Vite Vini: 5 cantine da ricordare

Abbiamo avuto la possibilità di partecipare alla presentazione del catalogo di Vite Vini, noto distributore italiano di vini. Il catalogo è molto ricco e diremmo persino prestigioso; sono rappresentati infatti i più grandi terroir del vino europei ma anche zone meno note ed emergenti. All’evento, tenutosi a Milano presso e/n enoteca naturale, erano presente alcuni produttori con i quali confrontarsi con il bicchiere in mano.

Come sempre condividiamo le nostre impressioni concentrandoci sui vini che ci hanno colpito di più.

Terroir al Lìmit (Spagna)

Terroir al Límit è un interessantissimo progetto biodinamico della regione della Catalogna. Abbiamo già parlato su questo blog di alcuni loro vini (ad esempio in questo post) ma aver avuto la possibilità di assaggiare buona parte della gamma è stata una gran fortuna. Tra i vini assaggiati siamo stati folgorati dal Priorat “Arbossar” 2023, un vino ottenuto da vigne molto vecchie (90 anni di media!) di carignan vinificate a grappolo intero, 8 mesi di affinamento in cemento. Il vino è elegantissimo eppure di grande personalità, olfatto di frutti di bosco, minerale e con un tocco di macchia mediterranea. Il sorso è di ottima freschezza e dinamica, entusiasmante l’allungo che è sapidissimo e di grande persistenza.

Éric Texier (Francia)

Éric Texier è un noto produttore della Valle del Rodano Nord. La gamma assaggiata è stata di ottimo livello, ma il vino che più ci ha colpito è stato il Brézème Vieille Serine 2019, 100% syrah, o meglio serine – antica varietà ottenuta da selezione massale di vecchie vigne di syrah – che sfodera una grazia sorprendente con un olfatto molto floreale e speziato (pepe), tannino fitto e sorso fresco, vino da invecchiamento ma perfettamente godibile già ora. Vino che riesce a quadrare il cerchio, facendo convivere nello stesso bicchiere complessità e potenza con beva ed eleganza.

Il Cancelliere (Italia)

Il Cancelliere è un produttore di Montemarano (AV), luogo d’elezione per l’aglianico. Abbiamo assaggiato i quattro vini che l’azienda produce, tutti 100% aglianico nelle sue diverse espressioni. Lo stile dell’azienda è quello di vini schietti e contadini, nel senso più nobile del termine, ovvero vini autentici e senza orpelli né coadiuvanti enologici, che promettono di durare decenni per poi disvelare la loro bellezza. Vini da attendere dunque con fiducia visto il corredo tannico che l’aglianico porta in dote. Abbiamo amato l’Iripinia DOC “Gioviano” 2019, un vino che non rinuncia ad una certa austerità ma che comincia ad essere espressivo tra note di frutta scura e spezie, il sorso è particolarmente convincente dal tannino fitto ma di grana fine e saporitissimo.

Barbacàn (Italia)

Ci troviamo a San Giacomo di Teglio (SO), in Valtellina. Barbàcan ha presentato la sua linea di vini ottenuti da nebbiolo di Valtellina (chiavennasca) spesso in blend con altri vitigni autoctoni sempre più rari che l’azienda cerca di preservare (ròssola, chiavennaschino, pignòla, brugnòla, negrera…). Gamma improntata sul dettagli aromatico, una certa ariosità ed estrema finezza. Siamo stati conquistati in particolare dal Valtellina Superiore Valgella “Jazpèmi” 2023 delicato ma ficcante e dal Valtellina Superiore Valgella Riserva “Fracia” 2019 intenso ma anch’esso di grande eleganza tra fruttini rossi, fiori di campo, erbe alpine e spezie in formazione.

Muchada-Léclapart (Spagna)

La storia di questo produttore è originale. Conosce David Léclapart in Champagne senza essere particolarmente appassionato di vino pur venendo da Sanlúcar de Barrameda, in Andalusia, patria della Manzanilla. Tornato a casa convince Léclapart ad investire con lui in 4 ettari di vecchie vigne di palomino e moscatel. I vini di Muchada-Léclapart sono stati una vera e propria rivelazione. Vini minerali e marini, elegantissimi, iodati e profondi. Strepitoso il Lumière 2020 (ma anche il 2024 non era da meno), vino ottenuto da uve palomino, da una vigna di 65 anni denominata La Platera. Fermentazione spontanea e affinamento in barrique esauste. Olfatto che richiama il calcare, il mare, la frutta bianca, i fiori secchi. Sorso succoso, dall’acidità elettrica e sferzante, salato e profondo. Persistenza interminabile.

Diego Mutarelli
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Un sorprendente vino bianco del Priorat

Terroir al Límit

Alla consueta degustazione alla cieca con amici è spuntata una bottiglia di vino bianco che mi ha colpito particolarmente. I degustatori, compreso il sottoscritto, non riuscivano a ricondurre quel vino ad alcuna denominazione bianchista europea. La sola convinzione che avevo su quel vino, a parte la sua bontà, era che fosse del Mediterraneo. Un vino dunque che poteva essere di molti paesi, ma che portava con sé inequivocabilmente il DNA transnazionale del Mediterraneo.

