Giuseppe Lazzaro e il suo Etna

C’è un’immagine che definisce bene il lavoro di Giuseppe Lazzaro: quella di un tecnico che non abbandona mai gli stivali da lavoro.
Lavorare vigne su tre versanti diversi dell’Etna non è solo una scelta agronomica, ma una sfida logistica che richiede una presenza costante tra i filari. Giuseppe infatti non si limita a disegnare i vini in cantina ma la sua è una viticoltura di osservazione, dove la pelle segnata dal sole è un segno di un legame fisico con ogni singola vite. Giuseppe non è un debuttante nel mondo del vino, per quasi vent’anni ha affiancato un produttore che ha contribuito enormemente alla crescente fama dei vini dell’Etna.
Oggi, con la sua azienda, gestisce circa 4,5 ettari vitati che abbracciano il vulcano da nord a sud-ovest, portando avanti una visione che unisce la precisione dell’enologo alla dedizione del vignaiolo.

La geologia del versante est: ferro e collassi millenari

Il cuore del progetto si trova sul versante est, a Milo, dove il suolo non segue lo schema delle classiche colate laviche superficiali del resto dell’Etna, ma racconta una storia più antica, quella del collasso della Valle del Bove.

I suoli di questa zona sono composti dal cosiddetto “Chiancone”, un deposito alluvionale e detritico ricchissimo di minerali (e di quel ferro di cui ci ha parlato Giuseppe) che deriva direttamente dal materiale franato durante la formazione della Valle del Bove. Scavando anche solo un metro di profondità, emerge una terra rossa, intensa, con una presenza di ferro massiccia che conferisce ai vini una tensione minerale altamente percepibile.
I terrazzamenti sono testimoni di questa storia, infatti i muretti a secco sono stati eretti secoli fa tagliando direttamente la pietra della colata del 1689.
In queste vigne dai 40 agli 80 anni, il nerello mascalese convive con varietà storiche per l’Etna come sangiovese (sì sull’Etna c’è tantissima presenza di sangiovese), trebbiano e minnella, un tempo piantate per garantire il vino “di casa” e oggi custodi di una biodiversità preziosa.

La filosofia: il vino si crea in base all’annata

L’approccio di Giuseppe è lontano da qualsiasi protocollo fisso, la sua parola d’ordine è la molteplicità di lavorazioni. Per ogni etichetta, non si accontenta di un’unica massa, ma realizza diverse lavorazioni e vinificazioni separate che diventano i tasselli di un mosaico finale, deciso solo dopo aver compreso l’andamento della stagione.

Un esempio emblematico è il vino Spariggiu, che in siciliano significa dispari, è un rosato di nerello mascalese in purezza nato dall’unione di tre lavorazioni diverse, per esaltare le caratteristiche del vitigno:

  • pressatura diretta per preservare acidità, freschezza e la componente minerale e sapida del suolo
  • contatto con le bucce (circa 24 ore) per definire il corpo e la struttura aromatica
  • una terza lavorazione di macerazione sulle bucce di durata variabile, utilizzata come bilanciere per calibrare l’equilibrio in base all’annata.

Questa scomposizione tecnica permette di adattarsi alle asperità dell’annata, cercando sempre la massima bevibilità: l’obiettivo è un calice che inviti immediatamente al secondo sorso, senza stancare il palato.

B4.2 il debutto del bianco tra macerazioni aromatiche e freschezza vulcanica

Con l’annata 2024 fa il suo debutto il B4.2, un bianco che gioca sull’assemblaggio delle varietà per trovare un equilibrio inedito tra struttura e bevibilità.

Il cuore del progetto risiede in un blend di sei vitigni gestiti con due approcci differenti, abbiamo l’inzolia di Biancavilla, il grecanico delle alte quote di Etna Nord, il moscato e la minnella che affrontano una macerazione di 5 giorni, che serve ad estrarre il carattere distintivo del vino, specialmente dalla minnella che, raccolta in sovramaturazione, sprigiona un profilo semi-aromatico che si fonde con le note tipiche del moscato. A bilanciare questa massa aromatica intervengono carricante e catarratto, vinificati in bianco in modo classico, senza contatto con le bucce, per preservare la spina dorsale del vino.

Il risultato è un bianco pensato per l’estate: fresco e trascinante, che regala al naso una splendida aromaticità intensa ma si rivela in bocca profondamente sapido e verticale, rispettando l’identità minerale dei suoli vulcanici.

L’Ancestrale e l’Anfora: la ricerca della pulizia

Nonostante l’approccio artigianale, Giuseppe punta a una pulizia espressiva estrema, rifiutando le sbavature che spesso vengono associate ai vini non convenzionali.

Zoé Ancestrale
Un rosato di nerello mascalese ottenuto da pressatura diretta.
Giuseppe sceglie di sboccarlo dopo circa 10 mesi di sosta sui lieviti, una decisione tecnica precisa, nata da una base di uva selezionata accuratamente.
Il risultato è una bolla nitida e cremosa, con note che virano verso l’albicocca ed il frutto a polpa chiara.

