I 10 colpi di fulmine del catalogo di Proposta Vini

Vinocondiviso ha partecipato alla presentazione del catalogo di Proposta Vini. Di seguito ti racconto i 10 vini che più mi hanno colpito “emotivamente”.
Partiamo da sud a nord, una volta tanto:

Sardegna

1) Quartomoro di Sardegna
L’azienda, attiva dal 2011, produce oggi circa 20.000 bottiglie per una quindicina di etichette, forse troppe. Ma questa complessità rispecchia il numero di vigne sparse sul territorio sardo, a cui ogni etichetta è dedicata. Mi hanno colpito particolarmente 3 vini:
Z Frizzante Sui Lieviti, un rifermentato in bottiglia a base vermentino e malvasia, vino da aperitivo disimpegnato ma non troppo. Naso molto interessante floreale ed agrumato, senza sentori insistiti di buccia di mela che spesso i vini di questa tipologia presentano. Il sorso è gustoso e la bollicina vivace ma non grossolana, l’amaricante in chiusura dona sapidità ed allungo.
Q Brut, un Metodo Classico sorprendente, da uve vermentino. Qui saliamo di livello, il vino è decisamente complesso ed elegante. L’olfatto è un misto di frutta bianca, mare e toni affumicati. Bocca affilata e profonda.
MRS 2017, da uve Muristeddu da vigne di oltre 60 anni di Mandrolisai. Vino spiccatamente floreale, di ottima verve acida con alcol gestito alla perfezione. Grinta, originalità e carattere al sorso.

2) Tanca Gioia U Tabarka
L’azienda nasce nel 2000 a Carloforte, nell’Isola di San Pietro. Le vigne sulla sabbia sono a piede franco. Sono stato rapito da due vini di fattezze opposte:
Carignano del Sulcis Roussou 2011, vino che inizia il suo momento migliore di beva in questo momento, a 6 anni dalla vendemmia.
Austero ma compiuto, il tannino è dolce e gli aromi marini e di macchia mediterranea giocano a nascondino con le spezie in formazione.
Bovale Ciù Roussou 2017, vino più spigliato, il produttore lo definisce “picaresco”, più aperto e fruttato del precedente, un corpo più sottile ed un sorso agile.

Bovale Ciù Roussou 2017 – Tanca Gioia U Tabarka

Sicilia
Le due aziende che mi hanno colpito maggiormente sono entrambe etnee:

3) I Vigneri
Azienda che non ha bisogno di presentazioni, una delle colonne portanti dell’Etna con il suo splendido Etna Rosso Vinupetra. Questa volta però mi ha colpito un vino diverso, ovvero il Vinudilice, un rosato ottenuto dalla vinificazione contemporanea di uve a bacca bianca e nera come alicante,
grecanico, minnella…vino piacevolmente fruttato al naso e decisamente acido in bocca, molto dinamico e succoso.

4) Sive Natura
Nuovo progetto nella zona est dell’Etna. Sono stato colpito dal Nerello dei Cento Cavalli 2016, nerello mascalese e cappuccio da vigne ad alberello che donano un vino di grande equilibrio, elegante ma pieno di energia e sapore.

Calabria
Produttore di Cirò dalle indimenticabili etichette anni ’50:

5) Scala
Bella tuttala gamma, in particolare i Cirò rosso classico superiore e la riserva Durì, ma il vino che mi ha lasciato a bocca aperta era una magnum
del Cirò Classico Superiore 2014: marino e fruttato, speziato e minerale, vino che dà il meglio di sé al sorso, dove la grinta del tannino del gaglioppo inizia a sciogliersi in una trama dolce e suadente. Delicata la chiusura ma di enorme persistenza.

Lazio
Due aziende che interpretano in modo magistrale un vitigno fino a qualche anno fa decisamente bistrattato e che da qualche tempo sta iniziando ad acquisire una meritata notorietà:

6) Giacobbe Alberto
L’azienda agricola si estende su una superficie di circa 15 ettari collocati nei comuni di Paliano, Piglio ed Olevano Romano.
Elegantemente floreale (viola) il Cesanese del Piglio Superiore Riserva Lepanto 2015, vino gustoso e complesso al tempo stesso, direi gastronomico.

