I profumi del vino: i 4 descrittori “innominabili”

Antonio Albanese, sommelier
Antonio Albanese, sommelier

Alcuni profumi che i degustatori snocciolano assaggiando un vino, soprattutto se si fanno prendere dal lirismo, sono particolarmente originali, spesso al limite del “proibito”.

Di seguito ti riassumo le 4 tipologie di descrittori più osteggiate, dibattute o addirittura censurate della storia della degustazione enologica.

#1 odori corporei

Il primo fu, inutile dirlo, Luigi Veronelli. Dello Champagne 1976 – Krug scrisse “bouquet maschio, diretto ed elegante; netto e malizioso, e conturbante, sentore di sperma”. Ma a Veronelli era tutto concesso, direi giustamente!
Non sono però così infrequenti i vini che presentano odori corporei…ricordo con grande nettezza un blasonato sauvignon friulano che puzzava (ahimè il sentore era prevaricante) di sudore.

#2 odori animali

Gli odori riconducibili agli animali sono un grande classico dei sommelier di vecchia scuola, ma devo dire che anche questi sentori non sono affatto rari: si va dalla pelliccia di certi syrah del rodano, alla merde de poule / pollaio dei Borgogna d’antan, alla sella di cavallo di certi tagli bordolesi…

#3 odori acquosi

Ebbene sì, persino la sostanza inodore per definizione viene utilizzata per descrivere certi vini. Il ghiaccio, la neve, l’acquitrino, la pioggia, l’acqua di torrente…sono decine le sfumature possibili. Sei perplesso? Lo ero anche io prima di imbattermi nel Sancerre Clos La Neore 2010 di Edmond Vatan che tra mille poetici rimandi floreali, di muschio e frutta bianca aveva anche un bellissimo sentore di acqua di torrente.

#4 odori minerali

Non ci sono descrittori più alla moda e contemporaneamente più discussi e osteggiati di quelli riconducibili ai minerali. La cosiddetta mineralità in un vino, se parliamo della fase olfattiva, ricomprende un’ampia famiglia di odori: roccia (chiara, scura, spaccata…), sassi, scogli, ferro, ruggine, polvere pirica, ardesia, gesso, calcare
I detrattori dell’aggettivo minerale hanno una parte di ragione naturalmente, soprattutto quando fanno lapalissianamente notare che le rocce ed i minerali non sono volatili e dunque sono “tecnicamente” inodori.
Personalmente reputo invece l’utilizzo dei profumi appartenenti alla famiglia dei minerali non solo plausibile ma persino auspicabile. Non per tutti i vini certo! A volte c’è la tendenza ad usare la mineralità come descrittore passepartout è vero, ma in molti casi lo trovo un descrittore molto centrato e che aiuta a inquadrare certi vini.

Per concludere

Vale la pena ricordare che il naso di ciascuno di noi è unico e così le sensazioni che ne derivano. Trasmettere e condividere le sensazioni che un vino ci comunica è dunque arte complessa che non si può ridurre ad un mero riconoscimento delle molecole odorose presenti nel vino (per questo basterebbe un naso elettronico!). Ecco perché considero che nessun descrittore è proibito, se aiuta ad inquadrare meglio il nostro liquido odoroso.

Magritte
Magritte

Parafrasando in qualche modo Magritte ed il suo “Ceci n’est pas une pipe” ricorda che se il sommelier dice o scrive “merde de poule” non necessariamente troverai lo stesso identico odore di pollaio…ma quell’odore lo devi considerare come un’approssimazione che permette al degustatore di trasmettere e rendere “conoscibile” parte della propria esperienza sensoriale.

Diego Mutarelli
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Gattinara 2010 – Antoniolo

Antoniolo può considerarsi il faro della denominazione di Gattinara. Parliamo di un’azienda fondata del 1948 e ormai alla terza generazione. La famiglia Antoniolo è stata la prima in zona a imbottigliare e valorizzare singoli cru di Gattinara, tra cui il famoso (e ottimo) Osso San Grato.

Oggi ti parlo del Gattinara senza indicazione di vigna, comprato qualche mese fa direttamente in azienda:

Gattinara 2010 - Antoniolo
Gattinara 2010 – Antoniolo

Gattinara 2010 – Antoniolo

Rosso rubino trasparente di media intensità, coloro vivo, luminoso ed invitante.

Il naso viene investito dapprima di sentori di ruggine e sangue, poi fiori rossi macerati, frutta rossa e, sullo sfondo, alloro e spezie (chiodo di garofano).

Bocca succosa, piuttosto ampia ma l’alcol è ben gestito. Il tannino è croccante ma “dolce”, vino che chiama un secondo di carne ricco di succhi (brasato, spezzatino…). La chiusura è salata e di grande lunghezza.

90

 

P.S.: se questo è il Gattinara “normale”, quanto saranno buoni i cru 2010? Non vedo l’ora di assaggiarli!