Ai confini della Borgogna: il Mâconnais dei Bret Brothers & La Soufrandière

La vacanze permettono, quando va bene, di visitare terroir enoici più o meno celebri. E così, anche quest’anno, le ferie natalizie mi hanno permesso di andare a scoprire nuovi terroir vitivinicoli. Oggi ti racconterò dei confini meridionali della Borgogna.

Giochi per bambini con vista sulle vigne
Mâconnais

Ci troviamo nel Mâconnais, territorio che si estende a sud della Côte de Beaune e della Côte Chalonnaise e immediatamente a nord del Beaujolais. Una zona di confine dunque che, con qualche pregiudizio, temevo potesse rappresentare un compromesso al ribasso tra il prestigio della Côte d’Or e la sfrontata spensieratezza del Beaujolais. Mi sbagliavo di grosso, almeno a giudicare dagli splendidi vini e dalla chiarezza di intenti che ho colto presso il domaine che ho scelto di visitare.

Vinzelles

Bret Brothers & La Soufrandière sono due marchi di un’unica proprietà che si trova nel piccolo centro di Vinzelles, vicino a Mâcon. La storia del domaine risale al 1947 quando Jules Bret, medico, acquista il domaine La Soufrandière: un solo ettaro di vigna nella denominazione Pouilly-Vinzelles Climat “Les Quarts”. A quel tempo l’uva veniva conferita alla cooperativa, per Jules La Soufrandière era poco più che una casa di campagna. L’amore per la vigna lo porta però ad estendere poco a poco la proprietà.

Solo negli anni ’90 i nipoti di Jules, Jean-Philippe, Jean-Guillaume et Marc-Antoine, decidono di seguire in prima persona il domaine. Nel 2000 cessano il conferimento delle uve alla cooperativa e nasce La Soufrandière. Nel 2001 viene creata invece Bret Brothers, che distingue, con ammirabile trasparenza, i vini ottenuti da uve di proprietà (La Soufrandière) dai vini di négoce (Bret Brothers), ottenuti cioè da vigne non di proprietà, anche se vendemmiate in prima persona dal domaine.

La Soufrandière

Schematicamente:

Bret Brothers

  • 8 ha gestiti nel Mâconnais e nel Beaujolais (chardonnay, gamay)
  • produzione annua: 50.000 bottiglie
  • 80% delle uve certificate bio o in conversione
  • vendemmie manuali gestite dal domaine, vinificazione con lieviti indigeni, senza zuccheraggio (chaptalisation) o acidificazione
  • fermentazioni e affinamento in inox o barrique usate (dai 7 ai 18 anni)

La Soufrandière

  • 11 ha di proprietà nel Mâconnais (100% chardonnay)
  • produzione annua: 60.000 bottiglie
  • certificazione biologica (AB) e biodinamica (Demeter)
  • vinificazione con lieviti indigeni, senza zuccheraggio o acidificazione
  • fermentazioni e affinamento (11-18 mesi) in inox o barrique usate (dai 7 ai 20 anni!), qualche cuvée in cemento
Les Quarts

Ho avuto modo di guardare da vicino la bella vigna “Les Quarts”, il più bel climat della AOC Pouilly-Vinzelles, con vigne tra i 45 e gli 80 anni di età.

Rapida visita in cantina, funzionale e ben organizzata, con molte barrique non nuove, contenitori in cemento di varie fogge (incluse due uova da vino in cemento), vasche in inox.

Molti i vini in degustazione di entrambi i marchi aziendali, di seguito qualche cenno ai vini assaggiati. Nota bene che, poiché in alcuni casi ho assaggiato da bottiglie senza etichetta, non sempre l’annata in foto corrisponde all’annata riportata nel testo (che è quella corretta a cui far riferimento).

Mâcon-Chardonnay 2018 – Bret Brothers

Vino ottenuto da uve provenienti da una parcella sita nel villaggio di Chardonnay, non lontano da Tournus, a nord di Mâcon. Gli abitanti di Chardonnay sostengono orgogliosamente che sia il loro villaggio ad aver dato il nome al vitigno bianco borgognone per eccellenza. Non è certo a dir la verità, quel che è sicuro è che chardonnay derivi dal latino cardus, dal nome dalla pianta che cresce in particolare sui terreni calcarei, e Chardonnay infatti è un paese che ha abbondanti suoli calcarei. Vino che fermenta ed affina 11 mesi in inox, solo il 10% della massa sosta in legno piccolo. Naso molto sul frutto bianco accompagnato però da un sorso teso e profondo. Vino finto semplice, per me delizioso nella sua gustosa immediatezza. Essenziale.

