Provenza e Camargue: tra fiere e vigne (parte 2)

Seconda puntata di un resoconto di viaggio tra Provenza e Camargue. La prima puntata la trovi qui —> parte 1

Mi rimetto in macchina alla volta di Arles, sul confine con la Camargue. Le alture bianche di Provenza, ultima coda delle Alpi, degradano e si fanno sempre più rossastre. Anche la vegetazione si fa più bassa con la prevalenza di grandi arbusti. L’obiettivo è la fiera La Remise ad Arles. Non è solo una fiera di vini naturali, è un’immersione nel mondo di produttori che hanno abbracciato una filosofia di vita, la produzione di questi vini è solo la naturale conseguenza.

Dread che scendono lungo la schiena, abiti scoloriti al sole, facce arse dal lavoro in vigna e piedi scalzi: questo è l’identikit dei vignerons partecipanti. Gli assaggi sono impegnativi: mi imbatto in vini un po’ scomposti, ancora troppo giovani o con acetiche importanti. Ma quando arriva il calice giusto è una gioia. Assaggi così estremi ti obbligano a rimettere in ordine i tuoi parametri di degustazione, come se uscendo dal solito sentiero si scoprissero panorami mai immaginati. Queste alcune etichette e cantine che mi hanno più colpita e che mi piacerebbe riassaggiare in futuro.

– Le Temps des Reveurs, Provenza.

– Hydrophobia, Le debit d’Ivresse. Pirenei orientali, Occitania.

– Organe I Co, Domaine Carterole. Banyuls, Roussillon.

– Baran, L’Ostal, Sud Ovest

– Parole de Terre, Luberon 2017, Valle del Rodano.

– La Boulette de Schistes 2017, Ollivier Gauthier, Languedoc-Roussillon

Una vera e propria festa di condivisione, lontana da smartphone e social. La sera si cena con i produttori, le bottiglie avanzate dalla giornata ruotano di tavolo in tavolo grazie a divertenti negoziazioni e qualche regalo inaspettato. Gli assaggi sono tanti, forse troppi ma questa è una vera festa del vino.

L’ultimo giorno è dedicato al territorio della Camargue, il richiamo delle vigne è forte. Siamo in un piccolo areale della Vallée du Rhone, Costieres de Nimes. Sulla costa il paesaggio è quello di una pianura a perdita d’occhio fatta di acquitrini salmastri e paludi. È la casa degli iconici fenicotteri rosa e di cavalli bianchi che corrono allo stato brado. In queste sabbie strappate all’acqua affondano le radici le vigne dei vin de sable, veri estratti di mare. Risalendo nell’entroterra si incontra qualche dolce pendio, i terreni sabbiosi lasciano spazio a sedimenti rocciosi: sono i famosi “Galets Roules”, rocce sedimentarie di color ocra che raccolgono il calore del giorno e lo rilasciano di notte.

L’aria è leggera e marina, qui infatti arrivano i venti dalla costa che ammantano i vigneti e rendono i vini unici nel loro carattere.

Alla cantina Mas Mellet ci accolgono Emilie e Brice. Scarso il mio francese, poco il loro inglese ma il linguaggio del vino è universale e tanto basta a farsi trascinare nei loro racconti. 27 ettari, alcuni di vigne antiche con vitigni autoctoni della regione: Grenache Blanc, Roussanne, Vermentino, Viogner per i bianchi e Grenache, Syrah, Carignan e Mourvedre per i rossi.

Degusto le loro etichette: vini con grande spinta sapida, sia nei bianchi che nei rossi. Al naso i sentori sono quelli tipicamente speziati dei vigneti autoctoni della zona e quelli minerali della roccia. All’assaggio la sapidità è totalizzante, non diventa amaricante ma una vera e propria sensazione di saporito.

Le freschezze non prevalgono sulla sapidità ma bilanciano bene l’assaggio. Le persistenze sono lunghe ed evolute, anche nei vini più giovani.

