Champagne Clos de l’Abbaye 2012 extra-brut – Doyard

Siamo a Vertus, estremo sud della Côte des Blancs in champagne, regno dello chardonnay, dove opera Doyard, ottimo produttore sempre affidabilissimo.

Il suo prodotto di punta, di cui parliamo oggi, viene da una particella piccolissima di chardonnay piantata nel 1956 (mezzo ettaro) circondata da mura (il Clos appunto, come il famoso Clos du Mesnil di Krug). Qui le vigne sono curate senza prodotti chimici, basse rese, di questa cuvée sono prodotte solo 1650 bottiglie, senza malolattica e dosaggio molto contenuto (3g/L).

Parliamo di uno champagne con sboccatura di settembre 2017, quindi 4 anni di permanenza sui lieviti.

Ancora giovanissimo si presenta nel bicchiere con riflessi quasi verdognoli, il naso è tutto sul gesso e sull’agrume amaro con cenni di anice, bocca splendida per “droiture”, freschezza e pulizia del palato.

Da bere oggi con piacere ma qualche anno ancora di cantina gli gioverà sicuramente.

Abbinamento d’elezione con un carpaccio di ricciola.

Gregorio Mulazzani
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Dom Pérignon 2008: per ora brutto anatroccolo. Diventerà cigno?

Il Dom Pérignon non ha certo bisogno di presentazioni: Champagne mito prodotto in milioni di bottiglie (cifre non ufficiali parlano di 5/6 milioni circa) solo nelle migliori annate dal colosso LVMH.

Il prezzo ormai da qualche anno è stabile e si aggira tra i 130 e 160 euro, diciamo che è una sicurezza anche per chi vuole fare un regalo di prestigio e gradito ad una platea di bevitori piuttosto vasta.

Stappo questa 2008 (annata considerata super) uscita da un paio d’anni circa, purtroppo al momento è una delusione sia al naso, dove appare completamente chiuso, sia in bocca dove una bolla ancora scomposta e un’acidità sopra le righe la fanno da padrone lasciando spazio a pochissimo altro.

E’ noto agli appassionati che DP con questa cuvée ha cambiato profondamente stile passando ad un dosaggio di zuccheri molto più basso rispetto al passato ed in generale ad un approccio molto meno “ruffiano”. Insomma, intenzioni che possono essere viste positivamente, ma se il risultato è questo devo dire che rimane più di una perplessità, soprattutto se consideriamo che al livello di prezzo di DP la concorrenza non manca ed è di alta qualità.

Ad ogni modo lo riproveremo sulla fiducia, non prima di qualche anno (minimo 5), sperando che nel frattempo qualcosa si sia “mosso” in bottiglia.

E tu? Se hai già assaggiato Dom Pérignon 2008 mi piacerebbe sapere che ne pensi.

Gregorio Mulazzani
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Champagne Avizoise 2013 – Agrapart

Siamo nel cuore della Côte de Blancs, ad Avize, dove lo chardonnay regna sovrano. Qui ha le vigne Pascal Agrapart, uno dei vigneron più noti ed in ascesa degli ultimi anni, come, ahimè, parimenti in ascesa, sono i prezzi delle sue bottiglie.

Champagne Extra Brut Avizoise 2013 – Agrapart

Beviamo – non degustiamo perché la bottiglia finisce troppo in fretta – il suo Avizoise 2013 (ottima annata per lo chardonnay da quelle parti) tra le sue cuvée di alta gamma proveniente solo da vecchie vigne di Avize. La sboccatura è di maggio 2019, quindi ancora giovanissimo ma la curiosità è tanta, con un dosaggio 3 grammi/litro (extra brut).

