Qualche giorno fa abbiamo parlato, qui sul blog, dell’evento di presentazione delle guida Slow Wine 2027. In quell’occasione avevamo assaggiato un ottimo vino bianco di Sassocorno, una realtà relativamente recente nata nel 2018 in quel di Corno di Rosazzo (UD). La curiosità di conoscere da vicino gli artefici di questo vino e di scoprire il resto della gamma ha fatto il resto e, in pochissimi giorni, abbiamo organizzato una visita esplorativa che condividiamo, come sempre, su queste pagine!

Ci troviamo nei Colli Orientali del Friuli, l’azienda nasce ad opera di Stefano Poser e Francesca Ius. Gli ettari vitati sono 6 e si sviluppano su tre corpi principali. A Corno di Rosazzo, nei pressi dell’azienda, si trovano gli impianti recenti (2018), mentre a Rocca Bernarda e a Rosazzo si trovano le due vigne più vecchie (impianti degli anni ’70, anche se non mancano piante molto più vecchie). I vitigni sono in grande prevalenza gli autoctoni friulani e l’impostazione potremmo definirla post naturale. L’azienda è infatti biologica certificata ma non si accontenta certo di questo, grande attenzione è posta sulla salubrità del suolo e delle piante, con pratiche tipiche dell’agricoltura rigenerativa come il sovescio e l’introduzione delle api per favorire la biodiversità. In cantina le fermentazioni sono spontanee e l’utilizzo dell’anidride solforosa, solo in imbottigliamento, viene fatto solo quando necessario e nelle minime quantità richieste dall’annata. Le fermentazioni sono effettuate in acciaio o cemento mentre gli affinamenti in botti di legno di varie capacità (dai 500 ai 1500 litri). Nessuna chiarifica o filtrazione ovviamente.



Stefano Poser, medico dello sport oltre che vigneron, ci ha proposto, e noi naturalmente abbiamo accettato, qualche interessante assaggio da botte. Siamo partiti dal Blancut 2026, un uvaggio di friulano, malvasia istriana, ribolla gialla e un po’ di riesling. Si tratta di un bianco dal breve affinamento che non vede legno, potremmo dire che fa parte della linea dei “vini d’annata”, ci ha sorpreso per un naso già ben definito, che si muove tutto su toni delicatissimi di frutta bianca e fiori accompagnati da qualche nota più dolce, sorso fresco e di ottima profondità per un vino di grande beva e “finto semplice”. Sempre da botte abbiamo assaggiato il vino atto a divenire il rosato Eresia 2026, vino dal nome provocatorio per la scarsa presenza di rosati in Friuli, e che è ottenuta da una pressa diretta ed immediata svinatura di uve refosco dal peduncolo rosso e schioppettino, vino che al momento è molto chiaro al colore e che abbiamo trovato in divenire, difficile da giudicare in questa fase anche se oggi ricorda più un bianco profumato che un rosato, ma attendiamolo in bottiglia. IlNeri 2026 è anch’esso un uvaggio fresco e immediato di varietà a bacca rossa quali franconia, refosco, merlot e cabernet; il vino risulta goloso di frutti di rovo (more), succoso, immediato e dal tannino presente e soffice in chiusura. Promette molto bene lo Schioppettino 2025, in questa fase il naso è sul lampone e il pepe, la bocca è già disponibile e dolce di frutto, l’ulteriore affinamento prima della messa in commercio fornirà grip e complessità aggiuntive, ne siamo certi. Grande curiosità per l’assaggio del vino più recente dell’azienda, ovvero di quello che sarà il Pignolo 2026, vitigno che ha bisogno di anni per assestare la sua carica tannica e che abbiamo assaggiato ancora imberbe con un certo timore (come si dice in questi casi “infanticidio enologico!”). Il vino è compatto, serrato, di grande prorompenza e freschezza quasi agrumata. Vino che siamo impazienti di assaggiare quando sarà messo in commercio ma ci vorrà qualche anno di pazienza…
Ci siamo poi trasferiti nell’accogliente sala di degustazione per assaggiare qualche vino della gamma attualmente in commercio. E, lo diciamo subito, abbiamo avuto conferma delle impressioni ricavate sia al banco di assaggio di Slow Wine sia ora in occasione dell’assaggio dei vini in affinamento, ovvero di una “manico” che in cantina accompagna l’uva senza volerla stravolgere (anche per le vinificazione in rosso dei vitigni bianchi!), la ricerca è quella di vini eleganti, con freschezza sempre presente, e con gestione del legno ed estrazione dei tannini di grande perizia.


Il Badie 2023 (anteprima da botte, il vino deve ancora essere imbottigliato), tocai giallo da vigne vecchie che macera, diraspato ma con acini interi, per 2 settimane, è un vino a nostro gusto strepitoso. Ci è sembrato persino superiore al Badie 2022 premiato da Slow Wine. Un vino che suggeriamo a tutti quelli che “la macerazione in un vino bianco omologa e appesantisce la beva“. Il rosato Eresia 2025 invece si esprime principalmente sugli aromi floreali, il sorso è delicato ma la chiusura profonda e sapidissima.

Grande sorpresa il Verduzzo 2021 ottenuto da filari sparsi in un vigneto piantato negli anni ’70. Anche in questo caso la vinificazione è “in rosso”, ovvero con macerazione per 2 settimana dell’uva diraspata ad acino intero e affinamento in legno di acacia e rovere per 4 anni. Vino color ambra, vinificato secco (piuttosto raro per un verduzzo), un naso complesso di miele, gelsomino, mela cotta, uva passa, scorza d’arancia, fieno…il sorso è saporito, dal tannino fitto e dal sale che non molla il palato e la lingua. Vino che colpisce nel segno e che, parole di Stefano Poser, troverà il suo abbinamento perfetto con l’anatra all’arancia.
Che dire poi dello Schioppettino 2023? Chi scrive ha un debole per il vitigno, di cui abbiamo parlato spesso su queste pagine, e quello di Sassocorno non sfigura tra i migliori interpreti dei Colli Orientali. Naso di pepe rosa, ribes, anguria. Sorso di grande acidità, verticale e profondo nello sviluppo, lunghissimo seppur con un tannino soave. Potenza senza peso.

Da ultimo il Merlot 2020, ottenuto da una vigna del 1973 dalla resa bassissima, affinamento in legni di varie capacità per 4 anni. Un merlot che colpisce per la sua vena prepotentemente minerale, i fruttini di bosco, una nota balsamica e un curioso sentore che ricorda il tamarindo. Sorso materico ma anche freschezza, tannino fitto e sottile, lungo.
Abbiamo acquistato qualche bottiglia da degustare con calma, magari provando qualche abbinamento con il cibo tra quelli suggeriti da Stefano Poser. Ci ripromettiamo di parlarne e condividerne le impressioni qui sul blog, ma la sensazione è che i Colli Orientali del Friuli abbiano trovato un nuovo interprete da seguire con attenzione!
Diego Mutarelli
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