4 Pass per Timurass: 4 valli e 26 cantine dei Colli Tortonesi

4 Pass per Timurass

Da oggi Vinocondiviso si arricchisce dei contributi di Alessandra, appassionata degustatrice. Gestirà prevalentemente la categoria “Vigne, cantine ed eventi”. Insomma, abbiamo un’inviata speciale!  Questo è il suo primo post.

Giunta alla sua ottava edizione, Quatar pass per Timurass è un’immancabile tappa di Cantine a NordOvest, manifestazione itinerante di Slow Food Piemonte e Valle d’Aosta per far scoprire tutti i grandi vini piemontesi, anche quelli meno noti al più vasto pubblico.
Domenica 18 giugno, 26 aziende vitivinicole dei colli tortonesi, angolo del Piemonte ai confini di Liguria e Lombardia, hanno aperto le loro cantine per fare conoscere i propri vini, accompagnati da eccellenze gastronomiche di cui è ricco il territorio.

Quattro valli, Val Curone, Val Grue, Valle Ossona, Val Borbera, quattro torrenti da cui prendono il nome, caratterizzate da un terreno calcareo-argilloso, con antichi depositi marini, detto proprio ” Tortoniano”, lo stesso che da Barolo arriva in Toscana, un antico vitigno, il timorasso, riportato in (grande) auge dal pioniere Walter Massa alla fine degli anni 80 e seguito da altri illuminati produttori.

Monleale: vigna di Walter Massa
Monleale: vigna di Walter Massa

Sì, perché come spesso ricorda Walter, il timorasso “…non l’ho inventato io, ci ho semplicemente creduto, capendolo, coccolandolo ed accompagnandolo al prezzo giusto nei posti più esclusivi d’Italia, poi del mondo, cercando collaborazione con i colleghi del territorio”; poi, come avviene per i grandi vini, si è deciso il legare il vino al territorio d’origine e la scelta è caduta sull’antico nome di Tortona, Derthona, per creare un legame ancora più forte con la cultura e la storia del posto.

La prima tappa non può quindi che esser da lui, a Monleale, per assaggiare il Derthona, 100% timorasso, annata 2016, l’ultima in commercio, insieme agli tre vini sempre ottenuti da timorasso: Costa del Vento, Montecitorio e Sterpi; immancabile presenza del suo fidato accompagnatore, Pigi, rigorosamente in salopette e scalzo.

i vini dell'azienda Agricola Fiordaliso di Alessandro Bressan
i vini dell’azienda Agricola Fiordaliso di Alessandro Bressan

Non lontano si trova un’azienda nata da pochi anni, Il Fiordaliso di Alessandro Bressan, 7 ettari di vigneti nella zona di Volpeglino. Alessandro produce un solo vino da uve timorasso, il Derthona, ed è in quello che concentra tutto il suo impegno in vigna e in cantina, per ottenere il meglio da questo antico vitigno, in cui anche lui, dopo aver lasciato il lavoro a Milano, ha creduto fortemente.
Lasciata a malincuore la cucina della mamma di Alessandro (solo la sua insalata russa rigorosamente con maionese fatta a mano e le sue chiacchiere al timorasso varrebbero la visita) eccoci nell’azienda di Claudio Mariotto, a Vho, frazione di Tortona, dove si può godere, nelle giornate più terse, una splendida, ampissima vista sulla catena alpina, Monviso compreso. Claudio è stato uno dei primi vignaioli della zona a seguire Walter Massa nel recupero del timorasso, credendo da subito nelle grandi potenzialità di invecchiamento di vini ottenuti da quest’uva: chi ha provato annate fino al 2000 del suo Derthona può ampiamente sottoscriverlo.

Spostandosi verso Costa Vescovato, per andare a trovare le cantine di Luigi Boveri e Giacomo Boveri, si percorrono le strade di Fausto Coppi, il Campionissimo, (a Castellania, non lontano c’è la casa natale, trasformata in museo), le colline si fanno più ripide e fanno da sfondo bellissimi calanchi. I terreni cambiano, così come i vini che le due aziende producono, rispetto a quelli degustati nelle cantine precedenti, ma la qualità resta sempre alta.

