Nuova Selezione Don Armando di Lidia&Amato: passione e visione!

La presentazione della Selezione Don Armando, dell’azienda Lidia&Amato, è stata l’occasione per tornare a Controguerra, cittadina adagiata sulle amene colline teramane, in un paesaggio che riflette gli ideali di bellezza e armonia tra l’uomo e la natura, dove i dolci e diseguali colli intervallati da vigneti e uliveti sembrano creare uno sfondo quasi pittoresco.
Città dell’Olio e del Vino, è uno dei territori più identitari dell’enologia abruzzese con la sua particolare struttura del terreno e il favorevole microclima determinato dalla vicinanza al “Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga” e dalle brezze del Mare Adriatico che favoriscono la produzione di un vino dalle peculiari sensazioni organolettiche, che ben si presta all’invecchiamento.

Lidia&Amato vigna


Nel 2003, a testimonianza della grande attenzione verso il territorio, nasce il Consorzio di Tutela Vini Colline Teramane Docg, che si occupa di valorizzare, promuovere e tutelare i vini, e che si è dotato di un rigoroso disciplinare che stabilisce le regole per la produzione a tutela della denominazione di origine. In questo contesto si inserisce la Cantina Lidia&Amato di Controguerra (Teramo), guidata da un gruppo imprenditoriale con a capo la famiglia Di Florio originaria di Tocco da Casauria (Pescara), che ha acquisito la proprietà della storica azienda di Contrada San Biagio direttamente da Lidia Tavoletti, erede della famiglia Tavoletti che da nove generazioni ha coltivato i vigneti di famiglia. Attualmente la proprietà può vantare 16 ettari vitati con conduzione a regime biologico.
La nuova cantina, adiacente e integrata alla storica struttura esistente, è un progetto a impatto zero per l’ambiente con lo scopo di creare una sinergia con il territorio circostante.
È stato operato uno scavo di 5 metri di profondità in un’ottica di sostenibilità ambientale per ridurre al minimo l’impatto ambientale con i due tetti che riprendono i Monti Gemelli che si possono vedere in prospettiva.
Il giovane avvocato pescarese Nico Di Florio, invitato a raccontare la nuova esperienza in campo enologico, ha sottolineato la grande ambizione aziendale di proporre un prodotto espressione di un territorio così importante e vocato alla viticoltura ma che deve crescere in ospitalità puntando sulle attività enoturistiche.
Il socio Johnny Kyriazis, greco-canadese ed export manager dell’azienda Lidia&Amato, sta invece lavorando per far conoscere i valori e la storia dei vini di Controguerra anche oltre i confini delle Colline Teramane.
La filosofia aziendale è quella di lavorare in cantina lo stretto necessario in modo da intervenire il meno possibile nel processo di vinificazione, basandosi sulla spontaneità del terroir, come spiega con grande chiarezza l’enologo aziendale Giorgio Ficerai. Uve sane, con bucce spesse che consentono lunghe macerazioni, che provengono da vigne vecchie.
Luca Panunzio, consigliere dell’Associazione Italiana Sommelier, delegato AIS di Pescara e referente della Guida Vitae Ais, ha magistralmente guidato i partecipanti attraverso un percorso sensoriale esaltando le caratteristiche dei vini della Selezione Don Armando.
La nuova Selezione Don Armando è una intrigante linea dedicata al capofamiglia, Armando Di Florio. Il relatore ha esordito puntualizzando che “il territorio di Controguerra, pur essendo una zona altamente vocata alla produzione di vini rossi strutturati e di carattere, sa regalare anche un ottimo Trebbiano d’Abruzzo e un elegante Cerasuolo d’Abruzzo”.
“Sono vini tipici che esprimono le caratteristiche peculiari del territorio abruzzese e riconoscibili per intensità gusto olfattiva e per una sapidità che invita al successivo sorso” aggiunge il delegato AIS Pescara.