Concludo con un veloce tour della cittadina di Arles: casette di pietra bianca ed imposte dalle tinte pastello. Qui ancora sono arrivate poche catene commerciali e le vetrine dei negozi hanno ancora il sapore dell’artigianalità tra profumerie, boulangerie e laboratori di ceramica. Nel cuore della cittadina una grande arena di epoca romana che sembra sproporzionata rispetto alla struttura minuta di ciò che la circonda.

Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles (ieri e oggi)

Un ultimo caffè dal sapore della storia, in piazza Forum, nel locale dove Van Gogh realizzo il dipinto “Terrazza del caffè la sera” a malincuore sono pronta per tornare a casa.

Ringrazio i miei compagni di viaggio: persone di straordinaria e sincera passione.

Chiara EM Barlassina
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Provenza e Camargue: tra fiere e vigne (parte 1)

Questo è il racconto di 4 giorni spesi tra Provenza e Camargue in un crescendo di esperienze sensoriali che hanno per filo conduttore la passione del vino.

Parto da Milano alle prime ore del mattino, mi lascio alle spalle un meteo un po’ instabile e già al confine con la Liguria si apre un bellissimo sole lungo tutta la strada panoramica. La natura qui è una bellissima varietà tra piante mediterranee e sempreverdi di altitudini maggiori. La roccia bianca mi accompagna fino al cuore della Provenza dove mi aspetta la prima tappa: Mandelieu per la fiera Vignerons Indépendants.

Salon des Vins des Vignerons Indépendants

Questa fiera è una rappresentanza di vignaioli francesi che hanno fatto propria la filosofia di vini biologici, biodinamici e naturali. Se dovessi riassumente in poche parole l’essenza della fiera, sceglierei queste parole: eleganza della natura.

Queste le etichette che più mi hanno colpita:

– il primo assaggio porta subito le aspettative a livelli d’eccellenza: Brut Nature Benoit Cocteaux uno champagne poco ruffiano e di acidità brillante prodotto con la riserva di 4 millesimi.

– Sancerre Les Bouffants, Christophe Moreaux. Conoscevo già la cantina ed altre etichette, ma questo assaggio mi ha stupito per la bellezza del bouquet di frutti e fiori chiari e per l’impatto fresco-sapido dell’assaggio.

– Cotes Catalanes IGP, Grenache Gris “Empreinte du Temps”, Domaine Ferrer Ribiere. Per me, la vera rivelazione di questa fiera. Una Grenache vinificata in stile Rancio, un naso dai sentori ossidati di grande appealing. Sorprende l’assaggio: non riporta le note ruffiane del naso ma dona grande senso di equilibrio e pulizia.

– Cotes du Roussillon Rouge, Tanawa 2017, Rousdellaro. L’affinamento in legno è presente ma ben integrato, dona una bella sensualità al naso. Divertente ed insolito.

– Crémant de Loire, 1500 blanc de blanc, Chateau de Plaisance. Una bollicina cremosa dalla bella persistenza.

– Concludo con Medoc 2015, Chateau de l’Aubier un Bordeaux che risulta meno impegnativo rispetto all’idea standard della denominazione ma di grande piacevolezza con le tipiche note fruttate e vegetali. Quasi un “entry level” di Bordeaux.

L’esercizio sui profumi, per chi ha la passione del vino, è fondamentale: la seconda tappa è quindi a Grasse, capitale mondiale del profumo. Qui vengono create le fragranze più ricercate al mondo, secondo una tradizione secolare. Grasse è una cittadina di salite, discese, scale e stradine strette tra casette colorate. Al laboratorio di Molinard mi perdo in decine di profumi naturali: fiori, spezie, pietre.

Due ore di esercizio per creare dei cassettini della memoria olfattiva: un bottino per le prossime degustazioni alla cieca.

Chiara EM Barlassina
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(continua…)

Ci vediamo a Vinissimo? 11 e 12 maggio 2019 a Biassono (MB)

Nel secondo fine settimana di maggio torna, per la seconda edizione, Vinissimo. La cornice sarà ancora il verde dei giardini di Villa Verri, a due passi da Monza.

