Assaggi d’agosto (capitolo 3)

Proseguiamo con gli assaggi estivi questa volta concentrandoci su un unico territorio, quello magico di Pantelleria. Complici le ferie estive abbiamo infatti potuto degustare alcuni vini e conoscere di persona i produttori dell’isola, ma soprattutto ammirare le viti coltivate ad alberello pantesco (patrimonio Unesco), viti bassissime interrate in buche profonde anche 50 cm, ingegnoso metodo ideato per difendere le piante dal vento e trattenere il più possibile l’umidità, il tutto protetto da spettacolari muretti a secco di pietra vulcanica.

Abbazia San Giorgio

Piccola azienda artigiana, di costituzione abbastanza recente (2016) eppure molto nota agli appassionati del vino naturale. Abbiamo potuto godere della splendida ospitalità di Battista Belvisi che ci ha fatto assaggiare alcuni dei propri vini con abbinamento territoriale di crostini al pesto pantesco, insalata pantesca e melanzane fritte: una delizia!

L’azienda possiede a Pantelleria meno di 4 ettari e ottiene vini di grande impatto eppure delicati ed eleganti, con alcol sempre gestito alla perfezione. Il Cantodelgrillo 2019 è un vino bianco macerato ottenuto da grillo in purezza. Il contatto delle bucce con il mosto è di 15 giorni e avviene in acciaio, ne risulta un vino che sa di agrumi (bergamotto e limone), pesca gialla e iodio. Sorso agile e saporito, bocca piacevolmente tannica e chiusura pulita e sapida. Il Lustro 2020, da uve catarratto, è ottenuto con una macerazione di circa 20 giorni ed è un vino più impattante del precedente sia nel colore che vira verso l’arancio, sia nelle sensazioni olfattive di frutta matura (mango, fico d’india), sbuffi sulfurei e sfumature marine e di erbe aromatiche. La bocca è più contratta del vino precedente, complice la maggior gioventù del vino che deve ancora distendersi e assestarsi. L’Orange 2020, da uve zibibbo, è un vero e proprio fuoriclasse per gli amanti dei vini arancioni: di grande personalità e impatto pur nel ricamo olfattivo fatto di note floreali, salvia, tocchi di miele, agrumi canditi (cedro), macchia mediterranea e un che di marino. La bocca è di grande freschezza e vitalità con il tannino a dare grip e sapore per una beva che rischia di essere pericolosa! Da ultimo BAT 2020, vino rosato ottenuto da uve nerello mascalese allevate sull’isola: fiori dolci, arancia sanguinella, anice e un tocco minerale molto intrigante introducono un sorso stuzzicante e fresco, croccante e dinamico; chiude con acidità pulente e salato ma di grande precisione e nitore.

Ferrandes

Salvatore Ferrandes per quanto mi riguarda è Il Passito di Pantelleria per antonomasia. L’azienda si dedica esclusivamente a questa denominazione producendo poche migliaia di bottiglie (e non in tutte le annate, purtroppo) ottenute da parcella piuttosto variegate e sparse nel territorio per un totale di appena 2 ettari.

Abbiamo chiacchierato molto piacevolmente con il produttore ed assaggiato anche due vini: il Passito di Pantelleria 2014, una prova di botte non ancora in commercio, e il Passito di Pantelleria “Decennale” 2009. Vini di grande dolcezza e profondità, persistenza e complessità, eppure estremamente eleganti e facili alla beva che è gustosa, sapida, fresca ed elegantissima. L’olfatto si dipana su note di uva passa, dattero, fichi, macchia mediterranea e mare. Il 2009 è perfetto in questo momento, l’evoluzione gli ha donato una disinvolta signorilità, il 2014 promette molto bene e si può attendere con grande fiducia.

Diego Mutarelli
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L’Isola Bianco 2019 – Hibiscus

Hibiscus è l’unica azienda vitivinicola che alleva, vinifica e imbottiglia sull’isola di Ustica. L’azienda cura soli 3 ettari di vigna praticamente sul mare. Il vino di cui parliamo oggi è ottenuto da inzolia e catarratto.

Il vino si presenta in veste giallo paglierino dai bei riflessi verde-oro.

Olfatto di grande compostezza ed eleganza che si dipana tra note di agrumi, timo, pesca bianca e un tocco fumé molto intrigante che ti fa ricordare l’origine vulcanica dell’isola.

Sorso sottile e delicato, il tenore alcolico contenuto a 12,5% aiuta la beva e lascia spazio ad un’acidità sorprendente rispetto a quanto ci si può aspettare da un vino bianco di un’isola nel cuore del Mediterraneo. Progressione soave e chiusura succosa e sapida su aggraziati ritorni affumicati.

Vino di ottima bevibilità e piacevolezza, dà l’impressione di un eccesso di controllo che in parte ne frena la spontaneità a vantaggio di una gestione accurata del calore e delle morbidezze. Buono, sarà ottimo quando riuscirà a bilanciare al meglio istintività e controllo.

Diego Mutarelli
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Un Etna Bianco di personalità! Nerina 2014 – Girolamo Russo

E’ da un bel po’ che non ti parlo di vini dell’Etna. Rimedio subito con un vino bianco dell’azienda Girolamo Russo. Il vino si chiama Nerina, in onore della mamma di Giuseppe che dal 2004 conduce l’azienda fondata dal padre Girolamo.