Pouilly-Loché “La Colonge” 2018 – Bret Brothers

Pouilly-Loché è una delle denominazioni più piccole di tutta la Borgogna. Ottenuto da vigne di 30 anni esposte a est questo vino, vinificato in legno piccolo, esprime grande energia e vigore, con acidità molto marcata ma perfettamente integrata nella materia. Chiusura minerale di grande eleganza. Grintoso.

Mâcon-Vinzelles “Le Clos de Grand-Pére” 2018 – La Soufrandière

Da vecchie vigne (età media di 60 anni) vicino alla proprietà. Vino che affina prevalentemente in inox, delicato e al contempo profondo. Molto giovane, ma decisamente promettente. Arzillo.

Pouilly-Vinzelles 2018 – La Soufrandière

Dalle vigne tra 35 e 50 anni del climat “Les Quarts”, quindi considerate dalla proprietà non ancora degne, vista la (relativa) gioventù, di entrare nel vino che riporta in etichetta il climat. Vino tutto giocato sulla mineralità, la droiture e la sapidità. Raffinato.

Saint-Véran “La Combe Desroches” 2018 – La Soufrandière

Da una parcella, esposta a nord, di 1,5 ha e situata ai piedi della Roche de Vergisson. Vino potente ed energico, appena amaricante in chiusura. Vivace.

Pouilly-Fuissé “En Chatenay” 2017 – La Soufrandière

Unico vino tra i bianchi assaggiati in cui si avverte la presenza del legno, nonostante i legni impiegati siano esausti, come per tutti gli altri vini. Però il sorso racconta anche molto altro: agrumi, sassi, sale…persistenza molto lunga. Da attendere con fiducia.

Pouilly-Vinzelles 2017 “Les Quarts” – La Soufrandière

Ottenuto dalle più vecchie piante di chardonnay del domaine (dai 50 agli 80 anni di età), eccolo il vino degno di chiamarsi “Les Quarts”! Un grande vino che si esprime sul frutto bianco, gli agrumi, i sassi. Il sorso è di un’acidità molto netta eppure il vino risulta equilibrato e godibilissimo. Chiusura sapida entusiasmante. Chapeau!

Chénas “Glou des Bret” 2018 – Bret Brothers

Sconfiniamo in Beaujolais per questo vino ottenuto da macerazione carbonica. Si tratta di un vino da merenda gustoso, molto frutto rosso al naso (fragola), beverino e succoso in bocca. Gioviale.

Beaujolais-Lantignié 2018 – Bret Brothers

Lantignié potrebbe diventare, secondo alcuni progetti, l’11° cru del Beaujolais oltre che la prima AOC totalmente bio. È un vino di una certa complessità, fruttato certo ma stratificato e ficcante. Intrigante.

Julienas “La Bottière” 2018 – Bret Brothers

Gamay inferiore ai due precedenti, anche a causa di qualche insistita nota vegetale. Rimandato.

Questa la carrellata dei vini che ho assaggiato. Come sempre tornerò sui alcuni di questi vini non appena avrò l’occasione di degustare con calma i vini che ho acquistato presso il domaine.

Chiudo con una considerazione personale su cui ti invito a dire la tua nei commenti. I vini bianchi di Borgogna, con le poche ma dovute eccezioni, non sono il mio genere di vino bianco preferito. Trovo che troppo spesso la mano in cantina del produttore sovrasti l’espressività del vino. Legni piccoli, giovani e tostati, il bâtonnage, l’abbondante uso di solforosa…danno vita a vini che troppo spesso trovo inutilmente “conciati”, dolciastri, lattici, con note di polvere da sparo che tendono a prevalere sul resto. Mi è piaciuto scoprire che un’altra Borgogna bianca è possibile.

