Gattinara Riserva 2011 – Travaglini: ovvero il presente ed il futuro del Gattinara

La storia recente di Gattinara è legata a doppio filo a quella di Giancarlo Travaglini, che fondò l’omonima azienda nel 1958. La figlia Cinzia conduce oggi l’azienda che possiede bellissime vigne – sono 48 gli ettari vitati – situate a 400 metri di altitudine su suoli rocciosi con granito anche in superficie e ricchi di ferro.

Il Gattinara Riserva, prodotto solo nelle migliori vendemmie, è ottenuto da uve nebbiolo vendemmiate generalmente nei primi giorni di ottobre. L’affinato è di almeno 4 anni, di cui 3 in botti di rovere di Slavonia e, in quota minoritaria, in legni più piccoli.

Gattinara Riserva 2011 - Travaglini
Gattinara Riserva 2011 – Travaglini

Gattinara Riserva 2011 – Travaglini

Colore rosso granato trasparente, naso molto intenso ed elegante: dapprima frutta chiara, poi floreale, quindi una nota speziata tra la liquirizia e l’anice stellato, i toni agrumati della scorza d’arancia, una sensazione più dolce (caramelle alla violetta). Il quadro di insieme è piacevole, elegante e accattivante allo stesso tempo.

La bocca non delude: succosa, sapida, acidità molto presente ma in filigrana alla struttura, di tutto rispetto, del vino. La materia gestisce bene l’alcol e il sorso è di ottima progressione e “scorrevolezza” con tannino fitto ma già ben fuso. La chiusura è sapida su toni di fruttini rossi non troppo maturi e liquirizia.

90

 

I profumi del vino: il tartufo

Dopo averti raccontato dei molti aromi che si ritrovano nel vino, è finalmente giunto il momento di parlarti di uno dei sentori più nobili e ricercati: l’aroma del tartufo.

I profumi del vino: il tartufo
I profumi del vino: il tartufo

Il caratteristico e penetrante odore del tartufo è dato da una trentina di composti differenti:  alcoli, aldeidi, esteri, chetoni e composti dello zolfo. Determinante pare che sia proprio un composto dello zolfo chiamato bismetiltiometano.

Nel vino l’aroma del tartufo è classificato come un aroma terziario che si percepisce, solo di rado, in grandi vini rossi da lungo affinamento. Le note che ricordano il tartufo possono essere ricondotte ad un irresistibile mix di aglio, fungo, sottobosco, formaggio…

In che vini puoi trovare il tartufo?

Il tartufo, come detto, si sviluppa solo dopo un lungo affinamento. E’ possibile riscontrarlo nei vini a base di nebbiolo, in particolare nei Barolo e nei Barbaresco di razza.

Non solo il nebbiolo però sviluppa tale sentore. Talvolta è riscontrabile nei vini a base pinot noir, in particolare in Borgogna nei grand cru di Vosne-Romanée, Gevrey-Chambertin o Nuits-Saint-Georges.

E poteva mancare Bordeaux? Si dice, purtroppo non ho mai potuto sperimentare in prima persona, che i grandi Petrus siano caratterizzati da questo sentore, così come alcuni grandi vini di Pauillac.

Riscontrabile il tartufo anche nei vini bianchi del Rodano del nord, come l’Hermitage blanc, ottenuto da roussanne e marsanne.

Tu in quale vino hai riconosciuto questo sentore?

11 vini: conferme, sorprese e delusioni di una serata di degustazione

Champagne Blanc de Blancs Extra Brut Les Vieilles Vignes – Francis Boulard

100% chardonnay per questo champagne di finezza e freschezza: calcare, agrumi (anche limone), pan brioche. Bollicine fitte e finissime, dinamica gustativa verticale, salato e percorso da acidità vibrante ma anche sostanza. Manca solo un po’ di allungo nel finale.

Champagne Blanc de Noirs Grand Cru – Denis Bovière

Mela e gesso in apertura, poi note più dolci di frutti di bosco, bolla elegante ma lo sviluppo gustativo, pur gradevole, è piuttosto semplice. La chiusura è segnata da una discreta mineralità.

Riesling Wehlener Sonnenuhr Spätlese 2009 – Joh. Jos. Prüm

Naso molto mutevole e complesso: idrocarburi, tocco di frutta tropicale (frutto della passione), salvia, scorza di arancia, salvia, miele, spezie orientali…bocca abboccata con dolcezza spazzata via subito da acidità ficcante ma elegantemente integrata nel vino. L’acidità prepara il cavo orale ad un nuovo sorso e accompagna il sorso in una chiusura salate decisamente gustosa. Per l’eccellenza manca solo un po’ di intensità e “cattiveria” nel finale.