Noi di Vinocondiviso ci saremo ed assaggeremo con curiosità le aziende espositrici ovvero produttori di vini biologici, biodinamici, naturali e vini PIWI da vitigni resistenti.

Vinissimo, 11-12 maggio 2019

Molti dei vigneron presenti sono poco conosciuti, ci aspettiamo di fare qualche bella scoperta!

La lista degli espositori la trovi qui: Produttori presenti a Vinissimo 2019

Durante il week-end di Vinissimo sarà possibile partecipare gratuitamente a degustazioni guidate, gite nella vigna didattica di Biassono e, su prenotazione, ai 2 incontri culturali nel nostro “Salotto del Vino”.

Sabato 11 Maggio: “Incontro sui Vitigni Resistenti” con la partecipazione dell’Azienda Nove Lune (BG) e della nostra Alessandra Gianelli.

Domenica 12 Maggio: “Incontro sul Vino Biologico” con la partecipazione dell‘Azienda Tocco d’Italy e di Pio Rossi della Scuola Agraria del Parco di Monza.

Il costo di ingresso è di soli 10 € ma 100 nostri lettori avranno uno sconto del 20%, di seguito tutti i dettagli per approfittarne:

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Ci vediamo a Vinissimo!

Gschleier Alte Reben: leggiadra, dolce, selvatica, longeva

Parliamo ancora di Schiava, noi di Vinocondiviso: dopo una degustazione comparata, a settembre scorso, questa volta abbiamo voluto approfondirne la potenziale longevità.

Lo abbiamo fatto, ospitati dalla Vineria di Via Stradella, che ringraziamo per aver recuperato 4 diverse annate di Gschleier Alte Reben, la schiava della linea “alta” di Cantina Girlan.

Un piccolo passo indietro: 750 ettari vitati, la Schiava resta il vitigno più coltivato in Alto Adige nonostante un tasso di riduzione drammatico, negli ultimi anni, a favore di vitigni con più appeal commerciale.

A credere nella sua valorizzazione è stato oltre 40 anni or sono il capo cantiniere della cantina Girlan, cooperativa storica nata nel 1923 a Cornaiano (Girlan, nella lingua locale). George Spitaler osservando le vecchie vigne a pergola poco lontano dalla sede aziendale impose una svolta radicale per far nascere la Gschelier Alte Reben, appunto “vecchie vigne”. Drastica riduzione delle rese per ettaro e, in cantina, affinamento in botti grandi.

Il vigneto Gschleier, il cui nome richiama un’antica guarnigione romana riportata alla luce in quella zona con i relativi reperti, si trova su una collina morenica di 450 m di altitudine, dal terreno tipicamente calcareo, ghiaioso e argilloso, con una bella esposizione a sud. Posizione e orientamento garantiscono un’insolazione ottimale che fa nascere un vino pieno, con un grande potenziale d‘invecchiamento.

Vigna Gschleier

Dal lontano 1975 le uve Schiava della zona di Gschleier danno vita ad un vino particolare, di corpo, che nulla ha a che vedere con le tante, e forse stereotipate, espressioni di Schiava “leggere” dell’Alto Adige.

La vendemmia avviene manualmente in piccoli contenitori per un rapido trasporto in cantina, dopo la diraspatura il mosto viene trasferito in tini d‘acciaio inox per la fermentazione dove sosta per 15-20 giorni; conclusa la classica fermentazione alcoolica, si attiva la fermentazione malolattica e quindi si passa ad un affinamento per 9 mesi in grandi botti di rovere e, infine, 6 mesi in bottiglia.

Un vino dalla dimostrata longevità, che tuttavia non snatura le caratteristiche del vitigno per farlo diventare qualcosa che non è. Resta un vino dalla bassa acidità, in genere sui 5 grammi litro, relativamente poco tannico grazie alla buccia poco spessa, con una struttura e una alcolicità superiore alle altre Schiava ma capace di trasmettere la mineralità dei sottosuoli come i migliori bianchi della stessa regione.

