In vigneti di quasi cento anni il futuro di una nuova cantina trentina

E’ sempre emozionante assistere alla nascita di una nuova azienda ed essere tra i primi ad assaggiarne i vini. È quello che è successo a noi di Vinocondiviso che, accompagnati dall’amico Andrea Gaviglio della storica enoteca Vino Vino, abbiamo avuto il privilegio di assaggiare tre neonati vini bianchi trentini.

i fratelli Pilati di Klinger winery

Si tratta dei vini di KIinger winery, azienda nata su iniziativa dei fratelli Enzo, Umberto e Lorena Pilati che, forti di significative esperienze vitivinicole alle spalle, hanno deciso di vinificare in proprio alcune uve di proprietà (quelle provenienti dai vigneti più vecchi) continuando, almeno per il momento, a conferire il restante a cantine esterne .

Tutti e tre vini assaggiati erano stati appena imbottigliati (marzo 2019) e per tutti e tre l’azienda ha deciso un affinamento in bottiglia di sei mesi, usciranno dunque sul mercato il prossimo settembre.

i vini in assaggio

Il primo bianco, ” Pizpor” è uno chardonnay con una percentuale attorno al 15% di pinot bianco, da vigne di circa 35 anni, fresco e ben bilanciato.

Vecchie vigne anche per il Gewürztraminer, poste in una zona particolarmente vocata, in grado di far maturare bene le uve salvaguardando nel contempo una bella acidità, che ritroviamo nel bicchiere, insieme alle note olfattive caratteristiche di questo vitigno aromatico.

Last but not least, il vino che più ci ha colpito, la Nosiola, varietà autoctona trentina, diffusa principalmente in due zone: nella Valle dei Laghi, famosa per il Vino Santo, e proprio a Pressano, dove i fratelli Pilati coltivano un vero gioiello di vigneto. Due mesi dopo aver assaggiato i loro vini, abbiamo avuto la possibilità di “camminare le vigna” di Nosiola, durante una splendida giornata di sole, probabilmente una delle uniche due giornate limpide e calde di questo pazzo maggio! Esposta a ovest, su terreni ricchi di argilla e limo, con bassa percentuale di sassi e buona capacità di ritenzione idrica, si affaccia sul fondo valle guardando la Piana Rotaliana, famosa per un altro vitigno autoctono trentino, il teroldego.

Troviamo vigne piantate addirittura ad inizio degli anni Venti, imponenti, resistenti, produttive, temprate da un microclima fresco con belle escursioni termiche.

  • Nosiola
  • Nosiola

Vedono qui, il loro futuro, i fratelli Pilati.

Alessandra Gianelli
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Non si finisce mai di imparare con lo champagne! Ecco le “new entry”

La Champagne è, anche per un appassionato di lunga data, una terra che spesso regala sorprese e scoperte. Non è difficile incontrare produttori sconosciuti o quasi. Basta andare ad una delle tante manifestazioni sulle bollicine francesi e voilà, una buona parte dei produttori da degustare sono ignoti, o quasi.

È stato il caso di Atelier Champagne, la bella manifestazione tenutasi a Varese domenica 24 e lunedì 25 marzo. Nella suggestiva cornice del Palace Grand Hotel, in un locale luminoso e ampio, sono stati presentati i vini di 24 produttori, alcune maison e molti recoltant. Bene, circa una decina di questi mi erano sconosciuti o, quanto meno, mai degustati. E proprio fra questi si sono rivelate le più piacevoli sorprese.

Senza pretese di far classifiche vorrei raccontare di quei vini degustati per la prima volta e che più mi hanno colpito, e magari due parole anche su qualche vecchia conoscenza.

Champagne Ardinat-Faust

Ardinat-Faust è un piccolo produttore della valle della Marna, biologico dal 1971, che coltiva soprattutto Pinot Meunier. Il suo Oeil de Perdrix è un rosé delizioso, sapido e fruttato. Carte d’or, anche lui da Meunier 100% è più acerbo, nonostante il dosaggio più alto – 10 gr/lt contro 5 del precedente – è più su note verdi e quasi tabaccose che accompagnano note floreali. La Cuvèe Speciale, che è 50% Pinot Noir e 50% Chardonnay, è vino di maggior struttura ma molto minerale, asciutto, un frutto molto definito, frutti rossi aciduli e agrumi.

