Toro “El Picaro” 2018 – Matsu

Oggi ti parlo di un vino spagnolo della denominazione Toro, ottenuto in biodinamica da vigne di Tempranillo di 90 anni. Acquistato in Spagna ad un prezzo accattivante non potevo esimermi dal provarlo. L’azienda che lo produce si chiama Matsu e fa una linea di vini dalle etichette decisamente fuori dal comune.

Toro “El Picaro” 2018 – Matsu

Toro “El Picaro” 2018 – Matsu

Il rosso ancora porpora brilla e ci ricorda che il vino è ancora giovanissimo. L’olfatto è sul frutto maturo (ciliegia e prugna), poi viola e un tocco pungente ed etereo (lacca).

L’ingresso in bocca è caldo e lo sviluppo rustico, dettato da tannini graffianti che segnano il finale del vino che risulta amaricante.

Minus: vino che, pur senza difetti eclatanti, manca di eleganza e progressione ma anche di facilità di beva. Insomma: riesce a scontentare sia chi ricerca fragranza e immediatezza, sia chi aspira a intensità e potenza.

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Gschleier Alte Reben: leggiadra, dolce, selvatica, longeva

Parliamo ancora di Schiava, noi di Vinocondiviso: dopo una degustazione comparata, a settembre scorso, questa volta abbiamo voluto approfondirne la potenziale longevità.

Lo abbiamo fatto, ospitati dalla Vineria di Via Stradella, che ringraziamo per aver recuperato 4 diverse annate di Gschleier Alte Reben, la schiava della linea “alta” di Cantina Girlan.

Un piccolo passo indietro: 750 ettari vitati, la Schiava resta il vitigno più coltivato in Alto Adige nonostante un tasso di riduzione drammatico, negli ultimi anni, a favore di vitigni con più appeal commerciale.

A credere nella sua valorizzazione è stato oltre 40 anni or sono il capo cantiniere della cantina Girlan, cooperativa storica nata nel 1923 a Cornaiano (Girlan, nella lingua locale). George Spitaler osservando le vecchie vigne a pergola poco lontano dalla sede aziendale impose una svolta radicale per far nascere la Gschelier Alte Reben, appunto “vecchie vigne”. Drastica riduzione delle rese per ettaro e, in cantina, affinamento in botti grandi.

Il vigneto Gschleier, il cui nome richiama un’antica guarnigione romana riportata alla luce in quella zona con i relativi reperti, si trova su una collina morenica di 450 m di altitudine, dal terreno tipicamente calcareo, ghiaioso e argilloso, con una bella esposizione a sud. Posizione e orientamento garantiscono un’insolazione ottimale che fa nascere un vino pieno, con un grande potenziale d‘invecchiamento.

Vigna Gschleier

Dal lontano 1975 le uve Schiava della zona di Gschleier danno vita ad un vino particolare, di corpo, che nulla ha a che vedere con le tante, e forse stereotipate, espressioni di Schiava “leggere” dell’Alto Adige.

La vendemmia avviene manualmente in piccoli contenitori per un rapido trasporto in cantina, dopo la diraspatura il mosto viene trasferito in tini d‘acciaio inox per la fermentazione dove sosta per 15-20 giorni; conclusa la classica fermentazione alcoolica, si attiva la fermentazione malolattica e quindi si passa ad un affinamento per 9 mesi in grandi botti di rovere e, infine, 6 mesi in bottiglia.

Un vino dalla dimostrata longevità, che tuttavia non snatura le caratteristiche del vitigno per farlo diventare qualcosa che non è. Resta un vino dalla bassa acidità, in genere sui 5 grammi litro, relativamente poco tannico grazie alla buccia poco spessa, con una struttura e una alcolicità superiore alle altre Schiava ma capace di trasmettere la mineralità dei sottosuoli come i migliori bianchi della stessa regione.

In degustazione abbiamo assaggiato il frutto delle vendemmie 2017, 2016, 2010 e 2006 per cogliere come il passare del tempo riesce a tirar fuori da questo vitigno quella parte speziata che spesso è nascosta quando bevuto, come spesso accade, nella prima gioventù.

