Non si finisce mai di imparare con lo champagne! Ecco le “new entry”

La Champagne è, anche per un appassionato di lunga data, una terra che spesso regala sorprese e scoperte. Non è difficile incontrare produttori sconosciuti o quasi. Basta andare ad una delle tante manifestazioni sulle bollicine francesi e voilà, una buona parte dei produttori da degustare sono ignoti, o quasi.

È stato il caso di Atelier Champagne, la bella manifestazione tenutasi a Varese domenica 24 e lunedì 25 marzo. Nella suggestiva cornice del Palace Grand Hotel, in un locale luminoso e ampio, sono stati presentati i vini di 24 produttori, alcune maison e molti recoltant. Bene, circa una decina di questi mi erano sconosciuti o, quanto meno, mai degustati. E proprio fra questi si sono rivelate le più piacevoli sorprese.

Senza pretese di far classifiche vorrei raccontare di quei vini degustati per la prima volta e che più mi hanno colpito, e magari due parole anche su qualche vecchia conoscenza.

Champagne Ardinat-Faust

Ardinat-Faust è un piccolo produttore della valle della Marna, biologico dal 1971, che coltiva soprattutto Pinot Meunier. Il suo Oeil de Perdrix è un rosé delizioso, sapido e fruttato. Carte d’or, anche lui da Meunier 100% è più acerbo, nonostante il dosaggio più alto – 10 gr/lt contro 5 del precedente – è più su note verdi e quasi tabaccose che accompagnano note floreali. La Cuvèe Speciale, che è 50% Pinot Noir e 50% Chardonnay, è vino di maggior struttura ma molto minerale, asciutto, un frutto molto definito, frutti rossi aciduli e agrumi.

Gautherot è un nome famoso nell’Aube. Questa maison ha origini secolari, non è il Gautherot più famoso (Vouette et Sorbèe) ma ha dalla sua una lunghissima tradizione. Coltiva Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay. Il loro Reserve Brut, assemblaggio dei tre vitigni, è diretto, sapido, ben definito anche nei sentori fruttati e di crosta di pane. La cuvèe Exception, da Pinot Nero e Pinot Bianco, è intensa, fruttata e delicatamente speziata. In bocca è pieno, fresco, la struttura è importante e ben equilibrata dall’acidità. Il Rosé, ottenuto da macerazione, è un vino che unisce armonicamente intensità e delicatezza del frutto. Un cesto di frutti di bosco, sentori di fiori macerati e di foglie rivelano la sua origine 100% Pinot Noir. In bocca è lungo, fruttato, di gran carattere. Il Notes Blanches è per 80% Pinot Bianco e 20% Chardonnay. È uno Champagne floreale e sapido, ricco di aromi lievi, la frutta bianca, il sale, il mare, che si fondono in una cremosità leggera, una quenelle ai frutti di mare ed alle erbe di montagna. Lungo, asciutto, un sorso appagante.

Champagne Philippe Gonet

Philippe Gonet è una maison a conduzione familiare della Cote de Blancs. Propone una serie vini molto validi, naturalmente in maggioranza BdB. Il Brut Reserve, classico blend 60% PN, 30% CH, 10% Meunier leggermente dosato (8 gr/lt), è un vino che definirei confortevole, molto pulito, sentori cremosi, di crosta di pane, di pasticceria, frutta chiara. In bocca è cremoso e fresco. Il Blanc de Blancs 3210, chardonnay non dosato, è netto, diretto, quasi tagliente sia al naso sia all’ingresso in bocca. Fiori bianchi ma anche sentori verdi di foglie e corteccia di sambuco, frutta bianca acerba, agrume amarognolo. Decisamente un vino giovane. La cuvèe Roy Soleil BdB matura parzialmente in legno. Il vino è intenso, note di crema di limone, di campi di fiori in montagna, di bignè speziati. In bocca è sorso di spessore e di freschezza, lungo, tornano la pasticceria e l’agrume. Ter Blanc è un vino proveniente da vigneti di chardonnay non trattati chimicamente, matura in botti grandi di rovere, passa almeno 60 mesi sui lieviti. Al naso è potente, pesche bianche, legno dolce, nocciole, mandarini e bergamotto a dare freschezza. Grande intensità al sorso, fresco, sapido e gessoso, con ritorni di crema e di agrumi. Il millesimato 2009, anch’esso BdB aggiunge grassezza a quanto si trova nel Ter Blanc, con note di spezie, di pane, di canditi. Una freschezza un po’ spenta ne rende un po’ pesante il transito in bocca.