Quali i tuoi ultimi vini bianchi di Borgogna che ti hanno convinto? Chablis non vale…  😉

Noir o nero, purché sia pinot

Oggi ti racconto di una degustazione tra amici il cui tema era, genericamente, “pinot noir o pinot nero”. La supremazia francese per il vitigno in questione non era in discussione, ma è sempre stimolante mettersi in gioco bevendo alla cieca per apprezzare al meglio le sfumature del pinot nero.

Ecco cosa abbiamo bevuto:

Oltrepò Pavese Pinot Nero “Giorgio Odero” 2012 – Frecciarossa

Azienda storica e rappresentativa dell’Oltrepò, anche Frecciarossa si cimenta con il pinot nero. Abbiamo assaggiato il Giorgio Odero 2012 che si presenta al naso su toni di frutta rossa ben matura, un cenno vegetale e poi, dopo qualche minuto di assestamento, arrivano anche le erbe aromatiche. L’ingresso in bocca è piuttosto caldo, lo sviluppo è in ampiezza anche se arriva alla chiusura abbastanza rapidamente. La bocca resta appena amara.

Plus: vino interessante ed espressivo, ha tenuto molto bene nel bicchiere
Minus: un guizzo acido in più avrebbe di certo aiutato, così come una maggior articolazione al sorso.

Südtirol Alto Adige Pinot Nero “Villa Nigra” 2015 – Colterenzio

Colterenzio è una realtà cooperativa da più di 1,5 milioni di bottiglie. Tra le oltre 30 etichette in gamma anche la selezione di pinot nero Villa Nigra. Il vino ha un naso un po’ sfocato che si dipana tra note di caramella al lampone, qualche tocco boschivo e uno straccio bagnato che va e viene. Ma soprattutto la bocca delude: stretta, senza progressione e corta.

Minus: vino poco fine al naso e cortino in bocca, da rivedere.

Vougeot 1er cru “Les Cras” 2015 – Domaine Philipp

A memoria non ricordavo un Les Cras a Vougeot, ma il libro di Armando Castagno “Borgogna, Le vigne della Côte d’Or” viene in aiuto in qualche modo giustificando la dimenticanza. In Côte d’Or sono almeno 15 le vigne che portano questo nome (che deriva da crai e fa riferimento al suolo formato da sassi bianchi). L’affinamento in legno copre un po’ il primo naso che è speziato, poi esce il fruttino rosso, un tocco di incenso e china, la scorza d’agrumi… Bocca soddisfacente come presenza e sviluppo, è forse un po’ calda ma saporita e pulita in chiusura.

Plus: vino non straordinario ma sfaccettato e saporito
Minus: legno ancora ben presente sia al naso sia in bocca che non risulta ancora del tutto equilibrata.

Bourgogne 2005 – Domaine Robert Chevillon

Chevillon ha bellissime e vecchie vigne tra i migliori premiers crus di Nuits-Saint-Georges. Questo Bourgogne 2005 ha un naso appena evoluto ma ancora molto affascinante: spezie, sostanze psicotrope, ribes… La bocca è stupendamente risolta, saporita e sapida.

Plus: vino di grande fascino, perfetto nella sua semplicità. All’apice.

Bonnes Mares Grand Cru 2009 – Domaine Bart

Ed eccolo il grand cru della serata che si esprime con un naso limpido, luminoso e vivace di spezie e fruttini rossi che richiamano immediatamente la Borgogna. La bocca ha un’acidità ben presenta che accompagna lo sviluppo del vino che risulta succoso. Chiusura sapida e molto persistente.

Plus: vino che coniuga alla perfezione eleganza e complessità, facilità di beva e sinuosità.

Gevrey-Chambertin 1er cru “Les Goulots” 2004 – Domaine Fourrier

Annata davvero difficile la 2004 in Borgogna. I pinot noir ne risultano spesso vegetali con note olfattive che in casi non infrequenti arrivano persino a richiamare l’olezzo delle cimici… Domaine Fourrier se la cava invece piuttosto bene e ci regala un naso di frutta chiara, accompagnato da un tocco vegetale appena accennato, poi spezie e rose. Il sorso è “rilassato”, in questa annata l’evoluzione comincia a sentirsi anche se, pur risolta, la bocca è elegante e piacevolmente sapida.

Plus: considerando l’annata in questione non si poteva chiedere di più.