  • i vini in degustazione
  • Abbinamenti

Gschleier 2017

Vino dal naso molto fine, giocato sul fiore rosso ed il ribes, minerale, poi un cenno di ginepro. La bocca in ingresso risulta piuttosto calda ma ha un bell’allungo salato. Vino ancora molto giovane che in questa fase risulta piacevole anche se in qualche modo non ancora compiuto.

Non ho l’età (Gigliola Cinquetti, 1964)

Gschleier 2016

Naso molto compatto di grafite e frutti rossi maturi. Sorso di impatto, ampio ma non alcolico con le morbidezze del vino tenute a bada da una trama fitta. Dal centro bocca in poi mette il turbo con una grande progressione, energica ma soave, senza spigoli. Finale caratterizzato da una grande sapidità ed un’ottima persistenza. Vino di grande classe e decisamente promettente. Da bere anche ora ma se riuscite a conservarne qualche bottiglia…

Va bene, va bene così (Vasco Rossi, 1984)

Gschleier 2010

Olfatto molto articolato: sottobosco, sangue, frutta rossa macerata, tocchi delicatamente affumicati. Bocca sferica, ampia, di calore alcolico ma saporita. Nel finale una pennellata tannica completa il quadro di un vino all’apice ma non ancora domo. Vino intrigante.

Mentre tutto scorre (Negramaro, 2005)

Gschleier 2006

Vino che si presenta fin dal naso evoluto, però con il passare dei minuti non decade, ma resta sulla frutta rossa e le foglie secche, il sottobosco, la corteccia e la china. In bocca è risolto, senza ormai molta progressione, anche se la chiusura è definita, pulita e di una piacevole dolcezza di frutto. Millesimo difficile da giudicare anche perché a questo stadio l’evoluzione di bottiglie diverse della stessa annata potrebbe aver dato esiti difformi.

La decadenza (Ivano Fossati, 2011)

Alessandra Gianelli
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Vinitaly 2019: alla scoperta di 3 giovani produttori

La partecipazione al Vinitaly è sempre qualcosa di estremamente stimolante e coinvolgente. Difficilissimo farne però un riassunto e condensarne in poche righe il senso. Ho per questo deciso di limitarmi a fornire solo un parziale ma interessante punto di vista.

Vinitaly 2019: Young to Young

Tra i numerosi eventi e convegni che si sono tenuti presso Verona Fiere, Vinocondiviso ha partecipato a Young to Young, quello che voleva essere un momento di confronto tra giovani vignaioli e comunicatori del vino. Il tutto moderato Paolo Massobrio e Marco Gatti.

Ecco i vini degustati e qualche dettaglio sulle aziende produttrici presenti.

Romagna Sangiovese Predappio Riserva “Le Lucciole” 2016 – Chiara Condello

Chiara Condello si trova nelle colline di Predappio, tra i 150 e i 300 metri slm, ed è completamente dedita alla cura e vinificazione del Sangiovese. Il vino assaggiato è un’anteprima non ancora in commercio. Luminoso il rosso rubino, al naso un fruttato di ciliegia e mela rossa, poi minerale scuro e viola. Bocca molto intensa, succosa e concentrata, il sorso è però agile e di grande dinamica. Progressione in bocca senza soluzione di continuità con una chiusura sapida e calda, ma compostissima. Retrolfatto in cui torna la frutta rossa con un tocco piacevolmente astringete, un probabile ricordo della macerazione a grappolo intero di parte delle uve che danno origine a questo Sangiovese di Romagna fuori dal comune.

Buttafuoco dell’Oltrepo’ Pavese Storico “Vigna Costera” 2013 – Francesco Maggi

Francesco Maggi si trova a Canneto Pavese, Vigna Costera è un appezzamento di circa 2 ettari vitati con i vitigni tipici del Buttafuoco, ovvero croatina (in maggioranza), barbera, uva rara e vespolina. Le uve vengono vinificate contemporaneamente. Rosso rubino appena trasparente sull’unghia, al naso prugna sotto spirito e mora, poi catrame e rose appassite, in chiusura le spezie in formazione (cardamomo). Bocca ampia e intensa in ingresso, dolce di frutto, la progressione è dettata dal tannino della croatina che è perfettamente domato. Chiude su un retrolfatto di cioccolato fondente e frutta rossa.