Heucq Pere et Fils è un piccolo produttore che lavora in biodinamica a Cuisles nella Valle della Marna. Ha presentato cuvèe di solo Pinot Meunier: Tradition Nature, Tradition Extra Brut, Tradition e Brut Rosé. I tre Tradition sono vinificati nello stesso modo, cambia solamente il dosaggio. Tutti presentano uno spiccato carattere terroso, di funghi, sottobosco, roccia. Il Nature non dosato mostra una bella verticalità, molto fresco e sapido, mineralità lunga e sorso profondo. Nell’Extra Brut (3 g/lt) emergono frutti scuri, si amplia il quadro gustativo, la pressione al palato, la beva è più immediata, appagante. Il Tradition è decisamente più morbido e più gastronomico, emergono più note fruttate, cremose. Lievi sensazioni di amaro in chiusura. Il Rosé offre un equilibrio mirabile tra mineralità e frutti rossi, arricchite da note speziate ed i ritorni di bosco e funghi. Bella lunghezza, molto gourmand.

Champagne Lebeau – Batiste

Lebeau – Batiste, produttori a Chavot-Courcourt, appena a sud di Epernay, azienda familiare che produce sei cuvée. Qui ne presentano quattro. Grande Reserve BdB, offre un cesto di frutti bianchi e caramelle al miele, note di pasticceria. Bocca ampia e persistente, fine e fresca. Il Rosé Brut, base 2013 con 30% di vini di riserva, al naso è fruttato, fragoline di bosco e tutti gli altri tipi di fruttini rossi, buona dolcezza. In bocca è cremoso e intenso. Aromi sempre dominati dai frutti di bosco, note di amarena, bella acidità a tenere pulito il sorso. Il Millesimé 2012 è un vino decisamente ricco ed intenso. Naso di fiori, frutti canditi, cedro su tutti, pasticceria, torta di mele. Grande cremosità, ritornano in bocca tutti i frutti ed i fiori, le preparazioni di pasticceria che vengono evocate aggiungono una buona complessità. Forse manca un filo di freschezza in chiusura. La Cuvée Selection è il solo vino di questo produttore che affina in legno, e si sente. Tutto giocato sulla balsamicità, si fa il pieno di erbe aromatiche e selvatiche, dall’origano al finocchietto selvatico, si affianca poi una dolcezza cremosa che arricchisce l’olfatto ed il sorso. In bocca esprime anche una bella acidità, a completare ed equilibrare le sensazioni. Decisamente appagante.

Roger Coulon è un altro produttore di piccole dimensioni – 10 ettari e circa 80.000 bottiglie – da Vrigny, che produce vini tutti giocati sulla finezza e la pulizia. Heri-Hodie, cuvée a maggioranza Meunier, è un vino molto aperto, frutti bianchi, fiori primaverili. Note agrumate in bocca aggiungono armonia e la freschezza chiude il sorso con grande eleganza. L’Hommée è un vino classico, più ampio ed intenso del fratello minore, più cremoso, strutturato, sorso più intenso, miele e pesche, petali di rosa. Un bel finale fruttato e fresco. Il Roselie extra brut è un rosé de saignée che affina in legno, cosa che gli dona spessore, potenza e carattere. Al naso frutti rossi, spezie, erbe fini, in bocca la potenza è equilibrata dall’acidità. Heritage extra brut è un vino che affina quasi due anni in legno e poi passa 10 anni sui lieviti. La vinificazione è riflessa in una grande complessità, lievi sentori di spezie dolci, quasi vanigliate, sorreggono le note fresche di fiori, le note di brioche si inseguono con la pesca bianca. Bocca di notevole impatto, bella acidità a sostenere la struttura, chiude sulle spezie e la crosta di pane.

