Champagne Les Rachais 2012 – Francis Boulard & Fille

Sempre convincenti gli champagne Francis Boulard & Fille. Da qualche tempo Francis, ritiratosi in Normandia a fingere di fare il pensionato, ha lasciato il timone all’altrettanto talentuosa figlia, Delphine.

Siamo ai piedi della “Montagne” de Reims, quindi fuori zona classica Côte des Blancs, i Boulard sono stati tra i pionieri del biologico/biodinamico; la figlia ha portato sicuramente più pulizia e definizione ai vini, seppur ottimi, del padre. Sempre lunghissime le permanenze sui lieviti (a differenza di altri “furbetti” che sono tanto di moda ora con prezzi osceni e due anni, se va bene, di permanenza sui lieviti) quest’annata 2012 è stata sboccata a giugno 2021, un’unica vecchia vigna di chardonnay su suolo siliceo/calcareo con fermentazione malolattica svolta. Al naso molto complesso si sente la “terrosità nobile” della zona, lieve ossidazione controllata, con l’aereazione escono fuori poi sentori di agrumi canditi, gesso, anice, cedro. In bocca è potente, pieno, non certo uno Champagne da sushi, qui ci vogliono conigli, fagiani, funghi, insomma piatti invernali e strutturati.

Gregorio Mulazzani
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Anisos 2016 – Eugenio Rosi

Eugenio Rosi si definisce viticoltore artigiano. Ma non è un semplice modo di dire, il produttore è infatti un enologo “pentito” che nel 1997 ha deciso di abbandonare il lavoro presso la Cantina Sociale della Vallagarina per dedicarsi anima e corpo al suo progetto artigiano. Ad oggi segue in prima persona 8 ettari di vigne in affitto.

Vallagarina Bianco IGT Anisos 2016 – Eugenio Rosi

Il vino è ottenuto da pinot bianco, nosiola e chardonnay. La fermentazione è spontanea e il mosto resta a contatto sulle bucce per qualche giorno (circa 10, ma dipende dalle annate). Affina un anno in botti di rovere di 500 litri, nessuna chiarifica o filtrazione prima di un altro anno di riposo in bottiglia.

Il vino si presenta di un bel giallo dorato luminoso e trasparente. Olfatto molto articolato: ananas, fiori gialli, fieno, arancia candita, propoli… Il sorso è caratterizzato da ottimo volume e stratificazione, con una materia ricca accompagnata però da notevole dinamica. L’acidità è infatti vivace e sostiene lo sviluppo, gustoso, del vino.

Chiude lungo e appena amaricante su ritorni di agrumi e sale.

Diego Mutarelli
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Quattro bottiglie a pranzo nelle Langhe

Una recente visita nelle Langhe è stata l’occasione per degustare qualche bella bottiglia in compagnia e andare a conoscere di persona qualche produttore degno di nota. In questo post ti raccontiamo delle notevoli bottiglie bevute ripromettendoci, in un prossimo articolo, di fare un resoconto di un’interessante visita in azienda.

Abbiamo prenotato presso un locale che non avevamo ancora avuto occasione di testare, si tratta de L’Aromatario Osteria (con camere), a Neive. L’osteria è situata in una pittoresca piazzetta tra due chiese in un contesto suggestivo e tranquillo. La scelta si è rivelata azzeccata: pochi coperti, servizio attento e menu che attinge a piene mani dalla tradizione piemontese con qualche incursione più moderna. Il servizio è cordiale e competente, con una carta vini ben fatta e non banale, con notevoli chicche fuori dal Piemonte e dall’Italia.

Ma veniamo ai vini bevuti.

Champagne Clos des Goisses 2002 – Philipponnat

La maison Philipponnat è un’azienda che non ha bisogno di presentazioni e che è conosciuta in tutto il mondo per l’eccezionale clos, un vigneto di 5,5 ettari esposto a sud e cinto da mura dalla notevole pendenza, il Clos des Goisses, appunto. Il colore nel calice è uno splendido giallo oro con qualche riflesso ramato e dal perlage sottile. L’olfatto è di grande intensità tra note di fruttini rossi in confettura, nespola, pasta frolla, panpepato e un’elegante affumicatura. Il sorso è potente e di grande ampiezza in un quadro di freschezza e allungo, lo sviluppo è di grande dinamica e una raffinata vena ossidativa completa il quadro di uno champagne di alto rango che potrebbe sposarsi perfettamente in abbinamento a selvaggina da piuma.