Amarone della Valpolicella Classico 2015 – DolceVera

DolceVera è una giovane azienda di Negrar, sono 5 gli ettari vitati e, per ora, solo 10.000 bottiglie prodotte. L’Amarone in assaggio è di un rosso rubino compatto, naso etereo di frutta sotto spirito, alloro, mallo di noce, pepe…bocca di una grande morbidezza, è un rincorrersi degli aromi sentiti al naso ma anche caffè, cioccolata, spezie e amarena. La chiusura è calda e lunga ma per nulla stucchevole grazie ad una scia sapida che dona allungo e croccantezza.

Non si finisce mai di imparare con lo champagne! Ecco le “new entry”

La Champagne è, anche per un appassionato di lunga data, una terra che spesso regala sorprese e scoperte. Non è difficile incontrare produttori sconosciuti o quasi. Basta andare ad una delle tante manifestazioni sulle bollicine francesi e voilà, una buona parte dei produttori da degustare sono ignoti, o quasi.

È stato il caso di Atelier Champagne, la bella manifestazione tenutasi a Varese domenica 24 e lunedì 25 marzo. Nella suggestiva cornice del Palace Grand Hotel, in un locale luminoso e ampio, sono stati presentati i vini di 24 produttori, alcune maison e molti recoltant. Bene, circa una decina di questi mi erano sconosciuti o, quanto meno, mai degustati. E proprio fra questi si sono rivelate le più piacevoli sorprese.

Senza pretese di far classifiche vorrei raccontare di quei vini degustati per la prima volta e che più mi hanno colpito, e magari due parole anche su qualche vecchia conoscenza.

Champagne Ardinat-Faust

Ardinat-Faust è un piccolo produttore della valle della Marna, biologico dal 1971, che coltiva soprattutto Pinot Meunier. Il suo Oeil de Perdrix è un rosé delizioso, sapido e fruttato. Carte d’or, anche lui da Meunier 100% è più acerbo, nonostante il dosaggio più alto – 10 gr/lt contro 5 del precedente – è più su note verdi e quasi tabaccose che accompagnano note floreali. La Cuvèe Speciale, che è 50% Pinot Noir e 50% Chardonnay, è vino di maggior struttura ma molto minerale, asciutto, un frutto molto definito, frutti rossi aciduli e agrumi.

Gautherot è un nome famoso nell’Aube. Questa maison ha origini secolari, non è il Gautherot più famoso (Vouette et Sorbèe) ma ha dalla sua una lunghissima tradizione. Coltiva Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay. Il loro Reserve Brut, assemblaggio dei tre vitigni, è diretto, sapido, ben definito anche nei sentori fruttati e di crosta di pane. La cuvèe Exception, da Pinot Nero e Pinot Bianco, è intensa, fruttata e delicatamente speziata. In bocca è pieno, fresco, la struttura è importante e ben equilibrata dall’acidità. Il Rosé, ottenuto da macerazione, è un vino che unisce armonicamente intensità e delicatezza del frutto. Un cesto di frutti di bosco, sentori di fiori macerati e di foglie rivelano la sua origine 100% Pinot Noir. In bocca è lungo, fruttato, di gran carattere. Il Notes Blanches è per 80% Pinot Bianco e 20% Chardonnay. È uno Champagne floreale e sapido, ricco di aromi lievi, la frutta bianca, il sale, il mare, che si fondono in una cremosità leggera, una quenelle ai frutti di mare ed alle erbe di montagna. Lungo, asciutto, un sorso appagante.