Trousset – Guillemart è un piccolo produttore della bassa Montagne de Reims che ha presentato una bella serie di vini, precisi, vivaci. Il Créme Brut ed il Brut Nature sono freschi, puliti, le note verdi ne denunciano la gioventù ma la ricchezza compensa, facendo emergere note di caramella alla menta, di balsamico. In bocca sono pieni e freschi. Il Brut rosé ritrova note balsamiche e mentolate integrate coi frutti rossi e la spiccata mineralità. Bocca fruttata e fresca, intensa e lunga. Il Millesimato 2013 è un vino morbido ed intenso, di grande definizione e rigore, profuma di aranceto, di erbe mediterranee. In bocca è molto fresco, non svolgendo la malolattica, freschezza che accompagna la cremosità agrumata e balsamica. Il Blanc de Noirs, vino con una parte di reserve perpetuelle, si presenta fresco, sapido, terragno, note lievemente animali. Emergono poi frutti chiari e note più cremose. In bocca è equilibrato, ampio e complesso, sentori di avocado e di fiori bianchi. La cuvée Blanc pur Anna, vinificata in legno e da reserve perpetuelle, è uno chardonnay molto ricco e intenso, ancora giovane e toccato dal legno, ma molto fresco, agrumato, profondo. Fonde cremosità e mineralità in un allungo di panettone con le scorze d’arancia decisamente affascinante.

Champagne Pascal Doquet

Pascal Doquet è invece una vecchia conoscenza, i loro vini sono sempre di alto livello ed anche qui lo confermano. Arpége è uno champagne di grande mineralità e sapidità, integrata con le note di bacche di bosco, fiori macerati, crosta di pane. In bocca è fine, lungo, asciutto. Diapason, che viene parzialmente vinificato in legno, è un vino intenso su note mature, di nocciole, di crema di vaniglia. Grasso e pieno, è integrato da una giusta freschezza che pulisce il sorso. Sorprendente la cuvée Antocyanes, rosé di macerazione di una gioventù sbarazzina ed affascinante. Note vinose, fruttate, dolci, cremose. Fragoline di bosco, sale, crema di lamponi, beva franca, dolce e goduriosa.

Thienot è una maison che merita di essere citata, anche se non è propriamente un piccolo produttore, perché fa vini impeccabili, confortevoli, di grande beva e piacevolezza. A partire dal Brut base, che fa già 60 mesi di maturazione sui lieviti, e che offre un rigore ed una precisione notevoli, arrivando al rosé di assemblaggio, molto fine ed immediato nel suo frutto rosso intenso, fino al millesimato 2008, vino potente ma raffinato, classico stile da maison, pasticceria, frutta gialla, fiori bianchi, agrumi. Una bella complessità in un vino senza sbavature.

Andrea D’Agostino

Noir o nero, purché sia pinot

Oggi ti racconto di una degustazione tra amici il cui tema era, genericamente, “pinot noir o pinot nero”. La supremazia francese per il vitigno in questione non era in discussione, ma è sempre stimolante mettersi in gioco bevendo alla cieca per apprezzare al meglio le sfumature del pinot nero.

Ecco cosa abbiamo bevuto:

Oltrepò Pavese Pinot Nero “Giorgio Odero” 2012 – Frecciarossa

Azienda storica e rappresentativa dell’Oltrepò, anche Frecciarossa si cimenta con il pinot nero. Abbiamo assaggiato il Giorgio Odero 2012 che si presenta al naso su toni di frutta rossa ben matura, un cenno vegetale e poi, dopo qualche minuto di assestamento, arrivano anche le erbe aromatiche. L’ingresso in bocca è piuttosto caldo, lo sviluppo è in ampiezza anche se arriva alla chiusura abbastanza rapidamente. La bocca resta appena amara.

Plus: vino interessante ed espressivo, ha tenuto molto bene nel bicchiere
Minus: un guizzo acido in più avrebbe di certo aiutato, così come una maggior articolazione al sorso.