L’ultima tappa, alle Terre di Sarizzola, da Mattia Bellinzona; è una scelta anche di gola in quanto Mattia non solo è un bravo vignaiolo ma produce anche ottimi salumi, in particolare il salame Nobile del Giarolo; da Mattia si è assaggiato il Derthona ma anche una novità appena uscita il M_ _ _ _ _ _ E, annata 2015, da uva barbera, affinato in legno; sì, perché nei Colli Tortonesi su circa 2.000 ettari di vigneto, predomina la barbera (1.500 ettari), un vitigno che negli ultimi anni, con non poca fatica,grazie al lavoro di produttori e bravi comunicatori del vino, sta riottenendo quella dignità e quel valore che seppe dargli il mitico Giacomo Bologna.

6 cantine visitate su 26 aperte…toccherà tornare per le altre!

Champagne, riesling ed altri bianchi…

Oggi ti racconto di una degustazione mista a cui ho partecipato grazie all’invito di un amico. Il piacevole incontro – cena con vini portanti da noi bevitori – si è tenuto presso la Trattoria Armando & Christian, ristorante sardo in zona Porta Genova a Milano.
Ad accompagnare saporiti ed abbondanti piatti di pesce abbiamo degustato alla cieca solo champagne e vini bianchi.

Champagne, riesling e altri bianchi...
Champagne, riesling e altri bianchi…

Ecco le mie sintetiche impressioni:

Champagne BdB Grand Cru “Cuvée Le Mont Aigu” – Jack Legras
Primo naso molto sul frutto (persino lampone), poi floreale dolce e calcare.
La bocca si sviluppa con una certa morbidezza, l’acidità c’è ma è meno pronunciata rispetto a molti “moderni” BdB. La chiusura è comunque piacevolmente sapida e pulita.
Champagne semplice ma gradevole, soprattutto a tavola.

Champagne brut Rosé de Saignée – Voirin-Jumel
Colore rosso chiaro più che rosé. Olfatto di fragoline di bosco e mineralità scura.
Bocca saporita, quasi vinosa.
Vino che, sebbene sia migliorato molto nel bicchiere, ho trovato “faticoso”.
Da uno champagne cerco altro.

Champagne brut Vintage 2008 – Veuve Clicquot
Mineralità e frutta bianca al naso.
Bocca di acidità molto sostenuta ma progressione poco armonica.
Il vino risulta piuttosto “brusco” in sviluppo ed anche in chiusura.
L’annata 2008, magica in champagne, non è stata celebrata al meglio.

Sancerre Les Monts Damnés 2014 – Pascal Cotat
Naso complesso e riconoscibilissimo di agrumi (pompelmo e mandarino), fiori bianchi, sedano, pepe bianco.
La mineralità c’è sia al naso sia in bocca, ma è sottile, accompagna le altre sensazione senza mai diventare prevaricante.
Bocca succosa, dritta e saporita dalla progressione profonda.
Chiusura sapida e persistenza lunghissima.

P.s.: sono molto contento della performance di Pascal Cotat i cui ultimi assaggi non mi avevano convinto.

Chablis 1er cru v.v. Montmains 2015 – Guy Robin
Naso che si apre su note vegetali, poi frutta bianca e cereali.
Non così elegante lo sviluppo in bocca. Mi è sembrato un vino dalla materia piuttosto debole e poco profondo.

Alsace Grand Cru Riesling Muenchberg 2008 – Ostertag
Naso contraddittorio: idrocarburi e zafferano, nespola e note casearie.
Bocca amarognola e corta.
Vino (o bottiglia?) non riuscito, poco fine.

Saar Riesling 2015 – Van Volxem
Naso ricco ed esotico: cocco, mango, vegetale, spezie…
Bocca secca e profonda dallo sviluppo un po’ rigido.
Vino comunque piacevole.

Nahe Traiser Rotenfels Riesling Auslese 1992 – Crusius
Vino che apre imperfetto al naso (cassettone della nonna) per poi liberare note dolci di macedonia di frutta matura, miele, cedro.
Bocca quasi secca anche se non così lunga.
Vino interessante.

Etna Bianco Superiore 2012 “Pietra Marina” – Benanti
Naso poco espressivo e “freddo”, individuo solo una generica frutta bianca accompagnata da note di anice.
Poco espressivo anche in bocca, bloccato nello sviluppo e vuoto.
Poco convincente.
Vino che fa solo acciaio ma che manca degli aromi e della mineralità che hanno fatto di Pietra Marina il bianco etneo di riferimento.
Troppo brutto per essere vero (bottiglia infelice?).

 

 

Pfalz e biodinamica: Leiner

Dopo aver assaggiato un vino di Theo Minges, continuo il mio percorso sensoriale in Pfalz. Questa volta ti parlo di Weingut Leiner, produttore biodinamico dal 2005 (certificato Demeter).