Champagne Philippe Gonet

Philippe Gonet è una maison a conduzione familiare della Cote de Blancs. Propone una serie vini molto validi, naturalmente in maggioranza BdB. Il Brut Reserve, classico blend 60% PN, 30% CH, 10% Meunier leggermente dosato (8 gr/lt), è un vino che definirei confortevole, molto pulito, sentori cremosi, di crosta di pane, di pasticceria, frutta chiara. In bocca è cremoso e fresco. Il Blanc de Blancs 3210, chardonnay non dosato, è netto, diretto, quasi tagliente sia al naso sia all’ingresso in bocca. Fiori bianchi ma anche sentori verdi di foglie e corteccia di sambuco, frutta bianca acerba, agrume amarognolo. Decisamente un vino giovane. La cuvèe Roy Soleil BdB matura parzialmente in legno. Il vino è intenso, note di crema di limone, di campi di fiori in montagna, di bignè speziati. In bocca è sorso di spessore e di freschezza, lungo, tornano la pasticceria e l’agrume. Ter Blanc è un vino proveniente da vigneti di chardonnay non trattati chimicamente, matura in botti grandi di rovere, passa almeno 60 mesi sui lieviti. Al naso è potente, pesche bianche, legno dolce, nocciole, mandarini e bergamotto a dare freschezza. Grande intensità al sorso, fresco, sapido e gessoso, con ritorni di crema e di agrumi. Il millesimato 2009, anch’esso BdB aggiunge grassezza a quanto si trova nel Ter Blanc, con note di spezie, di pane, di canditi. Una freschezza un po’ spenta ne rende un po’ pesante il transito in bocca.

Heucq Pere et Fils è un piccolo produttore che lavora in biodinamica a Cuisles nella Valle della Marna. Ha presentato cuvèe di solo Pinot Meunier: Tradition Nature, Tradition Extra Brut, Tradition e Brut Rosé. I tre Tradition sono vinificati nello stesso modo, cambia solamente il dosaggio. Tutti presentano uno spiccato carattere terroso, di funghi, sottobosco, roccia. Il Nature non dosato mostra una bella verticalità, molto fresco e sapido, mineralità lunga e sorso profondo. Nell’Extra Brut (3 g/lt) emergono frutti scuri, si amplia il quadro gustativo, la pressione al palato, la beva è più immediata, appagante. Il Tradition è decisamente più morbido e più gastronomico, emergono più note fruttate, cremose. Lievi sensazioni di amaro in chiusura. Il Rosé offre un equilibrio mirabile tra mineralità e frutti rossi, arricchite da note speziate ed i ritorni di bosco e funghi. Bella lunghezza, molto gourmand.

Champagne Lebeau – Batiste

Lebeau – Batiste, produttori a Chavot-Courcourt, appena a sud di Epernay, azienda familiare che produce sei cuvée. Qui ne presentano quattro. Grande Reserve BdB, offre un cesto di frutti bianchi e caramelle al miele, note di pasticceria. Bocca ampia e persistente, fine e fresca. Il Rosé Brut, base 2013 con 30% di vini di riserva, al naso è fruttato, fragoline di bosco e tutti gli altri tipi di fruttini rossi, buona dolcezza. In bocca è cremoso e intenso. Aromi sempre dominati dai frutti di bosco, note di amarena, bella acidità a tenere pulito il sorso. Il Millesimé 2012 è un vino decisamente ricco ed intenso. Naso di fiori, frutti canditi, cedro su tutti, pasticceria, torta di mele. Grande cremosità, ritornano in bocca tutti i frutti ed i fiori, le preparazioni di pasticceria che vengono evocate aggiungono una buona complessità. Forse manca un filo di freschezza in chiusura. La Cuvée Selection è il solo vino di questo produttore che affina in legno, e si sente. Tutto giocato sulla balsamicità, si fa il pieno di erbe aromatiche e selvatiche, dall’origano al finocchietto selvatico, si affianca poi una dolcezza cremosa che arricchisce l’olfatto ed il sorso. In bocca esprime anche una bella acidità, a completare ed equilibrare le sensazioni. Decisamente appagante.