Südtirol Alto Adige Pinot Nero “Villa Nigra” 2015 – Colterenzio

Colterenzio è una realtà cooperativa da più di 1,5 milioni di bottiglie. Tra le oltre 30 etichette in gamma anche la selezione di pinot nero Villa Nigra. Il vino ha un naso un po’ sfocato che si dipana tra note di caramella al lampone, qualche tocco boschivo e uno straccio bagnato che va e viene. Ma soprattutto la bocca delude: stretta, senza progressione e corta.

Minus: vino poco fine al naso e cortino in bocca, da rivedere.

Vougeot 1er cru “Les Cras” 2015 – Domaine Philipp

A memoria non ricordavo un Les Cras a Vougeot, ma il libro di Armando Castagno “Borgogna, Le vigne della Côte d’Or” viene in aiuto in qualche modo giustificando la dimenticanza. In Côte d’Or sono almeno 15 le vigne che portano questo nome (che deriva da crai e fa riferimento al suolo formato da sassi bianchi). L’affinamento in legno copre un po’ il primo naso che è speziato, poi esce il fruttino rosso, un tocco di incenso e china, la scorza d’agrumi… Bocca soddisfacente come presenza e sviluppo, è forse un po’ calda ma saporita e pulita in chiusura.

Plus: vino non straordinario ma sfaccettato e saporito
Minus: legno ancora ben presente sia al naso sia in bocca che non risulta ancora del tutto equilibrata.

Bourgogne 2005 – Domaine Robert Chevillon

Chevillon ha bellissime e vecchie vigne tra i migliori premiers crus di Nuits-Saint-Georges. Questo Bourgogne 2005 ha un naso appena evoluto ma ancora molto affascinante: spezie, sostanze psicotrope, ribes… La bocca è stupendamente risolta, saporita e sapida.

Plus: vino di grande fascino, perfetto nella sua semplicità. All’apice.

Bonnes Mares Grand Cru 2009 – Domaine Bart

Ed eccolo il grand cru della serata che si esprime con un naso limpido, luminoso e vivace di spezie e fruttini rossi che richiamano immediatamente la Borgogna. La bocca ha un’acidità ben presenta che accompagna lo sviluppo del vino che risulta succoso. Chiusura sapida e molto persistente.

Plus: vino che coniuga alla perfezione eleganza e complessità, facilità di beva e sinuosità.

Gevrey-Chambertin 1er cru “Les Goulots” 2004 – Domaine Fourrier

Annata davvero difficile la 2004 in Borgogna. I pinot noir ne risultano spesso vegetali con note olfattive che in casi non infrequenti arrivano persino a richiamare l’olezzo delle cimici… Domaine Fourrier se la cava invece piuttosto bene e ci regala un naso di frutta chiara, accompagnato da un tocco vegetale appena accennato, poi spezie e rose. Il sorso è “rilassato”, in questa annata l’evoluzione comincia a sentirsi anche se, pur risolta, la bocca è elegante e piacevolmente sapida.

Plus: considerando l’annata in questione non si poteva chiedere di più.

ALSAZIA: un prezioso mosaico enologico nel cuore dell’Europa (2/2)

Prosegue il racconto con la seconda puntata del viaggio in Alsazia di Chiara, se non hai ancora letto la prima parte la trovi al seguente link: Alsazia – un prezioso mosaico enologico (1/2).

Passeggiando, al fresco, tra i filari...
Passeggiando, al fresco, tra i filari…

Giusto il tempo di mettere un brezel nello stomaco e si riparte per il prossimo appuntamento: la cantina Cle De Sol. Siamo a Ribeauville. Simon, ci aspetta sulla porta, è un giovane vigneron appassionato ed innamorato di vino e del suo territorio, oltre che di motori. Un’altra piccola realtà in cui la sala degustazione si confonde con il magazzino, ma è proprio questo il fascino: si entra nel cuore della vita di questi produttori. Le pareti della stanza sono ricoperte di argilla, la stessa argilla presente nei suoi vigneti.
I vini di Cle de Sol sono un elogio alla natura ed al suo tocco, la filosofia di Simon è quella di intervenire il meno possibile sui processi di vinificazione, motivo per il quale le annate si susseguono in un racconto storico. In alcuni anni abbiamo Gewurztraminer dai profumi dolci al naso ma secchissimi alla bevuta, in altre annate il residuo zuccherino è piacevolmente presente, questo dipende anche dal comportamento dei lieviti indigeni. Non parlo certo di processi di vinificazione lasciati al caso, ma sicuro di una gran bella interpretazione di terroir e variabilità delle annate.