Gautherot è un nome famoso nell’Aube. Questa maison ha origini secolari, non è il Gautherot più famoso (Vouette et Sorbèe) ma ha dalla sua una lunghissima tradizione. Coltiva Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay. Il loro Reserve Brut, assemblaggio dei tre vitigni, è diretto, sapido, ben definito anche nei sentori fruttati e di crosta di pane. La cuvèe Exception, da Pinot Nero e Pinot Bianco, è intensa, fruttata e delicatamente speziata. In bocca è pieno, fresco, la struttura è importante e ben equilibrata dall’acidità. Il Rosé, ottenuto da macerazione, è un vino che unisce armonicamente intensità e delicatezza del frutto. Un cesto di frutti di bosco, sentori di fiori macerati e di foglie rivelano la sua origine 100% Pinot Noir. In bocca è lungo, fruttato, di gran carattere. Il Notes Blanches è per 80% Pinot Bianco e 20% Chardonnay. È uno Champagne floreale e sapido, ricco di aromi lievi, la frutta bianca, il sale, il mare, che si fondono in una cremosità leggera, una quenelle ai frutti di mare ed alle erbe di montagna. Lungo, asciutto, un sorso appagante.

Champagne Philippe Gonet

Philippe Gonet è una maison a conduzione familiare della Cote de Blancs. Propone una serie vini molto validi, naturalmente in maggioranza BdB. Il Brut Reserve, classico blend 60% PN, 30% CH, 10% Meunier leggermente dosato (8 gr/lt), è un vino che definirei confortevole, molto pulito, sentori cremosi, di crosta di pane, di pasticceria, frutta chiara. In bocca è cremoso e fresco. Il Blanc de Blancs 3210, chardonnay non dosato, è netto, diretto, quasi tagliente sia al naso sia all’ingresso in bocca. Fiori bianchi ma anche sentori verdi di foglie e corteccia di sambuco, frutta bianca acerba, agrume amarognolo. Decisamente un vino giovane. La cuvèe Roy Soleil BdB matura parzialmente in legno. Il vino è intenso, note di crema di limone, di campi di fiori in montagna, di bignè speziati. In bocca è sorso di spessore e di freschezza, lungo, tornano la pasticceria e l’agrume. Ter Blanc è un vino proveniente da vigneti di chardonnay non trattati chimicamente, matura in botti grandi di rovere, passa almeno 60 mesi sui lieviti. Al naso è potente, pesche bianche, legno dolce, nocciole, mandarini e bergamotto a dare freschezza. Grande intensità al sorso, fresco, sapido e gessoso, con ritorni di crema e di agrumi. Il millesimato 2009, anch’esso BdB aggiunge grassezza a quanto si trova nel Ter Blanc, con note di spezie, di pane, di canditi. Una freschezza un po’ spenta ne rende un po’ pesante il transito in bocca.

Heucq Pere et Fils è un piccolo produttore che lavora in biodinamica a Cuisles nella Valle della Marna. Ha presentato cuvèe di solo Pinot Meunier: Tradition Nature, Tradition Extra Brut, Tradition e Brut Rosé. I tre Tradition sono vinificati nello stesso modo, cambia solamente il dosaggio. Tutti presentano uno spiccato carattere terroso, di funghi, sottobosco, roccia. Il Nature non dosato mostra una bella verticalità, molto fresco e sapido, mineralità lunga e sorso profondo. Nell’Extra Brut (3 g/lt) emergono frutti scuri, si amplia il quadro gustativo, la pressione al palato, la beva è più immediata, appagante. Il Tradition è decisamente più morbido e più gastronomico, emergono più note fruttate, cremose. Lievi sensazioni di amaro in chiusura. Il Rosé offre un equilibrio mirabile tra mineralità e frutti rossi, arricchite da note speziate ed i ritorni di bosco e funghi. Bella lunghezza, molto gourmand.

