Dalla sabbia vulcanica: il piedirosso di Agnanum

Avevo voglia di assaggiare un vino diverso dal solito, un rosso non troppo impegnativo ma comunque interessante. Ho optato per un vino di Agnanum, una piccola azienda agricola di Agnano (NA) di cui ho sentito parlare piuttosto molto bene nell’ultimo periodo.

Raffaele Moccia possiede e cura meticolosamente 4 ettari di vigna su scura sabbia vulcanica. Le vigne, prevalentemente di falanghina e piedirosso, sono piuttosto vecchie e crescono sulla sommità di storiche colline vulcaniche.

Ho deciso di stappare il vino base dell’azienda, l’IGT chiamato “Sabbia Vulcanica” ottenuto da uve piedirosso:

Piedirosso Campania IGT “Sabbia Vulcanica” 2016 – Agnanum

Il vino ha un olfatto ben definito di fruttini rossi macerati (lamponi), viola, una nota netta di mineralità scura. La bocca è semplice ma intensa e di personalità, l’attacco è di buon volume ma il sorso rimane agile grazie ad un corpo piuttosto esile; il vino ne guadagna in bevibilità. Lo sviluppo è comunque di buona articolazione nonostante una certa rapidità nell’arrivare in fin di bocca. Il finale coinvolge grazie ad un tannino presente in chiusura ed una intensa sapidità.

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Da una Lacryma sul viso ho capito molte cose…

Era il 1964 e Bobby Solo cantava l’indimenticabile “Una lacrima sul viso“, scritta insieme a Mogol. La canzone mi torna in mente oggi, sorseggiando un vino mitologico, la Lacryma Christi del Vesuvio: una delle denominazioni più antiche del mondo che non siamo ancora in grado di valorizzare come si deve, lasciandola invece in mano a imbottigliatori senza scrupoli che la vendono a 2 € a bottiglia a ignari turisti. Loro sì, quando apriranno quella bottiglia a casa, verseranno amare lacrime…

Il Vesuvio è una montagna rivestita di terra fertile alla quale sembra che abbiano tagliato orizzontalmente la cima; codesta cima forma una pianura quasi piatta, totalmente sterile, del colore della cenere, nella quale si incontrano di tratto in tratto caverne piene di fenditure, formate da pietre annerite come se avessero subito l’azione del fuoco; di modo che si può congetturare che là vi fosse stato un vulcano il quale si è spento dopo aver consumato tutta la materia infiammabile che gli serviva da alimento. Forse è questa la causa cui dobbiamo attribuire la mirabile fertilità delle pendici della montagna. (Strabone, 10 a.C.)

Come dimostrano numerosissime evidenze storiche, ad esempio quanto scritto da Strabone e come si evince da numerosi affreschi pompeiani – tra cui lo splendido Bacco e il Vesuvio che trovi qui sotto – il legame tra il Vesuvio ed il vino è di antichissima data (si ipotizza a partire dal V secolo a.C).

Bacco e il Vesuvio, Casa del Centenario (Pompei); 68 - 79 d.C.
Bacco e il Vesuvio, Casa del Centenario (Pompei); 68 – 79 d.C.

La leggenda più conosciuta sull’origine del nome della denominazione di cui ti parlo oggi, vuole che Lucifero, nella sua discesa agli inferi, abbia portato via con sè un pezzo di Paradiso. Gesù, riconoscendo nel Golfo di Napoli il Paradiso rubato, pianse lacrime copiose da cui nacquero i vigneti del Lacryma Christi.

Nell’affresco qui riportato puoi notare come non solo vi sia Bacco ricoperto di uva ma siano persino riconoscibili, in basso a sinistra del Monte Vesuvius,  le vigne che allora, più di oggi, ricoprivano le pendici del vulcano.

La denominazione Lacryma Christi DOP esiste sia nella versione rossa, da uve di Piedirosso (minimo 50%), Sciascinoso, Olivella e/o Aglianico, sia nella versione bianca da uve Caprettone e/o Coda di Volpe (minimo 45%), Falanghina e/o Greco. I punti di forza della denominazione dovrebbero essere non solo la notorietà globale dovuta ad un nome tanto leggendario quanto riconoscibile, ma anche il territorio vulcanico che conferisce (dovrebbe conferire) ai migliori campioni una mineralità senza uguali.

Veniamo ora al vino che ho assaggiato e di cui ti voglio parlare oggi. Si tratta di una Lacryma ottenuta da Piedirosso, Aglianico e Sciascinoso dell’azienda Agricola Giacomo Ascione, Vigna delle Ginestre.

Lacryma Christi Rosso 2015 - Vigna delle Ginestre
Lacryma Christi Rosso 2015 – Vigna delle Ginestre

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso 2015 – Vigna delle Ginestre (Azienda Agricola Giacomo Ascione)

Il colore rubino vivo con riflessi porpora tradisce l’estrema gioventù del vino. Il naso è da subito molto fruttato (mora, amarene selvatiche), poi arrivano le erbe aromatiche con il timo e il rosmarino, il geranio, una nota eterea e pungente tra il cioccolatino Mon Cheri e l’asfalto. Il sorso è avvolgente, morbido e di buon volume e, fortunatamente, senza troppo calore. Anzi, alla dinamica gustativa partecipa un’acidità pimpante e un tannino -leggermente scomposto in chiusura  – che aiuta a dare equilibrio e grip. Retrogusto di frutta rossa e dolce accompagnato da una nota finale piuttosto amaricante.

Vino non banale e produttore senz’altro da seguire.

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