La sequenza di servizio dei vini prevede in apertura il Trebbiano d’Abruzzo Superiore DOC 2023, prodotto con uve Trebbiano d’Abruzzo in purezza.
Siamo di fronte ad un giallo paglierino intenso con riflessi dorati. Al naso il bouquet olfattivo presenta un ventaglio di sfumature di frutta gialla matura come pesca, albicocca e melone, cenni di erbe officinali e aromatiche con il rosmarino e alloro in evidenza.
Al palato il sorso è secco, fresco con una bella vena acida sostenuta da una fine parte sapida. Il finale è incentrato su una nota ammandorlata e un cenno iodato di importante struttura e complessità con una discreta persistenza. Abbinamento ideale con del pesce al forno.
In sequenza il Cerasuolo d’Abruzzo Superiore DOC 2023 prodotto con uve Montepulciano d’Abruzzo in purezza.
Nel calice un luminoso colore rosato ramato intenso. Al naso arrivano netti sentori fruttati di cerasa e piccoli frutti di bosco rossi. Al palato il sorso è fresco e sapido con un’elegante nota ammandorlata. Un vino equilibrato con una lunga persistenza e una sapidità che allunga il sorso. Si abbina armonicamente con primi piatti a base di verdure, con la pizza e con i brodetti di pesce.
A seguire il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG 2020 prodotto con uve Montepulciano in purezza, con affinamento per un minimo di 18 mesi in tonneaux di rovere di Slavonia.
Alla vista un rosso rubino carico di buona consistenza. Al naso il bouquet olfattivo è intenso e complesso con sensazioni floreali di viola, note fruttate di more, prugne e ciliegia sotto spirito, pout pourri di fiori rossi, cenni di radice di liquirizia, rimandi speziati di pepe e noce moscata e un ricordo di foglie di tabacco dolce. Al palato il sorso è secco, pieno con una bella vena acida sostenuta da una traccia sapida, una splendida morbidezza e un tannino presente e ben integrato nella struttura del vino.
Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG Riserva 2018, prodotto con uve Montepulciano in purezza con affinamento per un periodo minimo di 24 mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio.
Nel calice un rosso carminio luminoso e intenso. Al naso è elegante e intenso con note di amarena in confettura e sentori speziati di radice di liquirizia e vaniglia.
Al palato il sorso è pieno, corposo e vellutato con una buona morbidezza e un tannino presente e ben integrato nel corpo del vino.
Il finale è incentrato su intense note di liquirizia e note tostate di caffè e cacao con una persistenza lunghissima. Fine ed elegante è un vino dal grande carattere, ideale da degustare in occasioni speciali.

Ci sentiamo di ringraziare Sara Lattanzi, Brand Manager, e Nico Di Florio della proprietà, che ci hanno accolto con grande gentilezza, disponibilità e cortesia.

Walter Gaetani

L’Abruzzo fa sistema al Vinitaly 2025

Trebbiano 1986

E’ da qualche tempo che notiamo come i vini di Abruzzo si stiano sempre più ritagliando uno spazio di maggior visibilità nell’affollato e competitivo mercato del vino. Non si tratta solamente di qualche exploit di singoli produttori (le punte di diamante non sono mai mancate!), ma di un vero e proprio ecosistema che cresce all’unisono puntando sul territorio, sulle denominazioni di origine e sui grandi vitigni autoctoni della regione.

i vini in degustazione

Queste considerazioni sono state ulteriormente rafforzate e avvalorate a seguito del Vinitaly 2025 grazie ad una notevole masterclass organizzata dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo a cui abbiamo avuto modo di partecipare e che naturalmente, come da missione del blog, condividiamo! Si noterà come i “produttori faro” della regione, Valentini e Emidio Pepe, abbiano generosamente messo a disposizione del Consorzio (per un evento collettivo dunque e non per un’autocelebrazione) etichette del loro archivio storico di difficilissima reperibilità.

Trebbiano d’Abruzzo 1986 – Valentini, azienda che non ha bisogno di presentazioni e che è da decenni nell’élite del vino mondiale. Il Trebbiano d’Abruzzo di Valentini è un vino iconico e dalla longevità straordinaria. Consideriamo un vero e proprio privilegio aver potuto assaggiare questo 1986 che a quasi 40 anni dalla vendemmia lascia stupefatti. Il colore è un giallo oro integro e luminoso. L’olfatto è valentiniano fino al midollo: caffè verde e cereali, pâté di fegato e fiori di campo, fieno, liquirizia, pepe bianco, ferro… Sorso fresco ed energico, elegante ma non certo domo, un vino che ha dinamica, allungo e stratificazione. Da bere ora e ancora per qualche decennio!