Il naso è subito un tuffo nella craie champenoise, il gesso/calcare/argilla affiorante dappertutto da quelle parti, dove una volta c’era il mare; naso ulteriormente impreziosito da bergamotto, tè verde, anice e finocchietto, un trionfo di eleganza e finezza come nello stile di Pascal. La bocca è potenza in guanto di seta, appagante, salata, piena ma mai pesante, anzi il contrario, con una beva travolgente (in due ci vorrebbe una magnum), si percepisce chiaramente che il palato è ancora compresso e che questo Champagne andrebbe riassaggiato tra 5 anni minimo per permettergli di sprigionare tutta la sua palette aromatique; ma è così goloso e così piacevole che queste diventano solo elucubrazioni di un enomaniaco.

Da abbinare con un gran carpaccio di ricciola, del caviale serio o del sushi di alto livello.

Gregorio Mulazzani
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Champagne La Grande Année 2002 – Bollinger

Bollinger non ha certo bisogno di presentazioni, si tratta di una della Maison più antiche e illustri della Champagne. Il loro La Grande Année (che sboccato tardivamente esce come R.D.*) è uno champagne classicissimo – 66% di pinot noir e 34% di chardonnay – sempre di grande solidità e struttura che raramente delude, potremmo definirlo un assegno circolare…un po’ come la Grande Cuvée di Krug.

Champagne La Grande Année 2002 – Bollinger

Questo 2002 – figlio di un’annata memorabile con sboccatura 2011 (alla faccia di chi dice che gli Champagne vanno bevuti giovani) – al naso ha un’ossidazione molto controllata, cenni di pasticceria, ferro, agrumi maturi e gesso; ma è la bocca che colpisce davvero: una crema vellutata con una bolla finissima che accarezza il palato ed un’acidità ancora pimpante a chiudere.

Non è la potenza ma sono l’eleganza e la delicatezza che la fanno da padrone, come vuole da sempre lo stile Bollinger. Uno Champagne autunnale da abbinare, vista la stagione, a un gran risotto al tartufo oppure a porcini freschi o ancora bevuto da solo ma in buona compagnia davanti al camino come augurio per un 2021 migliore.

Gregorio Mulazzani
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* approfondiremo la storia di R.D. (Récemment Dégorgé) in un prossimo post!

In Champagne, ma bevendo rosso

La storia dello Champagne non nasce fra bollicine e tappi a fungo, come si potrebbe credere: affonda le proprie radici e deve la sua iniziale fama ai vini rossi fermi, presenti sulla tavola della corte di Francia già dal 1500.

Il clima freddo e sistemi di vinificazioni antichi non permettevano di realizzare vini di alta qualità e così nel corso degli anni i vini fermi furono accantonati a favore della seconda rifermentazione in bottiglia.

I vini rossi non sono però mai scomparsi del tutto, arrivando fino ai giorni nostri e diventando, di contro, una chicca per gli appassionati: poche bottiglie a prezzi non popolari. La denominazione Coteaux Champenois racchiude non solo i vins tranquilles rossi, ma anche rosati e bianchi, entrambi rarissimi. Da segnalare che alcuni giovani produttori, favoriti anche dai cambiamenti climatici, stanno elaborando vini bianchi fermi da immettere sul mercato nei prossimi anni.

Incuriosita dalla tipologia e complice un corso sullo Champagne, ho deciso di assaggiare un vino rosso da Champagne e la scelta è ricaduta sul Coteaux Champenois Bouzy Rouge 2009 di Benoît Lahaye, un recoltant manipulant di Bouzy di cui già amo le bollicine. Altre opzioni che custodisco, come enoici sogni da esaudire, sono EglyOuriet Cuvée des Grands Côtés Vieilles Vignes e Bollinger La Côte aux enfants.

Coteaux Champenois Bouzy Rouge 2009 – Benoît Lahaye

Non iniziamo al meglio: il tappo si rompe all’apertura ma riusciamo ad estrarlo senza danno; appena messo al bicchiere (un pinot noir con un bel granato luminoso) all’olfatto si presenta cupo e chiuso con un’insistita nota animale di pelo bagnato. Dopo un’ora di attesa (in punizione in sgabuzzino!) migliora molto anche se la fanno da padrone soprattutto i sentori terziari di cuoio, foglia di tabacco e humus. Anche la bocca sembra soffrire un po’ dell’evoluzione del vino e risulta corta e “svuotata”; solo dopo un’ora e mezza ecco ringiovanirsi con un bel pot pourri di fiori rossi, spezie dolci, polvere di cacao. Guadagna anche in persistenza.