Chablis Blanchot Grand Cru v.v. 2007 – Guy Robin

Chablis Montmains 1er cru 2009 – Guy Robin

Due vini poco espressivi al naso e piuttosto sconclusionati in bocca, con acidità e morbidezze che vanno ognuna per conto proprio e chiusura amaricante e sorprendentemente alcolica. Questa volta Chablis delude.

Barolo Monprivato 2006 – Mascarello

Solito straordinario naso per questo Barolo: mandarino, lampone, melograno, viola, the verde, catrame…bocca fine e delicata, ma dall’inesorabile, seppur soave, progressione. La dinamica in bocca è carezzevole, il tannino molto fitto eppur setoso. Chiusura dettata dall’acidità e da ritorni fruttati molto fini.

Morgon Les Charmes Eponym’ 2013 – Foillard

Appena stappato il naso è piuttosto ostico: fragole e pollaio, acetica e propoli, asfalto…migliora nel bicchiere di parecchio anche se non convince del tutto neppure in bocca dove avrei preferito un sorso più goloso e meno “rigido”.

Vino Rosso 1703 – Togni Rebaioli

Siamo in Valcamonica, in una vigna montana dove Rebaioli ottiene questo intrigante vino da uve nebbiolo. Fruttini rossi, aghi di pino, corteccia e floreale rosso al naso, bocca di grande acidità e tannino fitto che si articola bene in bocca con una sapida. progressione

Vosne-Romanée 1er cru Les Beaux Monts 2010 – Bruno Clavier

Bel pinot noir borgognone: fruttini rossi, incenso, effluvi balsamici, cola, fragoline di bosco. La bocca entra leggera, in punta di piedi ma poi si allarga e affonda con inesorabile eleganza: salata e ficcante, profonda e succosa. Gli manca appena un po’ di polpa per essere indimenticabile.

COF Pinot Nero “Ronco Pitotti” 2012 – Vignai da Duline

In batteria con il Vosne di Clavier, l’ambizioso pinot nero friulano ha ceduto, pur non sfigurando. Il naso è fine e ben definito, le note olfattive di fruttini rossi sono golose e invitanti, un tocco di foglia di menta invoglia al sorso. La bocca ha buona intensità ma manca un po’ di acidità appoggiandosi sulle morbidezze. L’alcol è ben gestito e la chiusura è sapida ma dai Vignai da Duline, su questo vino, è lecito aspettarsi ancor di più.

Barolo Monvigliero 2010 – Burlotto

Naso inconfondibile quello di questo vino che presenta, anche in quest’annata, un’evidente, e per me persino eccessiva, nota di oliva in salamoia. Anche la bocca non mi convince, l’ho trovata calda e poco equilibrata. I Barolo 2010 sono piuttosto scorbutici, vanno lasciati dormire ancora un po’, sperando che si risveglino dalla loro chiusura più belli che mai. Non sono convinto che per questo vino basterà ma…chi può dirlo!

Gattinara 2010 – Antoniolo

Antoniolo può considerarsi il faro della denominazione di Gattinara. Parliamo di un’azienda fondata del 1948 e ormai alla terza generazione. La famiglia Antoniolo è stata la prima in zona a imbottigliare e valorizzare singoli cru di Gattinara, tra cui il famoso (e ottimo) Osso San Grato.

Oggi ti parlo del Gattinara senza indicazione di vigna, comprato qualche mese fa direttamente in azienda:

Gattinara 2010 - Antoniolo
Gattinara 2010 – Antoniolo

Gattinara 2010 – Antoniolo

Rosso rubino trasparente di media intensità, coloro vivo, luminoso ed invitante.

Il naso viene investito dapprima di sentori di ruggine e sangue, poi fiori rossi macerati, frutta rossa e, sullo sfondo, alloro e spezie (chiodo di garofano).

Bocca succosa, piuttosto ampia ma l’alcol è ben gestito. Il tannino è croccante ma “dolce”, vino che chiama un secondo di carne ricco di succhi (brasato, spezzatino…). La chiusura è salata e di grande lunghezza.

90

 

P.S.: se questo è il Gattinara “normale”, quanto saranno buoni i cru 2010? Non vedo l’ora di assaggiarli!

La “viticoltura eroica” premiata a Milano

Ho avuto l’occasione di partecipare al Mondial des Vins Extrêmes 2016, il concorso enologico dedicato alla viticoltura eroica organizzato dal Cervim che nelle 23 edizioni precedenti si chiamava, meno pomposamente, Concorso Internazionale Vini di Montagna.

