Champagne: non è tutto oro quel che luccica

Un paio di assaggi di bollicine d’Oltralpe abbastanza deludenti, che come nostra abitudine condividiamo.

Champagne Brut 2002 – Jacquesson

Champagne del millesimo 2002 ormai non più in produzione di questa storica Maison di Dizy, epicentro del pinot noir, La bottiglia è stata dimenticata in cantina da un caro amico, sboccatura che si perde nel tempo, 2° trimestre 2010, per un classico blend di chardonnay e pinot noir con dosaggio limitato a 3,5 grammi litro.

Il vino, purtroppo, andava bevuto qualche anno fa, il colore è piuttosto carico, lo stile del produttore già un po’ tendente all’ossidazione (ricordo di averla bevuta praticamente all’uscita e una punta di ossidazione era già presente) non ha giocato a favore, naso che spazia dal biscotto Plasmon, all’oro antico, a note di liquirizia, francamente non troppo piacevole o comunque per amanti del genere “hard”, bocca sicuramente più in forma ma con acidità un po’ troppo scomposta. Edizione che a mio avviso si dimostrava non fortunatissima sin da subito.

Se proprio vogliamo tentare un abbinamento direi di provarlo con formaggi erborinati o un pecorino sardo stagionato.

Champagne “B13” 2013 – Bollinger

B13, una delle “nuove” etichette di Bollinger “simil La Grande Année”, 100% pinot noir prodotto in annata considerata “minore” o comunque non ottimale (ma il prezzo ahimè minore non è), colore molto chiaro quasi scarico, molto giovane al naso con note di buccia di mandarino, argilla e mandorle, bocca elegante ma forse un filo “povera” rispetto alle aspettative, finale di buona acidità per un dosaggio non bassissimo (6 grammi litro) che un po’ si sente.  

Sarò troppo severo ma visto il prezzo di uscita se ne può fare serenamente a meno. Operazione di marketing?

Gregorio Mulazzani
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