Sotto le pergole della schiava. Degustazione Onav a Monza

Giovedì  prossimo, 10 ottobre 2019, la nostra Alessandra insieme alla delegata ONAV Monza, Daniela Guiducci, ci porterà a spasso fra le pergole di schiava, percorrendone la storia e le zone di produzione.
Sarà l’occasione per scoprirne l’eleganza.

Alessandra sotto le pergole di Schiava nei pressi del Lago di Caldaro

Tutte le informazioni per partecipare all’evento le trovi a questo link.

Ecco il viaggio:

Intorno al Lago di Caldaro

  • Lago di Caldaro Scelto Classico “Bischofsleiten” 2018 – Alto Adige DOC, Castel Sallegg
  • Lago di Caldaro Classico Superiore “Quintessenz” 2017 – Alto Adige DOC, Cantina di Caldaro
  • “Gschleier” Vernatsch Alte Reben 2016 – Alto Adige DOC, Cantina Girlan

Sulle pendenze di Santa Maddalena

  • Santa Maddalena Classico Moar 2017 – Alto Adige DOC, Cantina Bolzano
  • Santa Maddalena Classico Antheos 2017 – Alto Adige DOC – Tenuta Ansitiz Waldgries
  • Sankt Anna 2016 – Vigneti delle Dolomiti IGT, Weingut In Der Eben (Urban Plattner)

Il Meranese, zona storicamente vocata, ancora da riscoprire

  • Vernatsch 2016 – Alto Adige DOC, Weingut Pratenberg

Una  rarità, la Schiava della Valle Isarco

  • Schiava Mediaevum 2017 – Alto Adige DOC, Gump Hof (Markus Prackwieser)

Se vuoi entrare nel clima della degustazione, di seguito ti riportiamo un paio di nostri post in cui abbiamo parlato di schiava e Alto Adige:

Alla ricerca della migliore Schiava dell’Alto Adige

Gschleier Alte Reben: leggiadra, dolce, selvatica, longeva

Cucina giapponese e vini…a Milano

Oggi ho il piacere di raccontarti di una serata conviviale trascorsa a Milano, nel nuovo ristorante giapponese Ichikawa. La particolarità del ristorante, oltre naturalmente alla presenza del maestro Haruo Ichikawa in persona, è che si può mangiare unicamente secondo la formula omakase: un percorso di degustazione che cambia secondo l’estro e le materie prime a disposizione dello chef.

Naturalmente non potevano mancare i vini!

Gli champagne:

Champagne Brut Cuvée Fleuron 2008 – Pierre Gimonnet

Champagne Brut 2008 – Lallier

Champagne Extra-Brut Les Grillons 2011 – André Robert

Champagne Nature Violaine 2010 – Benoit Lahaye

Champagne Nature Rosé Zero – Tarlant

Champagne Extra-Brut Rosé de Saignée – Laherte Frères

Sugli scudi i due rosé di Tarlant e Laherte: il primo è uno champagne rosé molto fine al naso, di grande mineralità e suadenza (calcare, lampone, fiori secchi) con un incedere in bocca acido e profondo, ma la materia integra bene l’abbondante freschezza lasciando il cavo orale piacevolmente saporito e terso; il secondo è invece uno champagne più carico, a partire dal colore più scuro, per continuare con un olfatto maturo e ferroso di grande fascino, il sorso è di contro estremamente soave, con perlage molto elegante e delicato e allungo cremoso e carezzevole. Sul podio anche un sorprendente Lallier che, nel millesimo 2008, sforna uno champagne di grande carattere, che piacerà a chi non disdegna un tocco ossidativo ed una chiusura di leggera astringenza, salatissima e profonda.

