Ricomincio da tre

E così, faticosamente e con prudenza, anche le degustazioni della piccola redazione di Vinocondiviso si riaffacciano alla ricerca di un’impossibile normalità. L’ultima degustazione pre-Covid19 è un ricordo indelebile: Beaujolais e fagiano.

Abbiamo deciso di ricominciare da tre vini, per un aperitivo lungo fatto di chiacchiere e riflessioni intorno al bicchiere. Aperitivo a base di stuzzichini vari, focaccia al formaggio e strudel di melanzane fatti in casa.

Ecco cosa abbiamo bevuto:

Asolo Prosecco Superiore Extra Brut Vecchie Uve 2016 – Bele Casel

In apertura abbiamo scelto un Asolo Prosecco del tutto fuori dal comune. Ottenuto da un vecchio vigneto nella zona di Monfumo, dalle pendenze proibitive e con uve dimenticate. Non solo glera dunque ma anche rabbiosa, marzemina bianca, perera, bianchetta trevigiana. Anche la vinificazione è fuori dall’ordinario: charmat lungo, un anno sulle fecce fini, un anno di autoclave e ancora un anno in bottiglia. Insomma, dimenticate i prosecco di 30 giorni in autoclave! Il naso è delicato ed elegante, si riconoscono la pera acerba, gli agrumi, la salvia ed un leggero tocco affumicato. Sorso verticale, non possente ma elettrico e vibrante grazie ad un’acidità citrina che percorre il palato e sgrassa la bocca invitando ad un nuovo assaggio.

Champagne Special Club 2002 – Pierre Gimonnet

Non tutti sanno che la menzione “Special Club” è esclusiva di un’associazione di circa 30 produttori, RM di champagne, che decidono, solo nelle migliori annate, di imbottigliare questa selezione tutti nella stessa bottiglia ma con la propria etichetta. Questo Special Club di Pierre Gimonnet lo stappiamo ad almeno 10 anni dalla sboccatura (purtroppo non riportata in etichetta). Il colore è un bel giallo dorato luminoso, il naso è decisamente ricco: frutta gialla, pasticceria, note lattiche, spezie. La bocca è equilibrata, l’acidità è ben integrata in una materia di tutto rispetto, il sorso resta agile e dalla chiusura piacevolmente salata. Champagne non certo da aperitivo, richiederebbe abbinamenti più arditi per dare il meglio di sé.

Chianti Classico 2017 – Tenuta di Carleone

100% sangiovese per questo vino, pura espressione di Radda in Chianti. Vino giovanissimo fin dal colore, rosso rubino luminoso con riflessi porpora. Naso di ciliegia, macchia mediterranea, agrumi e mineralità scura. Succoso e acido l’ingresso in bocca, si sviluppa bene sia in ampiezza che in profondità, il vino chiude lungo su una gustosa scia sapida. Vino mutevole e divertente, goloso e austero al tempo stesso. Ancora giovane, benché sia già estremamente godibile. Darà il meglio di sé tra qualche anno.

Ci auguriamo tutti che questo aperitivo sia solo l’inizio di future degustazioni da condividere!

Borgogna, Loira e qualche outsider. Resoconto di una degustazione tra amici

Sempre istruttive le degustazioni alla cieca tra amici. Di seguito ti racconto le impressioni sulle bottiglie degustate, anzi no, direi bevute!

D.O. Manzanilla Sanlúcar de Barrameda “La Bota 55 de Manzanilla” – Equipo Navazos 

Ci troviamo in Andalusia ed il vino è ottenuto dal vitigno Palomino fino. Tutti i dettagli e la storia di questa mitica azienda li trovi sul sito di Equipo Navazos. Il vino al naso è di un’intensità fuori scala: mandorla, mallo di noce, mare e sale. La bocca è salatissima e minerale insieme, ritorni di frutta secca e l’alcol, pur generoso, ad ammorbidire appena il sorso che resta molto secco. Deve piacere il genere, diciamo così, ma il vino è affascinante e si accompagna bene al nostro aperitivo fatto di olive greche, formaggio di capra fresco e acciughe.

Champagne Brut v.v. de chardonnay 1998 – Pierre Gimonnet

Lo Champagne non mi ha entusiasmato. L’ho trovato leggermente stanco e un po’ in deficit di energia come se l’evoluzione del vino invece che dargli complessità lo avesse svuotato.

Sancerre “Clos La Néore”  2008 – Edmond Vatan

Agrumi, vegetale elegante (piselli), lamponi, leggero zucchero a velo. Bocca di grande acidità e sapidità a dettare il sorso che però non risulta armonico: rapido nello sviluppo e con alcol poco integrato. Mi rendo conto che forse la mia descrizione, molto severa, non rende giustizia al vino che aveva una sua piacevolezza, ma onestamente mi aspettavo di più da questo produttore che in passato mi ha abituato molto bene…

Meursault “Meix Chavaux” 2010 – Domaine Roulot

Le aspettative in questo caso sono confermate: il vino parte sulla polvere da sparo elegante ma molto intensa, poi però arrivano gli agrumi e la nocciola, il tutto avvolto da una mineralità di roccia spaccata molto intrigante. La bocca è, in ingresso, citrina. L’acidità è ficcante ed il sorso, pur decisamente verticale, lascia il cavo orale soddisfatto da sapore e “piccantezza”. Vogliamo trovare il pelo nell’uovo? Una tipologia di vini forse un po’ prevedibili nella loro perfezione. Ma è un “happy problem”.

COF Friulano “Galea” 2010 – i Clivi

Alla cieca siamo andati in giro per l’Europa senza localizzare il vino nei Colli Orientali del Friuli. Il tocai friulano, quando è fatto con maestria, disorienta non poco: bella mineralità, vegetale appena accennato, un tocco di miele, naso non così ampio ma posato. Bocca dritta, alcol gestito molto bene, manca forse un po’ di articolazione nel sorso che ha un profilo piuttosto “algido”. Interessante.

Gevrey-Chambertin v.v. 2010 – Rossignol-Trapet

Naso molto riconoscibile, siamo in Borgogna nella patria del pinot nero: cassis, incenso, agrumi, un tocco di boisé. Bocca molto salata e ficcante, il tocco dolce del legno per questo non risulta stucchevole, bella progressione. Buono.

Chambertin grand cru 2006 – Jean-Claude Belland

Probabilmente il vino della serata. Olfatto piuttosto “scuro” in un primo momento con un tocco di evoluzione a fornire un quid di fascino in più: corteccia, arancia amara, lamponi stramaturi, note ematiche, sale, una nota speziata che mi ricorda il pepe verde…bocca succosa, di grande equilibrio, persistenza molto buona. Grande personalità per un vino che non esiste più; Belland ha infatti smesso di vinificare.

Coteaux Champenois Vertus Rouge 2012 – Larmandier-Bernier

Spesso i pinot noir vinificati in rosso in Champagne sorprendono in positivo. Non così in questo caso, probabilmente a causa di un’annata non facile. Naso marino, di cola, agrumi e fragola ma la bocca è completamente squilibrata sull’acidità che tronca il sorso. Da riprovare in altra annata.

Nuits-Saints-Georges “Les Pruliers” 1er cru 2010 – Robert Chevillon

Vino intrigante con note selvatiche e agrumi, una bella affumicatura e sotto bosco, bocca essenziale e giocata su un’acidità ben presente, la chiusura è sapida. Avrei preferito un po’ di materia in più ma vino complessivamente piacevole.