7) Antonelli Marco
Solo 3 ettari per questa azienda di Olevano Romano, ma con vigne dai 50 ai 70 anni di età. Uno dei vini che più mi ha colpito dell’intera rassegna è il Cesanese di Olevano Romano Riserva Kosmos 2015, vino stratificato, ampio ed austero, floreale e speziato, con un tannino piacevolmente liquirizioso che accarezza la lingua e accompagna una chiusura profonda
e dissetante. Bellissimo vino!

Toscana
Siamo nell’altra Toscana, quella di “serie B” potremmo dire, lontano dal Chianti e da Montalcino. Ci troviamo nel Mugello, uno dei territori più vocati per il pinot nero in Italia.

Pinot Nero Vigneto di Fortuni 2014 – Podere Fortuna

8) Podere Fortuna
Circa 6 gli ettari di proprietà di Podere Fortuna che si ispira senza alcun timore reverenziale alla Borgogna. Ho trovato una gamma estremamente pulita ed elegante, con un uso del legno magistrale, cosa che non sempre avviene neppure al di là delle Alpi.
I vini, a differenza di molti pinot nero italiani, non sono “appiccicosi”, molli e stramaturi e neppure eccessivamente lavorati, ma anzi esprimono grazia e spontaneità.
Buona tutta la gamma, se devo evidenziare un vino forse la mia preferenza va al Pinot Nero Vigneto di Fortuni 2014, floreale e speziato, elegante in bocca senza però perdere energia e carattere.

Piemonte
In Piemonte ho segnato sul taccuino due aziende per certi versi opposti, una celebra e storica, l’altra neo-costituita e praticamente sconosciuta:

9) Castello di Verduno
Tutta la gamma presente in assaggio decisamente interessante, in particolare mi è piaciuto il Barolo 2015, ancora compresso ed austero com’è giusto che sia e solo bisognoso di tempo per esprimere il potenziale già sottotraccia.

Carema 2016 – Chiussuma

10) Chiussuma
Bellissime notizie arrivano da Carema, territorio estremo per eccellenza i cui fasti hanno rischiato di andare per sempre perduti. Solo la Cooperativa dei Produttori di Carema e Ferrando hanno resistito negli ultimi decenni ad un declino che sembrava inarrestabile. In tempi recenti però nuove aziende stanno provando con entusiasmo e fatica a rilanciare un territorio difficile e costoso. Il recupero di antiche vigne terrazzate, abbarbicate sulla montagna ed affacciate sulla Dora Baltea sono imprese per poeti e sognatori…e i ragazzi di Chiussuma lo sono.
Il Carema 2016 gli dà ragione, un vino terso, limpido e montano, sa di ribes e fiori rossi, spezie e mineralità chiara, la struttura è snella, “tutta fibra”, profondo e sapido il sorso.

Io Bevo Così: i vini da ricordare

Ricevo da un amico degustatore le sue impressioni da Io Bevo Così, evento che si è tenuto a Milano il 13 e 14 gennaio 2019. Ecco i vini che lo hanno più colpito, qualche appunto scritto di getto che ho deciso di non modificare. 