In degustazione abbiamo assaggiato il frutto delle vendemmie 2017, 2016, 2010 e 2006 per cogliere come il passare del tempo riesce a tirar fuori da questo vitigno quella parte speziata che spesso è nascosta quando bevuto, come spesso accade, nella prima gioventù.

  • i vini in degustazione
  • Abbinamenti

Gschleier 2017

Vino dal naso molto fine, giocato sul fiore rosso ed il ribes, minerale, poi un cenno di ginepro. La bocca in ingresso risulta piuttosto calda ma ha un bell’allungo salato. Vino ancora molto giovane che in questa fase risulta piacevole anche se in qualche modo non ancora compiuto.

Non ho l’età (Gigliola Cinquetti, 1964)

Gschleier 2016

Naso molto compatto di grafite e frutti rossi maturi. Sorso di impatto, ampio ma non alcolico con le morbidezze del vino tenute a bada da una trama fitta. Dal centro bocca in poi mette il turbo con una grande progressione, energica ma soave, senza spigoli. Finale caratterizzato da una grande sapidità ed un’ottima persistenza. Vino di grande classe e decisamente promettente. Da bere anche ora ma se riuscite a conservarne qualche bottiglia…

Va bene, va bene così (Vasco Rossi, 1984)

Gschleier 2010

Olfatto molto articolato: sottobosco, sangue, frutta rossa macerata, tocchi delicatamente affumicati. Bocca sferica, ampia, di calore alcolico ma saporita. Nel finale una pennellata tannica completa il quadro di un vino all’apice ma non ancora domo. Vino intrigante.

Mentre tutto scorre (Negramaro, 2005)

Gschleier 2006

Vino che si presenta fin dal naso evoluto, però con il passare dei minuti non decade, ma resta sulla frutta rossa e le foglie secche, il sottobosco, la corteccia e la china. In bocca è risolto, senza ormai molta progressione, anche se la chiusura è definita, pulita e di una piacevole dolcezza di frutto. Millesimo difficile da giudicare anche perché a questo stadio l’evoluzione di bottiglie diverse della stessa annata potrebbe aver dato esiti difformi.

La decadenza (Ivano Fossati, 2011)

Alessandra Gianelli
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Vinitaly 2019: alla scoperta di 3 giovani produttori

La partecipazione al Vinitaly è sempre qualcosa di estremamente stimolante e coinvolgente. Difficilissimo farne però un riassunto e condensarne in poche righe il senso. Ho per questo deciso di limitarmi a fornire solo un parziale ma interessante punto di vista.

Vinitaly 2019: Young to Young

Tra i numerosi eventi e convegni che si sono tenuti presso Verona Fiere, Vinocondiviso ha partecipato a Young to Young, quello che voleva essere un momento di confronto tra giovani vignaioli e comunicatori del vino. Il tutto moderato Paolo Massobrio e Marco Gatti.

Ecco i vini degustati e qualche dettaglio sulle aziende produttrici presenti.

Romagna Sangiovese Predappio Riserva “Le Lucciole” 2016 – Chiara Condello

Chiara Condello si trova nelle colline di Predappio, tra i 150 e i 300 metri slm, ed è completamente dedita alla cura e vinificazione del Sangiovese. Il vino assaggiato è un’anteprima non ancora in commercio. Luminoso il rosso rubino, al naso un fruttato di ciliegia e mela rossa, poi minerale scuro e viola. Bocca molto intensa, succosa e concentrata, il sorso è però agile e di grande dinamica. Progressione in bocca senza soluzione di continuità con una chiusura sapida e calda, ma compostissima. Retrolfatto in cui torna la frutta rossa con un tocco piacevolmente astringete, un probabile ricordo della macerazione a grappolo intero di parte delle uve che danno origine a questo Sangiovese di Romagna fuori dal comune.

