Pianeta Sangiovese

Lo sapevate che il sangiovese è l’uva più diffusa in Italia e una delle uve più coltivate al mondo? Dal momento che esistono diversi tipi di sangiovese, stiamo parlando di tanti vitigni o di uno solo? Che cosa accomuna il sangiovese e il nerello mascalese (oltre al fatto che fanno rima, si intende)?

Oggi vi racconterò le origini misteriose di questo vitigno, che nel suo diffondersi si insediò in gran parte dello Stivale per poi approdare finalmente in Toscana, terrà in cui trovò la sua massima espressione.

Ho forse lasciato intendere che il sangiovese non abbia origini toscane? Beh, con ogni probabilità è così: numerose ricerche sostengono infatti che ebbe origine nell’Italia meridionale, grazie alla scoperta dell’eccezionale somiglianza genetica tra il sangiovese e certi vitigni del sud, come il gaglioppo in Calabria, o il frappato e il nerello mascalese in Sicilia.

La verità è che la storia del sangiovese è antichissima, addirittura millenaria e la sua dote più straordinaria  sta proprio della sua predisposizione a mutare, ad adattarsi e a trasmettere al suo corredo genetico le varianti fenotipiche che ha acquisito (epigenetica). Inoltre, non va sottovalutato il lavoro dell’uomo, che ha coltivato e preservato queste differenze. L’epilogo di questo racconto darwiniano? Un patrimonio genetico che consente di parlare di un unico vitigno, e tantissime varianti, per l’esattezza 125 cloni che si esprimono diversamente a seconda del territorio di appartenenza, col quale hanno stabilito un rapporto così profondo da risultare inscindibile. Perciò, quando parliamo di sangiovese di Romagna, di prugnolo gentile o di morellino, pur avendo proprietà organolettiche ben distinte, ci riferiamo ad un’unica grande famiglia che possiede precise caratteristiche appartenenti a tutte le sue varianti.

Di seguito alcuni esempi fotografici di diversi cloni di sangiovese:

Un’uva dall’ottima vigoria, dotata di buone capacità di adattamento, tuttavia richiede condizioni pedoclimatiche precise per esprimersi al meglio, vale a dire terreni poveri e ben drenanti, una ventilazione costante e temperature elevate per la sua maturazione ottimale, essendo piuttosto tardiva. Ecco una delle ragioni per cui il sangiovese spesso viene tagliato con altre varietà, per comodità o tradizione: perché semplicemente non cresce bene proprio ovunque. Un altro motivo per il quale si fa ricorso a vitigni complementari è per ammorbidirlo, colorarlo, addolcirlo. Il sangiovese non è di certo un vino piacione, al contrario è dotato di un’ottima acidità e tannini fitti; gode di gradazioni zuccherine alte ed è povero di antociani, per questo non sarà mai particolarmente colorato, se vinificato in purezza.

masterclass sulle diverse espressioni di sangiovese – Collisioni a Barolo, luglio 2019

Ecco le peculiarità generali di quest’uva straordinaria, in grado nelle sue espressioni migliori di sfidare i decenni all’interno della sua bottiglia. Il compito dell’uomo ora è quella di proteggere questo preziosissimo bagaglio culturale attraverso una viticultura che non accetta compromessi e il rispetto per la tradizione, con il supporto di disciplinari chiari e severi e tramite una giusta comunicazione. Il primo passo per compiere questa missione gloriosa è comprendere che sussiste un patto tra il sangiovese e la terra che lo ha accolto. Non esiste il Brunello senza Montalcino, non esiste il Vino Nobile senza Montepulciano, non esiste il vino Chianti Classico senza il territorio del Chianti Classico. È la diversità la vera bellezza, la scintilla che ha scatenato infinite sfumature, portando alla luce l’estrema eterogeneità del territorio italiano: il nostro patrimonio, la nostra unicità.

Elena Zanasi
Instagram: @ele_zanasi

Biondi Santi cede una quota ai francesi Piper-Heidsieck

Non è un fulmine a ciel sereno, ma fa comunque scalpore il comunicato con il quale la Tenuta del Greppo Biondi Santi ha comunicato la partnership con il Gruppo Epi, della famiglia Descours (già proprietaria Piper-Heidsieck e Charles Heidsieck in Champagne e di Chateau La Verriere a Bordeaux).

Brunello di Montalcino Biondi Santi
Brunello di Montalcino Biondi Santi

Per il momento non sono stati dichiarati i dettagli dell’operazione ma pare che, dietro la generica indicazione di “partnership strategica”, vi sia la cessione della quota di maggioranza dell’azienda padre del Brunello di Montalcino.

L’azienda, mito enologico globale e con difficoltà nel far fronte agli impegni bancari (si è a conoscenza anche di un contenzioso con MPS), era da tempo nel mirino di diversi investitori (tra i quali anche Prada e il solito Lvmh).

Lo shopping straniero tra le migliori cantine d’Italia continua insomma; e i soliti ben informati parlano di un altro prossimo e clamoroso acquisto, sempre dalla Francia: nel mirino sarebbe una celebre azienda della Langhe, di La Morra per l’esattezza.

Staremo a vedere… ti terrò informato!