Cle De Sol
Cle De Sol

Oltre ai vitigni classici alsaziani, presso Cle de Sol, comincio il mio percorso di “innamoramento” dei Pinot Noir alsaziani. Nelle annate più recenti troviamo Pinot Noir scattanti, esili, di vibrante acidità; andando indietro nelle annate guadagnano in complessità, corpo e tannino che si fa più presente ma, al tempo stesso, più accattivante. Cle De Sol è una realtà giovane che vale la pena tenere sott’occhio. Producono anche degli ottimi succhi, veri e propri nettare di mele.

Il giorno seguente ci affidiamo ad una solida realtà alsaziana conosciuta in tutto il mondo, Domaine Marcel Deiss a Bergheim, una delle cantine che ha fatto la storia dell’Alsazia vitivinicola nel mondo.

Chez Marcel Deiss
Chez Marcel Deiss

Qui la sala degustazione è un elegante salotto con poltroncine e tanto di schermi su cui poter visualizzare la mappa dei territori e dei terreni. In un’ora di degustazione si viene trasportati in una full immersion sul territorio alsaziano. La scelta di questa maison è quella di non utilizzare vitigni in purezza ma blend già in vigna, infatti, lo scopo ultimo (ed a mio parere molto nobile) è quello di far capire come i medesimi vitigni possano dare risultati straordinariamente diversi a seconda del cru nel quale vengono coltivati (N.d.R.: per approfondimenti leggi cosa scrive Deiss sulla
complantation). Quindi passiamo da vini di grande aromaticità: fiori, frutti e morbidezze a vini di mineralità quasi graffiante e straordinaria complessità. Vengo folgorata da due etichette in particolare: Gruenspiel 2013, nasce sul deposito di un torrente e regala sentori di polvere da sparo, cipria ed una grande potenza alcolica che si integra perfettamente nel corpo solido di questo vino. Altenberg, Gran Cru 2011; un racconto di aromaticità, freschezza e lieve sapidità; un vino da dimenticare in cantina (se si riesce) per farsi sorprendere dall’invecchiamento.

Concludiamo con la cantina di Paul Ginglinger, al centro del villaggio di Eguisheim. Le sue vigne sorgono sui Grand Cru Eichberg e Pfersigberg. Degustiamo Riesling secchi e minerali, che ancora una volta preferisco alla versione abboccata. Mi emoziona il suo Gerwurztraminer in cui il residuo zuccherino è perfettamente bilanciato da un lievissimo tannino che solletica le gengive. Con Michel Ginglinger degusto i Pinot Nero che più mi sono piaciuti in questo viaggio; vengono affinati in vecchie barrique ereditate dai cugini di Borgogna. Sono vini scattanti nella freschezza, ma ricchi sia al naso che nella rotondità del corpo, sentori ematici e di frutto rosso tipici del Pinot Noir ed una sorprendente nota di castagna, che confesso di aver ritrovato in diversi Pinot Noir di questa regione.

Non sarebbe stata un’esperienza così coinvolgente se non avessimo accompagnato tutti questi vini alle specialità alsaziane: doveroso citare il foie gras (canard ed oie) in perfetto abbinamento con un Gewurztraminer abboccato, le deliziose terrine di carne ben supportate da Riesling d’annata, il tipico Choucroute (crauti aromatizzati al ginepro con salsiccia, stinco di maiale e prosciutto) che esige un bel Pinot Nero. La notte di capodanno non potevamo non brindare invece con un crémant d’Alsace: le morbide e sensuali bollicine alsaziane che abbiamo deciso di abbinare ad una grandiosa assiette di formaggi francesi.