Roger Coulon è un altro produttore di piccole dimensioni – 10 ettari e circa 80.000 bottiglie – da Vrigny, che produce vini tutti giocati sulla finezza e la pulizia. Heri-Hodie, cuvée a maggioranza Meunier, è un vino molto aperto, frutti bianchi, fiori primaverili. Note agrumate in bocca aggiungono armonia e la freschezza chiude il sorso con grande eleganza. L’Hommée è un vino classico, più ampio ed intenso del fratello minore, più cremoso, strutturato, sorso più intenso, miele e pesche, petali di rosa. Un bel finale fruttato e fresco. Il Roselie extra brut è un rosé de saignée che affina in legno, cosa che gli dona spessore, potenza e carattere. Al naso frutti rossi, spezie, erbe fini, in bocca la potenza è equilibrata dall’acidità. Heritage extra brut è un vino che affina quasi due anni in legno e poi passa 10 anni sui lieviti. La vinificazione è riflessa in una grande complessità, lievi sentori di spezie dolci, quasi vanigliate, sorreggono le note fresche di fiori, le note di brioche si inseguono con la pesca bianca. Bocca di notevole impatto, bella acidità a sostenere la struttura, chiude sulle spezie e la crosta di pane.

Trousset – Guillemart è un piccolo produttore della bassa Montagne de Reims che ha presentato una bella serie di vini, precisi, vivaci. Il Créme Brut ed il Brut Nature sono freschi, puliti, le note verdi ne denunciano la gioventù ma la ricchezza compensa, facendo emergere note di caramella alla menta, di balsamico. In bocca sono pieni e freschi. Il Brut rosé ritrova note balsamiche e mentolate integrate coi frutti rossi e la spiccata mineralità. Bocca fruttata e fresca, intensa e lunga. Il Millesimato 2013 è un vino morbido ed intenso, di grande definizione e rigore, profuma di aranceto, di erbe mediterranee. In bocca è molto fresco, non svolgendo la malolattica, freschezza che accompagna la cremosità agrumata e balsamica. Il Blanc de Noirs, vino con una parte di reserve perpetuelle, si presenta fresco, sapido, terragno, note lievemente animali. Emergono poi frutti chiari e note più cremose. In bocca è equilibrato, ampio e complesso, sentori di avocado e di fiori bianchi. La cuvée Blanc pur Anna, vinificata in legno e da reserve perpetuelle, è uno chardonnay molto ricco e intenso, ancora giovane e toccato dal legno, ma molto fresco, agrumato, profondo. Fonde cremosità e mineralità in un allungo di panettone con le scorze d’arancia decisamente affascinante.

Champagne Pascal Doquet

Pascal Doquet è invece una vecchia conoscenza, i loro vini sono sempre di alto livello ed anche qui lo confermano. Arpége è uno champagne di grande mineralità e sapidità, integrata con le note di bacche di bosco, fiori macerati, crosta di pane. In bocca è fine, lungo, asciutto. Diapason, che viene parzialmente vinificato in legno, è un vino intenso su note mature, di nocciole, di crema di vaniglia. Grasso e pieno, è integrato da una giusta freschezza che pulisce il sorso. Sorprendente la cuvée Antocyanes, rosé di macerazione di una gioventù sbarazzina ed affascinante. Note vinose, fruttate, dolci, cremose. Fragoline di bosco, sale, crema di lamponi, beva franca, dolce e goduriosa.

Thienot è una maison che merita di essere citata, anche se non è propriamente un piccolo produttore, perché fa vini impeccabili, confortevoli, di grande beva e piacevolezza. A partire dal Brut base, che fa già 60 mesi di maturazione sui lieviti, e che offre un rigore ed una precisione notevoli, arrivando al rosé di assemblaggio, molto fine ed immediato nel suo frutto rosso intenso, fino al millesimato 2008, vino potente ma raffinato, classico stile da maison, pasticceria, frutta gialla, fiori bianchi, agrumi. Una bella complessità in un vino senza sbavature.