Infine, dopo due ore, fa capolino una nota di lampone e fragolina di bosco, il sorso si allunga ancora: finito. Abbinato ad un tagliere di formaggi degli amici della Sala della Vino, dove, per la cronaca 😉, trovate due delle diciotto bottiglie che sono arrivate in Italia quest’anno (millesimo 2017).

Alessandra Gianelli
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Un Blanc de Blancs di razza

Da oggi Vinocondiviso si arricchisce dei contributi di Gregorio Mulazzani, grande esperto e fan di Champagne! Ti racconterà quindi soprattutto di bollicine, francesi ma non solo. Questo è il suo primo post
Benvenuto Gregorio, il Signore delle Bolle!

Ci troviamo a Cramant, a pochi km da Reims, zona Grand Cru per lo chardonnay e dove vengono quindi prodotti i più grandi Champagne Blanc de Blancs. Qui ha la propria sede Diebolt Vallois, antica azienda familiare che coltiva vigne sin dal XV secolo!

Champagne Brut Fleur de Passion 2008 – Diebolt-Vallois  

Il Fleur de Passion è la cuvee di punta della maison, 100% Grand Cru chardonnay da vecchie vigne (anche di più di 60 anni di età), tutte nel comune di Cramant.

Fermentazione in barrique, senza filtrazione né malolattica svolta, poco dosato, circa 4gr/litro di zucchero residuo (quindi acidità molto alta, per chi piace il genere, e con ottime prospettive di invecchiamento).

Ancorché giovanissimo (abbiamo assaggiato la versione 2008, grandissima annata, immessa sul mercato nel 2018), Fleur de Passion è uno Champagne che va aspettato almeno 5 anni dalla messa in commercio per esprimere tutto il suo potenziale. Questo 2008 che abbiamo nel calice al naso, profondissimo, è già un tripudio di mineralità bianca con gesso e calcare in primo piano, agrumi gialli e anice. In bocca scalpita un’acidità elettrica e graffiante, la materia sotto si fa sentire prepotentemente invadendo il palato.

L’abbinamento con un italianissimo caviale e del sushi d’autore esalta il tutto.

Indimenticabile ma da dimenticare in cantina per qualche anno, peccato che, di questa annata, ahimé ormai non si trovi più nulla ma, qualsiasi Fleur de Passion troviate (a brevissimo in commercio la 2012), sarà sempre una grande bevuta!

Gregorio Mulazzani
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Ricomincio da tre

E così, faticosamente e con prudenza, anche le degustazioni della piccola redazione di Vinocondiviso si riaffacciano alla ricerca di un’impossibile normalità. L’ultima degustazione pre-Covid19 è un ricordo indelebile: Beaujolais e fagiano.

Abbiamo deciso di ricominciare da tre vini, per un aperitivo lungo fatto di chiacchiere e riflessioni intorno al bicchiere. Aperitivo a base di stuzzichini vari, focaccia al formaggio e strudel di melanzane fatti in casa.

Ecco cosa abbiamo bevuto:

Asolo Prosecco Superiore Extra Brut Vecchie Uve 2016 – Bele Casel

In apertura abbiamo scelto un Asolo Prosecco del tutto fuori dal comune. Ottenuto da un vecchio vigneto nella zona di Monfumo, dalle pendenze proibitive e con uve dimenticate. Non solo glera dunque ma anche rabbiosa, marzemina bianca, perera, bianchetta trevigiana. Anche la vinificazione è fuori dall’ordinario: charmat lungo, un anno sulle fecce fini, un anno di autoclave e ancora un anno in bottiglia. Insomma, dimenticate i prosecco di 30 giorni in autoclave! Il naso è delicato ed elegante, si riconoscono la pera acerba, gli agrumi, la salvia ed un leggero tocco affumicato. Sorso verticale, non possente ma elettrico e vibrante grazie ad un’acidità citrina che percorre il palato e sgrassa la bocca invitando ad un nuovo assaggio.