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo alla cieca

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello

Come augurare buon compleanno ad un amico degustatore che si proclama “eno-gay”? Vietati i vini marmellatosi, bandito il tannino graffiante, si accettano solo vini sapidi, dall’acidità pronunciata e possibilmente non troppo alcolici.

Poche ma chiare le regole di ingaggio degli invitati. Qualcuno si è attenuto strettamente al diktat, qualcun altro un po’ meno, ma altrimenti che degustazione alla cieca sarebbe stata?

Ecco i vini che abbiamo bevuto:

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo
Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo

Champagne “Assemblage” Extra Brut 2008 – Bruno Paillard

Agrumi, fiori bianchi e gesso tratteggiano una bocca austera e rigorosa. Bolla fitta e sottile, sorso elegante. Acidità poderosa ma assolutamente in filigrana al corpo del vino. Nessuno squilibrio, un insieme molto armonico per un finale decisamente lungo e salato. Champagne ancora giovanissimo. Essenziale ma non disadorno.

Champagne 736 Extra Brut “Dégorgement Tardif” – Jacquesson

Qui la frutta c’è ed è anche gialla, accompagnata da tocchi di burro, zenzero ed una intensa mineralità calcarea. Bolla fittissima e fine. Saporito e di ottima struttura, la materia si percepisce nel finale sapido e di gran volume. Il vino è ancora compresso, darà il meglio di sé negli anni a venire. Classe arcigna, ripassare tra un lustro.

Meursault Tillets 2009 – Dom. Roulot

Burro, erbe di montagna, frutta gialla, frutta secca (nocciole), un accenno di polvere pirica. Bocca potente, ampia ma profonda. Legno gestito con grande maestria senza concessione ad alcuna “dolcezza”. Esuberanza regale.

Chablis 1er cru Montmains 2007 – Tremblay-Marchive

Olfatto cangiante e a tratti sorprendente: frutta gialla, cera d’api, mango, pepe bianco…bocca sapida e agrumata, con un’acidità ben pronunciata. I 10 anni di vetro hanno fatto bene al vino il cui sorso è risolto, ampio e disteso nel retrogusto di burro e limone. Stiloso.

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello
Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Il colore del nebbiolo di Giuseppe Mascarello lascia sbigottiti: luminosissimo, vivace, chiarissimo rubino con sfumature di rosa e lilla che si rincorrono. Il naso è fantasmagorico: roselline, succo di melograno, fragole di bosco, gomma pane…e ti viene voglia subito di berlo. La bocca è scorrevole e saporita, profonda ma anche di una certa vigoria alcolica (come se una materia tanto agile non riuscisse del tutto a contenerne l’esuberanza). Nel bicchiere continua a migliorare. Difficile chiedere di meglio ad un “semplice” nebbiolo. Psicadelico.

 

 

Givry 1er cru “Le Vigron” 2014 – Vincent Lumpp

Olfatto che porta immediatamente alla Borgogna: chinotto, spezie orientali, cola, viola, cannella. La bocca è scorrevole, l’acidità accompagna lo sviluppo che lascia la bocca saporita e succosa. Non certo un Borgogna complesso ma molto piacevole. Semplicemente gustoso.

Morey-Saint-Denis “Très Girard” 2008 – Cecile Tremblay

Questo Borgogna è invece più “serio”, senza però perdere in piacevolezza di beva. Il naso è sulla mineralità scura, il bosco (pigna) e la china. Bocca potente e acida, profonda e sapida. Molto lungo con retrolfatto di rose. Pugno di ferro in guanto di velluto.

Barolo Santo Stefano di Perno 2007 – Giuseppe Mascarello

Qui ci troviamo di fronte ad un grande vino senza se e senza ma. Naso di frutta rossa accompagnato da un tocco minerale (catrame), poi arancia matura, corteccia, sbuffi balsamici. Bocca potente, saporitissima ma dal tannino affusolato benché fitto. Molto lunga la chiusura che lascia nel cavo orale ricordi floreali. La potenza è nulla senza il controllo.

I profumi del vino: la fragola

Tra i profumi del vino più piacevoli e riconoscibili vi sono senz’altro i piccoli frutti rossi. Dopo averti parlato del profumo di lampone tocca al profumo di fragola.