Andrea D’Agostino

Noir o nero, purché sia pinot

Oggi ti racconto di una degustazione tra amici il cui tema era, genericamente, “pinot noir o pinot nero”. La supremazia francese per il vitigno in questione non era in discussione, ma è sempre stimolante mettersi in gioco bevendo alla cieca per apprezzare al meglio le sfumature del pinot nero.

Ecco cosa abbiamo bevuto:

Oltrepò Pavese Pinot Nero “Giorgio Odero” 2012 – Frecciarossa

Azienda storica e rappresentativa dell’Oltrepò, anche Frecciarossa si cimenta con il pinot nero. Abbiamo assaggiato il Giorgio Odero 2012 che si presenta al naso su toni di frutta rossa ben matura, un cenno vegetale e poi, dopo qualche minuto di assestamento, arrivano anche le erbe aromatiche. L’ingresso in bocca è piuttosto caldo, lo sviluppo è in ampiezza anche se arriva alla chiusura abbastanza rapidamente. La bocca resta appena amara.

Plus: vino interessante ed espressivo, ha tenuto molto bene nel bicchiere
Minus: un guizzo acido in più avrebbe di certo aiutato, così come una maggior articolazione al sorso.

Südtirol Alto Adige Pinot Nero “Villa Nigra” 2015 – Colterenzio

Colterenzio è una realtà cooperativa da più di 1,5 milioni di bottiglie. Tra le oltre 30 etichette in gamma anche la selezione di pinot nero Villa Nigra. Il vino ha un naso un po’ sfocato che si dipana tra note di caramella al lampone, qualche tocco boschivo e uno straccio bagnato che va e viene. Ma soprattutto la bocca delude: stretta, senza progressione e corta.

Minus: vino poco fine al naso e cortino in bocca, da rivedere.

Vougeot 1er cru “Les Cras” 2015 – Domaine Philipp

A memoria non ricordavo un Les Cras a Vougeot, ma il libro di Armando Castagno “Borgogna, Le vigne della Côte d’Or” viene in aiuto in qualche modo giustificando la dimenticanza. In Côte d’Or sono almeno 15 le vigne che portano questo nome (che deriva da crai e fa riferimento al suolo formato da sassi bianchi). L’affinamento in legno copre un po’ il primo naso che è speziato, poi esce il fruttino rosso, un tocco di incenso e china, la scorza d’agrumi… Bocca soddisfacente come presenza e sviluppo, è forse un po’ calda ma saporita e pulita in chiusura.

Plus: vino non straordinario ma sfaccettato e saporito
Minus: legno ancora ben presente sia al naso sia in bocca che non risulta ancora del tutto equilibrata.

Bourgogne 2005 – Domaine Robert Chevillon

Chevillon ha bellissime e vecchie vigne tra i migliori premiers crus di Nuits-Saint-Georges. Questo Bourgogne 2005 ha un naso appena evoluto ma ancora molto affascinante: spezie, sostanze psicotrope, ribes… La bocca è stupendamente risolta, saporita e sapida.

Plus: vino di grande fascino, perfetto nella sua semplicità. All’apice.

Bonnes Mares Grand Cru 2009 – Domaine Bart

Ed eccolo il grand cru della serata che si esprime con un naso limpido, luminoso e vivace di spezie e fruttini rossi che richiamano immediatamente la Borgogna. La bocca ha un’acidità ben presenta che accompagna lo sviluppo del vino che risulta succoso. Chiusura sapida e molto persistente.

Plus: vino che coniuga alla perfezione eleganza e complessità, facilità di beva e sinuosità.

Gevrey-Chambertin 1er cru “Les Goulots” 2004 – Domaine Fourrier

Annata davvero difficile la 2004 in Borgogna. I pinot noir ne risultano spesso vegetali con note olfattive che in casi non infrequenti arrivano persino a richiamare l’olezzo delle cimici… Domaine Fourrier se la cava invece piuttosto bene e ci regala un naso di frutta chiara, accompagnato da un tocco vegetale appena accennato, poi spezie e rose. Il sorso è “rilassato”, in questa annata l’evoluzione comincia a sentirsi anche se, pur risolta, la bocca è elegante e piacevolmente sapida.