Trebbiano 1986

Pecorino “Giocheremo con i Fiori” 2017 – Torre dei Beati, 100% pecorino in quel di Loreto Aprutino (PE), solo acciaio, per un vino che vuole esaltare le caratteristiche di questo vitigno senza forzature di sorta. Annata non recentissima (attualmente è in commercio il millesimo 2023) ed in ottima forma, si muove su note agrumate e floreali, di olive verdi e fieno con un tocco di piacevole dolcezza che ricorda lo zucchero a velo. Bocca sapidissima e di grande persistenza, schietto ed elegante.

Pecorino Colli Aprutini “Cortalto” 2016 – Cerulli Spinozzi, ci troviamo in provincia di Teramo e anche in questo caso il pecorino che abbiamo nel calice ha qualche anno sulle spalle. Vino integro con un naso intenso di agrumi e oliva verde, un tocco di cera e qualche sbuffo etereo accompagnato da una nota mielata. Il sorso è morbido e carezzevole, piacevolmente risolto ma ancora vivace e sapido in chiusura.

Cerasuolo d’Abruzzo “Cerano” 2024 – Pietrantonj, l’azienda esiste da due secoli e si trova a Vittorito, in provincia dell’Aquila. Il Cerasuolo che abbiamo nel calice si presenta con un bel fruttato di ciliegia e fragoline, lineare e semplice nello sviluppo, fresco e di ottima beva. Chiude dolce di frutto senza alcuna mollezza però. Il prezzo quello sì è dolce, circa 10 € ben spesi!

Cerasuolo d’Abruzzo “Fossimatto” 2023 – Fontefico, l’azienda di Vasto (CH) presenta un cerasuolo paradigmatico fin dal colore fieramente intenso. Olfatto divertente di fragoline ma anche finocchietto, liquirizia e pepe rosa. Sorso di impatto e carattere, il vino è stratificato e ampio, di volume e allungo. Chiude su note di frutta rossa e sale.

Montepulciano d’Abruzzo 2001 – Emidio Pepe, altro produttore che non ha bisogno di presentazioni e che ha sempre pensato che il tempo fosse il miglior alleato del Montepulciano di Abruzzo (e del Trebbiano). L’azienda ha uno storico di oltre 350.000 bottiglie, che immette regolarmente sul mercato anche a diversi lustri dall’imbottigliamento. Il vino che abbiamo assaggiato, un 2001, porta il naso sulle montagne russe: prugna, rose macerate, cuoio, cioccolato fondente, chiodi di garofano… impatto gustativo fruttato (amarena), tannino giustamente croccante, sviluppo denso e dinamico, sapido e lungo in chiusura. Un vino orgogliosamente contadino nella concezione e aristocratico nel risultato.

Montepulciano d'Abruzzo

Montepulciano d’Abruzzo “Docheio” 2021 – La Valentina, ci troviamo in provincia di Pescara per un Montepulciano d’Abruzzo originale, a partire dalla scelta di fermentare parte delle uve con i raspi in orci di terracotta. Ne risulta un vino che sa di cioccolatino all’amarena, ampio e materico, dolce nel sorso e dal tannino carezzevole.

Montepulciano d'Abruzzo La Valentina

Montepulciano d’Abruzzo Riserva “Iskra” 2011 – Masciarelli, anche questo Montepulciano si presenta materico e denso con richiami di cioccolato, prugna, chiodi di garofano su un fondo balsamico. Lungo in chiusura con un tannino ancora ben presente che dona grip e sapore.

Montepulciano Iskra Masciarelli

Diego Mutarelli
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McCalin, vini artigianali e naturali: una questione di terroir!