Suolo alsaziano
Suolo alsaziano

Difficile riassumere e cercare di mettere ordine in tutte queste esperienze di degustazione, l’Alsazia è un mosaico di straordinaria varietà per vitigni e terroir; sicuramente non dimenticherò i sentori stuzzicanti di frutti tropicali, i profumi pastosi di cipria e roccia, le acidità custodi del futuro di questi vini, e il residuo zuccherino di misura e grande eleganza, quindi…au revoir Alsace!

Chiara EM Barlassina
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Girlan e i suoi vini nel cuore di Milano

Girlan
Photo credits: Girlan

Citato la prima volta nel lontano 1085, Girlan (Cornaiano in italiano) è sede della Cantina Girlan: 200 viticoltori, che lavorano 215 ettari di vigneti fra l’Oltradige e la Bassa Atesina, ad un’altitudine fra i 250 e i 550 m s.l.m.
Guidata dal kellermeister (capocantina) Gerhard Kofler, produce tre distinte linee: le Selezioni, i Vigneti e i Classici. Vini ottenuti da uve autoctone (gewürtraminer, schiava, lagrein, moscato rosa) e da varietà internazionali (chardonnay, sauvignon, müller-thurgau, pinot nero e bianco, ecc.) che trovano in Alto Adige un ambiente ottimale.

Girlan, terroir
Photo credits: Girlan

Martedì 29 gennaio, al Park Hyatt di Milano, per mano del funambolico Luca Gardini, l’azienda ha presentato i suoi nove vini di punta.

Girlan, i vini bianchi
I vini bianchi in degustazione
  • Flora Cuvée Bianco Riserva 2016, vigneti a 450-500m s.l.m., blend di chardonnay, sauvignon e pinot bianco, affinamento in botti di rovere per 12 mesi e 6 mesi in tini d’acciaio. Un vino perfettamente bilanciato nella sua cuvée, fresco e sapido, in cui emergono note floreali, di agrumi freschi (pompelmo e lime) e sentori di erbe aromatiche.
  • Flora Pinot Bianco Riserva Riserva 2016, vigneti a 450-500m s.l.m., affinamento in botti di rovere per 12 mesi e 6 mesi d’acciaio; un vino giovane ma di sicura longevità, dove le note agrumate cedono il passo a frutti gialli maturi e delicate note salmastre.
  • Flora Chardonnay 2016, vigneti a 450-500m s.l.m., affinamento in botti di rovere da 12-15hl per 12 mesi; un vino di grande eleganza, esempio di magistrale uso di legno (nuovo) funzionale ad esaltare le caratteristiche del vitigno.
  • Flora Sauvignon 2017, vigneti a 500m s.l.m., affinamento 50% in botti di rovere e 50% acciaio; un vino fresco, dai sentori minerali e di fiori bianchi; quello che mi ha colpito meno tra i bianchi in degustazione.
  • Flora Gewürztraminer 2017, vigneti a 300-450m s.l.m., affinamento in acciaio; sicuramente quello che mi è piaciuto più della batteria dei bianchi, perfettamente equilibrato fra dolcezza e acidità, con sentori delicati di rosa e mughetto. Dimenticatevi certi gewürztraminer molli e stucchevoli in cui spesso ci si imbatte.
Girlan, i vini rossi
  • Gschleier Alte Reben Vernatsch 2017, vigneti 450m s.l.m., lunga macerazione, affinamento 9 mesi in botti di rovere; ottenuto da vigne di oltre 80 anni (Alte Reben significa infatti “vecchie vigne”) è un perfetto connubio di freschezza e acidità, dove il sentore di frutti rossi iniziale cede il passo a note aromatiche (alloro e rosmarino). La definizione che gli ha dato Luca Gardini è stata per me illuminante: Dolce & Selvatica.
  • Patricia Pinot Noir 2016, vigneti 450m s.l.m., lunga macerazione, affinamento 9 mesi in botti di rovere; una bellissima espressione di pinot nero giovane, fresco. Si avvertono sentori di arancia sanguinella, frutti rossi, menta, un tocco di zenzero e pepe bianco.
  • Trattmann Pinot Noir 2016, vigneti 400-500m s.l.m., affinamento 15
    mesi in barrique/botti di rovere; qui il pinot nero comincia a emergere in tutta la sua potenziale longevità. Spicca il tannino, croccante e fragrante, polveroso, perfettamente pronto ad evolvere.
Pinot Nero Riserva Vigna Ganger
Pinot Nero Riserva 2015 Vigna Ganger
  • Vigna Ganger Pinot Nero Riserva 2015, vigneti 360-380m s.l.m., fermentazione sui raspi e affinamento 20 mesi in barrique/botti di rovere. Eccolo, finalmente, Vigna Ganger, il fiore all’occhiello dell’azienda: un vigneto monopole, situato a Mazzon, zona altoatesina particolarmente vocata per il pinot nero con netta esposizione a sud-ovest e, caratterizzato da un microclima unico e terreni argillosi in superficie e con substrato calcareo. Il 2015 è fuori dubbio giovane: nell’aspettarlo fra qualche anno, per ora mi “accontento” di Patricia.

