Côte Rôtie “La Viallière” 2015 – Domaine de Bonserine

La Côte Rôtie è nota come una delle aree vitivinicole più antiche di Francia, ben conosciuta da oltre 2.000 anni, fin da tempi dei romani.

È la denominazione più nord della Valle del Rodano e dà vita a vini che, nelle migliori versioni, coniugano polpa ed eleganza, potenza e golosità.
Vitigno principe è naturalmente la syrah, anche se è consentito e piuttosto frequente l’uvaggio con il viognier (fino al 20%).

I vigneti hanno un’esposizione a sud con pendenze che arrivano fino al 60%, da cui il nome di “costa arrostita” (appunto, Côte Rôtie).

Côte Rôtie “La Viallière” 2015 – Domaine de Bonserine

Il colore rosso rubino impenetrabile con riflessi ancora porpora ne rivelano la gioventù.

Il naso è piuttosto aperto e godibile, parte su note di frutta scura (mora, cassis) accompagnate dalla dolce pungenza della violetta. Dopo pochi secondi, inizialmente in secondo piano, emergono i sentori speziati di pepe verde, patè di olive, cuoio, tabacco biondo, carne. Il tutto avvolto da una nota balsamica quasi piccante.

L’ingresso in bocca è potente e di gran volume, ma senza eccessiva morbidezza, il vino riempie il cavo orale di sapore e potenza, ma l’incedere della materia è di inappuntabile eleganza, con l’acidità che tiene a bada calore e polpa. La chiusura è appena amaricante con un tannino che risulta, senza cibo a supporto, appena scoperto.

Persistenza molto buona su freschi ritorni floreali.

Plus: estremamente giovane, ma già godibile; qualche anno in cantina – come anche confermato dal riassaggio il giorno successivo all’apertura – aiuteranno a conferire ancora maggior eleganza e compiutezza al vino.

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Hermitage di Chave: mini verticale per una maxi goduria!

Non è così frequente avere la possibilità di assaggiare uno dei vini più antichi e prestigiosi di Francia. Mi riferisco, naturalmente, all’appellazione Hermitage. Siamo sulla riva sinistra del Rodano settentrionale, su colline con pendenze molto accentuate in tre comuni: Tain-l’Hermitage, Crozes-Hermitage e Larnage.

Hermitage Rouge di Jean Louis Chave
Hermitage Rouge di Jean Louis Chave

Da queste parti si produce vino dal IV secolo a.C. e la famiglia Chave si tramanda la tradizione, di padre in figlio, dal 1481!

La denominazione si estende su circa 130 ettari per una produzione totale pari a circa 4.500 hl non equamente suddivisi tra Hermitage Rouge (80% della produzione), ottenuto dal vitigno Syrah, ed Hermitage Blanc, dai vitigni marsanne e roussanne.

La famiglia Chave possiede circa 14 ettari posti in molte delle principali parcelle dell’AOC. Diversamente da quanto fanno altri produttori, in testa Chapoutier, per Chave l’Hermitage è un vino di assemblaggio (i singoli “climat” vengono vinificati e affinati separatamente e assemblati prima dell’imbottigliamento).

I vini in assaggio:

Hermitage Blanc 2007 – JL Chave
Marsanne e roussanne concorrono a produrre questo vino bianco molto ricercato dagli appassionati di tutto il mondo. Mettiamo subito le cose in chiaro: si tratta di un bianco potente, ricco e grasso, che non farà impazzire chi predilige i vini bianchi vibranti. Appena versato ha un olfatto “polveroso”, come se il vino fosse stato disturbato dal suo letargo, poi però si susseguono le note di pesca, albicocca, floreale blu, mallo di note, talco e, sullo sfondo, miele. Il sorso è largo e piuttosto caldo, la dinamica è dettata dalla grassezza con la sapidità che arriva solo in chiusura. Il vino è potente ma non così lungo come mi sarei aspettato, chiude anzi un po’ brusco con una nota amaricante ben marcata.

Hermitage Rouge 2013 – JL Chave
Naso che parte selvatico, con una nota animale intrigante, poi molto frutto (mora, mirtillo), pepe, chiodo di garofano, grafite, ma anche la rosa fresca. Molto compresso ma pimpante, con grinta ed energia, la gioventù è solare e sfacciata: elegante e potente insieme, tannino fitto e preciso, croccante e saporito. Molto lungo con una persistenza infinita.
Uno dei vini della serata che tra qualche anno, ne sono certo, sboccerà in tutto il suo splendore.

Hermitage Rouge 2010 – JL Chave
Per quel che conta, e purtroppo la cosa influenza non poco il costo della bottiglia in questione, sono di fronte ad un 100/100 Parker. Anche qui una nota animale di sella di cavallo introduce aromi di affumicato, carne alla brace, floreale rosso, cannella. Bocca di gran corpo, molto serrata ma di grande equilibrio, freschezza e progressione. I ritorni di fiori macerati ravvivano il palato anche in chiusura. La persistenza è notevole su note marcatamente minerali.
Grande vino anche se personalmente, e non credo che Parker ne sarà turbato, ho preferito l’energica eleganza del 2013.

Hermitage Rouge 2008 – JL Chave
Vino solo buono questo, in annata non certo favorevole: tabacco, elegante tocco vegetale, gomma bruciata, una bella balsamicità. La bocca è relativamente agile, non così piena come le altre annate, ma è soprattutto la grana del tannino a deludere.
Bevuto in altre occasioni avrebbe anche fatto la sua figura, ma in questo consesso è vaso di coccio.

Hermitage Rouge 1997 – JL Chave
Eccolo qua il campione della serata. Un vino goloso ma risolto, dolce ma vibrante, austero senza spigoli. Il naso è più “rilassato” rispetto ai suoi compagni di batteria, i 20 anni di affinamento gli hanno fatto bene e ci consegnano un vino probabilmente all’apice. Naso di oliva, talco, poi note affumicate miste a note più eteree di un’intrigante pungenza, ed ancora l’eucalipto e – che sorpresa! – la fragola fresca. Mi colpisce di questo vino, anche in confronto ai precedenti, per l’acidità che segna il sorso, dà verticalità e contrasta bene la pressione materica del vino, che appare appena meno corposo dei precedenti ma più agile ed elegante. La dolcezza del tannino in chiusura è da manuale.