Potevo non condividerlo? 🙂

Io Bevo Così
Io Bevo Così

Di Cato – Malvasia 17 buona, fresca. Rosato Terre Aquilane, Cerasuolo declassato perché non raggiunge i 12°. In degustazione 15, 16 e 17, i 16 e 17 simili, leggerini, frutta chiara, il 15 è assolutamente notevole, frutto molto
intenso, speziatura dolce, ampio, variegato, cresce in complessità nel bicchiere, beva golosa. Montepulciano 17 bello fruttato, note di cuoio dolce, buona lunghezza.
Cherubini Wines – metodo classico appena fuori dalla Franciacorta. Piaciuto il rosé Levis 2011, 60 mesi sui lieviti, bel frutto rotondo, dolce, succoso, ben sorretto da corpo e acidità, lungo, molto pulito. Buono anche il Subsidium, da uve Chardonnay e PN, 60 mesi sui lieviti, annata 2011, cremoso, floreale.
Enrico Druetto – Morej (14 o15) da uve barbera con qualche altro vitigno in piccolissime quantità, vino succoso, bella acidità, un filo di rusticità, beva asciutta e godibile. Rovej 15 da uve slarina, varietà autoctona, grappoli piccoli con acini molto piccoli e ricchi di pruina – tanto che viene anche chiamata cinerina. Al naso frutti neri, balsamicità, spezia affumicata, bocca fresca, tannini fini, ritorni di frutta e tabacco. Preja, bianco da uve baratuciat, autoctono dell’area torinese. Annata 16, vino ossidativo perché la botte si è scolmata, l’ho trovato potente ma sgraziato, annata 17, vinificato in bianco vino di gran beva, tenero, floreale e frutta bianca.
Podere Sotto il Noce – dell’amico Max ho provato solo una novità: un rosso fermo da tre varietà di Lambrusco che veramente mancava. Alta gradevolezza, aperto, morbido, equilibrato, frutta chiara, bacche di bosco, note di nocciola, vino da consumare a litri.
Col di Corte – verdicchio di buon livello per questa azienda, in specie la riserva Sant’Ansovino 2016 decisamente di alto livello, ricco, potente, grasso, fresco e fine, grande intensità ed equilibrio.
Martilde – ottima la croatina Ghiro d’Inverno 2010, pulita, speziata, profonda, frutto ricco e croccante, dolcezza intensa e fine.
Cantina Giara – piaciuto il Fiano Cicaleccio 2017, alcuni giorni di macerazione, bella terrosità, maturo e fruttato con note di frutta secca, susine, uva spina. Beva franca e aperta.
Philippe Gilbert – Menetou-Salon rosé 2017, vino di una beva golosissima, frutto solare, fiori e spezie chiare, tenero e sapido.
Marco Merli – Buona serie di vini, particolarmente mi è piaciuto il Tristo, trebbiano macerato molto elegante, vegetale fresco, balsamico, succoso, fiori bianchi macerati, macchia mediterranea. Appagante al palato, lungo e
pulito
Tatsis – produttore macedone con una bellissima gamma. Provati 3 differenti vini da uve Roditis del 2016, uno vinificato in bianco e molto semplice, 2 versioni macerate per 30/32 giorni, uno resinato e uno no. La versione resinata molto ampio, vario, intenso ma ancora piuttosto sgraziato e scomposto, il macerato “normale” è un vino affascinante, intenso, ricco, dinamico, vario, frutta bianca matura, fiori, aria di mare, sabbia bagnata, grande tensione nel bicchiere, struttura importante ma la freschezza equilibra la beva rendendola golosissima. Rosso Limnio 2017, vitigno autoctono. Vino luminoso, frutto arioso e croccante, un cesto di frutta rossa, succoso e vivace, da bere a canna tanto è irresistibile.
Giovanni Iannucci – gradevoli le sue Falanghina, Campo di Mandrie fresca, frutto chiaro, sapida e floreale, beva pulita ed appagante. La Forma, Falanghina macerata, decisamente intensa, fiori bianchi macerati, buccia di mela, rotonda e lunga ben sorretta da acidità equilibrata.
Le Verzure – un gradevole Bianco Augusto 2016, trebbiano a malvasia macerati, ampio e succoso, aromatico e fruttato, bella bevibilità. Sileo 2016 è un sangiovese vinificato in anfora con 6 mesi di macerazione, ne esce un
vino brillante, aperto, qualche leggera rusticità per un frutto fresco, una terrosità fine, una balsamicità cremosa, con qualche punta ruvida che gli dà personalità, chiusura freschissima e lunga. Golosissimo, per me molto più
valido dei due sangiovese vinificati tradizionali in acciaio e legno da loro prodotti.
Samuel Cano Vinos Patio – una bella gamma di vini, puliti, succosi. Tra questi un rosso da uve Tinto Velasco chiamato Paeriza, fruttini dolci, morbido, speziato, carnoso, caldo. Un rosato pet-nat, Atardecer en el Patio 2017, morbido e profumato, dolce, fresco, beva irresistibile. Poi un bianco macerato da uve Airen, Aire en el Patio 2015, che mostra una certa immaturità ma anche intensità e classe, ricco di sapore, frutta matura, sapido, punte un po’ rustiche che richiedono tempo. Darà soddisfazioni.
Manlio Manganaro – Grillo 2017, prima annata di questo produttore. Vino espressivo, balsamico, cremoso, solare, intenso. Da tenere sotto osservazione per le prossime annate.
Le Selve – nebbioli di Donnas (picotendro) in varie interpretazioni di vigne e vinificazioni. Molto interessanti, tipici vini di montagna, sottobosco, fiori macerati, carne, acidità lieve, tannini fini e vivaci.