Naturalmente sono costretto a semplificare: un conto è il fresco e goloso aroma del frutto fresco, tutt’altra cosa le fragole in confettura, ottenuta dai frutti più maturi e che sviluppano delle leggere note di caramello dovute alla cottura dello zucchero. Una cosa la fragola che vedi in foto, altra cosa le fragoline di bosco.  Eviterei inoltre di addentrarmi nelle diverse varietà del frutto…

I profumi del vino: la fragola
I profumi del vino: la fragola

Il profumo di fragola è considerato un aroma secondario e si forma, generalmente, dopo la fermentazione malolattica. E’ un aroma apprezzato dal degustatore che lo percepisce goloso ed elegante insieme; inoltre è facilmente riconoscibile.

In che vini puoi trovare l’aroma di fragola?

L’aroma di fragola si riscontra principalmente nei vini rossi o rosati provenienti da varie zone e vitigni: Bordeaux, Borgogna, molte vini italiani e anche del Nuovo Mondo.

Azzardo una mappa dei vitigni in cui si trova con più frequenza questo aroma. In Francia sicuramente non possiamo non citare il gamay, il merlot ed il pinot nero (quando questi vini non sono più giovanissimi possiamo trovare anche la confettura di fragola). Un vino in particolare che ricordo “marchiato” da una fragola netta è lo Château Rayas (grenache) oltre che i vini rosé della Provenza.

In Italia ci si può imbattere in questo sentore nei vini da uve nebbiolo (la fragola dei vini di Giacosa!), grignolino, bonarda, sangiovese, nero d’Avola…

E tu? Raccontami di qualche vino in cui ricordi di aver sentito una succosa fragola fresca!

Bourgogne v.v. Voillot: quando semplicità e qualità vanno a braccetto

Ma chi l’ha detto che un vino di qualità deve essere per forza stratificato, complesso e potente? Ci sono vini che decidono di puntare sulla ricchezza dei dettagli, sulla dinamica e l’energia in bocca, sull’articolazione del sorso…ed altri che invece fanno della golosa immediatezza la loro arma vincente. In quest’ultima categoria gioca il vino di cui ti parlo oggi.

Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 - Joseph Voillot
Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 – Joseph Voillot

Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 – Joseph Voillot

Ci troviamo a Volnay e questa etichetta è uno dei vini di ingresso della gamma del Domaine Joseph Voillot. Ma la sua semplicità ed immediatezza non inganni, il vino è tutt’altro che banale.

Il colore un rubino chiaro, luminoso e trasparente.
L’impronta del pinot noir è evidente al naso: fruttini rossi (lamponi, fragoline), viola, un tocco di mineralità scura, spezie orientali appena accennate.
Sorso golosissimo: l’acidità la fa da padrone in ingresso, non c’è grande volume ma molto “succo”. La bevibilità è ai massimi livelli ed un tannino appena croccante dà spessore. La chiusura è pulita e sapida con ritorni di fruttino rosso acidulo e sale.

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Gran cru: ma non dovevamo vederci più?

Ogni volta che bevo un grand cru di Borgogna mi chiedo se non c’è il rischio che possa essere l’ultima. Ormai, si sa, i prezzi di queste bottiglie di vino sono schizzati alle stelle così come le aspettative, le emozioni e, non raramente, anche le delusioni che accompagnano il primo sorso.

Latricières-Chambertin g.c. 2014 - Trapet
Latricières-Chambertin g.c. 2014 – Trapet

Però quando va tutto bene, quando un amico appassionato di Borgogna (grazie!) condivide un grand cru di produttore di prestigio…non ce n’è per nessuno!

E’ il caso di questa emozionante bottiglia del Domaine Trapet.

Latricières-Chambertin grand cru 2014 – Trapet

Il naso è caleidoscopico: sostanze psicotrope, ribes, incenso e altre spezie orientali, cola…la bocca è succosa e sapida, con una progressione soave ma inesorabile, “potente” senza alcuna “forzatura”.

Grande vino fitto e fine, denso ed etereo insieme. Naturalmente la persistenza è lunga e la chiusura di grande armonia.

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Les Latricières

ou les petites merveilles

Il est des terroirs que l’on vénère au domaine.
Les Latricières sont de ceux là. Magnifiquement exposées, ces « petites merveilles », offrent aux fruits de nos vignes les plus nobles et les plus subtiles essences.