Champagne Special Club 2002 – Pierre Gimonnet

Non tutti sanno che la menzione “Special Club” è esclusiva di un’associazione di circa 30 produttori, RM di champagne, che decidono, solo nelle migliori annate, di imbottigliare questa selezione tutti nella stessa bottiglia ma con la propria etichetta. Questo Special Club di Pierre Gimonnet lo stappiamo ad almeno 10 anni dalla sboccatura (purtroppo non riportata in etichetta). Il colore è un bel giallo dorato luminoso, il naso è decisamente ricco: frutta gialla, pasticceria, note lattiche, spezie. La bocca è equilibrata, l’acidità è ben integrata in una materia di tutto rispetto, il sorso resta agile e dalla chiusura piacevolmente salata. Champagne non certo da aperitivo, richiederebbe abbinamenti più arditi per dare il meglio di sé.

Chianti Classico 2017 – Tenuta di Carleone

100% sangiovese per questo vino, pura espressione di Radda in Chianti. Vino giovanissimo fin dal colore, rosso rubino luminoso con riflessi porpora. Naso di ciliegia, macchia mediterranea, agrumi e mineralità scura. Succoso e acido l’ingresso in bocca, si sviluppa bene sia in ampiezza che in profondità, il vino chiude lungo su una gustosa scia sapida. Vino mutevole e divertente, goloso e austero al tempo stesso. Ancora giovane, benché sia già estremamente godibile. Darà il meglio di sé tra qualche anno.

Ci auguriamo tutti che questo aperitivo sia solo l’inizio di future degustazioni da condividere!

Al cospetto di sua maestà Clos du Mesnil 2002

Ci sono vini mitici per fama, leggendari per storia e, di contro, irraggiungibili per prezzo, che ogni appassionato di vino aspira a degustare almeno una volta nella vita.

Tra questi non manca mai il più iconico degli champagne, il Clos du Mesnil di Krug.

Champagne Clos du Mesnil 2002 – Krug

E così, sei appassionati degustatori, si sono ritrovati qualche giorno fa a Milano per degustare il mitologico champagne 100% chardonnay, ottenuto da un unico vigneto-giardino di 1,84 ettari, circondato da un muro del Seicento (un clos, per l’appunto).

Il Clos du Mesnil 2002 degustato ha trascorso un invecchiamento di ben 13 anni nelle cantine Krug con sboccatura nell’inverno del 2014-2015.

Champagne Clos du Mesnil 2002 – Krug

Champagne Clos du Mesnil 2002 – Krug

Primo naso su note di caffè verde e nocciole, pochi secondi nel calice e gli aromi evolvono e si arricchiscono: entrano in scena le note agrumate, il burro del croissant, un tocco di frutta esotica, il fiore bianco e una mineralità soffusa e pervasiva.

Il sorso è stupefacente per nitore, intensità ed eleganza. La bollicina minutissima e fitta, perfettamente fusa nella materia, rende soave l’incedere del liquido che, benché sia ricco e denso, appare lieve e mobile. La freschezza è ben presente, calibratissima e dissetante.

Champagne che satura senza alcuna esibizione muscolare tutto il cavo orale e lo coccola con ritorni di crema di limone e spezie. La persistenza è lunghissima e agrumata.

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Cucina giapponese e vini…a Milano

Oggi ho il piacere di raccontarti di una serata conviviale trascorsa a Milano, nel nuovo ristorante giapponese Ichikawa. La particolarità del ristorante, oltre naturalmente alla presenza del maestro Haruo Ichikawa in persona, è che si può mangiare unicamente secondo la formula omakase: un percorso di degustazione che cambia secondo l’estro e le materie prime a disposizione dello chef.

Naturalmente non potevano mancare i vini!

