I 10 colpi di fulmine del catalogo di Proposta Vini

Vinocondiviso ha partecipato alla presentazione del catalogo di Proposta Vini. Di seguito ti racconto i 10 vini che più mi hanno colpito “emotivamente”.
Partiamo da sud a nord, una volta tanto:

Sardegna

1) Quartomoro di Sardegna
L’azienda, attiva dal 2011, produce oggi circa 20.000 bottiglie per una quindicina di etichette, forse troppe. Ma questa complessità rispecchia il numero di vigne sparse sul territorio sardo, a cui ogni etichetta è dedicata. Mi hanno colpito particolarmente 3 vini:
Z Frizzante Sui Lieviti, un rifermentato in bottiglia a base vermentino e malvasia, vino da aperitivo disimpegnato ma non troppo. Naso molto interessante floreale ed agrumato, senza sentori insistiti di buccia di mela che spesso i vini di questa tipologia presentano. Il sorso è gustoso e la bollicina vivace ma non grossolana, l’amaricante in chiusura dona sapidità ed allungo.
Q Brut, un Metodo Classico sorprendente, da uve vermentino. Qui saliamo di livello, il vino è decisamente complesso ed elegante. L’olfatto è un misto di frutta bianca, mare e toni affumicati. Bocca affilata e profonda.
MRS 2017, da uve Muristeddu da vigne di oltre 60 anni di Mandrolisai. Vino spiccatamente floreale, di ottima verve acida con alcol gestito alla perfezione. Grinta, originalità e carattere al sorso.

2) Tanca Gioia U Tabarka
L’azienda nasce nel 2000 a Carloforte, nell’Isola di San Pietro. Le vigne sulla sabbia sono a piede franco. Sono stato rapito da due vini di fattezze opposte:
Carignano del Sulcis Roussou 2011, vino che inizia il suo momento migliore di beva in questo momento, a 6 anni dalla vendemmia.
Austero ma compiuto, il tannino è dolce e gli aromi marini e di macchia mediterranea giocano a nascondino con le spezie in formazione.
Bovale Ciù Roussou 2017, vino più spigliato, il produttore lo definisce “picaresco”, più aperto e fruttato del precedente, un corpo più sottile ed un sorso agile.

Bovale Ciù Roussou 2017 – Tanca Gioia U Tabarka

Sicilia
Le due aziende che mi hanno colpito maggiormente sono entrambe etnee:

3) I Vigneri
Azienda che non ha bisogno di presentazioni, una delle colonne portanti dell’Etna con il suo splendido Etna Rosso Vinupetra. Questa volta però mi ha colpito un vino diverso, ovvero il Vinudilice, un rosato ottenuto dalla vinificazione contemporanea di uve a bacca bianca e nera come alicante,
grecanico, minnella…vino piacevolmente fruttato al naso e decisamente acido in bocca, molto dinamico e succoso.

4) Sive Natura
Nuovo progetto nella zona est dell’Etna. Sono stato colpito dal Nerello dei Cento Cavalli 2016, nerello mascalese e cappuccio da vigne ad alberello che donano un vino di grande equilibrio, elegante ma pieno di energia e sapore.

Calabria
Produttore di Cirò dalle indimenticabili etichette anni ’50:

5) Scala
Bella tuttala gamma, in particolare i Cirò rosso classico superiore e la riserva Durì, ma il vino che mi ha lasciato a bocca aperta era una magnum
del Cirò Classico Superiore 2014: marino e fruttato, speziato e minerale, vino che dà il meglio di sé al sorso, dove la grinta del tannino del gaglioppo inizia a sciogliersi in una trama dolce e suadente. Delicata la chiusura ma di enorme persistenza.

Lazio
Due aziende che interpretano in modo magistrale un vitigno fino a qualche anno fa decisamente bistrattato e che da qualche tempo sta iniziando ad acquisire una meritata notorietà:

6) Giacobbe Alberto
L’azienda agricola si estende su una superficie di circa 15 ettari collocati nei comuni di Paliano, Piglio ed Olevano Romano.
Elegantemente floreale (viola) il Cesanese del Piglio Superiore Riserva Lepanto 2015, vino gustoso e complesso al tempo stesso, direi gastronomico.

7) Antonelli Marco
Solo 3 ettari per questa azienda di Olevano Romano, ma con vigne dai 50 ai 70 anni di età. Uno dei vini che più mi ha colpito dell’intera rassegna è il Cesanese di Olevano Romano Riserva Kosmos 2015, vino stratificato, ampio ed austero, floreale e speziato, con un tannino piacevolmente liquirizioso che accarezza la lingua e accompagna una chiusura profonda
e dissetante. Bellissimo vino!

Toscana
Siamo nell’altra Toscana, quella di “serie B” potremmo dire, lontano dal Chianti e da Montalcino. Ci troviamo nel Mugello, uno dei territori più vocati per il pinot nero in Italia.

Pinot Nero Vigneto di Fortuni 2014 – Podere Fortuna

8) Podere Fortuna
Circa 6 gli ettari di proprietà di Podere Fortuna che si ispira senza alcun timore reverenziale alla Borgogna. Ho trovato una gamma estremamente pulita ed elegante, con un uso del legno magistrale, cosa che non sempre avviene neppure al di là delle Alpi.
I vini, a differenza di molti pinot nero italiani, non sono “appiccicosi”, molli e stramaturi e neppure eccessivamente lavorati, ma anzi esprimono grazia e spontaneità.
Buona tutta la gamma, se devo evidenziare un vino forse la mia preferenza va al Pinot Nero Vigneto di Fortuni 2014, floreale e speziato, elegante in bocca senza però perdere energia e carattere.

Piemonte
In Piemonte ho segnato sul taccuino due aziende per certi versi opposti, una celebra e storica, l’altra neo-costituita e praticamente sconosciuta:

9) Castello di Verduno
Tutta la gamma presente in assaggio decisamente interessante, in particolare mi è piaciuto il Barolo 2015, ancora compresso ed austero com’è giusto che sia e solo bisognoso di tempo per esprimere il potenziale già sottotraccia.

Carema 2016 – Chiussuma

10) Chiussuma
Bellissime notizie arrivano da Carema, territorio estremo per eccellenza i cui fasti hanno rischiato di andare per sempre perduti. Solo la Cooperativa dei Produttori di Carema e Ferrando hanno resistito negli ultimi decenni ad un declino che sembrava inarrestabile. In tempi recenti però nuove aziende stanno provando con entusiasmo e fatica a rilanciare un territorio difficile e costoso. Il recupero di antiche vigne terrazzate, abbarbicate sulla montagna ed affacciate sulla Dora Baltea sono imprese per poeti e sognatori…e i ragazzi di Chiussuma lo sono.
Il Carema 2016 gli dà ragione, un vino terso, limpido e montano, sa di ribes e fiori rossi, spezie e mineralità chiara, la struttura è snella, “tutta fibra”, profondo e sapido il sorso.