica (come se una materia tanto agile non riuscisse del tutto a contenerne l’esuberanza). Nel bicchiere continua a migliorare. Difficile chiedere di meglio ad un “semplice” nebbiolo. Psicadelico.

 

 

Givry 1er cru “Le Vigron” 2014 – Vincent Lumpp

Olfatto che porta immediatamente alla Borgogna: chinotto, spezie orientali, cola, viola, cannella. La bocca è scorrevole, l’acidità accompagna lo sviluppo che lascia la bocca saporita e succosa. Non certo un Borgogna complesso ma molto piacevole. Semplicemente gustoso.

Morey-Saint-Denis “Très Girard” 2008 – Cecile Tremblay

Questo Borgogna è invece più “serio”, senza però perdere in piacevolezza di beva. Il naso è sulla mineralità scura, il bosco (pigna) e la china. Bocca potente e acida, profonda e sapida. Molto lungo con retrolfatto di rose. Pugno di ferro in guanto di velluto.

Barolo Santo Stefano di Perno 2007 – Giuseppe Mascarello

Qui ci troviamo di fronte ad un grande vino senza se e senza ma. Naso di frutta rossa accompagnato da un tocco minerale (catrame), poi arancia matura, corteccia, sbuffi balsamici. Bocca potente, saporitissima ma dal tannino affusolato benché fitto. Molto lunga la chiusura che lascia nel cavo orale ricordi floreali. La potenza è nulla senza il controllo.

In visita da Roberto Conterno: rigore, poesia e Monfortino!

Ho varcato l’ingresso dell’azienda vinicola Giacomo Conterno con emozioni contrastanti: impazienza, apprensione, gioia, incredulità. Ne sono uscito elettrizzato e consapevole che il mondo del vino italiano è in ottime mani. Eh sì, perché ormai i vini di Roberto Conterno – ultimo discendente della famiglia Conterno ed alla guida dell’azienda – sono senza ombra di dubbio gli ambasciatori del vino italiano nel mondo e al top per qualità, prestigio, quotazioni.

Azienda Agricola Giacomo Conterno
Azienda Agricola Giacomo Conterno

Insegna Conterno
Insegna Conterno

In una mattinata soleggiata ma fresca, in quel di Monforte d’Alba, con un gruppetto di amici degustatori abbiamo dunque incontrato Roberto Conterno e visitato la sua azienda.

Si parte da una descrizione dei vigneti. Lo storico vigneto Francia, acquistato nel 1974 e monopolio aziendale. Dai 14 ettari (11 a nebbiolo e 3 a barbera) si ottengono tre vini: la Riserva Monfortino, il Barolo Francia e la Barbera d’Alba Francia. Grazie alla lungimiranza di Roberto Conterno più di recente vengono acquistate due nuove vigne: Cerretta (2008) e Arione (2015).

In cantina la pulizia e l’ordine la fanno da padrone. La fermentazione avviene in grandi tini troncoconici mentre l’affinamento si compie in grandi botti di legno austriaco (Stockinger).

Mi sembra di cogliere nella parole di Conterno il senso di responsabilità di essere considerato ambasciatore del vino italiano nel mondo. Gli investimenti in vigna, la cura nel dettaglio, la maniacale ricerca della perfezione partono dalle piante e arrivano in cantina senza paura per l’innovazione e con la consapevolezza che gli sforzi tesi al miglioramento continuo vanno perseguiti senza abbassare mai la guardia.

Linea imbottigliamento
Linea imbottigliamento

Ci mostra con orgoglio la macchina da imbottigliamento: ha la particolarità di poter gestire anche le jéroboam (bottiglie da 3 litri) e, soprattutto, di verificare in automatico non solo il livello di vino nella bottiglia ma anche, in fase di tappatura, il riempimento ottimale di azoto (il 78% dell’aria è azoto) e relativa fuoriuscita di ossigeno.

«Un tempo, nel fare vino, la sfida era con il vicino; poi è stata con il mondo; oggi, per me, è con me stesso, alla ricerca del meglio del meglio».
Questa frase, che ho trovato sul Corriere del Vino, mi sembra particolarmente rivelatrice del temperamento di Conterno.

Un altro esempio che mostra come in quest’angolo di Langa si è apripista nel mondo riguarda il tappo. Conterno ha scelto di cercare la perfezione nel tappo di sughero e per il momento non prende in considerazione alcuna chiusura alternativa. Coerentemente però ha deciso di portarsi in casa il problema, preferisce governarlo piuttosto che “scaricarlo” sui sugherifici (e questa è una doppia responsabilità). Obiettivo? Arrivare ai tappi zero difetti! Come?