Minervois AOC, il cuore del Languedoc

Oggi ti porto nel sud della Francia, in Languedoc o meglio nella denominazione Minervois AOC.

Languedoc-Roussillon (credits: Briscoe Bites)
Languedoc-Roussillon (credits: Briscoe Bites)

Ci troviamo approssimativamente tra le note città di Narbonne e Carcassonne, l’appellation Minervois si estende da est a ovest per 60 km e da nord a sud per 20 km.
La AOC è piuttosto recente (1985) e conta quasi 4.000 ettari. Solo da qualche decennio però, grazie all’abbassamento delle rese e delle quantità prodotte, i vini si sono imposti all’attenzione dei degustatori.
Grenache, syrah, mourvèdre, cinsault, terret, picpoul, aspiran sono i vitigni a bacca nera in cui l’enofilo può imbattersi (spesso in uvaggio); in bianco invece troviamo grenache blanc, bourboulenc, maccabeu, marsanne, roussanne, vermentino…

Minervois AOC "Campagne de Centeilles" 2013 - Clos Centeilles
Minervois AOC “Campagne de Centeilles” 2013 – Clos Centeilles

Minervois AOC “Campagne de Centeilles” 2013 – Clos Centeilles

Il vino – cinsault quasi in purezza – si presenta con un bel rosso rubino chiaro di grande luminosità.
Naso subito pimpante, apre le danze un bel floreale (garofano) a seguire frutti di bosco aciduli (ribes) e maturi (mirtilli).
Dopo qualche secondo l’olfatto si rasserena su toni più dolci e terziari come la prugna ed il cacao.
La bocca in ingresso è decisamente succosa, sensazioni acidule di ribes e di frutta più matura mantengono il sorso dinamico e gustoso.
L’acidità, sempre in primo piano, è ben rintuzzata da alcol e tannini, che non perdono mai misura e compostezza.
Il finale è “dissetante” e sapido.

86

I 5 post di Vinocondiviso più letti nel 2018

Gli ultimi giorni dell’anno si avvicinano, è il momento di fare il punto della situazione e ripensare a cosa è successo nell’anno che sta giungendo al termine prima di gettarsi a capofitto sugli appuntamenti del prossimo 2019.

I 5 post più letti nel 2018
I 5 post più letti nel 2018

É con questo spirito che sono andato a spulciare le statistiche di Vinocondiviso.
Di seguito trovi i 5 post che nel 2018 sono stati più letti e più amati … anche da Google! 😉

Se c’è qualche post che ti è piaciuto particolarmente e che non risulta in classifica, condividilo nei commenti!

# 1 I profumi del vino: il peperone verde

La rubrica “I profumi del vino” è senza alcun dubbio la categoria più letta e meglio indicizzata sui motori di ricerca.
Tra i vari post dedicati agli aromi del vino vince nettamente l’approfondimento dedicato al peperone verde.

Link -> peperone verde

# 2 In visita da Roberto Conterno: rigore, poesia e Monfortino!

Roberto Conterno è sempre in cima a tutte le classifiche vinose e anche in questo caso l’interesse intorno a Conterno si conferma. Molto letto e condiviso il post-reportage apparso su Vinocondiviso che racconta della
visita a Monforte d’Alba.

Link -> Conterno

#3 L’amaro nel vino: quando il troppo stroppia

Post dedicato alle sensazioni amare nel vino. Segnatamente nei vini aromatici vinificati secchi o nei vini in cui l’uso del legno è gestito con imperizia.

Link -> L’amaro nel vino

#4 Vitigni autoctoni e biodinamica gli assi nella manica della Savoia

Un post del 2016 tra i più letti del 2018! Mi fa molto piacere sapere che l’interesse per i vini della Savoia continua a crescere.

Link -> Vini di Savoia

# 5 I Wine Box avranno successo anche in Italia?

In questo post analizzo invece un nuovo modo di acquistare il vino, i Wine Box.

Link -> Wine Box

Crozes-Hermitage “Les Meysonniers” 2014 – M. Chapoutier

Oggi ti parlo di un vino proveniente dalla più estesa denominazione del Rodano settentrionale: Crozes-Hermitage,
Con i suoi 1.500 ettari, Crozes-Hermitage non è certo la più prestigiosa zona del Rodano, ma è comunque capace di dare vini piacevoli (sia rossi da syrah, sia bianchi a base di marsanne e roussanne), non troppo impegnativi e spesso più agili e meno pretenziosi rispetto ai vini delle denominazioni limitrofe.