Gli champagne:

Champagne Brut Cuvée Fleuron 2008 – Pierre Gimonnet

Champagne Brut 2008 – Lallier

Champagne Extra-Brut Les Grillons 2011 – André Robert

Champagne Nature Violaine 2010 – Benoit Lahaye

Champagne Nature Rosé Zero – Tarlant

Champagne Extra-Brut Rosé de Saignée – Laherte Frères

Sugli scudi i due rosé di Tarlant e Laherte: il primo è uno champagne rosé molto fine al naso, di grande mineralità e suadenza (calcare, lampone, fiori secchi) con un incedere in bocca acido e profondo, ma la materia integra bene l’abbondante freschezza lasciando il cavo orale piacevolmente saporito e terso; il secondo è invece uno champagne più carico, a partire dal colore più scuro, per continuare con un olfatto maturo e ferroso di grande fascino, il sorso è di contro estremamente soave, con perlage molto elegante e delicato e allungo cremoso e carezzevole. Sul podio anche un sorprendente Lallier che, nel millesimo 2008, sforna uno champagne di grande carattere, che piacerà a chi non disdegna un tocco ossidativo ed una chiusura di leggera astringenza, salatissima e profonda.

I vini bianchi:

Anjou Bastingage 2016 – Clos de l’Élu

Muscadet Sèvre et Maine Gorges 2014 – La Pépière

Sancerre Clos La Néore 2015 – Vatan

Chablis 1er cru La Forest 2007 – Dauvissat

Batteria “vinta”, inaspettatamente, dal Muscadet de La Pépière, vino di una mineralità chiara stupefacente che fende il cavo orale agile ma ineluttabile, ficcante e profondo, per chiudere su pregevoli ritorni marini. Ottimo anche lo Chablis di Dauvissat che sembra però all’apice e più che soddisfacente il Clos La Néore di Vatan che, pur non toccando le vette di alcuni millesimi indimenticabili, mostra anche in quest’annata il suo carattere essenziale e minuto, tenace ed autorevole.

I vini dolci:

Riesling Mosel Auslese Wehlener Sonnenuhr 2010 – Joh. Jos. Prüm

Buca delle Canne 2006 – La Stoppa

Due vini diversissimi tra loro ma di grande pregio. Il riesling di Prüm è un fuoriclasse che alterna note dolci di spezie e frutta matura a note più aspre di agrumi e vegetali. Il sorso è meraviglioso: delicato e saporito, freschissimo, tutto giocato sugli agrumi e il sale. Il Buca delle Canne, prodotto in rare annate da La Stoppa, da acini di semillon colpiti da Botrytis cinerea, è un vino dal portamento maturo e morbido: fichi, datteri, zafferano, agrumi e zenzero…accompagnano il vino che risulta concentrato nel sapore e carezzevole nella chiusura.

Degustazione estiva tra amici: Sidro, Champagne, Chablis, Loira …

Le calde giornate estive mettono alla prova anche il più incallito dei degustatori. Ecco allora che pur non perdere la buona abitudine di degustare si mettono sul tavolo, rigorosamente alla cieca, bottiglie fresche, spesso frizzanti, che possano refrigerare anima e corpo dei bevitori. Se poi la location è un terrazzo estivo di un locale fuori città…

Di seguito il resoconto di una di queste serate estive all’insegna del buon bere.

Cidre Cornouaille AOP – Manoir du Kinkiz

Poiré Granit 2017 – Eric Bordelet

Due sidro molto diversi. Il sidro di mele di Manoir du Kinkiz è un classico sidro di mele bretone, intenso e succoso, con un piacevole finale dolce/amaro. Più elegante il sidro di pere di Eric Bordelet, celebre produttore della Normandia, dall’olfatto delicatamente fruttato e dalla dinamica sottile e persino minerale.

Chablis premier cru Séchet 2011 – Dauvissat

Naso decisamente fine di gesso e menta, mare e pietra, con un tocco di leggera affumicatura. Bocca non particolarmente stratificata, come era lecito attendersi dal difficile millesimo, ma di grande equilibrio tra acidità e note burrose. Chiude su ritorni marini di media persistenza.