Buttafuoco dell’Oltrepo’ Pavese Storico “Vigna Costera” 2013 – Francesco Maggi

Francesco Maggi si trova a Canneto Pavese, Vigna Costera è un appezzamento di circa 2 ettari vitati con i vitigni tipici del Buttafuoco, ovvero croatina (in maggioranza), barbera, uva rara e vespolina. Le uve vengono vinificate contemporaneamente. Rosso rubino appena trasparente sull’unghia, al naso prugna sotto spirito e mora, poi catrame e rose appassite, in chiusura le spezie in formazione (cardamomo). Bocca ampia e intensa in ingresso, dolce di frutto, la progressione è dettata dal tannino della croatina che è perfettamente domato. Chiude su un retrolfatto di cioccolato fondente e frutta rossa.

Amarone della Valpolicella Classico 2015 – DolceVera

DolceVera è una giovane azienda di Negrar, sono 5 gli ettari vitati e, per ora, solo 10.000 bottiglie prodotte. L’Amarone in assaggio è di un rosso rubino compatto, naso etereo di frutta sotto spirito, alloro, mallo di noce, pepe…bocca di una grande morbidezza, è un rincorrersi degli aromi sentiti al naso ma anche caffè, cioccolata, spezie e amarena. La chiusura è calda e lunga ma per nulla stucchevole grazie ad una scia sapida che dona allungo e croccantezza.

490 km su due ruote, due amici, una sfida condivisa e dopo … tanto vino condiviso

Questa volta, noi di Vinocondiviso, vi parliamo non solo di vino ma anche di sfide, condivise.

Condivise fra amici, come è bello fare con il vino.

Luca e Ignazio

Nato vignaiolo e diventato super sportivo, un blend apparentemente inusuale, Luca Ferraro è da sempre alla ricerca di stimoli, sfide, obiettivi nuovi, sia in vigna che nello sport. In occasione della presentazione qui a Milano dei vini della sua azienda, Bele Casel, Luca ha pensato ad una originale e sfidante modalità di arrivo: è partito sabato mattina dalla sua Asolo, in provincia di Treviso, condividendo 490 km di pedalate con il suo amico Ignazio ed è arrivato a Piazza del Duomo, a Milano, domenica sera, 30 marzo.

ColFondo

Lunedì, super scattante e per nulla affaticato (che i suoi vini abbiano un effetto dopante?), Luca ha proposto un’interessante verticale di ColFondo (annate 2017, 2013, 2009) da EnoClub, storica enoteca milanese a cui Luca è particolarmente affezionato perché da piccolo veniva a consegnare direttamente il vino con il papà Danilo.

Ma facciamo un piccolo passo indietro su cos’è un vino “col fondo”.

“Fra il frizzante tecnico e convenzionale dell’autoclave e quello  di maggiore ampiezza e personalità fermentato in bottiglia …quello “con il fondo” è un metodo casalingo e artigianale che le famiglie contadine hanno sempre utilizzato per la produzione del loro vino: in un tempo dove le vendemmie erano più tardive di quelle attuali … le fermentazioni alcoliche si arrestavano per il freddo invernale, lasciando dello zucchero residuo, che rifermentava poi coi primi tepori primaverili dopo l’imbottigliamento, generando un vino secco e frizzante.” (cit. “Effervescenze. Storie e interpreti di vini vivi” di Massimo Zanichelli).


L’annata 2009 di Colfondo (tappo a corona, sia benedetto!) ci chiarisce bene quando Luca parla del lievito definendolo “il botulino” del vino: sostando in un ambiente riducente, in continuo scambio con i propri microrganismi attivi, il vino si mantiene vivo e in continuo divenire. Il 2009 conserva freschezza, acidità e sapidità, marchio di fabbrica della cantina e soprattutto dei vigneti di Bele Casel, ma il lavoro incessante dei lieviti lo ha reso più morbido. Sorprendente pensare che sia un vino di 10 anni.

