Macerati d’Europa

Ultimamente ho come l’impressione che sui vini macerati, ancora di più sui veri e propri orange wine, si distinguano due categorie nette: chi li ama e chi li odia.
Io personalmente sono nella prima categoria; mi perdonerete quindi se, accompagnandovi in questo virtuale viaggio per l’Europa, potrei sembrare un po’ di parte.

Macerati d'Europa
Macerati d’Europa

4 calici, 4 nazione e 4 modi di interpretare uno stile. E chissà quanti altri ancora potremmo scoprirne.

Partiamo con un vino greco, dall’isola di Cefalonia per l’esattezza. Zakyntino in purezza che macera 1 mese sulle bucce e praticamente rimane nudo e crudo come natura l’ha voluto. L’enologa dell’azienda Petrakopoulos infatti, con pochissimi interventi in cantina, riesce a creare vini molto rappresentativi del territorio, insomma un vino fatto in vigna e non in cantina (per l’esattezza da antiche vigne prefillossera).
Può sembrare un po’ rude, ma è un vino genuino che ti dice chiaramente la sua. Il ventaglio olfattivo è straordinariamente ampio, come la succosità in bocca. Per goderselo tutto, consiglio di lasciarlo nel bicchiere e meditarlo, senza abbinare nulla.

Rientriamo temporaneamente in Italia, perché il Friuli da anni si distingue e fa parlare di sé. Fa parlare di sé anche la cantina Zidarich che con questa Vitoska 100% ci fa scoprire tutt’altro stile. Stesso tempo di permanenza sulle bucce rispetto al vino precedente, ma un risultato completamente diverso.
Ci troviamo di fronte a maggiore eleganza ed equilibrio in bocca, insomma un vino più domato nel suo carattere, con un bouquet ampio ma più raffinato.

Riprendiamo il cammino verso la Spagna, dove Costador propone Metamorphika sumoll – blanc brisat un macerato (imbottigliato in ceramica) da vigne di 700m slm.
Sempre un mese di macerazione ed uno stile naturale che lo rende un po’ rustico (sentori di zolfo in apertura inclusi), imprime sensazioni meno forti rispetto al vino greco ma non vira verso l’eleganza friulana.
Sicuramente non un vino anonimo.

Infine approdiamo in Francia nella cantina Dominique Andiran, nello Juraçon.
Il suo Vain de Rû, 100% Colombard, macera “solo” una settimana sulle bucce. Qui l’eleganza tutta francese si fa sentire, insieme a tracce olfattive più dolci che ritroviamo in bocca con un residuo zuccherino superiore rispetto ai precedenti vini.
L’acidità citrina solletica e diverte, lasciandolo nel bicchiere qualche minuto sorprende per un marcato sentore di zafferano.

Insomma, alla prossima cena proviamo a portare una bottiglia di questi vini anche a chi si schiera contro (magari alla cieca) non si sa mai che si riesca a fargli cambiare idea.

Chiara EM Barlassina
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Čotar e la sua straordinaria malvasia del Carso sloveno

Ti ho parlato spesso degli splendidi vini del Carso (ad esempio in questo post) e continuerò a farlo perché i vini della zona (Italia o Slovenia poco importa) mi emozionano spesso.

Oggi ti racconto di uno straordinario vino dell’azienda agricola Čotar sita a Komen nel Carso sloveno, a 5 kilometri dal mare.

Kras Malvazija 2005 – Čotar

Colore classico dei cosiddetti orange wine, vini ottenuti da uve bianche con una vinificazione in rosso (in questo caso con una macerazione di 7-10 giorni). Il colore oltre che orange, appunto, è anche vivo e luminosissimo, cosa non scontata per un vino del 2005.

L’olfatto parte su toni agrumati di arancia e bergamotto, poi arriva quasi prepotente il calcare. Lo stesso odore che puoi trovare nelle grotte carsiche della zona, provocato dall’azione dell’acqua sulle pareti…mi ha ricordato l’odore della cantina di Vodopivec o di certi angoli della Grotta Gigante. Quindi in successione fiori bianchi essiccati, mela cotogna, pera, un tocco appena accennato di mango (ma siamo lontanissimi dai profumi di certi macerati tutto albicocca e frutti esotici, sia chiaro!).

La bocca è secca e sapida, ellittica nello sviluppo: la frutta matura allarga il sorso e aiuta il liquido odoroso a saturare completamente il cavo orale, la mineralità la “verticalizza”. La traiettoria risultante è sapore e succo in un’entusiasmante progressione. Il tannino è risolto e la bocca resta in mirabile equilibrio.

Il finale è giocato sulla sapidità e su ritorni speziati delicati, soavi ma di persistenza infinita.

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