Avanguardia refosco: ovvero il Morus Nigra di Vignai da Duline “in verticale”

Capita che vitigni storici ed importanti per interi territori vengano dimenticati o, più di frequente, vengano mortificati da scelte sbagliate di produttori che ne compromettono quasi irrimediabilmente la fama e la reputazione. Qualcosa del genere è successo anche al refosco dal peduncolo rosso, il più nobile vitigno della grande famiglia dei refoschi (re dei foschi, dei vini scuri, per l’appunto).

Il refosco era, fin dal 1300, la varietà più citata nei testi agronomici del Friuli Venezia Giulia, insieme alla ribolla gialla per quanto riguarda le bacche bianche. Ed è stato per secoli il vino delle grandi occasioni, grazie alla complessità aromatica che portava in dote unitamente ad una materia ricca ed elegante. A partire dagli anni 60 e 70 però, a causa di scelte sbagliate in vigna (cimatura che rendeva la maturità fenolica più difficile da raggiungere), in cantina (vinificazione in acciaio e quindi in riduzione), e presso i vivaisti (che hanno propagato genetiche più produttive ma meno interessanti aromaticamente), il vino ottenuto da questa splendida varietà ha perso spessore e blasone dando troppo spesso origine a vini anonimi, dall’acidità slegata e da tannini verdi e sgraziati.

Vignai da Duline, di cui abbiamo già parlato in passato, ha fin dalla sua origine cercato di dare nuova linfa a questo vitigno grazie a vigne piuttosto vecchie e composte da antichi cloni di refosco dal peduncolo rosso. Nasce così Morus Nigra che abbiamo avuto l’occasione di degustare grazie ad una masterclass organizzata nell’ambito del Mercato dei Vini FIVI che si è tenuto qualche settimana fa a Piacenza.

Ecco le cinque annate che abbiamo assaggiato e che hanno dimostrato, senza alcuna eccezione, una straordinaria capacità di tenuta ed evoluzione nel tempo (nel bicchiere ma anche a ritroso, man mano che le bottiglie si facevano più vecchie). Il Morus Nigra è ottenuto da fermentazione spontanea di refosco dal peduncolo rosso, macerazione di circa 40 giorni in funzione dall’annata, malolattica e affinamento in barrique per oltre 10 mesi.

Morus Nigra 2019: rosso rubino impenetrabile, primo naso di fiori rossi e prugna, seguono poi erbe officinali e spezie (cannella). Bocca intensa, di gran volume ma con alcol assolutamente sotto controllo, la morbidezza complessiva rende il sorso piacevole e integra alla perfezione l’acidità vivace. Chiude sapido e di grande persistenza fruttata. Nelle ultime annate, complice il riscaldamento climatico, la vinificazione avviene, in parte, a grappolo intero (15%-20% di uve non diraspate). Fresco e maturo insieme.

Morus Nigra 2014: in questa annata complicata la macerazione si è protratta per ben 48 giorni. Il vino al colore appare ancora giovanissimo, il naso però è molto diverso dal precedente: sono le spezie in primo piano, accompagnate dai fiori rossi (rose e peonie), in secondo piano dei gustosi lamponi schiacciati e la confettura di more. La bocca è meravigliosamente risolta, soave, succosa e sapida. Chiude su una lunga persistenza minerale. Vino molto buono ed in fase di beva. Power is nothing without control.

Morus Nigra 2010: viole fresche, confettura di amarena, menta, cardamomo, moka… Sorso ampio e carezzevole in ingresso, si allarga nello sviluppo sostenuto da un’acidità che fornisce dinamica e supporta la beva. Chiude su tannini soffici e sapidi. Vino che dà l’impressione di essere in metamorfosi tra la fase giovanile più floreale e fruttata e la senilità dei profumi terziari. Panta rei.

Morus Nigra 2004: ecco che troviamo, a oltre 17 anni dalla vendemmia, un vino che appare all’apice (si badi bene, non in declino!). Peonia e cioccolato fondente, frutti rossi disidratati e cannella, persino una splendida brezza marina coccolano l’olfatto. Sorso di grande integrità, persino compatto, la progressione è verticale e profonda e di grande sapidità. La consapevolezza dell’età adulta.

Morus Nigra 2003: annata che tutti ricordiamo come particolarmente difficile a causa del calore eccessivo e delle modestissime escursioni termiche, il vino che ne risulta è ancora molto sul frutto, non così articolato, sullo sfondo fanno capolino i sentori speziati e floreali. La bocca però è piuttosto integra, dal tannino vigoroso e saporito. Il vino sembra ancora alla ricerca di un suo assetto e lontano dall’essere compiuto. Si avverte però ancora margine di evoluzione e potenziale. Ai posteri l’ardua sentenza.

Diego Mutarelli
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