Côtes du Jura Chardonnay La Bardette 2016 – Domaine Labet

In altri post (qui, oppure anche qui) abbiamo già parlato di questo grande produttore del Jura che non lascia mai indifferenti i degustatori. Ci troviamo di fronte ad un’eccezionale versione di chardonnay, ottenuto da una vigna di mezzo ettaro piantata nel 1945. Il coloro è un giallo paglierino screziato da riflessi oro, il naso è un caleidoscopio i cui riflessi rimandano pietra focaia, pop-corn, scorza d’arancia, pepe bianco, zolfo, frutta chiara, note cerealicole, affumicatura…quel che si dice una girandola di profumi insomma! La bocca è una saetta acida, il palato è invaso da energia purissima e sale, di ottima articolazione lo sviluppo, tattilmente stratificato e lunghissimo. Paragonabile ad un grande chardonnay di Borgogna ma più scattante e “asciutto”.

Barbaresco Montestefano 2015 – Serafino Rivella

I vini di questa piccola azienda che si trova in cima al Montestefano sono tra i migliori di tutta la denominazione e prova ne è questo vino che, anche in questa annata, conquista i degustatori. Naso di fiori rossi appassiti, ribes, anguria, una nota terrosa, foglia di menta…lo sviluppo gustativo è di perfetta armonia, materia fitta e dinamica vanno a braccetto, una nota minerale accompagna il sorso che chiude su tannini fitti ma setosi.

Clos-Vougeot Grand Cru Vieilles Vignes 2005 – Château de La Tour

Clos de Vougeot, con i suoi quasi 60 ettari, è uno dei grand cru più estesi della Côte de Nuits, e ad oggi è posseduto da ben 80 proprietari. Château de La Tour è l’unica azienda che si trova all’interno della vigna ed è il produttore che ha la maggior parte del cru (6,5 ettari). Il colore è un rosso rubino di media intensità, il naso parte sui fruttini scuri (cassis), poi una nota speziata-vegetale che va dall’incenso al garofano e tende alla cannabis, quindi sottobosco, liquirizia e humus. Il sorso si apre su golose note fruttate ma non è ancora del tutto disteso, leggermente contratto nello sviluppo ma con alcol e legni ben gestiti, chiude potente e salino. Un buon vino che però, almeno in questa fase, non mantiene ciò che il blasone promette.

Diego Mutarelli
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Côtes du Jura Chardonnay “en chalasse” 2018 – Domaine Labet

La regione del Jura è decisamente in hype tra gli appassionati di vino italiani. E a ragione! I migliori vini del Jura sono di grande fascino e il vino di cui ti parlo oggi non fa eccezione. Si tratta di un vino del Domaine Labet, di cui abbiamo scritto anche in altro post.

Il Domaine Labet è oramai un produttore di culto e di conseguenza le poche bottiglie prodotte sono ahimè introvabili se non a prezzi esagerati. I suoi sono vini possono spiazzare ma mai lasciare indifferenti come questo chardonnay “en chalasse” 2018. Da vecchie vigne (alcune addirittura del 1950), ancora giovanissimo, ha un naso strepitoso di pietra focaia, leggero sulfureo, gesso, scorza di limoni di Sorrento, sasso bagnato. In bocca l’acidità è scalpitante e ancora da domare, lasciatelo in cantina, se lo trovate, almeno un lustro.

Bevuto ora è di difficile abbinamento ma forse lo proverei su qualcosa di particolare come un’anguilla alla brace.

Ps: se vi piace il Jura e volete approfondire la conoscenza di questo produttore suggerisco la visione di questo bellissimo documentario sul Domaine Labet (lo trovi qui).

Gregorio Mulazzani
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Champagne l’Aérienne 2004 – Tarlant

Poche settimane fa abbiamo già parlato di questa antichissima, serissima e ultimamente sempre più blasonata, maison di Oueilly.

L’Aérienne 2004, sboccatura 2018 e zero dosaggio (come da stile di questa maison, lunghissime permanenze sui lieviti e appunto dosaggio nullo per preservare al massimo l’integrità territoriale), blend di chardonnay (70%) e pinot noir (30%), senza fermentazione malolattica.

Naso con classici lievi accenni di ossidazione, voluta, sensazioni minerali profondissime di gesso e calcare, poi zenzero, liquirizia, bocca impressionante per acidità e “droiture”, certo non uno champagne per tutti ma che regala emozioni a chi lo sa ascoltare, sontuoso e lussuoso aperitivo in abbinamento con delle ottime polpette di baccalà o freschissime alici fritte.

Gregorio Mulazzani
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Champagne: non è tutto oro quel che luccica

Un paio di assaggi di bollicine d’Oltralpe abbastanza deludenti, che come nostra abitudine condividiamo.

Champagne Brut 2002 – Jacquesson

Champagne del millesimo 2002 ormai non più in produzione di questa storica Maison di Dizy, epicentro del pinot noir, La bottiglia è stata dimenticata in cantina da un caro amico, sboccatura che si perde nel tempo, 2° trimestre 2010, per un classico blend di chardonnay e pinot noir con dosaggio limitato a 3,5 grammi litro.