Weingut Leiner
Weingut Leiner

Ilbesheim Pfalz Riesling Auslese 2015 – Leiner

Giallo oro luminoso e trasparente.
Pesca gialla e scorza di agrumi si alternano al primo naso, poi seguiti da un tocco di pepe bianco, la mineralità chiara ed i fiori di arancio. A bicchiere fermo esce la frutta esotica.
Ingresso in bocca caratterizzato da una dolcezza più pronunciata del previsto ma, è un attimo: il vino, di buon volume, si muove bene e con una dinamica in bocca caratterizzata dall’acidità – fitta, fine ed integrata alla perfezione – che si contrappone ad una materia ricca e di una certa grassezza.
Il risultato della battaglia è che dal centro-bocca in poi l’agrume ed il sale prendono il sopravvento accompagnando il sorso verso una chiusura lunga e pulita.
Il retrolfatto è delicatamente vegetale ed agrumato.

90

Plus: finalmente un riesling compiuto, che non nasconde, sotto un’acidità verde e sgraziata, la ricchezza di frutto e la dolcezza dell’uva raccolta a perfetta maturazione.

Zidarich ed il suo Carso: ti aspetti la Vitovska e trovi il Terrano!

Vinocondiviso è affezionato al Carso ed ai suoi splendidi vini. Ti ho parlato più volte di vitovska, di malvasia istriana e di Carso più in generale. È dunque con estremo piacere che pochi giorni fa mi sono recato all’enoteca Enoclub Malfassi di Milano per riassaggiare i vini di Zidarich, alla presenza del produttore.
La serata è stata molto piacevole tra conferme (i vini bianchi da vitovska e malvasia istriana) e vere e proprie rivelazioni (il terrano ed il suo potenziale di invecchiamento).

Degustazione Zidarich a Milano
Degustazione Zidarich a Milano

I vini:

Vitovska 2015
Colore giallo paglierino con riflessi dorati, la macerazione della vitovska non fa virare il liquido sui toni orange ed il profumo rimane estremamente elegante: lavanda, fieno, albicocca e pesca fresche, mineralità bianca. La bocca risulta scorrevole e di una certa morbidezza; manca forse un guizzo di acidità a ravvivare il sorso che però è ben bilanciato dai ritorni sapidi in chiusura (decisamente marina). 85

Vitovska “Kamen” 2015 (da magnum)
La fermentazione e macerazione (18 giorni) delle uve di vitovska avviene in tini di pietra del Carso, l’ulteriore affinamento in botti di rovere. Il naso è più ricco del campione precedente, ma resta decisamente equilibrato e fine: roccia, violetta, pesca gialla, cardamomo e… un tocco di alghe.
La bocca ha una materia fitta, sapida e – grazie ad un’acidità vivace – succosa. Molto lunga e profonda la chiusura caratterizzata da retrogusto di sale e uva.
Un vino giocato sull’eleganza e l’armonia ma senza perdere di intensità. 89

Malvasia 2015
Naso molto espressivo di fiori freschi, frutta gialla (nespola, pesca), uva sultanina e scorza di agrumi.
Bocca di buon volume, l’acidità lavora bene a compensare la materia e dare profondità al sorso. L’elegante tannino che si percepisce in chiusura dà grip. Finale leggermente amaricante di media lunghezza. 87

Terrano 2015
Rosso rubino con riflessi porpora che ne svelano la gioventù. Il vino ha un naso molto piacevole di fiori rossi, susina, china, violetta, chicco di caffè ed ancora more, mirtilli, corteccia. L’acidità è poderosa ma ben integrata e lascia il cavo orale succoso. Dopo la deglutizione la bocca resta salata ed il tannino, fine, dà sapore. Un vino se vogliamo semplice ma goloso nella sua immediata piacevolezza. 87+

Terrano 2007
Questo terrano si svela ancora vitale a 11 anni dalla vendemmia. Il tempo gli ha donato un tocco fané molto intrigante. Al naso sottobosco, fiori appassiti, prugna, cioccolato fondente ma senza arrendevolezza. Il vino infatti nel cavo orale si muove con una grande dinamica, ottimo volume ed intensità. L’acidità sostiene ed accompagna il sorso, il tannino dà spessore e sapore. La chiusura è caratterizzata da tannino ancora croccante e sapidità marina elettrizzante. Molto lungo su ritorni elegantemente floreali. 90

