Mercato dei Vini FIVI a Piacenza: assaggi e riflessioni

La decima edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti era particolarmente attesa, visto che nel 2020 non si era potuta tenere a causa della pandemia. La paziente attesa è stata ripagata da una grande affluenza di produttori espositori (oltre 600) e di visitatori, in gran parte appassionati e operatori del settore.

Organizzazione e logistica

Spesso gli eventi vinosi peccano in organizzazione e logistica, soprattutto se l’affluenza è considerevole. Non è stato il caso di questo evento. Piacenza Expo è risultata una location sufficientemente ampia – anche nei parcheggi – e ben collegata con un servizio di navette efficiente e puntuale che faceva spola tra la fiera e la stazione dei treni. Su quest’ultimo punto suggerirei ai promotori di Modena Champagne Experience una chiacchierata con i colleghi FIVI perché decisamente siamo su un altro pianeta… L’inevitabile coda all’apertura dei cancelli, nonostante la verifica del Green Pass, è stata smaltita in un tempo ragionevole e all’interno dei padiglioni si riusciva a passeggiare con una certa tranquillità. Persino lo spazio dedicato al ristoro mi è sembrato ben dimensionato e, soprattutto, di qualità.

Assaggi

In un’evento del genere è impossibile assaggiare tutto, ovviamente, e per questo ho deciso di dedicarmi ai produttori che frequento con meno costanza o che non conoscevo. La serendipità negli assaggi è anche agevolata dalla mancanza di un ordine preciso dei banchetti: i produttori non sono dislocati per denominazione o area geografica, capita così che mentre degusti un Chianti ti cada l’occhio sul banchetto vicino di un produttore pugliese o sardo che magari non conoscevi.

Di seguito quindi, senza un ordine particolare, un cenno ai vini che mi hanno più colpito.

Partiamo dal Valtellina Superiore Grumello 2015 di Gianatti Giorgio con un color melograno chiarissimo, con un naso delicato ma frastagliato come un ricamo, suadente e profondo, un vino d’altri tempi. Decisamente convincente il Chianti Classico Riserva Levigne 2013 di Istine di gran frutto e spessore, migliorerà ancora. Il Vin Santo Albarola Val di Nure di Barattieri si conferma tra i migliori vini passiti italiani, ho assaggiato i millesimi 2008 e 2010, con una leggera preferenza per il 2008, ma sono gusti individuali che nulla tolgono all’emozione derivante dall’assaggio di questo nettare di malvasia di Candia aromatica che sosta 10 anni in caratelli (alcuni dei quali del 1800!). Da segnalare il Grignolino del Monferrato Casalese Bestia Grama 2020 di BES, un grignolino comme il faut speziato e spigliato, floreale e beverino, sapidissimo in chiusura, bravi! Il Chianti Classico Riserva 2016 I Fabbri è ancora giovane ma già estroverso con ribes, alloro, viole e terra smossa al naso, la bocca è intensa, ampia, succosa e lunga dal tannino perfettamente estratto. Il vino bianco che più mi ha colpito nella manifestazione è di un’azienda biodinamica toscana, si tratta di Le Verzure che con il loro BiancoAugusto 2019, trebbiano e malvasia macerati e affinati in anfore di terracotta, danno vita ad un vino complesso e preciso, goloso e mediterraneo, elegante e “proporzionato”. Chiudiamo con un altro vino bianco, l’Amforéas 2020 di Marco Ludovico da uve trebbiano allevate in provincia di Taranto e macerate quattro mesi in anfora, il vino risulta saporito e di personalità ma rigoroso e fine.

Ci sarebbero stati molti altri vini da assaggiare e raccontare ma ho terminato gli assaggi per partecipare ad una masterclass dedicata ad un vitigno friulano “in verticale”, ma ne parleremo in un prossimo post!

Diego Mutarelli
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