Crozes-Hermitage

Crozes-Hermitage “Les Meysonniers” 2014 – M. Chapoutier

Rosso rubino chiaro il colore. Naso piuttosto elegante, quasi timidamente emergono, uno alla volta, sentori di frutta matura (susina, ciliegia), fiori freschi (violetta), un po’ di spezie (cannella), cioccolatino alla menta.

La bocca ha un buon volume ma senza eccessi, il sorso è composto, vibrante e succoso, con acidità funzionale ad equilibrare le morbidezze alcoliche e la dolce materia fruttata.

La chiusura è pulita, anche se manca di un po’ di lunghezza, ma la sapidità lascia la bocca piacevolmente saporita.

88

FIVI 2018: storie da degustare

Potrei raccontarvi di decine di assaggi, in due giorni passati alla fiera Fivi di Piacenza, cose da dire ce ne sarebbero tantissime, ma sono sicura che in tanti l’hanno già fatto meglio di quanto potrei fare io.

FIVI 2018
FIVI 2018

Volti, voci e mani. Mani spesso indurite dal duro lavoro nei campi ed in cantina. Volti solari, a volte stanchi e voci emozionate ed orgogliose. Il vino si sa, non è solo qualcosa che si beve e ciò che mi ha emozionata di più in questa “due giorni” sono le storie di persone che in questi calici mettono la loro la vita. Spesso quello che beviamo è un concentrato del loro vissuto. Quindi sì, ho degustato storie e mi è piaciuto.

Quattro amici uniti da una passione comune, sveglia presto, scarpe comode e taccuini alla mano abbiamo percorso chilometri in questi corridoi alla ricerca di volti/vini noti e di qualche nuova scoperta, suggerita da amici o dalla nostra curiosità.

Entriamo tra i primi, puntiamo al fondo, primo obiettivo è lo stand Antico Castello, realtà dell’Irpinia a noi già nota ma che seguiamo con entusiasmo. Dietro al banco, Francesco sembra emozionato, siamo i primi e non vede l’ora di raccontare la storia della loro cantina centinaia di volte (ripassiamo domenica sera, vi assicuro quell’entusiasmo era ancora vivo). Etichette nuove, di grande impatto. Il loro Mida, Greco di Irpinia, li sta riempiendo di orgoglio e con gran ragione. I rossi sono un crescendo di eleganza ed espressività. Non vediamo l’ora di festeggiare il Natale con il loro Amarenico, mosto di Aglianico aromatizzato all’amarena.

Tappa da La Tosa, per onorare una cantina del luogo. Ho ben presente la loro Malvasia (la prima ad essere vinificata secca), Sorriso di cielo, nella cantina di mio papà non mancava mai. Mi ricorda l’infanzia, il racconto del signor Ferruccio scorre fluido; è tecnico, preparato ma mi perdo nelle sue mani nodose, dure. Mi chiedo quante vendemmie abbiano visto e quante ne vedranno. Penso: “siamo in buone mani”.

Non era una tappa prevista, ma le etichette catturano per la loro sensualità. Dietro il banco di Le Guaite di Noemi, proprio lei, Noemi: bella e decisa. Sta ritagliando le etichette con i nomi delle uve della sua terra che ha messo in esposizione insieme alle bottiglie. Fiera di essere donna vignaiola, ci accompagna in Valpolicella con Ripasso, Amarone ed una chicca, un taglio bordolese fatto con la tecnica dell’amarone. Viva il coraggio delle donne.

Riprendiamo il nostro programma, ancora in Campania, con il Castello delle Femmine. Peppe e sua moglie, coppia inossidabile, ci accolgo con i gesti lenti e sicuri di chi guida le proprie vigne da decenni. Sul tavolo un bellissimo book fotografico che racconta la loro storia e la loro famiglia. Hanno scommesso su vitigni autoctoni, quasi sconosciuti ed abbandonati: Pallagrello bianco, Pallagrello nero e Casavecchia. La scommessa è vinta.