Il concorso, con tanto di giuria e medaglie, è dedicato esclusivamente ai vini prodotti in regioni montane o con viticoltura in forte pendenza (superiore al 30%) o terrazzata o delle piccole isole. Quest’anno hanno partecipato ben 738 vini provenienti da 16 Paesi (Italia, Spagna e Germania le Nazioni più rappresentate).

Sabato 12 novembre ho partecipato al banco d’assaggio tenutosi dopo la premiazione presso il Palazzo Giureconsulti a Milano.

Qualche cenno dei vini che mi sono piaciuti di più, spero mi perdonerai la sintesi delle note di degustazione ma era quasi impossibile prendere appunti…

Interessanti assaggi tra i vini valtellinesi:

Sassella Valtellina Superiore “i Ciaz” 2013 – Cooperativa Triasso e Sassella: calligrafico e pulito il frutto chiaro, la leggerissima speziatura, la movenza in bocca da peso leggero che però graffia e colpisce. Bella scoperta!

Valtellina Superiore 2007 – Le Strie: maggiore potenza (vino rinforzato anche da uve appassite) ma grande gioventù. Tannino da assestare ma saporito e vigoroso.

Sassella Riserva Valtellina Superiore 2010 – Walter Menegola: mi ha colpito questo produttore che non avevo mai assaggiato. Il vino in assaggio aveva personalità da vendere e, nonostante un alcol che scappava un po’ via, si faceva bere con gran trasporto!

Non male ma un gradino sotto i precedenti il Valtellina Superiore Sant’Andrea 2010 dei Fratelli Bettini e il Valtellina Superiore Riserva 2009 “Giupa” di Caven Camuna.

Per restare in Italia ecco gli altri assaggi di interesse:

Salina Rosso IGT 2014 - Cantine Colosi
Salina Rosso IGT 2014 – Cantine Colosi

Salina Rosso IGT 2014 – Cantine Colosi: da nerello cappuccio e nerello mascalese, non sull’Etna ma a Salina è prodotto questo vino molto interessante. Agile e salino (appunto!), bellissima l’acidità ed la dinamica gustativa che ricorda un village di Borgogna.

Etna Rosso “Pietrarizzo” 2014 – Tornatore: nerello mascalese in purezza per questo vino etneo. Molto saporito e ficcante, mineralità ben presente, molto buono.

Meno interessante invece l’altro vino di Tornatore, l’Etna Rosso 2014 che ho trovato meno equilibrato e amaricante in chiusura.

Alto Adige Pinot Bianco “Langefeld”2015 – Pfitscher: vino discreto e delicato, molto sussurrato.

I vini spagnoli:

Tenerife Abona DO “Tierra de Frontos Blanco Seco Ecologico” 2015 – Bodegas Frontos: vino da cui mi aspettavo di più, insignito anche del Prix Cervim Bio (pur consapevole che i premi in questi concorsi contano fino ad un certo punto). E’ un vino bianco ottenuto da Listan blanco sull’isola di Tenerife, al naso ha una certa aromaticità e la bocca è leggermente abboccata. Direi una curiosità enologica e poco più.

Tenerife Abona DO Tinto Clasico “Tierra de Frontos” 2014 – Bodegas Frontos: un po’ meglio il loro rosso da Baboso Negro, bello in naso minerale e dal fruttato e floreale molto fine, acidità e alcol in equilibrio ma manca un po’ di mordente.

Poi altri vini poco significativi tra cui un vino di La Palma (Canarie): La Palma DO Vinarda Vijariego 2015 – Jose David Rodriguez Pérez, ottenuto dall’uva rossa Vijariego con un naso di un bel floreale ma anche vaniglia e amaro il finale da legno. Dalle Canarie, per l’esattezza da Lanzarote proviene anche un altro vino, il Lanzarote DO Malvasia Seco Colecciòn 2015 – El Grifo, vino simpatico senza difetti ma anche molto semplice. Un ultimo vino della Canarie, dal naso verde e tropicale insieme con bocca acida e essenziale: si tratta del Las Islas Canarias DOP Malvasia Aromatica y Marmajuelo 2015 – Alejandro Gallo.

Insomma che dire: bella panoramica di produttori a volte sconosciuti altre a volte no. Pochi i vini cattivi (ho taciuto di un terribile merlot svizzero e di un pinot nero tedesco amaro come pochi…), molti i vini curiosi e qualche piacevole scoperta.

Autumn in Treiso: Rizzi

Oggi ti voglio raccontare della bella visita che ho avuto modo di effettuare presso l’azienda agricola Rizzi, situata a Treiso, nel cuore della zona del Barbaresco.