Plus: considerando l’annata in questione non si poteva chiedere di più.

Albana macerate, il nuovo ma antico spirito dell’Albana

Da oggi Vinocondiviso si arricchisce dei contributi di Andrea, degustatore di lungo corso e di vaste vedute: vini naturali e vini classici, vini artigianali e territoriali. I gusti e l’apertura mentale di Andrea non conoscono confini né barriere ideologiche. Questo è il suo primo post. 

Interessante e rara degustazione, almeno nel contesto milanese, di cinque Albana di Romagna (con una eccezione bolognese) vinificati in rosso, cioè con una macerazione sulle bucce per estrarre più materia e tannini dall’uva. Si inseriscono nella attuale moda degli Orange Wines ma, a nostro avviso, mantengono una loro specificità ed una marca data dal vitigno e dal territorio.

L’Albana è un’uva “potente” grappoli molto grandi e piuttosto spargoli che portano acini molto ricchi di materia, sia fruttata sia tannica. La macerazione non snatura il profilo aromatico del vino, lo arricchisce in intensità ed ampiezza, almeno nella maggioranza dei casi.

Albana macerata
Le Albana di Paolo Francesconi

Veniamo alla degustazione:

Arcaica 2013Paolo Francesconi

Macerazione di circa un mese. Colore dorato intenso, naso che ti accoglie con balsamicità, crema di menta, erbe aromatiche, terroso e liquirizia lieve, si intuisce la sapidità che accompagnerà il sorso, il quale è tannico, di acidità molto vivace, e al primo impatto un po’ “scodante” e scontrosa ma che, con il tempo nel bicchiere, si ricompone per far emergere la sapidità ed i ritorni balsamici di menta e rosmarino. Ottima tenuta nel bicchiere, ancora integro dopo circa due ore.

Albana
Albana

Mezzelune 2015 – Ca’ dei 4 Archi

Macerazione per un paio di settimane scarse (dal 2016 saranno 55 giorni). Già dal colore, un dorato luminoso, si intuisce un vino fine ed elegante, ed è così. Un mazzo di fiori bianchi e gialli ti accoglie al naso, accompagnato da frutta gialla dolce, che con l’aerazione verranno affiancate da note di miele e da sentori di sasso bagnato. In bocca è elegante, preciso, pulito, la frutta ed il miele prendono la scena, probabilmente il vino ha un po’ di zucchero residuo, accompagnate da un’acidità lieve e finissima e da un ritorno di sale e miele di castagno. Anche lei tiene senza problemi il tempo nel bicchiere, non si scompone e vira su note più terrose ad accompagnare la dolcezza.

Fricandò 2013 – Al di là del fiume

Macerazione tra 2 settimane e tre mesi, in vasca o anfora. Si presenta con un colore intenso, quasi ambrato. Il naso è caldo, burroso, ci sento una nota leggera di grasso di prosciutto, ma anche agrume, spezie aromatiche, liquirizia dolce, albicocca, buccia di banana. Una varietà di frutto che si riflette in bocca, dove tornano i frutti, con anche la nocciola, ma che non dimostra grande mobilità, un sorso un po’ statico che si accentuerà con il tempo nel bicchiere, quando il vino si siede un po’ troppo.

Gea 2013 – Vigne di San Lorenzo

Macerazione di circa un mese. Colore ambrato scuro, sembra un vermut, ed anche al naso si presenta con spezie, nocciole, fiori secchi, caramella d’orzo, insomma un profilo sia da vino sia da vermut… Il vino al naso è comunque inquieto, si inseguono le note dolci e quelle speziate, la polvere di caffè, la caramella toffee. In bocca è ancora più inquieto, l’acidità e la dolcezza non hanno alcuna voglia di mettersi d’accordo, inizialmente, e scodano da tutte le parti, la lingua viene grattata da una sensazione ruvida di polvere di caffè. Col tempo la bocca si raffina, l’acidità si ingentilisce, il frutto e i fiori secchi tornano a farsi vivi e si mantengono nel tempo.