Etna Bianco "Nerina" 2014 - Girolamo Russo
Etna Bianco “Nerina” 2014 – Girolamo Russo

Etna Bianco “Nerina” 2014 – Girolamo Russo

Il colore del vino è di un bel paglierino con riflessi dorati. L’olfatto parte con note affumicate, di cerino spento ed in generale è la mineralità a farla da padrona. Poi arriva il frutto con la scorza d’agrumi, la pera matura e quindi le erbe aromatiche ed i fiori gialli… Ad un naso così composito ed elegante fa da contrappunto un ingresso in bocca vigoroso, intenso e di una certa ampia morbidezza. Eppure l’acidità è ben presente e dona freschezza e verticalità allo sviluppo.

La chiusura è calda e persistente su note decisamente sapide.

87+

Plus: vino di personalità e carattere, il Carricante (70%) è ben amalgamato con gli altri vitigni autoctoni presenti nell’assemblaggio (Catarratto, Inzolia, Grecanico, Minnella, Coda di volpe). La mineralità vulcanica è evidente e dona slancio al vino.

Minus: se sei alla ricerca di vini succosi ed agili questo vino, per nulla pensante sia chiaro, potrebbe non entusiasmarti. Difficilmente ne rimarrai indifferente però.

Live Wine 2017: i 5 migliori assaggi per Vinocondiviso

Oltre 150 le aziende presenti nella due giorni di Live Wine 2017, rassegna dedicata al vino artigianale che si è appena tenuta a Milano.

Live Wine 2017
Live Wine 2017

Ho degustato prevalentemente la domenica mattina, senza troppa ressa, e devo dire che l’evento mi è parso ben riuscito. Produttori noti e meno noti, italiani e stranieri, insomma il giusto mix per incuriosire l’appassionato alle prime armi e il degustatore più esigente.

Di seguito ti riporto i miei 5 migliori assaggi:

#1
Catarratto “Saharay” 2015 – Porta del Vento
Porta del Vento è sita in una vallata a seicento metri di altezza a Camporeale, in provincia di Palermo. Certificazione biologica, utilizzo dei preparati biodinamici in vigna, interventi limitatissimi in cantina. Porta del Vento ha portato al Live Wine una selezione molto interessante. I vini che mi hanno più colpito sono stati i bianchi ottenuti da uva catarratto. In particolare, straordinario per intensità e complessità, insieme ad una grande facilità di beva, il Saharay, ottenuto da vigne di catarratto piantate ad alberello e che macera sulle bucce in tini aperti (e senza l’aggiunta di lieviti esogeni) per 30 giorni. Consigliatissimo!
Da non perdere dell’azienda anche l’interessante vino rosso da uve Perricone (2014).

#2
Cesanese di Olevano Romano DOC “Cirsium” 2013 – Damiano Ciolli
Avevo già sentito parlare di questo produttore esclusivamente dedicato al vitigno a bacca nera Cesanese di Affile, non ero però ancora riuscito ad assaggiare una bottiglia. Che sorpresa! Vino ottenuto da vigne di 50 anni e che fa un lungo affinamento prima in botte grande, poi in cemento ed infine in bottiglia. Austero, articolato e potente ma di grande dinamica. Vino molto serrato nel tannino e dalla persistenza importante.
Seguirò con attenzione il produttore Damiano Ciolli anche perché è risultato molto convincente anche l’altro vino aziendale, il più immediato Silene (2015), vino meno ambizioso ma per nulla banale.

Terre Siciliane Bianco IGP
Munjebel 2015 – Frank Cornelissen

#3
Terre Siciliane Bianco IGP “Munjebel” 2015 – Frank Cornelissen
Vigne di circa 40 anni di Grecanico e Carricante, allevate tra i 650 e i 900 m di altitudine, danno origine a questo vino bianco macerato sulle bucce e senza solfiti aggiunti. Cornelissen è uno dei più discussi produttori dell’Etna e, pur essendo anche andato a trovarlo ai piedi del vulcano, non avevo ancora avuto l’occasione di assaggiare questo suo vino bianco. Naso molto particolare di frutta dolce, erbe aromatiche ed una mineralità evidente. Bocca profondissima, salata e viva. Vino dalle grandi potenzialità gastronomiche e di prorompente personalità.

#4
Sangiovese “TÏN” 2015 – Montesecondo
Fermentazione e macerazione in anfora per 10 mesi per questo sangiovese energico e vigoroso. Acidità viva e tannino croccante dialogano in armonia dando al sorso una grande dinamica. Vino che evolverà benissimo, ci scommetto!
Montesecondo è un altro produttore che non avevo mai assaggiato e che seguirò con maggior attenzione in seguito.

#5 
Barolo Perno 2010 – Elio Sandri
Elio Sandri è un produttore di Monforte d’Alba che vende, con grande anticipo, quasi tutta la sua produzione all’estero. E abbastanza difficile recuperarne qualche bottiglie e non illuderti che andando da lui le cose siano più facili! 🙂 E’ stata quindi una piacevole sorpresa poterlo incontrare al Live Wine: il Barolo Perno 2010 è scontroso, l’acidità è molto vivace così come il tannino. Vino austero e tutto da farsi ma che lascia già intravvedere le stimmate di grandezza.

Questi i miei migliori assaggi, ma i vini ed i produttori interessanti che ho assaggiato sono stati parecchi: Emidio Pepe, Ferrara Sardo (Etna), Jeaunaux-Robin (Champagne), Zidarich, Planquette (Bordeaux)…