La pizza de La Piccola Ischia di Milano: da “best in class” a una tra molte…

Le pizze napoletane a Milano sono spuntate come funghi, te ne ho parlato spesso. Accanto a nuove aperture deludenti ce ne sono state molte di qualità. Oggi chi abita a Milano, se vuole un’ottima pizza napoletana, può scegliere, ad esempio, tra le pizzerie di Gino Sorbillo, Capuano’s, Pizzium, Piz, Starita, Lievità, Ambaradan, L’Antica Pizzeria Da Michele…

Complice una pausa pranzo in zona ho deciso di tornare al passato, voltarmi indietro e…andare a ri-assaggiare una delle pizzerie più buone di Milano solo qualche anno fa. Ti sto parlando de La Piccola Ischia, che sbarcò a Milano alla fine degli anni ’90. Lunghe file e servizio sbrigativo si perdonavano facilmente per poter mangiare, anche a Milano, la vera pizza napoletana .

La Piccola Ischia sarà ancora “best in class” o è stata ridimensionata dalle nuove ottime pizzerie arrivate da qualche anno in città?

Per rispondere a questa domanda sono andato nella sede di Viale Abruzzi (La Piccola Ischia ha oggi ben 4 pizzerie a Milano) ed ho ordinato la Pizza Vesuviana che vedi in foto (fiordilatte, salsiccia e friarielli).

Salsiccia e Friarielli
Salsiccia e Friarielli

Ho trovato la pizza di buona fattura, in particolare mi sono piaciuti i friarielli e il sapore della salsiccia. Meno il fiordilatte che non era molto filante e contribuiva, soprattutto al raffreddarsi della pizza, a rendere l’impasto della pizza tendente al gommoso.

Insomma una pizza discreta che, se qualche anno fa poteva essere annoverata tra le migliori della città, oggi non regge per nulla il passo. Considerato poi il prezzo di 9,50€ per la pizza di dimensione media (si può ordinare anche piccola e grande)…

Insomma una pizza normale e pure piuttosto cara.

L’augurio è che la stella de La Piccola Ischia possa tornare a splendere rinvigorita dalla concorrenza di qualità che deve fronteggiare.

Terrano 2015 – Lupinc

Oggi ti parlo di un vino del Carso, ma non della mia amata vitovska. Questa volta ti racconto del terrano, un vino rosso scontroso, molto acido e spesso rustico che viene servito, come vino da tutto pasto, nelle osterie della zona, le cosiddette osmizze. Il terrano di oggi è però di ben altra fattura pur mantenendo una piacevolezza da vino quotidiano. Si tratta del terrano di Lupinc.

Terrano 2015 - Lupinc
Terrano 2015 – Lupinc

Venezia Giulia IGT Terrano 2015 – Lupinc

La veste è un bel rosso rubino illuminato da riflessi porpora.

Olfatto accattivante e piuttosto variegato: susina, fiori rossi, pepe, china, lavanda…

Bocca saporita e beverina, l’acidità è sostenuta, come richiede il vitigno appartenente alla grande famiglia dei refosco. La verve acida è però ben addomesticata nel corpo del vino, che risulta equilibrato e di grande piacevolezza. Dopo la deglutizione la bocca resta sapida e succosa.

Plus: vino che coniuga irruenza e semplicità di beva.

85

Roussette de Savoie Marestel 2015 – Eugène Carrel

Sono passati già due anni da quando scrissi un post introduttivo sui vini della Savoia. Da allora, come sai, ti ho aggiornato di assaggi e scoperte del terroir savoiardo. Continuo oggi con un produttore che è piuttosto benvoluto dalla guida La Revue du Vin de France ma che in questo assaggio mi ha deluso senza mezze misure.

Roussette de Savoie Marestel 2015 - Eugène Carrel
Roussette de Savoie Marestel 2015 – Eugène Carrel

Roussette de Savoie Marestel 2015 – Eugène Carrel

Colore paglierino con riflessi verde-oro.

Naso di fiori gialli (tarassaco), pesca, fieno ed un tocco pungente e non troppo fine di lacca.

La bocca è piuttosto calda in ingresso, poco mobile anche a causa di una certa grassezza; cerco, invano, un guizzo acido che avrebbe riequilibrato il sorso che chiude, peraltro, amarognolo.

73

Minus: il vitigno altesse è una brutta bestia: morbido ed alcolico, ma anche con grande sapore ed estratti, può dar vita a vini longevi e di carattere. Se la quadratura del cerchio non riesce il vino può risultare, come in questo caso, faticoso. Non ha di certo aiutato l’affinamento di parte della massa in barrique.