Da oggi Vinocondiviso si avvale dei contributi di Salvo, amico e degustatore appassionato e schietto. Questo è il suo primo post.
Vivere all’ombra delle Langhe non è semplice. Eppure l’Alto Piemonte ha smesso da tempo di chiedere permesso: i suoi vini parlano sempre più forte, portando con sé un’identità precisa, produttori appassionati e un Consorzio che sa fare sistema.
Gli estimatori dell’Alto Piemonte si son dati appuntamento al Westin Palace di Milano dove, il 9 Marzo, l’AIS Milano ha organizzato Taste Alto Piemonte, un evento per far vivere ed assaggiare i vini provenienti dalle 10 denominazioni (DOCG e DOC) delle province di Biella, Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola.
Grazie a caratteristiche vitivinicole uniche, che spaziano tra le profondità geologiche dell’antico supervulcano della Valsesia e la brezza dei venti alpini, si riesce a dar vita a dei vini eleganti caratterizzati da freschezza e mineralità peculiari. Questa è l’impressione che abbiamo percepito tra i banchi d’assaggio. Come di consueto, di seguito condividiamo gli assaggi che ci hanno colpito maggiormente.
Delsignore
Dal 2009 l’Azienda Vitivinicola Delsignore ha ripreso la produzione dei vini Gattinara nell’antico edificio di proprietà di famiglia.
Stefano, titolare e nipote del fondatore, si occupa personalmente delle attività di vigna e di cantina, differenziando la produzione con l’obiettivo di valorizzare al meglio le caratteristiche e le potenzialità delle uve prodotte nei propri vigneti.
Delsignore gestisce attualmente circa 3 ha di vigneto sulle colline di Gattinara.
Coste Della Sesia DOC Spanna 2023
Frutti rossi, una nota di testa metallica quasi ferrosa, radice di liquirizia, pepe bianco, erbe di montagna, scorza d’arancia e fiori secchi, un bouquet davvero profumato e con un carattere che proclama “territorio”.
Una mineralità incredibile che rende il vino particolarmente gastronomico.
Gattinara DOCG Il Putto 2021
Se la parte visiva inganna, un granato scarico e quasi ipnotico per la sua trasparenza, in bocca si ha un vino di una freschezza e mineralità che gridano Gattinara! Al naso si percepisce nettamente l’arancia sanguinella accompagnata da quella mineralità sulfurea quasi di polvere da sparo. In bocca il tannino è dritto e appuntito, ma davvero fine ed elegante che accompagna quella mineralità data dal suolo.
Pietro Cassina
Lessona Septem 2012
Bottiglie numerate per una delle espressioni più complesse ed affascinanti della serata. Suoli fluvioglaciali ghiaioso-sabbiosi, acidi (pH 4,5-5,4) con presenza minerale di manganese e ferro.
Vino che al naso spazia dagli agrumi come pompelmo rosa, ad erbe officinali ed un accenno ad una parte gessosa.Il vino ha un attacco secco e deciso, alla quale segue subito una parte di spezie come il chiodo di garofano e poi una buona parte di frutto maturo, il tutto accompagnato da notevole persistenza.
Carlone
Boca DOC Adele 2020
Qui entriamo in un contesto totalmente differente, il cosiddetto vino laser grazie al supervulcano della Valsesia. Al naso abbiamo fruttini rossi scuri, mirtillo ed una parte di fiori secchi, violetta. Al palato troviamo una parte di tannini setosi che rimangono ben integrati, ma strizzano l’occhio ad una splendida evoluzione, accompagnata da grande salinità e bevibilità unica. Acidità e tannino ben aiutati anche da quel 15% di vespolina che dà colore e acidità a supporto di una persistenza davvero lunga.
Barbaglia
Cascina Buonumore 2023
Classico vino dalla beva assassina, si finisce la bottiglia in un lampo e si procede con la seconda. La vespolina apporta quel pepe bianco che al naso è nettamente percepibile ed invece la spanna procede con il cranberry croccante. La freschezza del vino pulisce il palato da ogni grassezza presente ed il tannino non troppo invadente ti dà la sensazione di facile beva. Un vino che immaginiamo godibile persino in estate, magari servito fresco di cantina.
Boca 2020
Anche qui un vino di una bellissima complessità, un bouquet di melograno e marasca ancora croccante, ma allo stesso tempo la nota sulfurea che viene infusa dal suolo vulcanico ed infine una nota resinosa di pino che lo rende pungente. Al sorso è fitto, intenso e terroso, troviamo poi una buona presenza di lampone ed un tannino che viene mascherato da una sapidità e acidità che ti fanno salivare e resettare il palato. Un vino che scappa dalle mode e si ritaglia il suo spazio nella memoria del degustatore, vino senza fronzoli di grande soddisfazione.
Per anni la spanna ha vissuto all’ombra del suo illustre fratello langarolo (il nebbiolo), con il confronto vissuto come un peso difficile da scrollarsi. Eppure ha tenuto la rotta, e oggi racconta una storia tutta sua — fatta di territorio, artigianalità e vini che non richiedono paragoni.
Questa degustazione ne è stata la conferma più eloquente.
Il merito di eventi come questo, promossi da AIS Milano, è doppio: portare luce su zone ancora sottovalutate e costruire un pubblico che sa ascoltare. L’Alto Piemonte non è più una promessa: è una realtà concreta, e merita di essere raccontata.
Salvatore Petronio
Instagram: @salvopetronio





























