Bevuta con wine geek tra sorprese e solide certezze

Degustare con amici appassionati, anzi ossessionati, di vino – veri e propri wine geek – è un’esperienza piuttosto divertente. Ovviamente anche chi scrive si considera facente parte della categoria. Una volta scelta la bottiglia da conferire – sicuramente l’azione più complessa e stressante – il resto è uno spasso!

Gli ingredienti in fondo sono semplici: qualche interessante bottiglia resa anonima da una velina o da un più trendy calzino da degustazione, buon cibo a contorno, chiacchiere e cazzeggio come se piovesse…ed il gioco è fatto.

Insomma, non proprio una degustazione tecnica! Ma qualche impressione la dobbiamo ai lettori di Vinocondiviso.

Le bollicine e bianchi

Lo Champagne Avizoise 2014 di Agrapart apre le danze con grande eleganza: agrumi e fiori bianchi al naso, delicata mineralità, leggiadria anche in bocca con sorso essenziale, dritto e sapido. Un blanc de blancs che gioca le sue carte sulla raffinatezza e la misura. Per gli amanti del ricamo, chi predilige gli Champagne ricchi e di potenza meglio che si rivolga verso altri lidi. Delusione per il Fiano 2010 di Pietracupa, purtroppo ossidato e sulla via del tramonto a causa di un tappo che non ha fatto il suo dovere fino in fondo. L’onore della Campania è però salvo grazie al vino di Nanni Copè, Polveri della Scarrupata 2018 un interessante blend di fiano, asprinio e pallagrello bianco che ha un profilo agrumato e di macchia mediterranea, con una vena affumicata intrigante ed un sorso di dissetante freschezza. Chiude i vini bianchi un sorprendente pigato, lo Spigau Crociata 2004 di Le Rocche del Gatto, che all’olfatto richiama il terroir da cui proviene: mare, erbe aromatiche e una curiosa nota tra l’elastico e lo zolfo. In bocca il vino è agile e ancora integro, sa di agrumi (cedro) ma anche frutta più matura (uva passa), non così articolato forse ma notevolissima la chiusura su ritorni salmastri e agrumati. Vino che si è sposato alla grande con un ottimo spaghetto di farro, broccoli e bottarga.

I rossi

I vini rossi tradiscono la passione per il nebbiolo dei bevitori. Sontuoso il Barolo Cannubi 2013 di G.B. Burlotto, un vino austero e regale che ha bisogno di qualche minuto per distendersi ed esprimere tutta la sua classe: parte su note di ferro e sangue che a poco a poco schiariscono lasciando spazio a rosa canina, asfalto, scorza di arancia, spezie e… un salmastro che ritroveremo anche in bocca che però è caratterizzata da uno sviluppo vellutato, da un tannino fitto ma perfettamente in filigrana nella materia, chiusura di dolcezza fruttata e notevole persistenza sapida. Non da meno il Morey-Saint-Denis 1er cru 2013 di Dujac dall’accattivante profilo olfattivo fatto di fragoline di bosco e spezie orientali in cui primeggia l’incenso, bocca perfettamente bilanciata tra frutto e spezie, freschezza e concentrazione, la beva è semplice eppure il vino non lo è. Il Barolo Villero 2013 di Brovia è in una fase in cui si concede poco ma basta mettersi in ascolto per riconoscere note di ribes rosso, fragola, the, zucchero a velo e anguria. Sorso di sapore e spessore, con tannino croccante e acidità ficcante. Vino che ha davanti un grande avvenire. Forse in un momento di chiusura o, perché no, semplicemente vino meno espressivo e riuscito, il Barolo Ceretta 2016 di Giacomo Conterno che sa di buon Barolo al naso (rose macerate, anguria, catrame) ma che in bocca lascia parzialmente insoddisfatti a causa di una materia calda e compressa, dal tannino molto compatto anche se di ottima fattura. Ripassare (forse) tra almeno un lustro.

Per finire in (relativa) dolcezza

Il Mosel Riesling Wehlener Sonnenuhr Auslese 2014 di Joh. Jos. Prüm è fantastico fin dal colore con riflessi verde-oro, un naso sfaccettato di frutta matura, scorza di agrumi ma anche salvia, pompelmo, polline, sale…ingresso morbido con acidità pulente a lasciare la bocca saporita e rinfrescata, pronta ad un nuovo assaggio…

Diego Mutarelli
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Degustazione estiva tra amici: Sidro, Champagne, Chablis, Loira …

Le calde giornate estive mettono alla prova anche il più incallito dei degustatori. Ecco allora che pur non perdere la buona abitudine di degustare si mettono sul tavolo, rigorosamente alla cieca, bottiglie fresche, spesso frizzanti, che possano refrigerare anima e corpo dei bevitori. Se poi la location è un terrazzo estivo di un locale fuori città…

Di seguito il resoconto di una di queste serate estive all’insegna del buon bere.