Antiqua 2016 – Paolo Francesconi

Vinificazione e macerazione in anfora per 5/6 mesi. Colore oro giallo delicatissimo, qui l’anfora ha schiarito il colore rispetto all’Arcaica. Il vino si presenta di grande finezza, composto, floreale, fieno caldo, infusi di erbe, roiboos. Note sapide e minerali emergono con l’aerazione, insieme a dolci sensazioni di frutta chiara, la buccia dell’albicocca, il ribes bianco. Un naso da restare lì incollati, finissimo e mobile. In bocca è ancora di più, una integrazione perfetta di finezza, intensità, salinità, morbidezza. Impossibile definire note dominanti, è una sinfonia. Il retrobocca è fin carnoso e roccioso, come dei fiori cresciuti su una parete di roccia. Vino oltre gli schemi di macerazione o vinificazione classica, riunisce il meglio di entrambe per questo vitigno di grandissime potenzialità.

Andrea D’Agostino

Ribera del Duero Vega Sicilia Unico 1981

E’ raro, ma a volte capita, che ad una degustazione di ottimi vini ve ne sia uno che si impone con la sua classe superiore al punto da far dimenticare tutti gli altri, letteralmente eclissati dalla luminosa grandezza del vino in questione. Quando poi il vino si chiama “Unico”, pensi che tutto sommato il suo nome se lo sia meritato.

Ribera del Duero Vega Sicilia Unico 1981
Vega Sicilia “Unico” 1981

Siamo nella Ribera del Duero, nella Spagna centro settentrionale. E’ qui che viene fondata, nel lontano 1864, sulla sinistra orografica del fiume Duero,
Pagos de la Vega de Santa Cecilia, oggi nota a tutti come Vega Sicilia.
Vega Sicilia Unico è il più noto vino spagnolo e universalmente riconosciuto come uno dei più grandi vini rossi del mondo.
Inizialmente il vino ero ottenuto in prevalenza da vitigni bordolesi, solo in tempi relativamente recenti la quota tempranillo è diventata maggioritaria (80%) con un saldo di cabernet sauvignon a completare l’uvaggio.

Vino rosso dal più lungo affinamento al mondo (si arriva a 10 anni tra barrique, tonneaux e vetro) ha una straordinaria capacità di evoluzione, mostrando non solo doti di longevità e tenuta, ma persino di miglioramento con il passare dei decenni.

Ribera del Duero “Unico” 1981 – Vega Sicilia
Bellissimo color rubino integro, non certo luminoso ma vivace.
Naso che alla cieca ti porta a Bordeaux con tabacco e note balsamiche, ma la dolcezza di un fruttino scuro ancora croccante (mirtillo) ravviva il quadro.
L’olfatto è estremamente mutevole, con il passare dei minuti nel calice si susseguono note di corteccia, caramello, sangue che si mescolano a fieno e fiori appassiti.
La bocca è sferica, ovvero ampia e dolce, riempie il cavo orale con grazia. L’elegante calore alcolico è perfettamente funzionale allo sviluppo del sorso, che risulta ferroso e saporito, accompagnato da un tannino dolce e da una lunghissima chiusura sapida.
Vino di un’armonia incredibile, non si avverte alcuna spigolosità al sorso eppure il vino è di magnetica personalità.

Per la cronaca: la 1981 non è neppure una tra le migliori annate.

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Gli altri vini della serata, relegati senza colpa al ruolo di comprimari?
Eccoli!

  • Sancerre “Clos La Néore” 2015 – Vatan
  • Il Guercio 2016 – Tenuta di Carleone
  • Chianti Classico Riserva 2010 “Caparsino” – Caparsa
  • Vigorello 1990 – San Felice (buonissimo!)
  • Pomerol 1996 – Chateau La Conseillante
  • Chambolle-Musigny 2007 – Ghislaine Barthod
  • Friuli Colli Orientali Pinot Nero 2016 – Le Due Terre
  • Brunello di Montalcino 2013 – Le Chiuse
  • Champagne Grand Cru 2008 – Camille Savès