I vini bianchi:

Anjou Bastingage 2016 – Clos de l’Élu

Muscadet Sèvre et Maine Gorges 2014 – La Pépière

Sancerre Clos La Néore 2015 – Vatan

Chablis 1er cru La Forest 2007 – Dauvissat

Batteria “vinta”, inaspettatamente, dal Muscadet de La Pépière, vino di una mineralità chiara stupefacente che fende il cavo orale agile ma ineluttabile, ficcante e profondo, per chiudere su pregevoli ritorni marini. Ottimo anche lo Chablis di Dauvissat che sembra però all’apice e più che soddisfacente il Clos La Néore di Vatan che, pur non toccando le vette di alcuni millesimi indimenticabili, mostra anche in quest’annata il suo carattere essenziale e minuto, tenace ed autorevole.

I vini dolci:

Riesling Mosel Auslese Wehlener Sonnenuhr 2010 – Joh. Jos. Prüm

Buca delle Canne 2006 – La Stoppa

Due vini diversissimi tra loro ma di grande pregio. Il riesling di Prüm è un fuoriclasse che alterna note dolci di spezie e frutta matura a note più aspre di agrumi e vegetali. Il sorso è meraviglioso: delicato e saporito, freschissimo, tutto giocato sugli agrumi e il sale. Il Buca delle Canne, prodotto in rare annate da La Stoppa, da acini di semillon colpiti da Botrytis cinerea, è un vino dal portamento maturo e morbido: fichi, datteri, zafferano, agrumi e zenzero…accompagnano il vino che risulta concentrato nel sapore e carezzevole nella chiusura.

L’Oltrepò enogastronomico in prima linea per beneficenza

L’enogastronomia diventa sempre più spesso un’occasione per supportare attività benefiche. Con piacere noi di Vinocondiviso abbiamo partecipato, insieme a 100 altri invitati, alla cena di fine estate organizzata presso l’Hosteria La Cave Cantù di Casteggio. Tre chef – Damiano Dorati, dello stesso ristorante che ha ospitato l’evento, Antonio Danise, del ristorante Villa Necchi, e Rigels Tepshi, del ristorante Ottocentodieci – si sono alternati nella preparazione di piatti abbinati ai vini di note aziende dell’Oltrepò: Monsupello, Marchesi di Montalto, Conte Vistarino e Cà del Gé. Tutti con finalità benefiche. 

Lo ha spiegato in occasione della serata la dottoressa Patrizia Comoli del reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia, diretto dal Dott. Marco Zecca: “Il ricavato della cena sosterrà un programma di trattamento anticancro e antivirale. Si tratta di terapie cellulari personalizzate atte a prevenire la ricaduta leucemica e gravi patologie virali nei piccoli pazienti che ricevono un trapianto di cellule staminali. I contributi di iniziative benefiche come questa consentono di continuare nella ricerca, aprendo nuovi orizzonti terapeutici”.

Alessandra Gianelli
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I vini di Céline Jacquet, produttore emergente della Savoia

La Savoia è forse il territorio francese meno frequentato dagli appassionati di vino italiani.

Su Vinocondiviso, controcorrente, ti parlo invece spesso della Savoia e dei suoi vini. Oltre tre anni fa pubblicavo, ad esempio, questo post in cui si raccontava delle caratteristiche e tipologie di vini della Savoia: Vitigni autoctoni e biodinamica in Savoia.

Complici i prezzi stratosferici delle regioni più celebrate di Francia, Borgogna in primis, noto con piacere che da qualche tempo i distributori più attenti stanno inserendo in catalogo sempre più vini di regioni francesi meno “classiche”: Jura, Sud-Ovest, Corsica ed anche Savoia…

Oggi ti parlo di un’azienda emergente che in Francia si è già fatta notare da critica e consumatori: il domaine Céline Jacquet.

Domaine Céline Jacquet

L’azienda nasce nel 2011, con soli 0,45 ettari di vigna! Céline Jacquet – appena diplomata in enologia a Grenoble – si installa ad Arbin nella Combe de Savoie, la valle che da Chambery si inerpica verso Albertville e le stazioni sciistiche.