Bele Casel in degustazione

Il giorno successivo, a La Sala del Vino, Luca ha presentato tutta la sua linea di Prosecco e in particolare l’ultima novità, Vecchie Uve. Vecchie Uve perché? Perché l’azienda Bele Casel qualche anno fa ha acquistato un vecchio vigneto, nella zona di Monfumo, ripido, ricco di marne calcaree e di …uve antiche, quelle della tradizione: rabbiosa, marzemina bianca, bianchetta trevigiana, verdiso. Vecchie Uve è tecnicamente un prosecco charmat lungo (ben 12 mesi, per provare a domare un po’ l’acidità della rabbiosa), a dosaggio zero. Dico tecnicamente perché è un un prosecco che esce dall’ordinario e colpisce per complessità aromatica, persistenza olfattiva e chiusura lunghissima. Altamente consigliato per blind tasting di Bollicine!

Non si finisce mai di imparare con lo champagne! Ecco le “new entry”

La Champagne è, anche per un appassionato di lunga data, una terra che spesso regala sorprese e scoperte. Non è difficile incontrare produttori sconosciuti o quasi. Basta andare ad una delle tante manifestazioni sulle bollicine francesi e voilà, una buona parte dei produttori da degustare sono ignoti, o quasi.

È stato il caso di Atelier Champagne, la bella manifestazione tenutasi a Varese domenica 24 e lunedì 25 marzo. Nella suggestiva cornice del Palace Grand Hotel, in un locale luminoso e ampio, sono stati presentati i vini di 24 produttori, alcune maison e molti recoltant. Bene, circa una decina di questi mi erano sconosciuti o, quanto meno, mai degustati. E proprio fra questi si sono rivelate le più piacevoli sorprese.

Senza pretese di far classifiche vorrei raccontare di quei vini degustati per la prima volta e che più mi hanno colpito, e magari due parole anche su qualche vecchia conoscenza.

Champagne Ardinat-Faust

Ardinat-Faust è un piccolo produttore della valle della Marna, biologico dal 1971, che coltiva soprattutto Pinot Meunier. Il suo Oeil de Perdrix è un rosé delizioso, sapido e fruttato. Carte d’or, anche lui da Meunier 100% è più acerbo, nonostante il dosaggio più alto – 10 gr/lt contro 5 del precedente – è più su note verdi e quasi tabaccose che accompagnano note floreali. La Cuvèe Speciale, che è 50% Pinot Noir e 50% Chardonnay, è vino di maggior struttura ma molto minerale, asciutto, un frutto molto definito, frutti rossi aciduli e agrumi.

Gautherot è un nome famoso nell’Aube. Questa maison ha origini secolari, non è il Gautherot più famoso (Vouette et Sorbèe) ma ha dalla sua una lunghissima tradizione. Coltiva Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay. Il loro Reserve Brut, assemblaggio dei tre vitigni, è diretto, sapido, ben definito anche nei sentori fruttati e di crosta di pane. La cuvèe Exception, da Pinot Nero e Pinot Bianco, è intensa, fruttata e delicatamente speziata. In bocca è pieno, fresco, la struttura è importante e ben equilibrata dall’acidità. Il Rosé, ottenuto da macerazione, è un vino che unisce armonicamente intensità e delicatezza del frutto. Un cesto di frutti di bosco, sentori di fiori macerati e di foglie rivelano la sua origine 100% Pinot Noir. In bocca è lungo, fruttato, di gran carattere. Il Notes Blanches è per 80% Pinot Bianco e 20% Chardonnay. È uno Champagne floreale e sapido, ricco di aromi lievi, la frutta bianca, il sale, il mare, che si fondono in una cremosità leggera, una quenelle ai frutti di mare ed alle erbe di montagna. Lungo, asciutto, un sorso appagante.