Azienda Vitivinicola Rizzi
Panorama da Rizzi

Rizzi è senz’altro una delle aziende più significative della zona sia per estensione (35 ha per circa 70.000 bottiglie) sia – soprattutto – per qualità e affidabilità. Inoltre, plus per l’enoturista, la vista che si gode dalla cima del cru Rizzi, in cui è appunto situata l’azienda, è impagabile.

L’accoglienza presso l’azienda è di grande calore e semplicità, unita a grazia e pragmatismo merito soprattutto di Jole Dellapiana, figlia di Ernesto Dellapiana, il titolare dell’azienda. Figura di riferimento dell’azienda anche Enrico Dellapiana, enologo e responsabile commerciale, presente in cantina anche lui al momento della mia visita.

In cantina c'è spazio anche per i bimbi!
In cantina c’è spazio anche per i bimbi!

Ecco cosa ho assaggiato:

Langhe Chardonnay 2015: ottenuto da un bel vigneto sito proprio a ridosso della cantina, naso esotico (ananas, banana) e di fine vegetale (basilico), agile e fresco, piacevole nella sua immediatezza. Solo acciaio.

Dolcetto d’Alba 2014: rosa e fragola al naso, tannino ancora croccante e dalla chiusura leggermente amara, darà il meglio di sé accompagnato al cibo. Solo acciaio.

Barbera d’Alba 2013: interessante la barbera dalle note di viola, fruttini rossi, un tocco di rossetto e una certa vinosità. Acidità sostenuta ma perfettamente fusa nella materia.

Langhe Nebbiolo 2014: 12 mesi di botte grande per questo nebbiolo dagli eleganti tocchi agrumati.

Degustazione vini presso Cantina Rizzi
Degustazione vini presso Cantina Rizzi

Barbaresco Rizzi 2012: forse il vino più buono della giornata, veramente convincente! Speziato ed elegantemente fruttato al naso, un tocco di liquirizia dona austerità, bocca veramente convincente. Tra qualche anno sarà perfetto.

Barbaresco Nervo 2013: altro bel Barbaresco. L’annata di grazia si sente tutta, abbisogna senz’altro di più tempo rispetto al vino precedente, la mineralità è netta, la dinamica gustativa, per quanto ancora compressa, mostra carattere nervoso e sapore. Ripassare tra un lustro almeno.

Barbaresco Pajoré 2013: in questa fase meno definito e più maschio rispetto al Nervo, di grande potenza, ha bisogno di tempo questo Pajoré ma diventerà un Barbaresco di grande intensità.

Frimaio Vendemmia Tardiva 2009: da uve moscato lasciate appassire su pianta e raccolte nella seconda metà di novembre. Molto buono questo vino da dessert impreziosito dalle note agrumate conferite dalla botrite che si accompagnano perfettamente a note dolci di frutta esotica, canditi e rosa. L’acidità accompagna il sorso ed evita ogni stucchevolezza, la chiusura è anzi piacevolmente sapida. Gran bel vino.

Dirupi: Valtellina leggiadra e territoriale!

Che bello bere vini di Valtellina che riescono a coniugare eleganza e complessità, modernità e territorio. I Dirupi sono senz’altro una delle “nuove” aziende della Valtellina – da tempo sulla bocca degli appassionati – che ha ringiovanito i vini a base di chiavennasca proponendoli in una chiave pulita, fresca e sbarazzina senza tradire però il rigore dei vini valtellinesi.

Gli appezzamenti allevati dai Dirupi sono molto frazionati e dislocati in zone molto variegate. I produttori hanno recuperato molte vigne, salvato vecchi cloni e ripristinato i tipici muretti a secco. Il Valtellina Superiore di cui ti parlo oggi è ottenuto da vigneti per la maggior parte storici (non sono rare le piante centenarie) che si trovano nei comuni di Sondrio, Montagna in Valtellina e Poggiridenti, nelle zone del Grumello, Inferno e del Valtellina Superiore. Sono impiantati su terreni terrazzati situati sul versante retico della Valtellina, con esposizione a sud, a quote che variano tra i 400 e i 650 metri.

Valtellina Superiore 2013 – Dirupi

Il colore è bellissimo: rubino chiaro, trasparente e luminoso screziato da tocchi granato. L’olfatto è affascinante e goloso: ribes, melograno, arancia, roselline, una nota vegetal-boschiva tipo aghi di pino.

Bocca asciutta, verticale, magra e saporita come nei migliori “vini di montagna”, la mineralità rocciosa e l’acidità donano un profilo spigoloso eppure accattivante che è accompagnato da un tannino croccante anche se non certo ruvido.

La chiusura è amaricante, forse un po’ troppo, ma la lunghezza è di tutto rispetto.

87