Il vino, purtroppo, andava bevuto qualche anno fa, il colore è piuttosto carico, lo stile del produttore già un po’ tendente all’ossidazione (ricordo di averla bevuta praticamente all’uscita e una punta di ossidazione era già presente) non ha giocato a favore, naso che spazia dal biscotto Plasmon, all’oro antico, a note di liquirizia, francamente non troppo piacevole o comunque per amanti del genere “hard”, bocca sicuramente più in forma ma con acidità un po’ troppo scomposta. Edizione che a mio avviso si dimostrava non fortunatissima sin da subito.

Se proprio vogliamo tentare un abbinamento direi di provarlo con formaggi erborinati o un pecorino sardo stagionato.

Champagne “B13” 2013 – Bollinger

B13, una delle “nuove” etichette di Bollinger “simil La Grande Année”, 100% pinot noir prodotto in annata considerata “minore” o comunque non ottimale (ma il prezzo ahimè minore non è), colore molto chiaro quasi scarico, molto giovane al naso con note di buccia di mandarino, argilla e mandorle, bocca elegante ma forse un filo “povera” rispetto alle aspettative, finale di buona acidità per un dosaggio non bassissimo (6 grammi litro) che un po’ si sente.  

Sarò troppo severo ma visto il prezzo di uscita se ne può fare serenamente a meno. Operazione di marketing?

Gregorio Mulazzani
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Modena Champagne Experience 2021: i nostri coups de cœur

In Italia è senza alcun dubbio l’evento più importante dedicato alle bollicine d’Oltralpe. Oltre 600 etichette in degustazione, più di 120 produttori, una due giorni imperdibile che si è tenuta a Modena il 10 e l’11 ottobre.

Stiamo parlando di Modena Champagne Experience, evento che tutti gli anni viene organizzato da Società Excellence, l’associazione che riunisce diciotto tra i maggiori importatori e distributori di champagne.

Impossibile un resoconto dettagliato dei tanti champagne assaggiati, ma non ci tiriamo indietro e sveliamo le tre bollicine che più ci hanno colpito, i nostri coups de cœur insomma.

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Champagne Blanc de Blancs Brut Grand Cru La Chapelle du Clos 2014 – Claude Cazals

Maison familiare fondata nel 1897 a Le Mesnil-sur-Oger oggi guidata con sicurezza da Delphine Cazals, presente alla manifestazione. Champagne Cazals, situata nel cuore della Côte des Blancs, possiede uno dei rari clos di Champagne, un unico appezzamento di 3,70 ettari, circondato interamente da un muro (un clos, per l’appunto), che ne identifica l’unicità ed il particolare microclima, anzi forse sarebbe meglio dire “microcosmo”. Da questa parcella l’azienda ottiene due Champagne, il Clos Cazals e La Chappelle du Clos. Quest’ultimo vino, che abbiamo degustato nel millesimo 2014, è ottenuto da una parcella del Clos situata nei pressi di una Cappella, affina 6 anni sui lieviti prima della sboccatura per un dosaggio di 6 g/litro.

L’olfatto del vino è un ricamo delicato ed elegantissimo: fiori bianchi, note minerali di gesso e calcare, scorza d’agrume e susine Mirabelle. Sorso soave, perlage fine, sottile, gentilmente persistente, sviluppo meravigliosamente armonico. Chiusura pulita e persistente di grande raffinatezza minerale.

Champagne Blanc de Blancs Extra Brut Grand Cru De Caurés à Mont-Aigu 2014 – Guiborat

Anche Guiborat si trova nella Côte des Blancs e, più precisamente, a Cramant. L’azienda possiede 8 ettari esclusivamente dedicati allo chardonnay. Produttore non ancora così noto, ma ben recensito dagli esperti di bollicine, ci ha colpito in particolare con questa cuvée ottenuta da 2 parcelle di Chouilly; le uve provengono per l’84% da uve del vigneto Le Mont Aigu, piantato nel 1970 e per il 16% da Les Caurés, piantato nel 1946.

Il vino non fa malolattica e non ha dosaggio.

Non è uno champagne da evento, si concede lentamente ed il tempo da dedicargli, in una manifestazione che rischia di trascinarti in assaggi compulsivi, rischia di non essere sufficiente. Ma il calice ci ha chiesto di attenderlo, per ascoltare i suoi sbuffi di nocciole e gesso, agrumi e pasta frolla…la bocca ha grande armonia, struttura e pienezza, ma si muove in profondità grazie ad un’acidità ben presente che allunga la persistenza in un finale dissetate e piacevolmente sapido.

Champagne Extra Brut Dizy Terres Rouges 2013 – Jacquesson

Jacquesson si trova a Dizy, ai piedi della Montagne de Reims. La storia dell’azienda è antica, infatti la fondazione della cantina risale alla fine del 1700; non tutti sanno che si deve a Jacquesson la messa a punto, nel 1844, della gabbietta che trattiene il tappo a fungo degli champagne.

