Il vulcano non smette mai di sorprendere e di chiamare a raccolta chi ama il vino dritto e viscerale.
Il 29 agosto sono stato a Randazzo per la prima edizione di Radici Vulcaniche, una rassegna che ha trasformato le vie del borgo in un teatro del vino etneo.
Oltre 40 delle migliori cantine del territorio si sono riunite per accogliere un pubblico trasversale, fatto di grandi appassionati ma anche di professionisti e tour operator arrivati da USA, Regno Unito, Francia, Belgio e perfino Argentina e Russia, un segno evidente di come l’Etna sia ormai un brand globale capacissimo di attrarre per il suo paesaggio unico e per sua accoglienza.
Infatti, secondo il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025 curato da Roberta Garibaldi, la Sicilia si colloca al secondo posto in Italia come destinazione enoturistica prediletta dagli stranieri.
I numeri forniti dall’IRVO parlano chiaro: dal 2012 al 2025 le certificazioni Etna DOC sono cresciute di un mostruoso +771% cifre pazzesche che testimoniano l’interesse attorno a questa terra, ma che ricordano anche quanto sia importante proteggere la qualità e l’identità di ogni singola contrada. Il momento centrale della serata è stata la masterclass interamente dedicata alle sfaccettature del carricante, condotta da Luca Gardini “The Wine Killer”, noto per la sua capacità di individuare e comunicare con passione le eccellenze del mondo vinicolo.
Gardini ha regalato una panoramica graffiante e senza fronzoli sul vitigno bianco simbolo del vulcano.
Tra i tanti spunti mi è rimasta impressa una sua considerazione netta:
l’Etna è l’Etna, l’Etna va spiegata, va collocata, vanno spiegati i punti di forza quindi freschezza, longevità ed eleganza, possiede un territorio assolutamente unico e non ha alcun bisogno di essere paragonato alla Borgogna o ad altre zone mitiche del mondo.
Poi passa alle peculiarità del territorio, fattori irripetibili quali altitudini estreme, sbalzi termici importanti, terreni lavici e una mineralità viscerale che forgiano sorsi inimitabili e dotati di un’identità autonoma e fortissima.

I migliori assaggi (masterclass e banchi)
Dalla batteria di bottiglie degustate in sala ho estratto la mia personale top 3.
Etna Bianco DOC “Arcurìa” 2012 – Graci
L’annata 2012 è la dimostrazione vivente di quanto il carricante ben lavorato sappia sfidare il tempo senza perdere un millimetro di tensione.
Visivamente si presenta di un giallo dorato e luminoso brillante! Al naso apre su uno spettro olfattivo minerale profondissimo dove spiccano pietra focaia, cenere, ma accompagnati da buccia d’agrume essiccata e quei sentori che danno morbidezza quali il miele e lo zafferano.
In bocca il sorso è ancora affilato, profondo e privo di cedimenti.
L’acidità è perfettamente integrata in un vino che con gli anni è diventato centrato in bocca, pieno nella materia con una sapidità quasi salmastra.
Un bianco davvero da bere quasi con le carni grasse per la sua complessità.
Etna Bianco DOC Versante Sud 2021 – Serafica
Dal versante sud dell’Etna un’interpretazione di carricante giocata su grande nitidezza che mi ha sorpreso tantissimo.
Nasce da un vigneto ad alberello piantato sul Monte Arso, un cono vulcanico spento situato a quasi 1000 metri di altitudine con pendenze che superano il 30%.
In questo appezzamento il carricante si unisce a un patrimonio di varietà reliquie autoctone a bacca bianca come minnella, insolia, corinto greco, coda di volpe e bianchetta.
Al naso l’impatto è viscerale, emerge subito una matrice vulcanica segnata da idrocarburo leggero e pietra focaia, accompagnata da buccia di agrume amaro, erbe spontanee della macchia mediterranea e una sensazione iodata ben netta. In bocca il sorso spiazza per la sua doppia anima, l’altitudine regala una spina acida affilata che fende la materia e allunga il sorso, mentre il saldo di uve reliquie dona quel centro bocca polposo e avvolgente che evita al vino di risultare esile o troppo semplice. È un bianco teso, salato, di gran stoffa e con una profondità gustativa che promette un’evoluzione monumentale nel tempo.