Champagne Lebeau – Batiste

Lebeau – Batiste, produttori a Chavot-Courcourt, appena a sud di Epernay, azienda familiare che produce sei cuvée. Qui ne presentano quattro. Grande Reserve BdB, offre un cesto di frutti bianchi e caramelle al miele, note di pasticceria. Bocca ampia e persistente, fine e fresca. Il Rosé Brut, base 2013 con 30% di vini di riserva, al naso è fruttato, fragoline di bosco e tutti gli altri tipi di fruttini rossi, buona dolcezza. In bocca è cremoso e intenso. Aromi sempre dominati dai frutti di bosco, note di amarena, bella acidità a tenere pulito il sorso. Il Millesimé 2012 è un vino decisamente ricco ed intenso. Naso di fiori, frutti canditi, cedro su tutti, pasticceria, torta di mele. Grande cremosità, ritornano in bocca tutti i frutti ed i fiori, le preparazioni di pasticceria che vengono evocate aggiungono una buona complessità. Forse manca un filo di freschezza in chiusura. La Cuvée Selection è il solo vino di questo produttore che affina in legno, e si sente. Tutto giocato sulla balsamicità, si fa il pieno di erbe aromatiche e selvatiche, dall’origano al finocchietto selvatico, si affianca poi una dolcezza cremosa che arricchisce l’olfatto ed il sorso. In bocca esprime anche una bella acidità, a completare ed equilibrare le sensazioni. Decisamente appagante.

Roger Coulon è un altro produttore di piccole dimensioni – 10 ettari e circa 80.000 bottiglie – da Vrigny, che produce vini tutti giocati sulla finezza e la pulizia. Heri-Hodie, cuvée a maggioranza Meunier, è un vino molto aperto, frutti bianchi, fiori primaverili. Note agrumate in bocca aggiungono armonia e la freschezza chiude il sorso con grande eleganza. L’Hommée è un vino classico, più ampio ed intenso del fratello minore, più cremoso, strutturato, sorso più intenso, miele e pesche, petali di rosa. Un bel finale fruttato e fresco. Il Roselie extra brut è un rosé de saignée che affina in legno, cosa che gli dona spessore, potenza e carattere. Al naso frutti rossi, spezie, erbe fini, in bocca la potenza è equilibrata dall’acidità. Heritage extra brut è un vino che affina quasi due anni in legno e poi passa 10 anni sui lieviti. La vinificazione è riflessa in una grande complessità, lievi sentori di spezie dolci, quasi vanigliate, sorreggono le note fresche di fiori, le note di brioche si inseguono con la pesca bianca. Bocca di notevole impatto, bella acidità a sostenere la struttura, chiude sulle spezie e la crosta di pane.

Trousset – Guillemart è un piccolo produttore della bassa Montagne de Reims che ha presentato una bella serie di vini, precisi, vivaci. Il Créme Brut ed il Brut Nature sono freschi, puliti, le note verdi ne denunciano la gioventù ma la ricchezza compensa, facendo emergere note di caramella alla menta, di balsamico. In bocca sono pieni e freschi. Il Brut rosé ritrova note balsamiche e mentolate integrate coi frutti rossi e la spiccata mineralità. Bocca fruttata e fresca, intensa e lunga. Il Millesimato 2013 è un vino morbido ed intenso, di grande definizione e rigore, profuma di aranceto, di erbe mediterranee. In bocca è molto fresco, non svolgendo la malolattica, freschezza che accompagna la cremosità agrumata e balsamica. Il Blanc de Noirs, vino con una parte di reserve perpetuelle, si presenta fresco, sapido, terragno, note lievemente animali. Emergono poi frutti chiari e note più cremose. In bocca è equilibrato, ampio e complesso, sentori di avocado e di fiori bianchi. La cuvée Blanc pur Anna, vinificata in legno e da reserve perpetuelle, è uno chardonnay molto ricco e intenso, ancora giovane e toccato dal legno, ma molto fresco, agrumato, profondo. Fonde cremosità e mineralità in un allungo di panettone con le scorze d’arancia decisamente affascinante.