Champagne g.c. La Chapelle du Clos Brut 2012 – Cazals

Naso di grande classe tra sbuffi di agrumi e toni affumicato, gesso e spezie. Secco e dritto in bocca, con un perlage sottile che solletica il palato e un’acidità ben presente che allunga il sorso. Manca forse un po’ di intensità e nerbo in chiusura, ma si beve benissimo.

Champagne premier cru Le Cran 2008 – Bereche

Primo naso un po’ vinoso, poi torrefazione e frutto giallo maturo. In bocca dà il meglio di sé, con materia e volume, sapidità e freschezza che vanno a braccetto e si rincorrono fino a terminare in una chiusura citrina, profonda e lunghissima.

La Porte Saint Jean Six Roses 2017 – Sylvain Dittière

Il vino è un PetNat (rifermentato in bottiglia con metodo ancestrale) ottenuto da chenin, cabernet franc e sauvignon blanc. Colore rosato chiaro e naso divertente di fragoline, sambuco, rose ed un tocco fumè. Bollicina sottile, non particolarmente persistente, ma il vino è molto piacevole anche al sorso, che risulta sapido e molto guidato dall’acidità, la pennellata vinosa in chiusura è misurata e non toglie profondità al vino.

Pinot Nero Metodo Classico 2006 – Pietro Torti

Oltre 120 mesi sui lieviti per questo Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese che ha avuto l’ardire di confrontarsi con tante bollicine d’Oltralpe. Bevuto alla cieca non sfigura, in particolare a livello olfattivo le note fruttata del pinot nero, qualche spezia in formazione e una controllata ossidazione non permettono di identificare immediatamente la bolla come italica. La dinamica in bocca risulta piuttosto semplice, la beva è scorrevole ma non così articolata come si aspetta da un vino di lungo affinamento. Chiude leggermente vegetale ma con ottima sapidità.

Fiano di Avellino 2016 – Pietracupa

Naso da attendere senza fretta, appena versato è compresso su note di frutta bianca, nocciola, leggera affumicatura. Il vino risulta giovanissimo anche in bocca, che però risulta molto promettente, sapida e con un leggero tannino. Chiude succoso.

Argile Blanc 2017 – Domaine des Ardoisieres

Chardonnay, jacquère e mondeuse blanche per questo vino della Savoia molto delicato ed elegante. Olfatto floreale e minerale, ma anche fruttato (mela). Dinamica in bocca guidata da un’acidità ficcante ma per nulla aggressiva, il vino è agile ma non banale con un finale sapido e di ottima profondità.

Vouvray Les Enfers Tranquilles 2016 – Michel Autran

Ecco il vino che mi ha totalmente stregato, inatteso anche perché poco conosciuto (benché bevendo alla cieca questo non conta poi molto). Un naso mutevole, intenso e definito di fiori bianchi, arancia, polline, mare…bocca altrettanto dinamica, secca e fresca, saporita e stratificata. Persistenza molto lunga su ritorni di mare e roccia.

Franken Homburg Kallmuth Asphodill Silvaner GG 2009 – Fürst Löwenstein

Vino che non mi ha lasciato molti ricordi, il più dimenticabile della serata, in un’annata probabilmente non felice. Non che avesse problemi particolare, ma ho ricordi molto migliori di altri millesimi di questo stesso vino.

Gattinara 2006 – Antoniolo

Vino (o più probabilmente bottiglia) che sembra essere in leggero declino. Frutto rosso maturo al naso, poi foglie secche e sangue. Bocca dal tannino smussato, finale sapido ma senza il grip che ti aspetteresti da un grande Gattinara.

Champagne Brut Prestige 1998 – Tarlant

Degna chiusura questo champagne evoluto al punto giusto, dal naso di sottobosco, fungo, scorza di agrumi, tamarindo. Grande beva e compiutezza in bocca, chiusura sapida e lunga.