Le vigne più belle sono quelle esposte a sud sui lati della valle: vigne ripide e scoscese, scaldate dal sole di giorno ma che beneficiano di un microclima asciutto e caratterizzato da notevoli escursioni termiche giorno/notte.

Jacquère, altesse, roussanne e mondeuse sono i vitigni dai quali Céline Jacquet ottiene vini di grande finezza, fruttati, croccanti e saporiti, dal moderato tenore alcolico (circa 12%).

Sono andato sul posto ad assaggiare i vini del domaine. Dal 2011 ne è stata fatta di strada! Gli ettari di vigna sono diventati 4 e finalmente il numero di bottiglie disponibili ha permesso all’azienda di farsi conoscere anche fuori dalla regione.

L’azienda non è ancora in regime biologico ma l’obiettivo è a portata di mano. In cantina gli interventi sono minimi, le fermentazioni avvengono con lieviti indigeni e contenuta solfitazione all’imbottigliamento.

Céline Jacquet, gamma in assaggio

Di seguito qualche impressione sui vini assaggiati, con la promessa di note più dettagliate quando potrò degustare con calma i vini acquistati sul posto:

Roussette de Savoie 2017: vino delicato ed esile, ma gustoso, citrino e dissetante. Intrigante per il finale salino e profondo. Le roussette della Savoia, nelle migliori versioni, peraltro regalano un’insospettabile capacità di evoluzione in bottiglia.

Mondeuse St Jean de la Porte “les Echalats” 2018: il vino che mi ha convinto di meno, molto compresso al naso, vinoso e fruttato. L’annata è recentissima, ha bisogno di più tempo per distendersi e tirar fuori un ventaglio aromatico più articolato.

Mondeuse Arbin 2016: un’interpretazione della mondeuse agile e beverina, scorrevole ma senza rinunciare alle spezie e alla verve acida del vitigno.

Mondeuse Arbin “Mes Aïeux” 2016: anche qui siamo di fronte ad una mondeuse scorrevole e spigliata. Il naso è però mobile e articolato: frutta rossa, violetta, pepe, mineralità soffusa…Anche il sorso è sapido e profondo, con acidità vigorosa ma ben integrata.

Non ho potuto assaggiare, perché esauriti da tempo, lo Chignin 2018 (jacquère) e lo Chignin-Bergeron 2017 (roussanne).

Spero di averti fatto venir voglia di assaggiare qualche vino della Savoia. I vini del domaine Céline Jacquet sono da poco distribuiti in Italia da L’Etiquette.

PIWI: eleganti, piacevoli, sostenibili

All’Ombra del Borgo, evento organizzato da Vinoway e Pro Loco Zumellese lo scorso weekend a Mel, nel cuore delle colline bellunesi, è stata dedicata una masterclass sui vitigni PIWI e una degustazione di vini ottenuti da queste varietà.

Noi di Vinocondiviso abbiamo parlato spesso di questi vitigni resistenti alle principali malattie fungine (PIWI è l’acronimo in tedesco) e continueremo a farlo. Speriamo soprattutto di poter proseguire a sottolinearne la versatilità e i costanti miglioramenti in termini di piacevolezza, eleganza e capacità di invecchiamento.

Già, perché prima di tutto quello che ci ha colpito di questi vitigni è il fantastico binomio: sostenibilità e qualità.

Nati in Germania, ben si adattano ai climi più freschi dell’alta collina e non a caso li troviamo principalmente in Alto Adige. Ma da alcuni anni i Vivai Rauscedo stanno dedicandosi alla selezione di vitigni resistenti che possano essere coltivati anche in zone più calde.

I vini in assaggio

Durante la masterclass abbiamo iniziato da due metodi charmat da Solaris (aziende Croda Rossa e Dorgnan) per arrivare al passito di Bronner di Werner Morandell di Lieselehof, passando per l’orange wine di Alessandro Sala di Nove Lune e assaggiando i due rossi di Terre di Ger.