Champagne Pascal Doquet

Pascal Doquet è invece una vecchia conoscenza, i loro vini sono sempre di alto livello ed anche qui lo confermano. Arpége è uno champagne di grande mineralità e sapidità, integrata con le note di bacche di bosco, fiori macerati, crosta di pane. In bocca è fine, lungo, asciutto. Diapason, che viene parzialmente vinificato in legno, è un vino intenso su note mature, di nocciole, di crema di vaniglia. Grasso e pieno, è integrato da una giusta freschezza che pulisce il sorso. Sorprendente la cuvée Antocyanes, rosé di macerazione di una gioventù sbarazzina ed affascinante. Note vinose, fruttate, dolci, cremose. Fragoline di bosco, sale, crema di lamponi, beva franca, dolce e goduriosa.

Thienot è una maison che merita di essere citata, anche se non è propriamente un piccolo produttore, perché fa vini impeccabili, confortevoli, di grande beva e piacevolezza. A partire dal Brut base, che fa già 60 mesi di maturazione sui lieviti, e che offre un rigore ed una precisione notevoli, arrivando al rosé di assemblaggio, molto fine ed immediato nel suo frutto rosso intenso, fino al millesimato 2008, vino potente ma raffinato, classico stile da maison, pasticceria, frutta gialla, fiori bianchi, agrumi. Una bella complessità in un vino senza sbavature.

Andrea D’Agostino

Launegild, lo chardonnay di Loreto Aprutino

Ti ho già raccontato della mia visita presso l’azienda agricola De Fermo a Loreto Aprutino. In quell’occasione non mi era stato possibile assaggiare il Launegild, il vino ottenuto da un clone di chardonnay presente in azienda da inizio ‘900. Ero quindi curioso di degustare la bottiglia acquistata in azienda:

Chardonnay Colline Pescaresi IGT
Chardonnay Colline Pescaresi IGT “Launegild” 2015 – De Fermo

Chardonnay Colline Pescaresi IGT “Launegild” 2015 – De Fermo

Il vino si presenta in una veste giallo paglierino con riflessi dorati.

Olfatto di pesca gialla, fiori ed erbe di campo, nocciole e, dopo qualche minuto, melone bianco.

L’ingresso in bocca è ampio con un alcol appena troppo sostenuto rispetto alla materia anche se la dinamica in bocca è ottima ed il vino si sviluppa con buona progressione ed una certa stratificazione. La sapidità compensa un certo deficit di acidità  e la chiusura è piacevolmente amaricante.

Plus: chardonnay non caricaturale come troppo spesso capita in Italia e non solo…le note morbide sono ben compensate dalla sapidità e l’articolazione del sorso assicura una beva non banale.
Minus: manca un po’ di acidità a rinfrescare il quadro e a dare ancora più energia al sorso.

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Ronco Severo: Colli Orientali del Friuli in veste orange

Ronco Severo si trova a Prepotto (UD) nel cuore dei Colli Orientali del Friuli. Era da tempo che avrei voluto incontrare questo produttore … mi affascinava questo alfiere dei vini macerati, i cosiddetti orange wine, che non si trovava né nel Collio né nel Carso, dova la pratica della macerazione sulle bucce per i vini bianchi è senz’altro più diffusa.

Ronco Severo
Ronco Severo

Ma chi è Stefano Novello e la sua Ronco Severo? Chi è questo alieno dei Colli Orientali del Friuli? “Prima ero quello che produceva tisane e non vini, ora pare che faccia vino buono” si schermisce il produttore.

Stefano Novello fa studi di enologia e dopo varie esperienze all’Estero torna in azienda ad aiutare il padre. Gli affari andavano bene ma lui sente il bisogno di cambiare qualcosa, di dare all’azienda un’impronta diversa abbracciando il biologico e i vini cosiddetti naturali. La scelta delle macerazioni in rosso anche per i vini bianchi è stata una naturale conseguenza: “Con tutta la fatica e l’amore che dedico alle mie uve che senso avrebbe avuto buttarne via le bucce, ricche di precursori aromatici e lieviti, dopo poche ore di macerazione?”.

