4 vini tra Italia, Francia e Spagna

La piccola redazione di Vinocondiviso si è riunita per il consueto scambio di idee, opinioni e, naturalmente, per degustare qualche vino … rispettando rigorosamente il coprifuoco!

In questo post riportiamo qualche impressione dei vini bevuti che sono stati ottimamente accompagnati da riso giallo al salto, fagottini di radicchio, taleggio e noci, sformato di cavolfiore con crema di patate, formaggi.

Champagne Blanc de Blancs 2004 -Diebolt-Vallois

Avevamo già parlato di uno champagne di Diebolt-Vallois e, anche questa volta, abbiamo deciso di restare sullo stesso produttore, cambiando però etichetta e annata.

Lo champagne che abbiamo nel calice – di cui non conosciamo data sboccatura – si presenta di giallo dorato. L’olfatto è sulla mela golden ed il cedro, immancabile la nota minerale (calcare), poi un tocco di champignon. Bocca energica, viva e agrumata. Champagne che unisce potenza e bevibilità, freschezza ed eleganza.

Cavallo di razza.

Rías Baixas Albariño Selección de Añada 2010 – Pazo Señorans

Anche in Galizia eravamo già stati di recente.

Ci torniamo volentieri con questo albariño che è di un giallo dorato molto luminoso, si intuisce che è passato qualche anno dall’imbottigliamento, anche grazie ad un olfatto decisamente stratificato e disteso: nota iodata molto netta in ingresso, poi alghe, cera e propoli, a chiudere aghi di pino. Bocca acida ma di splendida maturità, il vino è evoluto benissimo, il sorso risulta sapido e profondo.

Colpo di fulmine.

Pommard Vieilles Vignes 2018 – Domaine Joseph Voillot

É invece colpevolmente passato parecchio tempo dall’ultima volta che abbiamo scritto del Domaine Joseph Voillot!

Degustiamo con grande piacere il suo Pommard che benché giovanissimo troviamo già in splendida forma. Naso che affianca al fruttino rosso di bosco, sfumature floreali e speziate (cannella), accompagnate da una perentoria mineralità (grafite). L’acidità ficcante e la sapidità in chiusura di bocca accompagnano il vino in un finale lungo e verticale. Vino che potrà dire ancora molto con ulteriore evoluzione in bottiglia.

Seducente.

Pinot Nero 2017 – Podere della Civettaja

Non si vive di sola Borgogna se si ama il pinot nero, e Podere della Civettaja ce lo aveva già dimostrato. Se il 2016 era un pinot nero vivace e mediterraneo, questo 2017 pur non discostandosi da quel modello risente un po’ dell’annata meno favorevole.

È comunque un vino di grande interesse: lamponi in confettura, hashish, incenso, spezie, effluvi mediterranei al naso che risulta accattivante e mobile. Il sorso in questa fase è tutto sul frutto, di bella dolcezza, con acidità e sale ben presenti. Chiusura succosa e pulita. Non cosi stratificato ma di grande bevibilità.

Impavido.

Diego Mutarelli
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Un Blanc de Blancs di razza

Da oggi Vinocondiviso si arricchisce dei contributi di Gregorio Mulazzani, grande esperto e fan di Champagne! Ti racconterà quindi soprattutto di bollicine, francesi ma non solo. Questo è il suo primo post
Benvenuto Gregorio, il Signore delle Bolle!

Ci troviamo a Cramant, a pochi km da Reims, zona Grand Cru per lo chardonnay e dove vengono quindi prodotti i più grandi Champagne Blanc de Blancs. Qui ha la propria sede Diebolt Vallois, antica azienda familiare che coltiva vigne sin dal XV secolo!

Champagne Brut Fleur de Passion 2008 – Diebolt-Vallois  

Il Fleur de Passion è la cuvee di punta della maison, 100% Grand Cru chardonnay da vecchie vigne (anche di più di 60 anni di età), tutte nel comune di Cramant.

Fermentazione in barrique, senza filtrazione né malolattica svolta, poco dosato, circa 4gr/litro di zucchero residuo (quindi acidità molto alta, per chi piace il genere, e con ottime prospettive di invecchiamento).

Ancorché giovanissimo (abbiamo assaggiato la versione 2008, grandissima annata, immessa sul mercato nel 2018), Fleur de Passion è uno Champagne che va aspettato almeno 5 anni dalla messa in commercio per esprimere tutto il suo potenziale. Questo 2008 che abbiamo nel calice al naso, profondissimo, è già un tripudio di mineralità bianca con gesso e calcare in primo piano, agrumi gialli e anice. In bocca scalpita un’acidità elettrica e graffiante, la materia sotto si fa sentire prepotentemente invadendo il palato.

L’abbinamento con un italianissimo caviale e del sushi d’autore esalta il tutto.

Indimenticabile ma da dimenticare in cantina per qualche anno, peccato che, di questa annata, ahimé ormai non si trovi più nulla ma, qualsiasi Fleur de Passion troviate (a brevissimo in commercio la 2012), sarà sempre una grande bevuta!

Gregorio Mulazzani
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