Invoco la tappa svariate volte, finalmente mi accontentano, è Marta Valpiani. Avevo assaggiato il suo Albana e mi era parso sublime, avevo bisogno di una conferma e l’ho avuta. La loro descrizione sul biglietto da visita è “vignaiole artigiane romagnole” tanto basterebbe a conquistarmi (Albana a parte). Il loro straordinario tocco femminile è sulle etichette, sembrano decorazioni floreali di antiche porcellane. Marta indica Elisa seduta dietro il desk, le ha volute lei così. Brava Elisa.

Una tappa ci è parsa obbligata, elenchi chilometrici di produttori in tutte le regioni e poi il Molise, un solo rappresentante. Ci avviciniamo al banco, è affollato. Claudio Cipressi è pronto a difendere da solo la sua regione. Ci dice “gli altri miei colleghi non vogliono partecipare”, è un peccato. La Tintilia del Molise ci piace, non poco. Reclamiamo il Molise a gran voce alla prossima Fivi.

Trebotti, siamo in Tuscia, due simpatici ragazzi ci accolgono con gioia, si definiscono “giovani, indipendenti e bio”. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal loro Violone. Mi piacciono le loro bottiglie che si distinguono subito, con bandane, chiuse con cera e con etichette oversize. L’occhio vuole la sua parte, soprattutto quando si parla di nicchie di mercato.

Lo stand di Agostino è vuoto, sulla tovaglia bianca solo le bottiglie e qualche biglietto da visita, sembra non essere a suo agio, ma la Calabria ci piace, soprattutto ci piace scoprire cose inedite, quindi l’Azienda Agricola Cerchiara è tappa obbligata. Scopriamo che per Agostino sono le prime vendemmie, le prime etichette e le prime fiere. Il suo racconto parla però di una storia lunga, quella del suo territorio che lui conosce bene. Assaggiamo la Lacrima, è schietta, morbida. Speriamo di sentire parlare ancora di questi vini anche fuori regione.

Seconda fermata in Calabria. I due ragazzi di Scala, a confronto con Agostino, sono dei veterani. Cirò è il loro fiore all’occhiello, un’etichetta che sembra arrivata da una drogheria del dopoguerra, è quella scelta dal nonno e non è mai stata cambiata. Mario Soldati in Vino al vino scriveva che per fare il vino buono ci vogliono tre generazioni, oggi ho capito cosa intendeva.

Concludiamo la nostra gita in Calabria da Santino Lucà. Il desk è ricoperto di bergamotto ed attira l’attenzione anche solo per il profumo. Finalmente assaggio il Greco di Bianco, un mito del quale avevo solo sentito parlare (il vino che in antica Grecia era riservato al vincitore delle Olimpiadi). Ma un capitolo a parte andrebbe dedicato al suo Marasà bianco (vitigni Mantonico e Guardavalle), per approfondire ne porto una bottiglia a casa. Lasciamo a Santino il biglietto da visita, a fine giornata ci ringrazia, eppure siamo solo alcune delle centinaia di facce viste in quella giornata. Grazie a te.

Al nord ci dedichiamo alla Valtellina, al Grumello di Gianatti Giorgio. Ho un debole per il Nebbiolo di montagna e qui la montagna si sente netta, fresca e nessun sentore di legno che prevarica.

Poi ci avviciniamo a dei nuovi volti della Valtellina, all’azienda Pizzo Coca. I due giovani produttori, barbe lunghe e look da giramondo, hanno portato decine di foto delle loro vigne e dei loro animali (api incluse). Le etichette sono giovani, divertenti e attirano l’attenzione. Questi ragazzi sono da tenere sott’occhio.

Ci rilassiamo concedendoci una bolla, la tappa è dall’amico Gigi Nembrini, di Corte Fusia, t-shirt brandizzata e sguardo divertito. Le sue bollicine cremose concludono degnamente la giornata.

Decidiamo di dedicarci alla Toscana il giorno seguente. La sveglia è più rilassata ma già in auto siamo colti dalla sottile euforia di chi sa che a breve scoprirà qualcosa di nuovo stringendo un calice in mano.