Da allora, siamo nel ’99, le macerazioni sono prolungate anche per i vini bianchi ed avvengono in tini troncoconici di rovere.

Stefano Novello - Ronco Severo
Stefano Novello – Ronco Severo

All’inizio non è per nulla facile: la famiglia ed i clienti non capiscono il cambio di rotta ma Stefano Novello non si arrende. E’ di quegli anni la bellissima etichetta che rappresenta la voglia del produttore di mettersi in gioco, di guardare in avanti anche correndo qualche rischio, con la curiosità e la spavalderia di un bambino che sale su una sedia alla ricerca di un nuovo e precario punto di equilibrio…

Ho avuto modo di assaggiare molti vini di Ronco Severo e di seguito ti riporto le mie impressioni. Naturalmente per una valutazione più approfondita ti do appuntamento qui su Vinocondiviso tra qualche tempo, quando avrò degustato con calma i vini che ho acquistato in azienda!

Venezia Giulia IGT Pinot Grigio 2015: colore arancio acceso e luminoso, al naso molto bello di rose e fragoline di bosco, grandissima bevibilità per un sorso fine, elegante, succoso e sapido. Non lunghissima la persistenza ma questo pinot grigio è perfettamente equilibrato con un alcol ben sotto controllo anche grazie ad una piacevole nota tannica. Delizioso.

Delle Venezie IGT Ribolla Gialla 2014: colore dorato carico, la macerazione si vede e si sente: al naso netta la mineralità ed un tocco di anice, poi mandorla, nespola, erbe aromatiche appena accennate. La bocca succosa e sapida, molto ricca ma di buona profondità. Giovanissimo.

Friuli Colli Orientali Friulano Riserva 2014: da un vigneto del 1972 di tocai, in questa annata l’uva è stata colpita da botrytis cinerea e per questo motivo non ha fatto la classica macerazione in rosso. Al naso apre con un intrigante tocco affumicato, poi frutta gialla, scorza di agrumi, bocca molto completa, sferica e sapidissima. Convincente.

Friulano Riserva 2015 (atto a diventare, campione da botte): questo friulano fa invece ben due mesi di macerazione sulle bucce. Al naso mandorla dolce, fiori bianchi, pera, bocca piuttosto alcolica ma equilibrata e sapida. Promette bene.

Tocai Friulano 2004 - Ronco Severo
Tocai Friulano 2004 – Ronco Severo

Colli Orientali del Friuli Tocai Friulano 2004: colore orange dovuto sia all’evoluzione in bottiglia sia alla macerazione (sebbene non lunghissima in questa annata). Al naso erbe aromatiche, albicocca, spezie, con bocca severa acida e tannica, saporitissima e profonda. Sorprendente. 

Venezia Giulia IGT Severo Bianco 2010: un blend da friulano, chardonnay e picolit. Olfatto che si esprime sulla frutta matura di una certa dolcezza. Il vino più ampio e morbido tra quelli assaggiati.

Friuli Colli Orientali Schioppettino di Prepotto 2013: bellissimo naso di pepe verde e frutta a bacca nera, poi asfalto e spezie. La dinamica gustativa dettata da un tannino croccante e saporito corroborato da un’acidità molto pronunciata. Durerà in eterno. Molto molto buono!

Friuli Colli Orientali Merlot Riserva Artiûl 2013: sei mesi di fermentazione in legno grande e 3 anni di barrique per questo merlot in purezza piuttosto ambizioso: prugna, spezie, cioccolato, mirtillo, pepe, vegetale appena accennato…ha tutto per diventare un grande merlot friulano. Va solo aspettato per smaltire un tocco boisé appena invadente. Vino gustoso e di ottima beva ma anche lungo e potente. Da attendere con fiducia.