Givry: nel cuore della Côte Chalonnaise

L’assaggio di un vino mi porta a parlarti oggi della Côte Chalonnaise: 25 kilometri di vigne tra la Côte de Beaune a nord ed il Mâconnais a sud.

La Côte Chalonnaise
La Côte Chalonnaise

Photo credit: Millebuis

Givry è una denominazione dedicata in gran parte alle uve rosse di pinot noir (238 ettari contro solo 46 ettari vitati a chardonnay).

Anche per Givry fu fondamentale la presenza dei monaci benedettini dell’abbazia di Cluny prima e dei cistercensi poi. L’AOC Givry fu istituita nel 1946 e insiste su tre comuni: Givry, Dracy-le Fort e Jambles.

I vini della zona sono senza ombra di dubbio meno celebri e complessi dei vini della Côte de Nuits ma la notizia positiva per l’appassionato è che, cercando con attenzione, è ancora possibile acquistare vini di interesse a prezzi accessibili.

Givry 2015 – Domaine Desvignes

L’azienda Domaine Desvignes è sita proprio a Givry ed il vino in questione è un base senza indicazione di vigna.

Il vino si presenta di un rosso rubino vivo e luminoso con un naso piuttosto primario ma accattivante: frutta dolce (lampone) e acidula (melograno), aghi di pino, violetta.

La bocca è ficcante e profonda, non così articolata, giocata tutta sulla freschezza ed il sapore. L’equilibrio complessivo è però mirabile, il sorso risulta aggraziato e goloso. Sapida la chiusura con un tannino delizioso in fin di bocca.

Semplice ed appagante.

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Monthélie 2010 – Bouchard Père & Fils

Oggi ti parlo di un vino della Côte de Beaune, un Monthélie per l’esattezza. Il villaggio di Monthélie si trova tra Volnay e Meursault. Sono quasi 140 gli ettari della AOC Monthélie (oltre 40 premier cru).

La grande maggioranza dei vini prodotti a Monthélie è ottenuta da pinot noir, molto più rari i vini bianchi.

Monthélie 2010 - Bouchard Père & Fils
Monthélie 2010 – Bouchard Père & Fils

Monthélie 2010 – Bouchard Père & Fils

Il vino si presenta di un bel rosso rubino trasparente e granato sull’unghia.

Il naso è floreale (violetta, geranio) e di frutti di bosco (lampone e cassis). Con l’ossigeno escono fuori anche note agrumate, speziate (cardamomo) e una curiosa nota ematica/ferrosa.

La trama è di buon volume, il sorso ampio, dolce e succoso. L’acidità non è così pronunciata e la chiusura è di media lunghezza su bei ritorni floreali.

Plus: naso molto ampio, vino goloso ed elegante, in beva perfetta in questo momento.

Minus: un po’ di “cattiveria” e grip in più in bocca darebbero più spessore al sorso.