La naturale tendenza alla scoperta di nuove realtà nel mondo del vino mi ha condotto a Martinsicuro, un paesino dell’Abruzzo in provincia di Teramo, dove troviamo McCalin Vini Artigianali Naturali.
Il fondatore, l’agronomo ed enologo Federico Nardi, si occupa personalmente dei lavori in vigna e delle scelte enologiche in cantina.
Il tutto ha inizio nel 2015 con il primo imbottigliamento da “garagista”, come ama raccontare Federico, poi la nascita dell’azienda agricola nel 2017 e la costruzione della cantina nel 2020, insomma un’attività che da hobby si è trasformata in passione travolgente e totalizzante.
I vini sono ottenuti da fermentazioni con lieviti spontanei, non chiarificati, né filtrati e non subiscono trattamenti correttivi.
Le uve impiegate sono esclusivamente montepulciano d’Abruzzo, trebbiano d’Abruzzo, passerina e malvasia raccolte da cinque piccoli vigneti, con piante di età tra i 40 e i 70 anni, per un’estensione complessiva di poco più di due ettari.

Nel pieno rispetto della vite e del territorio, Federico sottolinea che nei vigneti usa solo zolfo e rame e anche in cantina sposa un approccio artigianale e naturale sempre riservando grandi attenzioni al processo produttivo. La scelta aziendale è quella di imbottigliare etichette derivanti da ogni singola parcella, e ciò restituisce nel bicchiere le peculiarità del terroir di provenienza, tutti i vini infatti, pur provenienti da parcelle curate nello stesso modo, rendono nel bicchiere le proprie caratteristiche distintive.

McCalin

Il primo vino in assaggio è Orange Bop 2022, che nasce da Vigna Bop, un macerato di malvasia che ho degustato direttamente da botte. Alla vista un colore aranciato con sfumature ambrate e al naso tutta la complessità di aromi della macchia mediterranea. Al palato un gusto piacevolmente mielato unito a delle note di burro, con una elegante morbidezza. Un accostamento felice è quello con il pesce, in particolare con quello crudo e con una leggera grassezza, trovo che spesso gli orange wine si abbinino perfettamente alla cucina asiatica, principalmente quella giapponese.

Si prosegue con Rosso Bop 2022, il più classico dei montepulciano di McCalin vinificato in acciaio, un vino da tutto pasto anch’esso da Vigna Bop. Si presenta al calice di un intenso colore rosso rubino. Al naso sensazioni floreali di violetta, note di sottobosco e frutti rossi con lievi cenni speziati. Al palato il sorso è pieno, decisamente tannico e piuttosto acido, dotato di una piacevole e lunga persistenza finale.

E’ quindi il turno di Komandante 2022, un rosso da uve montepulciano affinato in acciaio che nasce da Vignanima e a seguire Komandante 2020, per apprezzare le differenze tra le due annate. Mi ha colpito particolarmente il 2020, che si presenta con una veste di impenetrabile colore rosso rubino. Al naso un sentore ematico quasi ferroso, note di piccoli frutti di bosco, cenni di sottobosco, note speziate di chiodi di garofano e un chiaro timbro iodato. Al palato è sontuoso e morbido con una lunga persistenza. Gli abbinamenti ideali con queste versioni di montepulciano d’Abruzzo sono con carni arrosto soprattutto ovine, agnello e castrato come gli arrosticini. Si esalta anche con primi piatti come le lasagne abruzzesi o chitarrine alla teramana e con i formaggi stagionati tipici abruzzesi.

Chiusura in bellezza con Animae 2022, un trebbiano in purezza (in stile ossidativo del Jura) dall’appezzamento Vignaquiete. L’affinamento in botti di rovere scolme per 16 mesi, per quest’ annata 25 mesi, permette la formazione di un leggero velo superficiale, che isola il vino e permette una lenta evoluzione sous voile, sotto velo appunto.
Nel calice si presenta di un brillante colore ambrato scuro e al naso il bouquet è ampio con immediate e intense note di propoli, rosmarino, caffè, caramello salato, datteri e frutta secca. A seguire nuances di sottobosco, sensazioni di potpourri floreale e un lieve cenno di affumicatura. Al palato è secco, pungente, ricco e suadente con la sua vena acida sostenuta da una grande parte salina. Conquista il palato con una buona morbidezza e una cremosità che conducono ad un finale lunghissimo. Abbinamento ideale con formaggi erborinati italiani come il Gorgonzola o il Blu ’61, affinato con vino Raboso passito e mirtilli rossi, o erborinati stranieri come l’inglese Blue Stilton, il francese Roquefort o lo spagnolo Queso de Cabrales, tipico delle Asturie.