 

Loreto Aprutino ha un nuovo punto fermo: De Fermo

C’è un nuovo grande produttore in quel terroir straordinario di Loreto Aprutino. Non bastavano Valentini e Torre dei Beati agli appassionati dei vitigni abruzzesi evidentemente!

Approfittando delle vacanze pasquali ho avuto l’occasione di visitare l’azienda agricola De Fermo che si dedica all’agricoltura, e non solo alla viticoltura, dal 1785. Ma, in Contrada Cordano, frazione di Loreto Aprutino dove si trova l’azienda, l’olivicoltura e la viticoltura sono documentante addirittura dal IX secolo.

De Fermo: vigne
De Fermo: vigne

La vigna è tutta a spalliera e occupa poco meno di 17 ettari ad un’altitudine di 280-320 metri slm.

Mi ha accolto in azienda Stefano Papetti Ceroni che, con la moglie Eloisa, conduce brillantemente l’azienda che solo in tempi recenti (dall’annata 2010) ha deciso di imbottigliare i propri vini.

La filosofia De Fermo si basa sull’ascolto dell’ecosistema in cui è  immersa, la scelta biologica e biodinamica è stata quindi naturale ma non ostentata né, tanto meno, riportata in etichetta. La cantina si muove di conseguenza: fermentazioni spontanee e lieviti autoctoni, nessun controllo delle temperature, banditi batteri o enzimi. Nessuna chiarifica, stabilizzazione o filtrazione. In azienda non c’è nessun contenitore di affinamento in acciaio, solo cemento e legno (botti e tonneaux).

Circa 40.000 le bottiglie prodotte da uve montepulciano, pecorino e chardonnay (clone presente in azienda da inizio ‘900).

Ho assaggiato da botte il Cerasuolo d’Abruzzo “Le Cince” 2016 fresco e delicato, profumatissimo di fragoline e rose, di grande eleganza e sapidità in bocca. Vino da merenda o da tavola gourmet, versatile e beverino ma assolutamente da prendere sul serio. Un rosè senza alcun complesso di inferiorità. Il vino è ottenuto – naturalmente – da montepulciano e fermenta in legno e cemento affinando 8-10 mesi in botti grandi.

Secondo assaggio, sempre pre-imbottigliamento, con il Montepulciano d’Abruzzo “Concrete” 2016. Un montepulciano che, a partire dalla rapida fermentazione a grappoli interi (alla maniera di quanto si fa a Morgon e dintorni) vuole essere più agile ed immediato del classico montepulciano dalle “spalle larghe” (che pure è in gamma, si chiama Prologo): il tentativo riesce, il Concrete – così chiamato perché fermenta e affina solo in cemento – è un montepulciano floreale e fruttato senza eccessi tannici né note di surmaturazione.

Rimani in contatto…ho preso qualche bottiglia da degustare e di cui relazionerò a breve su questi schermi!

I profumi del vino: il burro

Gli aromi dei derivati del latte non sono così infrequenti nei vini. Il burro, in particolare, è unico nel suo genere e, per questo, ben riconoscibile.

I profumi del vino: il burro
I profumi del vino: il burro

Il sentore di burro deriva da un processo chimico naturale: la fermentazione malolattica. E’ una vera e propria seconda fermentazione (ben successiva alla fermentazione alcolica) che dipende dai batteri naturalmente presenti nel vino che agiscono sull’acido malico trasformandolo in acido lattico. La fermentazione malolattica ci consegna dei vini più morbidi e, alle volte, con sentori riconducibili al burro. Questo accade, tipicamente, con i vini bianchi ottenuti da chardonnay.

In Borgogna le note di burro si trovano spesso, naturalmente accompagnate ad altre, in molte denominazioni: da Chablis a Puligny-Montrachet, da Pouilly-Fuissé a Meursault… A seconda della vigna o del produttore il burro può virare verso aromi di croissants appena sfornati, brioche, burro alle erbe, panna e…mille altre sfumature.

Il burro fresco si può ritrovare anche negli Champagne blanc de blancs.

E tu? In quale vino di recente hai percepito questo sentore?