Il Terres Rouges è un lieu-dit 100% pinot nero, 7 anni sui lieviti con un dosaggio di appena 0,75 g/litro. L’olfatto si apre sulla frutta rossa, marchio di fabbrica del pinot nero, in questa fase non c’è però alcun eccesso di maturazione o estratto, il frutto rosso è anzi croccante, fresco e scattante, la mineralità non è affatto in secondo piano, anzi si fonde perfettamente nel profilo del vino e lo accompagna anche nello sviluppo lungo il cavo orale. Potenza ed eleganza, espressività e rigore, è uno champagne che unisce gli opposti e, pur giovanissimo, è già molto godibile.

Questi sono stati i nostri assaggi indimenticabili, quali i tuoi? Scrivicelo nei commenti al post!

Diego Mutarelli
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Champagne Les bas de Saran Grand Cru – 2008 Philippe Lancelot

Avvertenza: Philippe Lancelot è un produttore ancora sconosciuto al grande pubblico, a nostro avviso non lo sarà ancora per molto quindi prendete nota! 😉 Si tratta di un vigneron biodinamico con begli appezzamenti nel cuore della Côte des Blancs settentrionale e precisamente a Cramant, Avize, Chouilly, Oiry, Epernay et Ay.

Lo Champagne Les bas de Saran Grand Cru Edition 2008 colpisce fin dall’etichetta: in rilievo, color avorio tono su tono. In questa annata memorabile il vino è stato fatto riposare ben 11 anni sui lieviti (sboccatura 07/2020), bassissimo dosaggio 2,5 gr/l e proposto ad un prezzo ragionevolissimo per un prodotto di questa qualità. È ottenuto da vigne di chardonnay dei più bei terroir della Côte des Blancs: Chouilly, lieu dit ‘le fond du bateau’, Cramant ‘le bateau’, Oiry ‘broque aux pierres’ et ‘sur les gros monts’.

Colore scintillante oro con nuances quasi smeraldo, naso che è un profluvio di profumi con la panificazione in primis dalla crosta di pane al lievito, agrumi maturi, cenni di carpaccio d’ananas, confetto di Sulmona, ma è la bocca a stupire per la finezza della bolla, la cremosità e la rotondità del sorso, uno Champagne gourmand da abbinare a carne bianca, risotto al tartufo o un ottimo rombo al forno con patate.

Gregorio Mulazzani
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Champagne Brut Nature “Cuvée Louis” – Tarlant

Siamo nella Vallée della Marne dove da più di 12 generazioni opera la famiglia Tarlant che produce Champagne di altissimo livello qualitativo.

Assaggiamo l’ennesima splendida bottiglia di Cuvée Louis, uno dei loro leggendari prodotti di punta.

Champagne Brut Nature Cuvée Louis – Tarlant

Questa versione è un assemblaggio di annate dal 1996 al 2000, con sboccatura novembre 2016 (15 anni sui lieviti, non è da tutti!). 50% chardonnay e 50% pinot noir, senza malolattica per preservare l’acidità e zero dosaggio.

Nel bicchiere si presenta con un colore oro stupendo, brillantissimo, il naso è un tuffo nel gesso, con note di miele amaro, scorza d’agrumi, zenzero, anice, lieve ossidazione che impreziosisce il quadro, bocca dalla bolla finissima, acidità perfetta e materia importante con una beva trascinante.

Champagne che può tranquillamente osare l’abbinamento con un’anatra alla pechinese o un piccione e foie gras. Monumentale.

Gregorio Mulazzani
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Champagne Clos de l’Abbaye 2012 extra-brut – Doyard

Siamo a Vertus, estremo sud della Côte des Blancs in Champagne, regno dello chardonnay, dove opera Doyard, ottimo produttore sempre affidabilissimo.

Il suo prodotto di punta, di cui parliamo oggi, viene da una particella piccolissima di chardonnay piantata nel 1956 (mezzo ettaro) circondata da mura (il Clos appunto, come il famoso Clos du Mesnil di Krug). Qui le vigne sono curate senza prodotti chimici, basse rese, di questa cuvée sono prodotte solo 1650 bottiglie, senza malolattica e dosaggio molto contenuto (3g/L).

Parliamo di uno champagne con sboccatura di settembre 2017, quindi 4 anni di permanenza sui lieviti.

Ancora giovanissimo si presenta nel bicchiere con riflessi quasi verdognoli, il naso è tutto sul gesso e sull’agrume amaro con cenni di anice, bocca splendida per “droiture”, freschezza e pulizia del palato.

Da bere oggi con piacere ma qualche anno ancora di cantina gli gioverà sicuramente.

Abbinamento d’elezione con un carpaccio di ricciola.

Gregorio Mulazzani
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