Cidre Cornouaille AOP – Manoir du Kinkiz

Poiré Granit 2017 – Eric Bordelet

Due sidro molto diversi. Il sidro di mele di Manoir du Kinkiz è un classico sidro di mele bretone, intenso e succoso, con un piacevole finale dolce/amaro. Più elegante il sidro di pere di Eric Bordelet, celebre produttore della Normandia, dall’olfatto delicatamente fruttato e dalla dinamica sottile e persino minerale.

Chablis premier cru Séchet 2011 – Dauvissat

Naso decisamente fine di gesso e menta, mare e pietra, con un tocco di leggera affumicatura. Bocca non particolarmente stratificata, come era lecito attendersi dal difficile millesimo, ma di grande equilibrio tra acidità e note burrose. Chiude su ritorni marini di media persistenza.

Champagne g.c. La Chapelle du Clos Brut 2012 – Cazals

Naso di grande classe tra sbuffi di agrumi e toni affumicato, gesso e spezie. Secco e dritto in bocca, con un perlage sottile che solletica il palato e un’acidità ben presente che allunga il sorso. Manca forse un po’ di intensità e nerbo in chiusura, ma si beve benissimo.

Champagne premier cru Le Cran 2008 – Bereche

Primo naso un po’ vinoso, poi torrefazione e frutto giallo maturo. In bocca dà il meglio di sé, con materia e volume, sapidità e freschezza che vanno a braccetto e si rincorrono fino a terminare in una chiusura citrina, profonda e lunghissima.

La Porte Saint Jean Six Roses 2017 – Sylvain Dittière

Il vino è un PetNat (rifermentato in bottiglia con metodo ancestrale) ottenuto da chenin, cabernet franc e sauvignon blanc. Colore rosato chiaro e naso divertente di fragoline, sambuco, rose ed un tocco fumè. Bollicina sottile, non particolarmente persistente, ma il vino è molto piacevole anche al sorso, che risulta sapido e molto guidato dall’acidità, la pennellata vinosa in chiusura è misurata e non toglie profondità al vino.

Pinot Nero Metodo Classico 2006 – Pietro Torti

Oltre 120 mesi sui lieviti per questo Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese che ha avuto l’ardire di confrontarsi con tante bollicine d’Oltralpe. Bevuto alla cieca non sfigura, in particolare a livello olfattivo le note fruttata del pinot nero, qualche spezia in formazione e una controllata ossidazione non permettono di identificare immediatamente la bolla come italica. La dinamica in bocca risulta piuttosto semplice, la beva è scorrevole ma non così articolata come si aspetta da un vino di lungo affinamento. Chiude leggermente vegetale ma con ottima sapidità.

Fiano di Avellino 2016 – Pietracupa

Naso da attendere senza fretta, appena versato è compresso su note di frutta bianca, nocciola, leggera affumicatura. Il vino risulta giovanissimo anche in bocca, che però risulta molto promettente, sapida e con un leggero tannino. Chiude succoso.

Argile Blanc 2017 – Domaine des Ardoisieres

Chardonnay, jacquère e mondeuse blanche per questo vino della Savoia molto delicato ed elegante. Olfatto floreale e minerale, ma anche fruttato (mela). Dinamica in bocca guidata da un’acidità ficcante ma per nulla aggressiva, il vino è agile ma non banale con un finale sapido e di ottima profondità.

Vouvray Les Enfers Tranquilles 2016 – Michel Autran

Ecco il vino che mi ha totalmente stregato, inatteso anche perché poco conosciuto (benché bevendo alla cieca questo non conta poi molto). Un naso mutevole, intenso e definito di fiori bianchi, arancia, polline, mare…bocca altrettanto dinamica, secca e fresca, saporita e stratificata. Persistenza molto lunga su ritorni di mare e roccia.

Franken Homburg Kallmuth Asphodill Silvaner GG 2009 – Fürst Löwenstein

Vino che non mi ha lasciato molti ricordi, il più dimenticabile della serata, in un’annata probabilmente non felice. Non che avesse problemi particolare, ma ho ricordi molto migliori di altri millesimi di questo stesso vino.

Gattinara 2006 – Antoniolo

Vino (o più probabilmente bottiglia) che sembra essere in leggero declino. Frutto rosso maturo al naso, poi foglie secche e sangue. Bocca dal tannino smussato, finale sapido ma senza il grip che ti aspetteresti da un grande Gattinara.

Champagne Brut Prestige 1998 – Tarlant

Degna chiusura questo champagne evoluto al punto giusto, dal naso di sottobosco, fungo, scorza di agrumi, tamarindo. Grande beva e compiutezza in bocca, chiusura sapida e lunga.