Champagne Philippe Gonet

Philippe Gonet è una maison a conduzione familiare della Cote de Blancs. Propone una serie vini molto validi, naturalmente in maggioranza BdB. Il Brut Reserve, classico blend 60% PN, 30% CH, 10% Meunier leggermente dosato (8 gr/lt), è un vino che definirei confortevole, molto pulito, sentori cremosi, di crosta di pane, di pasticceria, frutta chiara. In bocca è cremoso e fresco. Il Blanc de Blancs 3210, chardonnay non dosato, è netto, diretto, quasi tagliente sia al naso sia all’ingresso in bocca. Fiori bianchi ma anche sentori verdi di foglie e corteccia di sambuco, frutta bianca acerba, agrume amarognolo. Decisamente un vino giovane. La cuvèe Roy Soleil BdB matura parzialmente in legno. Il vino è intenso, note di crema di limone, di campi di fiori in montagna, di bignè speziati. In bocca è sorso di spessore e di freschezza, lungo, tornano la pasticceria e l’agrume. Ter Blanc è un vino proveniente da vigneti di chardonnay non trattati chimicamente, matura in botti grandi di rovere, passa almeno 60 mesi sui lieviti. Al naso è potente, pesche bianche, legno dolce, nocciole, mandarini e bergamotto a dare freschezza. Grande intensità al sorso, fresco, sapido e gessoso, con ritorni di crema e di agrumi. Il millesimato 2009, anch’esso BdB aggiunge grassezza a quanto si trova nel Ter Blanc, con note di spezie, di pane, di canditi. Una freschezza un po’ spenta ne rende un po’ pesante il transito in bocca.

Heucq Pere et Fils è un piccolo produttore che lavora in biodinamica a Cuisles nella Valle della Marna. Ha presentato cuvèe di solo Pinot Meunier: Tradition Nature, Tradition Extra Brut, Tradition e Brut Rosé. I tre Tradition sono vinificati nello stesso modo, cambia solamente il dosaggio. Tutti presentano uno spiccato carattere terroso, di funghi, sottobosco, roccia. Il Nature non dosato mostra una bella verticalità, molto fresco e sapido, mineralità lunga e sorso profondo. Nell’Extra Brut (3 g/lt) emergono frutti scuri, si amplia il quadro gustativo, la pressione al palato, la beva è più immediata, appagante. Il Tradition è decisamente più morbido e più gastronomico, emergono più note fruttate, cremose. Lievi sensazioni di amaro in chiusura. Il Rosé offre un equilibrio mirabile tra mineralità e frutti rossi, arricchite da note speziate ed i ritorni di bosco e funghi. Bella lunghezza, molto gourmand.

Champagne Lebeau – Batiste

Lebeau – Batiste, produttori a Chavot-Courcourt, appena a sud di Epernay, azienda familiare che produce sei cuvée. Qui ne presentano quattro. Grande Reserve BdB, offre un cesto di frutti bianchi e caramelle al miele, note di pasticceria. Bocca ampia e persistente, fine e fresca. Il Rosé Brut, base 2013 con 30% di vini di riserva, al naso è fruttato, fragoline di bosco e tutti gli altri tipi di fruttini rossi, buona dolcezza. In bocca è cremoso e intenso. Aromi sempre dominati dai frutti di bosco, note di amarena, bella acidità a tenere pulito il sorso. Il Millesimé 2012 è un vino decisamente ricco ed intenso. Naso di fiori, frutti canditi, cedro su tutti, pasticceria, torta di mele. Grande cremosità, ritornano in bocca tutti i frutti ed i fiori, le preparazioni di pasticceria che vengono evocate aggiungono una buona complessità. Forse manca un filo di freschezza in chiusura. La Cuvée Selection è il solo vino di questo produttore che affina in legno, e si sente. Tutto giocato sulla balsamicità, si fa il pieno di erbe aromatiche e selvatiche, dall’origano al finocchietto selvatico, si affianca poi una dolcezza cremosa che arricchisce l’olfatto ed il sorso. In bocca esprime anche una bella acidità, a completare ed equilibrare le sensazioni. Decisamente appagante.