Il V-1981 in anfora
Chiamato così per la colata che ha lambito il vigneto appunto nel marzo del 1981, questo vino è il fiore all’occhiello dell’azienda.

Nerello mascalese in purezza proveniente dalle vigne centenarie a 1000 metri in contrada Pirao, vengono utilizzate anfore di terracotta modellate a mano provenienti da Impruneta.
Primo periodo in acciaio per decantare le fecce grossolane e poi a dicembre, post fermentazione alcolica, va in anfora.
L’utilizzo dell’anfora, lontano da ogni romanticismo, è dettata dalla micro rugosità interna della ceramica che trattiene le fecce fini. Inoltre, la forma a uovo, soprattutto durante i cambi di stagione, crea dei moti convettivi naturali, permettendo un batonnage spontaneo e perenne per 18 mesi, senza mai dover aprire il contenitore e senza necessità di aggiunta di solforosa.

La resistenza biologica: la sfida del 2023

Il 2023 è stato un anno disastroso, la peronospora ha colpito duramente l’Etna e i produttori hanno dovuto lottare per avere grappoli sani, specialmente nel versante Nord, dove la resa è crollata drasticamente.

Essere in regime biologico significa non avere scorciatoie e la difesa della vigna diventa una questione di tempismo e conoscenza della materia: l’uso di oli essenziali di arancia per l’azione caustica sulle spore, combinato con zeolite e zolfo, ha aiutato un minimo, ma ciò richiede un monitoraggio costante.
In alta quota, dove l’umidità del mattino può essere letale, la differenza tra una vendemmia e un vigneto vuoto privo di grappoli sta tutta nella capacità del vignaiolo di anticipare la natura.

Queste sono tecniche e monitoraggi che Giuseppe ha fatto suoi, grazie alla vicinanza ai vecchi contadini del vulcano che lo hanno aiutato nella formazione e dai quali ha imparato tantissimo.

Giuseppe non impone uno stile, ma asseconda l’identità di ogni singolo suolo e vitigno, attraverso la precisione tecnica.
Tra il recupero genetico delle vigne vecchie e la gestione dinamica dei tre versanti, la sua filosofia restituisce un’Etna nitida e senza compromessi, dove il rigore dell’enologo e la sensibilità del vignaiolo si fondono in prodotti puliti e di unicità territoriale.

Salvatore Petronio
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Cerea, Vini Veri 2026: qualche istantanea

Dal 10 al 12 aprile si è svolta a Cerea la ventunesima (!) edizione di ViniVeri – Vini secondo Natura. Si tratta dell’evento – contemporaneo e alternativo al Vinitaly – che raggruppa i vignaioli artigiani che si riconoscono nei valori del Consorzio Vini Veri.

Oltre 100 i produttori presenti, in gran parte italiani, ma non mancavano aziende di Slovenia, Francia, Spagna e Austria.

Di seguito condividiamo gli assaggi che ci hanno maggiormente colpito.

Friuli Venezia Giulia

Il Carso era ben rappresentato da un gruppo di produttori che da tempo si muovono all’unisono e “fanno sistema”. Il livello dei vini bianchi a base di vitovksa e malvasia istriana è sempre molto elevato. Vodopivec, di cui abbiamo parlato già in altri post (qui ma anche qui), è un’azienda che si dedica esclusivamente alla vitovska con tre diverse etichette: Origine 2021 solare e gustosa, Vitovska 2021 equilibrata e sapida e, soprattutto, l’eccellente SOLO MM21 sapido, roccioso e profondissimo. Non da meno la gamma di Zidarich con le Vitovska Kamen 2022 e soprattutto la Vitovska Collection 2018 di grande intensità e lunghezza. Di Skerlj abbiamo invece apprezzato particolarmente la Malvasia 2023, vino che sa di agrumi (bergamotto), fiori dolci, frutta matura, di gran sapore e volume al sorso, con però una chiusura fresca e sapida.

Slovenia

Tra i produttori sloveni ci ha colpito Anže Ivančič, produttore che non avevamo mai assaggiato, e che ci ha convinto con l’ottima malvasia Jožef 2023 di grande dinamica e allungo. Si conferma di personalità la gamma di Burja, sugli scudi in particolare grazie a Stranice 2020, servita da magnum, vino ottenuto da un vigneto di 70 anni allevato a malvasia istriana, riesling italico, ribolla gialla e altre varietà; naso aromatico e delicato di menta, basilico e frutta bianca e bocca di personalità, intensa, serrata e salatissima in chiusura.

Austria

Segnaliamo Bretz Jörg che presenta in commercio una gamma di vini dopo molti anni di affinamento. Ci ha colpito particolarmente Granit 2015, ottenuto da un blend di diversi vitigni a bacca bianca, che ha un naso caleidoscopico di pesca, rosa, pera, erbe aromatiche, spezie…accompagnato da un sorso fresco e agile ma di ottima profondità.