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Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo alla cieca

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello

Come augurare buon compleanno ad un amico degustatore che si proclama “eno-gay”? Vietati i vini marmellatosi, bandito il tannino graffiante, si accettano solo vini sapidi, dall’acidità pronunciata e possibilmente non troppo alcolici.

Poche ma chiare le regole di ingaggio degli invitati. Qualcuno si è attenuto strettamente al diktat, qualcun altro un po’ meno, ma altrimenti che degustazione alla cieca sarebbe stata?

Ecco i vini che abbiamo bevuto:

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo
Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo

Champagne “Assemblage” Extra Brut 2008 – Bruno Paillard

Agrumi, fiori bianchi e gesso tratteggiano una bocca austera e rigorosa. Bolla fitta e sottile, sorso elegante. Acidità poderosa ma assolutamente in filigrana al corpo del vino. Nessuno squilibrio, un insieme molto armonico per un finale decisamente lungo e salato. Champagne ancora giovanissimo. Essenziale ma non disadorno.

Champagne 736 Extra Brut “Dégorgement Tardif” – Jacquesson

Qui la frutta c’è ed è anche gialla, accompagnata da tocchi di burro, zenzero ed una intensa mineralità calcarea. Bolla fittissima e fine. Saporito e di ottima struttura, la materia si percepisce nel finale sapido e di gran volume. Il vino è ancora compresso, darà il meglio di sé negli anni a venire. Classe arcigna, ripassare tra un lustro.

Meursault Tillets 2009 – Dom. Roulot

Burro, erbe di montagna, frutta gialla, frutta secca (nocciole), un accenno di polvere pirica. Bocca potente, ampia ma profonda. Legno gestito con grande maestria senza concessione ad alcuna “dolcezza”. Esuberanza regale.

Chablis 1er cru Montmains 2007 – Tremblay-Marchive

Olfatto cangiante e a tratti sorprendente: frutta gialla, cera d’api, mango, pepe bianco…bocca sapida e agrumata, con un’acidità ben pronunciata. I 10 anni di vetro hanno fatto bene al vino il cui sorso è risolto, ampio e disteso nel retrogusto di burro e limone. Stiloso.

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello
Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Il colore del nebbiolo di Giuseppe Mascarello lascia sbigottiti: luminosissimo, vivace, chiarissimo rubino con sfumature di rosa e lilla che si rincorrono. Il naso è fantasmagorico: roselline, succo di melograno, fragole di bosco, gomma pane…e ti viene voglia subito di berlo. La bocca è scorrevole e saporita, profonda ma anche di una certa vigoria alcolica (come se una materia tanto agile non riuscisse del tutto a contenerne l’esuberanza). Nel bicchiere continua a migliorare. Difficile chiedere di meglio ad un “semplice” nebbiolo. Psicadelico.

 

 

Givry 1er cru “Le Vigron” 2014 – Vincent Lumpp

Olfatto che porta immediatamente alla Borgogna: chinotto, spezie orientali, cola, viola, cannella. La bocca è scorrevole, l’acidità accompagna lo sviluppo che lascia la bocca saporita e succosa. Non certo un Borgogna complesso ma molto piacevole. Semplicemente gustoso.

Morey-Saint-Denis “Très Girard” 2008 – Cecile Tremblay

Questo Borgogna è invece più “serio”, senza però perdere in piacevolezza di beva. Il naso è sulla mineralità scura, il bosco (pigna) e la china. Bocca potente e acida, profonda e sapida. Molto lungo con retrolfatto di rose. Pugno di ferro in guanto di velluto.

Barolo Santo Stefano di Perno 2007 – Giuseppe Mascarello

Qui ci troviamo di fronte ad un grande vino senza se e senza ma. Naso di frutta rossa accompagnato da un tocco minerale (catrame), poi arancia matura, corteccia, sbuffi balsamici. Bocca potente, saporitissima ma dal tannino affusolato benché fitto. Molto lunga la chiusura che lascia nel cavo orale ricordi floreali. La potenza è nulla senza il controllo.