Vignaquiete
Vignaquiete

Una splendida esperienza sensoriale che permette al degustatore di esplorare il mondo dei vini artigianali e naturali attraverso i cinque sensi, portandosi a casa i valori e la storia di una cantina. Sì perché in McCalin Vini Artigianali e Naturali, c’è anche e soprattutto un pezzo di storia della famiglia di Federico Nardi, difatti McCalin è il nome della sua casata, scritta come si pronuncia nel suo dialetto.
Al termine della degustazione mi sono congedato da Federico Nardi con la promessa di tornare perché in ogni vino degustato c’è la sua firma, ogni vino ha una sua personalità, frutto dell’audacia e delle scelte enologiche del vigneron che porta avanti le sue idee sempre e senza paura, nel pieno rispetto della materia prima a sua disposizione ogni annata.

Walter Gaetani

I vini dell’isola che c’è (per fortuna)!

La settimana di Ferragosto a Milano può essere deprimente…ma per fortuna c’è un’isola che mi ha accolto. Ti sto parlando naturalmente di Cantine Isola, la nota enoteca di Milano, che è rimasta aperta in agosto e dove mi sono potuto “dissetare”.

Come sempre quando mi capita di andarci ne approfitto per bere un bicchiere di una zona o produttore meno conosciuti ed un calice di qualcosa di più aderente e confortante per il mio gusto. Insomma cerco di far convivere il piacere della scoperta (ricco però di insidie e delusioni) con l’edonismo del bicchiere che sai già che ti dovrebbe piacere!

Alsace Pinot Gris Cuvée Justin 2015 – Maurice Schoech

Alsace Pinot Gris Cuvée Justin 2015 - Maurice Schoech
Alsace Pinot Gris Cuvée Justin 2015 – Maurice Schoech

Domaine Schoech è un produttore bio alsaziano sito in Ammerschwihr, poco a nord di Colmar. Il vino in questione è un pinot gris proveniente da una parcella del lieu-dit Sonnenberg.

L’uva ben matura viene fatta fermentare in barrique dove vi affina 9 mesi.

Il vino che ne risulta è giallo paglierino con riflessi dorati, un olfatto piuttosto articolato di pesca gialla, rose fresche, scorza di agrumi, cardamomo. L’ingresso in bocca è ampio, di gran volume, con una grassezza piuttosto pronunciata. La dinamica segue comunque uno sviluppo ben articolato, il sorso si distende ed approfondisce grazie ad un’acidità presente che si percepisce però solo in chiusura di bocca dove trova il supporto di una sapidità ben presente che dà sapore e vivacità. La persistenza è notevole in chiusura anche se veicolata da un’alcol che pizzica un po’ in fin di bocca.

84/100

Trebbiano d’Abruzzo 2011 – Valentini

Valentini 2011Colpevolmente non avevo ancora mai bevuto questo millesimo. L’annata 2011 uscì prima della 2010 che abbisognava ancora di affinamento. Delle annate recenti ho bevuto più volte le straordinarie 2010 e 2013 convincendomi – anche leggendo altri pareri più o meno autorevoli – che la 2011 fosse in qualche modo “dimenticabile”. Ed invece…grande sorpresa: sarà che il tempo è galantuomo, sarà che ho un debole per il Trebbiano del Maestro, ma a me questo vino ha emozionato.

Il colore è quello in foto, il naso è unico e ben riconoscibile: fieno, cereali, caffè verde, paté di fegato, scorza di limone, fiori di campo… La bocca è quella di un grandissimo vino che va però ascoltato con attenzione, il sorso si propone sussurrato senza alcun bisogno di mostrare muscoli o effetti speciali: sottile in ingresso, ficcante, acquisisce “peso” e volume solo nella progressione…il corpo complessivo non è in realtà così esile come l’ingresso in bocca suggeriva, l’acidità è integrata in filigrana al vino senza essere sferzante ma il suo lavoro lo fa benissimo innescando un allungo profondissimo. Il retrolfatto è agrumato e costellato da spezie in formazione, per un vino che durerà a lungo. La persistenza è prodigiosa e salatissima.

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