Veneto

Monte Dall’Ora ha presentato una gamma riuscitissima, senza alcun vino men che ottimo. Il Valpolicella Classico Superiore “Camporenzo” 2022 con un olfatto che va dal frutto rosso, al cacao, da sentori vegetali a note di torrefazione, il tutto completato da un sorso agile ma verticale e fresco; il Valpolicella Classico Superiore “S. Giorgio Alto” 2021 con echi mediterranei ed una bocca stratificata e saporita; strepitoso l’Amarone della Valpolicella “Stropa” 2016 che sa di amarena, cacao, accompagnato da una nota erbacea rinfrescante, sorso voluttuoso e fitto, ma dinamico e fresco, dalla chiusura lunghissima. Che dire poi del Recioto “Sant’Ulderico” 2016? Una coccola per il palato ma forse anche per l’anima.

Valpolicella Superiore

Lombardia

Terrazzi Alti tiene alta la bandiera della Valtellina con due Sassella di grande livello. Il Valtellina Superiore Sassella 2023 richiama la frutta rossa e una bella mineralità, con una bocca dal tannino fitto e di grande sapidità, il Valtellina Superiore Sassella Riserva 2022 sfodera un naso sfaccettato di frutta rossa, mela cotogna, rose, menta, spezie…sorso di grande progressione e allungo.

Toscana

Massa Vecchia ha una gamma interessante e che in particolare ci colpisce con Ariento 2023, un vino bianco macerato da uve vermentino, malvasia bianca di Candia e trebbiano che sa di calcare e frutta gialla, elegante nello sviluppo, di ottima freschezza e persistenza. Intrigante anche il Pinot Nero “Aia Vecchia” 2022 vinificato in vasche di pietra carsica di bella dolcezza (fragoline e scorza d’arancia).

Piemonte

Folta la rappresentativa piemontese e sono molte le aziende che ci hanno convinto. Giuseppe Rinaldi presenta una gamma strepitosa con i Barolo dai tannini levigati e setosi pure in un’annata estrema e siccitosa come la 2022. Barolo Brunate, Tre Tine e Bussia, tutti 2022, sono tre vini di grandissima classe con una preferenza da parte di chi scrive per il Brunate, che ha un olfatto di anguria e talco, fruttini rossi e rose, ed un incedere in bocca regale e dolce di frutto, di grandissima eleganza e beva. Spostandoci a Barbaresco, troviamo in gran forma i vini di Cascina Roccalini che presenta un Barbaresco “Roccalini” 2022 energico e profondo, dal tannino serrato e saporito. Molto buono anche il Barbaresco “Rio Sordo” 2023 di Cascina delle Rose, minerale e sanguigno al naso, con un sorso austero e asciutto, di grande lunghezza e sapidità. In Alto Piemonte segnaliamo due vini di Colombera&Garella: il Bramaterra Cascina Cottignano 2021 che richiama la fragola e l’asfalto, dal sorso serrato e liquirizioso e dalla chiusura lunghissima; notevole anche il Cavazucchi 2019 dolce di frutto al naso ma sapido e piacevolmente tannico in bocca.

Marche

Tra i vini marchigiani ci ha sorpreso positivamente Macondo, piccola azienda di Cupra Marittima (AP) che si dedica a due soli vini (pochissime le bottiglie prodotte, circa 2.000 in totale), a base di pecorino e trebbiano. Djallo 2024 è un vino che guarda Oltralpe, con quel tocco di pietra focaia e il frutto bianco, ha un’ottima progressione in bocca e grande sapidità. Bianko 2023 sa di fiori di campo, melone, mineralità, vegetale nobile, sorso asciutto e vibrante, di grande lunghezza.

Lazio

San Giovenale è una interessante realtà biologica della provincia di Viterbo. Si dedica ai vitigni internazionali e affina tutti i vini in legno piccolo. Orgogliosamente controcorrente, potremmo dire. Ed i risultati gli danno ragione, vini di grande personalità e completezza. Ottimo l’Habemus Etichetta Rossa (cabernet franc) 2022, eccellente l’Habemus Etichetta Blu (grenache) 2023 dal frutto dolce al naso e dalla grande piacevolezza di beva, con un finale sapido, lungo e terso.

Sicilia

Chiudiamo in dolcezza, con il Passito di Pantelleria 2021 di Ferrandes, che richiama l’uva passa, il mallo di noce, la macchia mediterranea, le spezie…morbido e dolce lo sviluppo, ma la chiusura è sapida e quasi marina.

Diego Mutarelli
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Taste Alto Piemonte: la spanna ha tracciato la sua rotta

Da oggi Vinocondiviso si avvale dei contributi di Salvo, amico e degustatore appassionato e schiettoQuesto è il suo primo post. 

Vivere all’ombra delle Langhe non è semplice. Eppure l’Alto Piemonte ha smesso da tempo di chiedere permesso: i suoi vini parlano sempre più forte, portando con sé un’identità precisa, produttori appassionati e un Consorzio che sa fare sistema.

Gli estimatori dell’Alto Piemonte si son dati appuntamento al Westin Palace di Milano dove, il 9 Marzo, l’AIS Milano ha organizzato Taste Alto Piemonte, un evento per far vivere ed assaggiare i vini provenienti dalle 10 denominazioni (DOCG e DOC) delle province di Biella, Novara, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola.