Etna Bianco DOC Alta Mora Arrigò 2022 – Cusumano
Giallo dorato luminoso, con un naso elegante e molto fine che verte su sentori agrumati di arancia ed una nota che tende al frutto tropicale come il mango ma sostenuta da cenni floreali delicati di zagara e da una chiara impronta minerale di gesso.
In bocca è fine e vellutato, mostra la spinta tipica del versante nord con un sorso agile, dotato di un’acidità pulita e bilanciato da una buona materia data anche dal lungo affinamento e dal passaggio in botte.
Arrigo è un vino pulito che fa della complessità aromatica il suo punto di forza.
Conclusa la masterclass, il percorso è proseguito tra i banchi d’assaggio per valutare altre produzioni di produttori etnei, trovando varie interpretazioni di nerello mascalese e carricante. Due li ho selezionati per unicità, particolarità e prodotto davvero meritevole.
Tartaraci 2021 – Mirella Buscemi

Spostandoci sul versante Ovest dell’Etna in territorio di Bronte, precisamente in Contrada Tartaraci a 980 metri di altitudine, si trova un vigneto unico e stupefacente che in passato appartenne al celebre ammiraglio britannico Lord Nelson.
Da queste vigne di 90 anni ad alberello nasce il Tartaraci, un rosso d’altitudine a base di nerello mascalese, nerello cappuccio e grenache che si smarca per grazia e nitidezza.
Qui le vigne centenarie ad alberello lavorate da Mirella Buscemi danno vita a un vino che si può dire moderno a tutti gli effetti. Colore rosso rubino traslucido, scarico ma luminoso, con vivi riflessi granato chiaro, mentre al naso l’impatto è balsamico e speziato.
Emergono note di piccola frutta rossa croccante come ribes, una parte speziata di pepe rosa e poi la parte vegetale di macchia mediterranea, seguiti da una traccia vulcanica netta di pietra focaia e quella parte di cipria.
Il sorso è spinto dall’altitudine: è agile, teso, la spalla acida è affilata, i tannini sono finissimi e il finale chiude su una scia sapida e speziata di liquirizia dolce che dona grande pulizia.
Un vino d’autore, schietto e profondamente legato al suo terroir d’origine.
Etna Rosato DOC Contrada Moganazzi “Filologico” 2025 – Verderame
Verderame è un’azienda vitivinicola emergente situata sul versante Nord dell’Etna, con sede a Castiglione di Sicilia.
La filosofia produttiva è incentrata sulla valorizzazione parcellare e filologica delle singole contrade, lavorando con grande rigore artigianale sui vitigni simbolo del vulcano, nerello mascalese e carricante, con l’obiettivo di proporre vini essenziali e territoriali.
Il legame con la Contrada Moganazzi, una delle MGA più vocate, riconosciute e storiche del versante Nord, costituisce il cuore pulsante del progetto.
In questa sottozona, troviamo Contrada Moganazzi Filologico Rosato, al calice si nota subito un rosa tenue buccia di cipolla, con riflessi rame, cristallino e di ottima luminosità.
All’olfatto il vino si presenta con un naso pulito, diretto ed essenziale, apre sulla fragolina di bosco e poi vira sui fiori come la rosa canina, subito affiancati da una sottile traccia vulcanico-ematica. In bocca la vivacità del mix tra sapidità e acidità viene bilanciato da un centro bocca di un vino sì scorrevole, ma allo stesso tempo che ha quel giusto tannino e corpo che lo equilibrano.
Infatti, si può benissimo affiancare a carni magre o formaggi di buona sapidità e grassezza.
Cantina da seguire per lo spirito nuovo che prova a portare in vigna e nella comunicazione grazie alla gestione dei figli che danno quell’impronta di semplicità comunicativa che serve nel mondo del vino.
L’evento di Randazzo si è distinto per un’organizzazione impeccabile, capace di accogliere un pubblico di appassionati e addetti ai lavori mettendo in risalto i prodotti etnei.
Nel complesso, la giornata ha confermato quanto il vino dell’Etna stia attraversando una maturazione stilistica e si stia dirigendo verso una modernità fatta di sorsi slanciati, trasparenti e guidati da una spinta acida nitida.
Che si tratti delle verticalità del carricante o della finezza dei rossi delle vecchie vigne d’altitudine, il denominatore comune rimane l’impronta minerale dei suoli lavici.
La vera forza di questo territorio risiede oggi nel mettere al centro la bevibilità e l’aderenza al terroir con equilibrio e leggerezza di tocco.
Salvatore Petronio
Instagram: @salvopetronio
