Terrazzi Alti, il nebbiolo di montagna della Valtellina

Quanto mi piace il nebbiolo quando sale in montagna, verso territori in cui il profilo muscoloso e stratificato di Langa si affina e si slancia, senza perdere complessità ed eleganza. Uno di questi territori è senz’altro la Valtellina, zona in cui viticoltura e paesaggio vanno a braccetto. Non a caso persino l’Unesco ha riconosciuto l’arte valtellinese dei muretti a secco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Tutto questo mi veniva in mente assaggiando l’azzeccatissimo Sassella di Terrazzi Alti di Siro Buzzetti.

Valtellina Superiore Sassella 2016 – Terrazzi Alti

Vino accattivante fin dal colore: granato trasparente di grande lucentezza.

All’olfatto si offre estroverso e goloso di lamponi maturi, rose rosse, foglie secche ed un misto di sentori floreali e speziati che fa pensare ad un pot-pourri. Il tutto avvolto da una coltre minerale molto elegante.

Sorso stretto in ingresso, nessuna concessione a facili morbidezze, l’acidità rinfrescante accompagna lo sviluppo, senza strappi, del sapore. La dinamica in bocca è caratterizzata dalla freschezza in ingresso e dal tannino, fitto, fine e saporito, in chiusura.

Dopo la deglutizione, per molti secondi aromi di fruttini rossi e sale accarezzano il cavo orale.

Plus: vino che mostra il suo carattere montagnino e “tutto fibra” senza però esserne prigioniero, un tocco di frutto goloso rende infatti il vino piacevolissimo ed equilibrato.

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Sassella Vigna Regina 2007 – Ar.Pe.Pe.

Non è la prima volta che su Vinocondiviso parliamo dei vini di Ar.Pe.Pe., produttore storico e di riferimento della Valtellina.

Quando si stappa un vino Ar.Pe.Pe. le aspettativa sono sempre elevate e ancor di più quando si tratta di un vino ottenuto da una vigna storica, posta a 450 metri di altitudine, con vigne vecchie e da cui si ottiene uno dei vini più longevi e complessi della Valtellina.

Valtellina Superiore Sassella Vigna Regina Riserva 2007 – Ar.Pe.Pe.

Colore granato di vivace luminosità.

Naso estremamente sfaccettato e autunnale di foglie secche, funghi, rose appassite, sottobosco, lamponi disidratati, ma poi anche matita, karkadè e, a chiudere, una rinfrescante nota di scorza d’arancia.

Il vino entra nel cavo orale stretto, al primo assaggio mostra un’indole magra, da nebbiolo di montagna. Lo sviluppo è verticale, ma in progressione il sorso si allarga con grazia. Dal centro bocca in poi fa la sua comparsa l’acidità succosa ma soffusa. La chiusura è accarezzata da un’inaspettata e piacevole dolcezza di frutto che rende il sorso gourmand. Sul finale si apprezza il tannino, cesellato e saporito, che contribuisce a prolungare la persistenza del vino.

Sarebbe perfetto con una faraona arrosto.

Plus: vino che mette d’accordo pancia e cervello, riuscendo ad essere al contempo godibilissimo e cerebrale.

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