Roger Coulon è un altro produttore di piccole dimensioni – 10 ettari e circa 80.000 bottiglie – da Vrigny, che produce vini tutti giocati sulla finezza e la pulizia. Heri-Hodie, cuvée a maggioranza Meunier, è un vino molto aperto, frutti bianchi, fiori primaverili. Note agrumate in bocca aggiungono armonia e la freschezza chiude il sorso con grande eleganza. L’Hommée è un vino classico, più ampio ed intenso del fratello minore, più cremoso, strutturato, sorso più intenso, miele e pesche, petali di rosa. Un bel finale fruttato e fresco. Il Roselie extra brut è un rosé de saignée che affina in legno, cosa che gli dona spessore, potenza e carattere. Al naso frutti rossi, spezie, erbe fini, in bocca la potenza è equilibrata dall’acidità. Heritage extra brut è un vino che affina quasi due anni in legno e poi passa 10 anni sui lieviti. La vinificazione è riflessa in una grande complessità, lievi sentori di spezie dolci, quasi vanigliate, sorreggono le note fresche di fiori, le note di brioche si inseguono con la pesca bianca. Bocca di notevole impatto, bella acidità a sostenere la struttura, chiude sulle spezie e la crosta di pane.

Trousset – Guillemart è un piccolo produttore della bassa Montagne de Reims che ha presentato una bella serie di vini, precisi, vivaci. Il Créme Brut ed il Brut Nature sono freschi, puliti, le note verdi ne denunciano la gioventù ma la ricchezza compensa, facendo emergere note di caramella alla menta, di balsamico. In bocca sono pieni e freschi. Il Brut rosé ritrova note balsamiche e mentolate integrate coi frutti rossi e la spiccata mineralità. Bocca fruttata e fresca, intensa e lunga. Il Millesimato 2013 è un vino morbido ed intenso, di grande definizione e rigore, profuma di aranceto, di erbe mediterranee. In bocca è molto fresco, non svolgendo la malolattica, freschezza che accompagna la cremosità agrumata e balsamica. Il Blanc de Noirs, vino con una parte di reserve perpetuelle, si presenta fresco, sapido, terragno, note lievemente animali. Emergono poi frutti chiari e note più cremose. In bocca è equilibrato, ampio e complesso, sentori di avocado e di fiori bianchi. La cuvée Blanc pur Anna, vinificata in legno e da reserve perpetuelle, è uno chardonnay molto ricco e intenso, ancora giovane e toccato dal legno, ma molto fresco, agrumato, profondo. Fonde cremosità e mineralità in un allungo di panettone con le scorze d’arancia decisamente affascinante.

Champagne Pascal Doquet

Pascal Doquet è invece una vecchia conoscenza, i loro vini sono sempre di alto livello ed anche qui lo confermano. Arpége è uno champagne di grande mineralità e sapidità, integrata con le note di bacche di bosco, fiori macerati, crosta di pane. In bocca è fine, lungo, asciutto. Diapason, che viene parzialmente vinificato in legno, è un vino intenso su note mature, di nocciole, di crema di vaniglia. Grasso e pieno, è integrato da una giusta freschezza che pulisce il sorso. Sorprendente la cuvée Antocyanes, rosé di macerazione di una gioventù sbarazzina ed affascinante. Note vinose, fruttate, dolci, cremose. Fragoline di bosco, sale, crema di lamponi, beva franca, dolce e goduriosa.

Thienot è una maison che merita di essere citata, anche se non è propriamente un piccolo produttore, perché fa vini impeccabili, confortevoli, di grande beva e piacevolezza. A partire dal Brut base, che fa già 60 mesi di maturazione sui lieviti, e che offre un rigore ed una precisione notevoli, arrivando al rosé di assemblaggio, molto fine ed immediato nel suo frutto rosso intenso, fino al millesimato 2008, vino potente ma raffinato, classico stile da maison, pasticceria, frutta gialla, fiori bianchi, agrumi. Una bella complessità in un vino senza sbavature.

Andrea D’Agostino