Un Savigny-Lès-Beaune per riscoprire la spensieratezza del pinot noir

Bere pinot noir di Borgogna al giusto prezzo non è mai stato facile. Anni fa parlavamo di Borgogna accessibile come una sorta di chimera enoica…e il passare degli anni non ha certo agevolato il compito degli appassionati che non vogliono rinunciare alle emozioni della Borgogna rossa senza andare in rosso sul conto corrente!

Ecco allora che si esplorano minuziosamente, palmo a palmo, le zone di produzione meno titolate ed i produttori meno blasonati. Spesso con sonore delusioni, più raramente con insperato successo.

Oggi condividiamo quella che ci è apparsa come una bella sorpresa di Borgogna, un domaine non ancora conosciutissimo eppure con una notevole tradizione e belle parcelle sia in Côte de Nuits sia in Côte de Beaune. Si tratta del Domaine d’Ardhuy di cui abbiamo degustato il Savigny-Lès-Beaune Premier Cru “Aux Clous” 2017.

Savigny-Lès-Beaune Premier Cru “Aux Clous” 2017 – Domaine d’Ardhuy

Il vino si presenta in veste rubino trasparente d’ordinanza, qualche riflesso ancora porpora ne svela la gioventù.

Olfatto accattivante e sobrio, senza effetti speciali ma diretto ed espressivo: ribes rosso e melograno, incenso, fiori rossi freschi, una leggera nota ferrosa.

Bocca di grande equilibrio, al contempo vivace nella sua impronta fruttata ed essenziale nella sua gustosa freschezza. L’acidità accompagna lo sviluppo del vino che si distende sul palato senza rinunciare al frutto, privo però di qualsiasi eccesso dolce. Fa capolino un ricordo di legno nuovo che però scompare del tutto con qualche minuto di bottiglia aperta.

La chiusura è soave e delicata, non particolarmente intensa o materica, ma pulita e beverina. I ritorni di frutta e spezie sono accompagnati da un tannino fine e una saporita scia sapida.

Plus: un Savigny-Lès-Beaune dall’ottimo rapporto qualità-prezzo che consente una bevuta disimpegnata ma intrigante.

Diego Mutarelli
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Degustazione a piacere ovvero… il piacere di degustare!

A volte le degustazioni tra amici enofili prendono forma da un’idea attorno a cui si sviluppa la tematica da approfondire. La serata è organizzata nei minimi dettagli, dalla scelta e reperimento dei vini ai cibi in accompagnamento. In altri casi invece, le serate nascono senza un tema prefissato, senza sforzi organizzativi eccessivi, insomma senza troppo stress. In questi casi ognuno porta un vino a piacere, in un divertente caos creativo. Questo è il resoconto di una di queste bevute senza impegno: pochi amici, ognuno con una bottiglia in dote da condividere.

Champagne Reliance Brut Nature – Franck Pascal

Pinot (meunier 70%, pinot noir 25% e chardonnay 5%) per questo champagne dal naso di agrumi, fiori bianchi e gesso, con ossidazione ben calibrata (sboccatura piuttosto datata), bollicina continua, sottile e cremosa. Sorso sapido e citrino, non particolarmente lungo, ma ad inizio serata è stato perfetto.

Collio Sauvignon de la Tour 1999 – Villa Russiz

Vino maturo e giustamente evoluto ma ancora del tutto integro. Varietale quasi assente per questo sauvignon del Collio che sa di frutta gialla, fieno e roccia con un’intrigante speziatura a contorno. La bocca è lievemente magra, risulta “svuotata” del frutto e con un deficit di energia e progressione. Il vino è comunque interessante e nel bicchiere non si siede, anzi tende a migliorare.

Savigny-Lès-Beaune La Dominode 1er cru 1999 – Jean-Marc Pavelot

Il nome della vigna ricorda il tempo in cui questo territorio era di proprietà del “dominus” di Savigny. All’olfatto apre su toni fruttati (lampone), spezie orientali, muschio e cenni mentolati. La bocca in ingresso è golosa, la materia fruttata accarezza il cavo orale e la progressione è guidata da un’acidità ben integrata. La chiusura è però un po’ brusca, leggermente ruvida, a causa di un tannino più spigoloso del dovuto e che il tempo non è riuscito ad addomesticare.

Médoc cru bourgeois 1989 – Chateau Romefort

Domaine che era amministrato dai Barons de Rothschild (Chateau Lafite) e di cui con curiosità abbiamo stappato questo millesimo, sulla carta, eccellente. Anche in questo caso l’ormai assodata integrità dei Bordeaux in annata favorevole non fa eccezione: naso di sottobosco, sigaro, frutta rossa, per lasciare solo in un secondo momento spazio a note più evolute di cuoio, asfalto e tamarindo. Bocca perfettamente risolta, sanguigna e dolce che chiude in grande morbidezza. Vino molto buono pur senza quella stratificazione e complessità dei grandi Bordeaux.

Barolo Villero 2016 – Giacomo Fenocchio

Non è detto che non si possa godere di un Barolo anche in gioventù, abbiamo quindi stappato volentieri questo vino che è risultato estremamente promettente ma ancora da farsi. Al naso rose rosse, arancia, lamponi e nuances minerali. Vino di gran volume ed energia, succoso e potente, serrato nello sviluppo. Va atteso con grande fiducia, il tannino è fitto e saporito e quando troverà il giusto equilibrio con la materia ci sarà da divertirsi.

Montilla-Moriles Don PX Convento Selección 1931 – Toro Albalà

Vino fortificato a base di pedro ximenez dalla capacità evolutiva straordinaria. Toro Albalà in particolare conserva e mette in commercio vecchie annate. La bottiglia in questione, ad esempio, è stata imbottigliata nel 2015. Color mogano impenetrabile e densità fuori dal comune. Naso molto ricco e sfaccettato tra cui perdersi: datteri e fichi, uva sultanina e noci, ma anche note rinfrescanti di aghi di pino e cardamomo. La vischiosità che si percepisce nel bicchiere trova conferma nel sorso che è spesso e denso, dolce ma stratificato. Chiude lunghissimo su ritorni di cioccolato e noci.