Esemplificando:

  • acquisto a caro prezzo di tappi di primissima qualità (provenienza da Italia, Spagna, Portogallo);
  • i tappi, senza alcuna personalizzazione, vengono pesati in azienda da un’apposita macchina che generalmente usano i sugherifici e che elimina i tappi troppo leggeri o troppo pesanti (densità del tappo insolite sono sintomo di potenziali problemi). Questa fase, presumibilmente già effettuata dal sugherificio, permette di eliminare qualsiasi tappo non conforme agli elevatissimi standard autoimposti;
  • una macchina costruita ad hoc ruota il tappo, fotografa le due testate e sceglie qual è la testata più bella (che starà a contatto del vino) e quella meno bella (su cui verrà stampigliata l’annata);
  • personalizzazione in casa del tappo

Dopo questi approfondimenti passiamo all’attesissimo momento dell’assaggio.

Il momento dell'assaggio
Il momento dell’assaggio

Da bottiglia abbiamo assaggiato:

Barbera d’Alba Francia 2015 con un naso esplosivo sul frutto accompagnato da piacevolissime note floreali e speziate. La bocca è straordinaria per intensità e ampiezza, nebbioleggia con un tannino che dà spessore e allungo. Acidità e tannino sono perfettamente fusi in un abbraccio in cui l’alcol sembra quasi scomparire.

Barolo Cerretta 2013 molto convincente con un naso floreale e speziato portato in dote dalla componente argillosa del vigneto. Poi un tocco di frutta chiara. Bocca magistrale, succosa, profonda, rigorosa ma equilibratissima. Un grande Barolo.

Last but not least, da botte, un assaggio di quello che sarà il Barolo Riserva Monfortino 2013: naso molto denso, giustamente compresso all’inizio ma poi si susseguono le rose e la grafite, il frutto rosso e la scorza d’arancia. Ma è la bocca che mi sbalordisce, la credevo inaffrontabile in questa fase ed invece…setosa, elegante, il tannino è fittissimo ma fine, una carezza che accompagna il sorso lungo il palato. Vino che ho fatto fatica a tenere nel bicchiere per più di qualche minuto ma che rimarrà impresso a lungo nei miei ricordi: rigore e poesia.

Vini bevuti Giacomo Conterno
Vini bevuti Giacomo Conterno

Grumello Buon Consiglio 2007 – Ar.Pe.Pe.

Ti ho già parlato qualche tempo fa di un vino di Ar.Pe.Pe., allora si trattava di un “semplice” Rosso di Valtellina. Oggi ti racconto di un vino più “ambizioso” di questa stessa cantina, di un Valtellina Superiore Riserva che mi è parso delizioso.

Grumello Buon Consiglio 2007 - Ar.Pe.Pe.
Grumello Buon Consiglio 2007 – Ar.Pe.Pe.

Valtellina Superiore Riserva Grumello Buon Consiglio 2007 – Ar.Pe.Pe.

Il colore è un bel granato chiaro trasparente, come ti aspetti da un nebbiolo vinificato in modo tradizionale.

L’olfatto è molto elegante, goloso e complesso: parte fruttato tra il cassis e l’arancia, i fiori rossi appassiti si intrecciano ad una intrigante nota sulfurea, poi il ferro, il sangue, la liquirizia e…l’asfalto. A bicchiere fermo un tocco di confettura di lamponi.

Il vino entra in bocca affusolato, la dinamica gustativa è guidata da un’acidità guizzante che innerva tutto il cavo orale di freschezza veicolando sapore: fruttini di bosco maturi e fiori rossi appassiti. Il tannino, fitto e finissimo, è integrato nella materia del vino che gestisce benissimo anche l’alcol. Lunga la persistenza.

Plus: il nebbiolo di Valtellina con un fascino fané, come ormai non se ne trovano più. Carattere e personalità in un vino elegantemente agile.

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Boca 2010 – Vallana: carattere alto-piemontese

Ti ho già parlato altre volte dei vini rossi del Nord-Piemonte, vini tipicamente a prevalenza nebbiolo, anzi spanna, austeri e adatti a lunghi invecchiamenti ma capaci di essere apprezzati anche relativamente giovani. Oggi sono rimasto positivamente sorpreso da un Boca dell’azienda Vallana, storico produttore dell’Alto Piemonte.

Boca 2010 - VallanaBoca 2010 – Vallana

Vino ottenuto da nebbiolo in prevalenza con vespolina e uva rara a completare il blend. Il vino fermenta in cemento e affina in grandi botti di rovere per due anni. Dopo un ulteriore affinamento in bottiglia esce sul mercato.

Il colore è uno splendido rubino chiaro e luminoso. L’olfatto è un bel mix di fiori (rose) e frutto chiaro (lampone, fragola, melograno) completato da note più austere di muschio e spezie (pepe bianco e chiodo di garofano).

Il sorso entra asciutto e sottile, profondo, saporito e ficcante. L’acidità ed il tannino sono esuberanti ma in armonia con la materia del vino. Lo sviluppo è lineare e “semplice” (“absit iniuria verbis”) fornendo al vino una grande facilità di beva.

La chiusura è su ritorni pietrosi di media lunghezza.

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