Grazie a caratteristiche vitivinicole uniche, che spaziano tra le profondità geologiche dell’antico supervulcano della Valsesia e la brezza dei venti alpini, si riesce a dar vita a dei vini eleganti caratterizzati da freschezza e mineralità peculiari. Questa è l’impressione che abbiamo percepito tra i banchi d’assaggio. Come di consueto, di seguito condividiamo gli assaggi che ci hanno colpito maggiormente.

Delsignore

Dal 2009 l’Azienda Vitivinicola Delsignore ha ripreso la produzione dei vini Gattinara nell’antico edificio di proprietà di famiglia.
Stefano, titolare e nipote del fondatore, si occupa personalmente delle attività di vigna e di cantina, differenziando la produzione con l’obiettivo di valorizzare al meglio le caratteristiche e le potenzialità delle uve prodotte nei propri vigneti.
Delsignore gestisce attualmente circa 3 ha di vigneto sulle colline di Gattinara.

Coste Della Sesia DOC Spanna 2023

Frutti rossi, una nota di testa metallica quasi ferrosa, radice di liquirizia, pepe bianco, erbe di montagna, scorza d’arancia e fiori secchi, un bouquet davvero profumato e con un carattere che proclama “territorio”.
Una mineralità incredibile che rende il vino particolarmente gastronomico.

Gattinara DOCG Il Putto 2021

Se la parte visiva inganna, un granato scarico e quasi ipnotico per la sua trasparenza, in bocca si ha un vino di una freschezza e mineralità che gridano Gattinara! Al naso si percepisce nettamente l’arancia sanguinella accompagnata da quella mineralità sulfurea quasi di polvere da sparo. In bocca il tannino è dritto e appuntito, ma davvero fine ed elegante che accompagna quella mineralità data dal suolo.

Pietro Cassina

Lessona Septem 2012

Bottiglie numerate per una delle espressioni più complesse ed affascinanti della serata. Suoli fluvioglaciali ghiaioso-sabbiosi, acidi (pH 4,5-5,4) con presenza minerale di manganese e ferro.
Vino che al naso spazia dagli agrumi come pompelmo rosa, ad erbe officinali ed un accenno ad una parte gessosa.Il vino ha un attacco secco e deciso, alla quale segue subito una parte di spezie come il chiodo di garofano e poi una buona parte di frutto maturo, il tutto accompagnato da notevole persistenza.

Carlone

Boca DOC Adele 2020

Qui entriamo in un contesto totalmente differente, il cosiddetto vino laser grazie al supervulcano della Valsesia. Al naso abbiamo fruttini rossi scuri, mirtillo ed una parte di fiori secchi, violetta. Al palato troviamo una parte di tannini setosi che rimangono ben integrati, ma strizzano l’occhio ad una splendida evoluzione, accompagnata da grande salinità e bevibilità unica. Acidità e tannino ben aiutati anche da quel 15% di vespolina che dà colore e acidità a supporto di una persistenza davvero lunga.

Barbaglia

Cascina Buonumore 2023

Classico vino dalla beva assassina, si finisce la bottiglia in un lampo e si procede con la seconda. La vespolina apporta quel pepe bianco che al naso è nettamente percepibile ed invece la spanna procede con il cranberry croccante. La freschezza del vino pulisce il palato da ogni grassezza presente ed il tannino non troppo invadente ti dà la sensazione di facile beva. Un vino che immaginiamo godibile persino in estate, magari servito fresco di cantina.

Boca 2020

Anche qui un vino di una bellissima complessità, un bouquet di melograno e marasca ancora croccante, ma allo stesso tempo la nota sulfurea che viene infusa dal suolo vulcanico ed infine una nota resinosa di pino che lo rende pungente. Al sorso è fitto, intenso e terroso, troviamo poi una buona presenza di lampone ed un tannino che viene mascherato da una sapidità e acidità che ti fanno salivare e resettare il palato. Un vino che scappa dalle mode e si ritaglia il suo spazio nella memoria del degustatore, vino senza fronzoli di grande soddisfazione.

Per anni la spanna ha vissuto all’ombra del suo illustre fratello langarolo (il nebbiolo), con il confronto vissuto come un peso difficile da scrollarsi. Eppure ha tenuto la rotta, e oggi racconta una storia tutta sua — fatta di territorio, artigianalità e vini che non richiedono paragoni.

Questa degustazione ne è stata la conferma più eloquente.

Il merito di eventi come questo, promossi da AIS Milano, è doppio: portare luce su zone ancora sottovalutate e costruire un pubblico che sa ascoltare. L’Alto Piemonte non è più una promessa: è una realtà concreta, e merita di essere raccontata.

Salvatore Petronio
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Chianti Classico Le Stinche 2016 – Fattoria di Lamole

La famiglia Socci da secoli è legata al borgo di Lamole, situato a pochi chilometri da Greve in Chianti. Dal 2003 l’azienda opera, con Paolo Socci, un importante progetto di recupero di vigneti storici terrazzati e di impianto di nuovi vigneti. Il vino che abbiamo degustato è il risultato di questi investimenti e lo abbiamo trovato delizioso.