Julian Morandell con il suo passito Sweet Claire

La grande sorpresa è stato Filippo de Martin, un ettaro di vigna tra Solaris e Bronner, 3.000 bottiglie, due etichette. Alla domanda, qualche giorno dopo, su Messenger: “PIWI, perché?” la risposta è stata quasi ovvia: “Perché mi permettono di esser super biologico e di produrre vino buono”. Vinificazione il meno invasiva possibile, macerazioni a freddo, uso di lieviti neutri in modo da preservare il più possibile le caratteristiche organolettiche del vitigno, utilizzo di solfiti limitato alla pressatura e al pre imbottigliamento in dosi minime.

Stiamo degustando le sue prime bottiglie, ma c’è grande “stoffa”, sia nel suo Bronner (con un saldo di Solaris… “perché dovevo riempire la vasca”) che nel suo Solaris in purezza, che a noi di Vinocondiviso ha ricordato il Vino del Passo di Lieselehof, il primo PIWI mai assaggiato, quello che non scorderai mai, ottenuto da una vigna a 1.250 m sul passo della Mendola, in Alto Adige.

Last but not least, non possiamo non citare il Vin de la Neu, di Nicola Biasi, 1.000 metri di vigna a 1.000 metri di altezza, 100% Johanniter, un anno di affinamento in barrique e un ulteriore anno in bottiglia. C’è eleganza in tutto: nei profumi, nel grande equilibrio tra acidità e morbidezza, nella sua persistenza in bocca, nell’etichetta (che riprende le vette di montagna trentine) fino al tappo, dov’è riprodotto un fiocco di neve. Vi ritroviamo il fascino dei vini di montagna e l’abbagliante luce della neve.

Vin de la Neu

P.S.: vale sempre la pena sottolineare come i vitigni PIWI non sono OGM! Sono incroci, come Kerner, il Muller Thurgau, Incrocio Manzoni… Per ulteriori approfondimenti consigliamo di partire da questo link.

Alessandra Gianelli
Facebook: @alessandra.gianelli
Instagram: @alessandra.gianelli

Deperu Holler: vini, chiacchiere e merenda!

Andrea ci invia il resoconto di una bella visita presso l’azienda Deperu Holler. Ne avevamo parlato già grazie al bel post di Chiara, ma replichiamo volentieri!

Un’esperienza da fare: una visita con merenda da Carlo Deperu.

Capito un lunedì pomeriggio. Con solo due ore di preavviso. Carlo mi accoglie come un amico, andiamo in vigna con la cantina in mezzo, posto splendido, e lui chiede a Tatiana, sua moglie, qualcosa che non capisco ma capirò dopo…

In cantina assaggiamo da vasca il Prama Dorada 2018, 70% vermentino non macerato, moscato e malvasia macerati ed uniti alla massa del vermentino svinato. Vino “sveglio”, intenso, lievi note ossidative, bella cremosità. Dopo un assaggio di un vermentino fatto con uve di un suo amico, fresco ma un filo amaro, apriamo una bottiglia di Fria 2018, vermentino in purezza macerato 24 ore sulle bucce. Bel vino che spiega bene che il vermentino può essere ben diverso dal succo di ananas e mango che domina la Gallura e non solo. Floreale, sapido, pesche bianche…

Nel frattempo arriva Tatiana che annuncia di aver apparecchiato sul tavolo sotto la quercia, andiamo e troviamo vino, pecorino, favette, asparagi selvatici, pane carasau. Casualmente in macchina avevo una borsa frigo con una bottiglia di Champagne carte d’or di Pascal Mazet di sboccatura vecchiotta e un salame artigianale sardo. Apriamo tutto e comincia una merenda che si protrarrà dalle 17 alle 21. Arriva anche una famiglia tedesca di amici di Carlo. Apriamo anche il Familia 2017 (da uve muristellu o bovale sardo) bello fruttato, fresco, asciutto, beva “elettrica”.

Si mangia, si beve, si chiacchiera multilingua.

Queste sono le visite che amo!

Andrea D’Agostino