Chianti Classico Doccio a Matteo, 20 anni e non sentirli

Lo scorrere del tempo modifica i vini inesorabilmente. I fenomeni di ossidoriduzione producono nel vino un’evoluzione affascinante i cui effetti sono difficilmente prevedibili. Naturalmente, sappiamo bene che per alcuni vitigni o denominazioni di origine il tempo scorre meno rapidamente, l’evoluzione è lenta e costante, senza portare ad un decadimento immediato del “liquido odoroso”. Ci sono persino tipologie di vini che è un peccato aprire troppo presto e richiedono necessariamente un certo periodo di affinamento.

Il vino che condividiamo oggi dimostra, una volta di più, come il sangiovese sia un vitigno che possa, ed anzi richieda, se sapientemente vinificato, un cospicuo affinamento per dare il meglio di sé. Abbiamo stappato, a 20 anni dalla vendemmia, il Chianti Classico Riserva “Doccio a Matteo” di Caparsa. L’azienda si trova a Radda in Chianti e nasce nel 1965 ad opera di Reginaldo Cianferoni, ma è con il figlio Paolo che spicca il volo diventando uno dei capisaldi delle aziende artigiane di tutto il Chianti Classico. L’azienda è certificata biologica e alleva circa 12 ettari di vigna per una produzione media di 40.000 bottiglie l’anno.

Chianti Classico Riserva “Doccio a Matteo” 2006 – Caparsa

Il colore è un rosso rubino piuttosto intenso che non ha cedimenti neppure sull’unghia. Primo naso molto sul frutto rosso con ciliegie e lamponi freschi e succosi. Quindi la viola, una nota agrumata, sentori di carne e terra smossa. Il tutto avvolto in una scia minerale scura decisamente intrigante. Il sorso è energico e ampio, ottimo volume e stratificazione, l’acidità è però prorompente, sostiene lo sviluppo del vino e compensa un certo vigore alcolico. Chiude su ritorni di frutta rossa, agrumi e spezie con un tannino non ancora del tutto domo.

Plus: vino che a vent’anni dalla vendemmia risulta ancora scalpitante e goloso, i suoi eccessi giovanili, che qualcuno può scambiare per ruvidezze, iniziano a smussarsi e ingentiliscono il vino che però resta fieramente toscano. Vino che potrà evolvere positivamente per ancora un paio di decenni.

Diego Mutarelli
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