Fattoria di Lamole

Si tratta del Chianti Classico Le Stinche 2016 – Fattoria di Lamole. In vino è ottenuto da uve 100% sangiovese, dopo fermentazione in inox o cemento il vino affina 12 mesi in vasche di cemento e quindi ulteriori 12-24 mesi, a seconda dell’annata, in barriques esauste.

Il vino si presenta in veste rubino integro e fitto. L’olfatto è di grande impatto: lamponi maturi, scorza d’arancia, fiori macerati ma anche corteccia, cuoio, sangue…l’ariosità e leggerezza di Lamole unita all’austera classicità dei grandi sangiovese insomma.

Il sorso è avvincente e coinvolgente. Fresco, profondo e scorrevole, ma fitto e saporito con un’acidità agrumata che sostiene la beva e la progressione. Il finale è sapido e lungo, su ritorni di arancia rossa e viola.

Plus: vino moderno ed antico allo stesso tempo, un Chianti Classico comme il faut!

Diego Mutarelli
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Vite Vini: 5 cantine da ricordare

Abbiamo avuto la possibilità di partecipare alla presentazione del catalogo di Vite Vini, noto distributore italiano di vini. Il catalogo è molto ricco e diremmo persino prestigioso; sono rappresentati infatti i più grandi terroir del vino europei ma anche zone meno note ed emergenti. All’evento, tenutosi a Milano presso e/n enoteca naturale, erano presente alcuni produttori con i quali confrontarsi con il bicchiere in mano.

Come sempre condividiamo le nostre impressioni concentrandoci sui vini che ci hanno colpito di più.

Terroir al Lìmit (Spagna)

Terroir al Límit è un interessantissimo progetto biodinamico della regione della Catalogna. Abbiamo già parlato su questo blog di alcuni loro vini (ad esempio in questo post) ma aver avuto la possibilità di assaggiare buona parte della gamma è stata una gran fortuna. Tra i vini assaggiati siamo stati folgorati dal Priorat “Arbossar” 2023, un vino ottenuto da vigne molto vecchie (90 anni di media!) di carignan vinificate a grappolo intero, 8 mesi di affinamento in cemento. Il vino è elegantissimo eppure di grande personalità, olfatto di frutti di bosco, minerale e con un tocco di macchia mediterranea. Il sorso è di ottima freschezza e dinamica, entusiasmante l’allungo che è sapidissimo e di grande persistenza.

Éric Texier (Francia)

Éric Texier è un noto produttore della Valle del Rodano Nord. La gamma assaggiata è stata di ottimo livello, ma il vino che più ci ha colpito è stato il Brézème Vieille Serine 2019, 100% syrah, o meglio serine – antica varietà ottenuta da selezione massale di vecchie vigne di syrah – che sfodera una grazia sorprendente con un olfatto molto floreale e speziato (pepe), tannino fitto e sorso fresco, vino da invecchiamento ma perfettamente godibile già ora. Vino che riesce a quadrare il cerchio, facendo convivere nello stesso bicchiere complessità e potenza con beva ed eleganza.

Il Cancelliere (Italia)

Il Cancelliere è un produttore di Montemarano (AV), luogo d’elezione per l’aglianico. Abbiamo assaggiato i quattro vini che l’azienda produce, tutti 100% aglianico nelle sue diverse espressioni. Lo stile dell’azienda è quello di vini schietti e contadini, nel senso più nobile del termine, ovvero vini autentici e senza orpelli né coadiuvanti enologici, che promettono di durare decenni per poi disvelare la loro bellezza. Vini da attendere dunque con fiducia visto il corredo tannico che l’aglianico porta in dote. Abbiamo amato l’Iripinia DOC “Gioviano” 2019, un vino che non rinuncia ad una certa austerità ma che comincia ad essere espressivo tra note di frutta scura e spezie, il sorso è particolarmente convincente dal tannino fitto ma di grana fine e saporitissimo.

Barbacàn (Italia)

Ci troviamo a San Giacomo di Teglio (SO), in Valtellina. Barbàcan ha presentato la sua linea di vini ottenuti da nebbiolo di Valtellina (chiavennasca) spesso in blend con altri vitigni autoctoni sempre più rari che l’azienda cerca di preservare (ròssola, chiavennaschino, pignòla, brugnòla, negrera…). Gamma improntata sul dettagli aromatico, una certa ariosità ed estrema finezza. Siamo stati conquistati in particolare dal Valtellina Superiore Valgella “Jazpèmi” 2023 delicato ma ficcante e dal Valtellina Superiore Valgella Riserva “Fracia” 2019 intenso ma anch’esso di grande eleganza tra fruttini rossi, fiori di campo, erbe alpine e spezie in formazione.