Credits: sito web del Domaine Trapet

Borgogna rossa accessibile: l’ossimoro enoico messo alla prova da 7 bottiglie

In Borgogna è purtroppo sempre più difficile bere bene spendendo il giusto. Soprattutto quando hai avuto la fortuna di provare qualche pinot noir di un grande manico in annata giusta.

Eppure.

Eppure i prezzi sempre più inaccessibili costringono l’appassionato ad indagare le denominazioni minori, i produttori emergenti, le zone sottovalutate. Lavoro non facile e spesso ingrato: andare a casaccio in Borgogna è molto rischioso. Non sono pochi i vini deludenti (ad esser gentili): o perché troppo semplici o perché, al contrario, troppo ambiziosi (e quindi stravolti dal legno e senza la proverbiale eleganza che l’enofilo ricerca).

Ma la Borgogna rossa dal prezzo accessibile esiste o è una chimera?

E’ questa la domanda che mi sono posto, con altri bevitori ospiti presso l’enoteca Vino al Vino di Milano, nel corso di una interessante degustazione cieca che aveva come oggetto proprio il pinot noir “per tutti”.

Pinot nero accessibile: i vini in degustazione
Pinot nero accessibile: i vini in degustazione

Ecco la lista e qualche commento su ciò che abbiamo degustato alla cieca:

Rully 1er cru “Cloux” 2015 – Domaine Jacqueson: molto giovane ma il naso già dimostra una grande finezza a partire da una mineralità calda, poi ribes, un floreale intenso, le fragoline di bosco, una speziatura sottile in formazione…bocca succosa e golosa, tannino leggermente astringente (vino giovane vinificato con raspi). La sensazione complessiva è di eleganza e leggiadria ma senza timidezze. Uno dei migliori vini della serata che si può trovare in Italia a circa 30 €.

Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits 2014 – Domaine Gros Frère et Soeur: personalmente non mi ha per nulla convinto e devo dire che capita spesso con i vini di questo produttore. Tocco animale, fiori macerati, legno vanigliato che ritorna prepotente anche in bocca segnando il sorso di calore, dolcezza glicerica e amaro in chiusura.

Givry “Pied de Chaume” 2014 – Domaine Joblot: pollaio in apertura, poi si pulisce ed esce il balsamico, la corteccia, fiori appassiti, cera d’api, agrumi…il naso è piuttosto spiazzante insomma. La bocca è molto verticale con acidità prepotente, in questa fase ancora da integrarsi nella materia del vino. Chiusura liquiriziosa. Non è un vino cattivo ma dalla Borgogna mi aspetto altro.

Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits 2014 – Felettig: vino molto interessante, il naso è un ricamo di fragoline, foglia di menta, fiori freschi, qualche cenno agrumato…bocca ficcante, sapida e di grande bevibilità. Altro bel vino.

Südtiroler Blauburgunder 2013 – Gottardi: eccolo l’intruso geografico, ovvero il pinot nero altoatesino. Il naso parte con un po’ di riduzione per poi regalare un ventaglio interessante fatto di asfalto, legno di rosa, fruttino rosso. La bocca è semplice, non così articolata, però di buona scorrevolezza e pulizia. Lontano dai migliori ma non male comunque.

Vougeot 1er cru “Les Petits Vougeots” 2013 – Domaine Clerget: vino dal naso interessante e accattivante di gelatina di ribes, fragoline, floreale…bocca però troppo semplice e chiusura brusca e anche un po’ troppo sull’amaro. Da rivedere.

Echezeaux grand cru 2013 – Forey: vino di ambizioni molto diverse dai precedenti, anche nel prezzo (circa 100 € in Italia). Fruttini rossi dolci, asfalto, sensazioni abbastanza “calde” con bocca però succosa e ficcante, sapida e acida, la progressione è precisa e senza intoppi e la chiusura elegante e  accompagnata da un tannino finissimo. Vino buono in assoluto, ma a quel prezzo pretendo maggiori emozioni.

Non so ancora rispondere alla domanda iniziale sull’esistenza o meno della Borgogna “accessibile”. Tu che ne dici, quali sono i pinot noir borgognoni che, ad un prezzo corretto, ti hanno colpito?