Podere le Cinciole, Valeria e Luca sembrava ci stessero aspettando, ci raccontano del loro Podere centenario. Hanno portato dei campioni di terreno per descrivere una mineralità che in bocca è piacevolmente netta. Contro tutti campanilismi, sono loro stessi a suggerirci un “vicino di casa”. Andiamo subito a provarlo. È Fabio Motta “viticultore a Bolgheri”, l’accento lo tradisce nel suo essere lombardo, ma il suo Bolgheri è madrelingua e si sente. Fabio si è innamorato di questa terra ancora mentre studiava agraria, non l’ha più lasciata.

Proseguiamo da Istine, bella scoperta del Chianti. Angela, produttrice e figlia del fondatore, sgranocchia cioccolata e dice: “è Pernigotti, l’ho comprato anche se non servirà a nulla, per salvare un’azienda italiana”. Sarebbe bastato questo per capire che il loro vino è buono e genuino. Ottimo anche il loro vermuth di Radda.

Concludiamo con uno dei due sardi presenti in fiera, è l’azienda agricola Berritta. Il signor Francesco è orgoglioso del suo Panzale, vitigno autoctono rarissimo, ha ragione Francesco, la sua evoluzione negli anni è straordinaria.

È giunto il tempo di tornare a casa, accompagnati dalla malinconia di quando finiscono le cose belle; ho con me diverse bottiglie, le ho prese perché quando le aprirò potrò riascoltare storie e rivedere volti.

Chiara EM Barlassina
Facebook: @chiara.e.barlassina
Instagram: @cembarlassina

Macerati d’Europa

Ultimamente ho come l’impressione che sui vini macerati, ancora di più sui veri e propri orange wine, si distinguano due categorie nette: chi li ama e chi li odia.
Io personalmente sono nella prima categoria; mi perdonerete quindi se, accompagnandovi in questo virtuale viaggio per l’Europa, potrei sembrare un po’ di parte.

Macerati d'Europa
Macerati d’Europa

4 calici, 4 nazione e 4 modi di interpretare uno stile. E chissà quanti altri ancora potremmo scoprirne.

Partiamo con un vino greco, dall’isola di Cefalonia per l’esattezza. Zakyntino in purezza che macera 1 mese sulle bucce e praticamente rimane nudo e crudo come natura l’ha voluto. L’enologa dell’azienda Petrakopoulos infatti, con pochissimi interventi in cantina, riesce a creare vini molto rappresentativi del territorio, insomma un vino fatto in vigna e non in cantina (per l’esattezza da antiche vigne prefillossera).
Può sembrare un po’ rude, ma è un vino genuino che ti dice chiaramente la sua. Il ventaglio olfattivo è straordinariamente ampio, come la succosità in bocca. Per goderselo tutto, consiglio di lasciarlo nel bicchiere e meditarlo, senza abbinare nulla.

Rientriamo temporaneamente in Italia, perché il Friuli da anni si distingue e fa parlare di sé. Fa parlare di sé anche la cantina Zidarich che con questa Vitoska 100% ci fa scoprire tutt’altro stile. Stesso tempo di permanenza sulle bucce rispetto al vino precedente, ma un risultato completamente diverso.
Ci troviamo di fronte a maggiore eleganza ed equilibrio in bocca, insomma un vino più domato nel suo carattere, con un bouquet ampio ma più raffinato.

Riprendiamo il cammino verso la Spagna, dove Costador propone Metamorphika sumoll – blanc brisat un macerato (imbottigliato in ceramica) da vigne di 700m slm.
Sempre un mese di macerazione ed uno stile naturale che lo rende un po’ rustico (sentori di zolfo in apertura inclusi), imprime sensazioni meno forti rispetto al vino greco ma non vira verso l’eleganza friulana.
Sicuramente non un vino anonimo.

Infine approdiamo in Francia nella cantina Dominique Andiran, nello Juraçon.
Il suo Vain de Rû, 100% Colombard, macera “solo” una settimana sulle bucce. Qui l’eleganza tutta francese si fa sentire, insieme a tracce olfattive più dolci che ritroviamo in bocca con un residuo zuccherino superiore rispetto ai precedenti vini.
L’acidità citrina solletica e diverte, lasciandolo nel bicchiere qualche minuto sorprende per un marcato sentore di zafferano.

Insomma, alla prossima cena proviamo a portare una bottiglia di questi vini anche a chi si schiera contro (magari alla cieca) non si sa mai che si riesca a fargli cambiare idea.

Chiara EM Barlassina
Facebook: @chiara.e.barlassina
Instagram: @cembarlassina