Muchada-Léclapart (Spagna)

La storia di questo produttore è originale. Conosce David Léclapart in Champagne senza essere particolarmente appassionato di vino pur venendo da Sanlúcar de Barrameda, in Andalusia, patria della Manzanilla. Tornato a casa convince Léclapart ad investire con lui in 4 ettari di vecchie vigne di palomino e moscatel. I vini di Muchada-Léclapart sono stati una vera e propria rivelazione. Vini minerali e marini, elegantissimi, iodati e profondi. Strepitoso il Lumière 2020 (ma anche il 2024 non era da meno), vino ottenuto da uve palomino, da una vigna di 65 anni denominata La Platera. Fermentazione spontanea e affinamento in barrique esauste. Olfatto che richiama il calcare, il mare, la frutta bianca, i fiori secchi. Sorso succoso, dall’acidità elettrica e sferzante, salato e profondo. Persistenza interminabile.

Diego Mutarelli
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Marmor 2022, la vitovska macerata in pietra carsica di Radovič

Abbiamo già parlato su queste pagine di Radovič (qui) e della sua vitovska 2021 (qui) vinificata in tini di pietra carsica e che viene etichettata con il nome di Marmor. Lo rifacciamo in occasione dell’assaggio di Marmor 2022.

vitovska Marmor 2022

Si tratta di un vitovska macerata in tini di pietra 2 settimane, 12 mesi di affinamento in legno usato, 2 mesi decantazione in acciaio senza filtrazione o chiarifica.

Vino Bianco “Marmor” 2022– Radovič

Colore oro antico di buona trasparenza e luminosità. Siamo distanti dallo stile orange carico e velato dunque. L’olfatto è elegante ma di personalità, richiama la roccia spaccata, il timo, lo zenzero e la scorza d’arancia.

Sorso di grande intensità e sapore, con il salmastro che la fa da padrone e accompagna la progressione del vino. La macerazione di due settimane risulta equilibratissima, fornisce aromaticità e carattere senza apportare note tanniche o amare. Chiude lungo su ritorni marini.

Plus: vino adatto a far cambiare idea a chi sostiene che i vini bianchi vinificati in rosso (con macerazione prolungata sulle bucce) siamo omologati e tendano a nascondere il varietale ed il terroir. Così non è in questo caso, la macerazione è gestita alla perfezione e apporta personalità e aromi senza intaccare minimamente l’identità del vino.

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Cinque calici a cena!

Consueto resoconto per condividere una degustazione casalinga con eno-appassionati.

Ecco cosa abbiamo bevuto:

Champagne “Ô ma Vallée” Blanc de Noirs brut – Maurice Grumier

Interessante Champagne ottenuto da pinot meunier (80%) e pinot noir a saldo. Naso elegantemente floreale e di fruttini rossi, quindi un tocco più dolce di zucchero a velo. Sorso delicato, bollicina fine, gioca più sulla finezza che sulla potenza, una certa dolcezza (dosaggio di 8 gr/l) arrotonda il sorso. Bollicina dal favorevolissimo rapporto qualità prezzo.

Jerez La Bota de Fino 115 – Equipo Navazos

Vino di Jerez ottenuto da uve palomino, invecchiato in botti che sviluppano la flor (velo di lievito che attiva processi di ossidazione del vino) e fortificato. Naso con caratteristici sentori ossidativi di frutta secca, ma anche fieno, fiori di campo, ananas grigliato, caramello salato, spezie…l’alcol (15%) è gestito benissimo, il sorso è secco e ficcante, la chiusura è salata e di grande persistenza. Non è facile trovare vini ossidativi di questa bevibilità.

Riesling Ried Loibenberg Smaragd 2013 – Weingut Knoll

Un riesling austriaco della regione della Wachau che si presenta in veste oro antico. Al naso idrocarburi, pietra, scorza d’agrumi, miele d’acacia e un tocco tropicale (mango). Sorso avvolgente e succoso allo stesso tempo, una certa maturità del frutto non disturba, anche perché l’architrave del vino è la freschezza che sostiene lo sviluppo e conduce ad un finale sapido e di grande armonia.

Volnay 1er cru Les Mitans 2017 – Domaine de Montille

Un pinot noir della Côte de Beaune che si esprime su note di fruttini rossi (ribes), lavanda, caffè, geranio, spezie (cannella). Fresco e succoso, estremamente dinamico anche se, ad essere severi, piuttosto rapido nello sviluppo. Amarognolo e sapido nella chiusura che è però delicata e di buona lunghezza. Riassaggiato il giorno dopo è ancora più buono…

Barolo Cascina Francia 2006 – Giacomo Conterno

Un fuoriclasse per cui il tempo sembra essersi fermato. L’olfatto è di ottima dolcezza ed espressività tra lamponi, roselline, menta, anguria e fragola. Bocca di impatto, serrata e intensa, fitta e freschissima, il vino si sviluppa senza soluzione di continuità ed è lunghissimo su un retrolfatto minerale e di frutta rossa.

Diego Mutarelli
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Saladin: Ardèche e il (troppo) calore mediterraneo

Côtes du Rhône rouge «Paul» 2023

Nel post odierno condividiamo un vino del Domaine Saladin, azienda che si trova in Ardèche, nella valle del Rodano meridionale. Siamo a circa 60 km a nord di Avignone. L’allevamento della vite e la produzione del vino risalgono a molti secoli fa, si attesta infatti l’acquisto di un terreno, da parte della famiglia Saladin, nel 1422! Da allora 21 generazioni di vignerons si sono succedute.

Attualmente il domaine è gestito da due sorelle, Élisabeth et Marie-Laurence Saladin. Sono 18 gli ettari vitati, a conduzione biologica, e molte le varietà allevate: grenaches (noir, blanc e rose), cinsault, carignan, mourvèdre, syrah, viognier, clairette rose, clairette blanche, bourboulenc, marsanne et roussane. In cantina ci si avvale di fermentazioni spontanee e non viene utilizzato alcun coadiuvante enologico ad eccezione dell’anidride solforosa.

Côtes du Rhône rouge «Paul» 2023 – Domaine Saladin

Il vino che abbiamo nel calice proviene da una delle vigne più vecchie dell’azienda, si tratta di un appezzamento di grenache (in prevalenza) e clairette blanche, in complantation.

Veste luminosa e vivace di un rosso rubino chiaro con riflessi granati. Olfatto di frutta rossa e nera matura (ribes, fragola, cassis), quindi una nota balsamica e di macchia mediterranea. Ad un primo impatto così elegante fa purtroppo da contraltare un sorso molto rapido fatto ostaggio di un alcool che, pur con i suoi 14% di titolo alcolometrico nominale, non lascia spazio allo sviluppo e “verticalità”. La parti morbide del vino non si integrano con una materia elegante ma non abbastanza “fitta”, tannini quasi assenti e acidità non apportano sufficiente grip e freschezza per compensare l’avvolgenza alcolica. Il risultato è di un vino caldo e dalla beva piuttosto difficile.

Plus: la storia dell’azienda, la vasta gamma di prodotti e vitigni, ci invitano a riprovare altre etichette e altre annate.

Minus: il vino assaggiato in questa occasione ha deluso le aspettative che riponevamo, l’alcol è veramente troppo in evidenza, leggiamo che l’appezzamento da cui il vino è ottenuto è esposto in pieno sud ed è probabile che in questa annata il calore e la maturità di raccolta abbiano inciso negativamente.

Diego Mutarelli
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Faccia a Faccia: syrah 2020

Riprendiamo con l’inizio del nuovo anno la nostra rubrica “Faccia a Faccia“. In questa tipologia di post ci divertiamo ad assaggiare fianco a fianco due vini che per tipologia, provenienza o metodo di produzione riteniamo possano avere qualcosa di interessante da dirsi e da dirci. Per questa occasione abbiamo assaggiato due syrah della medesima annata, la 2020.

Si tratta di una syrah francese, del celebre Domaine Jamet, messa a confronto con una syrah toscana dell’interessante progetto Casina di Burchio. Due vini che sul mercato si trovano nella stessa fascia di prezzo, intorno ai 25 €.

Syrah Collines Rhodaniennes 2020 – Domaine Jamet

Si tratta di uno dei vini “di ingresso” del domaine, lontano dai prezzi e dalla fama delle ricercatissime Côte-Rôtie del produttore. Un IGP ottenuto da uve syrah diraspate, macerazione di circa 15 giorni e affinamento di 12 mesi in botti di legno esauste. Domaine Jamet suggerisce di berlo dopo pochi anni dall’uscita.

Il colore è un rubino piuttosto intenso, al naso le note varietali della syrah emergono nette: carne, fumé, olive nere, un bel tocco floreale e di eucalipto. Colpisce un frutto piuttosto in secondo piano. Il sorso è caratterizzato da una materia piuttosto concentrata, con tannino croccante e saporito. Lo sviluppo è ben stratificato e la chiusura di ottima lunghezza. Vino di buona beva ma che non potremmo definire scorrevole.

Syrah Toscana IGT “Lavernae” 2020 – Casina di Burchio

Casina di Burchio si trova a Bibbiena nella zona del Casentino (Arezzo). Poche migliaia sono le bottiglie messe in commercio ogni anno, prodotte con i vitigni simbolo della valle del Rodano, ovvero syrah, in rosso, e viognier, in bianco. Il vino che abbiamo nel calice è prodotto da uve syrah, fermenta spontaneamente con macerazione di 15-18 giorni in acciaio. Affinamento di 12 mesi in barriques e tonneaux e altri 12 mesi in cemento.

Rubino intenso il colore, primo naso molto sul frutto rosso, poi arrivano le rose, le spezie (pepe verde), note balsamiche… in bocca il vino è gustoso, frutta e spezie dialogano in armonia, una buona acidità sostiene la progressione, il tannino è presenta ma di grana fine. Emerge una certa dolcezza di frutto che richiama la Toscana e che agevola la beva. Vino di personalità ed eleganza.

Riflessioni conclusive

Il confronto tra due syrah provenienti da due territori così diversi è stato interessante: una syrah francese, dal suo territorio d’elezione e da un grande manico bevuto di fianco (e alla cieca) al syrah di un piccolo progetto familiare del Casentino. Ebbene, il confronto non è stato certo impari. Il vino di Casina di Burchio ha dalla sua eleganza e scorrevolezza, accompagnate da una dolcezza che rende il vino delizioso; il vino di Jamet più cerebrale e scontroso, dalla beva meno immediata ma anche più complesso.

Diego Mutarelli
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I “migliori” vini del 2025

Trebbiano 1986

Si sa, dopo le Feste di Natale e Capodanno è tempo di resoconti e buoni propositi. Lo facciamo anche noi ricordando il 2025 appena conclusosi condividendo le nostre impressioni sui vini più rappresentativi (migliori?) bevuti negli ultimi 12 mesi.

Difficilissimo stilare una classifica dei migliori vini assaggiati negli ultimi 12 mesi. Sia perché non sono pochi, fortunatamente, quelli degni di nota, sia perché – anche spulciando gli appunti e gli archivi – come fare a scegliere il “migliore”? Ci abbiamo provato lo stesso privilegiando i vini che più hanno lasciato un solco nella nostra memoria, in fondo questo vorrà pur dire qualcosa!

migliori vini 2025

Miglior bollicina 2025: Champagne brut Les Goulats – Perseval Farge

Champagne di un produttore che possiede solo 4 ettari di vigna premier cru a Chamery, nella zona della Montagne de Reims. Il vino in assaggio è prodotto in poco più di mille bottiglie ed è ottenuto dagli antichi vitigni della Champagne (arbanne, petit meslier et fromenteau) con chardonnay a saldo. Sei anni di affinamento sui lieviti e sboccatura nel 2022 per un vino originale ma non stravagante, complesso e unico. Naso molto ampio di agrumi, orzo, note tostate, frutta secca, fiori gialli, calcare…sorso ricco e sapido, dalla bollicina sottile elegantissima e con un tocco ossidativo voluto e gestito con grande maestria. Persistenza pressocché infinita. Peraltro non è l’unico vino assaggiato del produttore negli ultimo 12 mesi, anche l’altro vino degustato (Champagne 196) è risultato di grande livello.

Miglior bianco 2025: Trebbiano d’Abruzzo 1986 – Valentini

Vino che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare ad un evento all’interno di Vinitaly e che ci ha stregato a quasi 40 anni dalla vendemmia. La cosa incredibile è che questo vino ha ancora diversi decenni davanti a sé, durerà ancora a lungo. Ne abbiamo parlato già a suo tempo, le note di degustazione si trovano in questo post: Abruzzo al Vinitaly.

Miglior rosato 2025: Cerasuolo d’Abruzzo “Tauma” 2024 – Pettinella

Un vino rosato che ci ha lasciato a bocca aperta pur se assaggiato in un “contesto da fiera del vino”, con molti assaggi alle spalle ed in un clima non certo intimo. Eppure… Vino di una personalità stupefacente, rosati di questo livello sono rari, non solo in Italia. Anche in questo caso abbiamo parlato del vino in un post già pubblicato e che si può leggere a questo link: Tauma 2024. E così l’Abruzzo, in modo del tutto inaspettato, si prende due allori in questa personalissima classifica dei migliori vini degustati nel 2025.

Miglior rosso 2025: Barolo Monvigliero 2017 – Comm. G.B. Burlotto

Eleggere il miglior rosso non è stato facile, tra vini francesi ed italiani è stata una lotta serrata. La spunta al fotofinish il Barolo Monvigliero 2017 di Burlotto, vino che abbiamo degustato con amici e che abbiamo probabilmente colto in una fase di grande espressività. E non si tratta di una delle annate più celebrate di Langa, tutt’altro… ma è proprio nelle annate complesse (la 2017 è stata particolarmente arida a livello climatico) che il manico del produttore fa la differenza. Di questo vino avevamo già parlato in un post dedicato che si può leggere qui: Monvigliero 2017.

Miglior vino “speciale” 2025: Vin Jaune “Les Singuliers” 2016 – Domaine Labet

La quinta categoria di vini, che abbiamo definito speciali, raggruppa i vini da meditazione, da dessert, fortificati o provenienti da lavorazioni particolari che li distinguono dalle categorie più classiche dei vini rossi, bianchi, rosati o frizzanti. In questo caso parliamo di un Vin Jaune, un vino bianco certo ma ottenuto da un particolare metodo di affinamento caratteristico del Jura. Sì tratta di un vino da uve savagnin da vendemmia tardiva, il cui processo di vinificazione prevede l’ossidazione del vino, con la tecnica della scolmatura delle botti e della conseguente formazione del velo protettivo denominato flor. L’olfatto di questo vino è assolutamente complesso e spiazzante: frutta secca, zenzero, agrumi, uva passa… cambia in continuazione. Il sorso è intenso e ficcante, fresco di agrumi e salato. La lunghezza in bocca post deglutizione ridefinisci il concetto di persistenza. Il nostro vino “speciale” 2025.

Buon anno a tutti, con l’augurio di bere tanti vini straordinari anche nel 2026!

Diego Mutarelli
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