Terroir al Límit

Priorat Blanc “Terra de Cuques” 2017 – Terroir al Límit

Eravamo dunque al cospetto di un vino bianco della denominazione spagnola del Priorat. Il Priorat è una delle denominazioni più importanti di Spagna ma è nota soprattutto per i suoi vini rossi vigorosi e longevi. Il vino che abbiamo nel calice è invece un vino ottenuto da grenache blanc (60%) e pedro ximenez (40%). L’azienda che lo produce si chiama Terroir al Límit, un progetto biodinamico nato nel 2001 da Eben Sadie, importante enologo sudafricano, Dominik Huber, al tempo studente tedesco di economia, e Jaume Sabaté, investitore spagnolo. Dominik Huber ha portato avanti con determinazione l’azienda puntando tutto sul carattere mediterraneo dei suoi vini che definisce vini “più di infusione che di estrazione“, ovvero vini che cercano – in un territorio tradizionalmente incline all’alcol, al frutto e alla potenza – freschezza, eleganza e beva.

Il vino si presenta di un colore dorato con qualche velatura. Il naso è un caleidoscopio, si rincorrono note di frutta come nespole, fichi e mandorle, poi una mineralità netta tra la pietra focaia e la roccia, poi note più chiare di camomilla e menta, e ancora caffè e scorza d’arancia… il vino cambia continuamente nel calice ed è entusiasmante inseguirlo nelle sue evoluzioni, una complessità che definirei giocosa e non “prestativa” o artificiosa. Il sorso non smentisce la stratificazione e dinamica che l’olfatto introduce, il vino risulta mobile e saporito, la freschezza è ben presente e la chiusura è lunga e sapida su ritorni minerali e di erbe medicinali.

Diego Mutarelli
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#Enozioni2018: i migliori assaggi all’evento AIS Milano

#Enozioni2018 a Milano

L’AIS Milano inizia il 2018 con il passo giusto: #Enozioni2018. Si è trattato di un evento di ben tre giorni (26-27-28 gennaio 2018) interamente dedicato al vino. Tra cene di gala, premi, seminari e banchi di assaggio.

#Enozioni2018 a Milano
#Enozioni2018 a Milano

Ho partecipato ai due banchi di assaggio del 28 gennaio: uno dedicato ai vini naturali e l’altro ad un Giro d’Italia attraverso il vino con aziende agricole selezionate a cura dell’AIS.

Oggi ti racconterò solo dei vini che mi hanno colpito maggiormente nel corso dei banchi di assaggio per una volta non troppo affollati e che davano l’opportunità di un tranquillo dialogo tra degustatori e produttori.

Nella sezione dedicata ai vini naturali molti i bicchieri di interesse.

Rkatsiteli 2016 - Pheasant's Tears
Rkatsiteli 2016 – Pheasant’s Tears

 Il colpo di fulmine l’ho avuto per un vino georgiano. Si tratta del Rkatsiteli 2016 di Pheasant’s Tears: il vino fermenta e affina nelle anfore interrate tipiche della Georgia (Qvevri). E’ un vino che può spiazzare ma proprio per questo mi ha rapito. Il colore è dorato con riflessi color ambra, evidente lascito della lunghissima macerazione a grappoli interi. Il naso è molto complesso: mandorla amara e miele, si gioca con una lieve ossidazione mai prevaricante, poi fiori dolci e scorza di arancia. Al sorso il vino è decisamente tannico anche considerando che ci troviamo al cospetto di un orange wine. La morsa tannica non blocca però lo sviluppo, anzi dà sapore e sostiene una progressione dettata da acidità e sapidità. La chiusura è lunghissima su ritorni di radice di liquirizia.

Altro vino molto intrigante il Priorat Muscat 2014 di Terroir al Lìmit, un vino biodinamico spagnolo in cui le caratteristiche aromatiche del vitigno di partenza passano decisamente in secondo piano. I giallo oro del bicchiere offre al naso albicocca fresca, erbe aromatiche, uva passa e fiori appassiti. Il vino è ampio ed agile allo stesso tempo. La grande dinamica in bocca lascia sul cavo orale una scia salata, in vino risulta denso in sapore ma snello al sorso.

Per chiudere con i vini stranieri non può mancare lo Champagne g.c. Extra-Brut Shaman 13 – Marguet, un vino ottenuto da un blend di pinot noir (in prevalenza) e chardonnay che unisce complessità, droiture e personalità ad una facilità di beva disarmante.

Passando ai vini italiani mi ha colpito per la seconda volta di seguito (la prima volta era stato al Live Wine 2017, qui il resoconto) il Catarratto Saharay 2015 di Porta del Vento. Molto centrati e golosi anche i Dolceacqua 2016 di Maccario Dringenberg, in particolare il Luvaira, già in beva in questo momento, ed il Curli che invece risulta più compresso ma di grande prospettiva, ci scommetto!

Un plauso anche ai convincenti vini Marta Valpiani, in particolare al “Rosso” Romagna Sangiovese Superiore 2015 e al “Crete Azzurre” Romagna Sangiovese anch’esso 2015: vini floreali, “ciliegiosi” e sfaccettati, sapidi e dal tannino fitto e fine, con una complessità speziata in più a favore del Crete Azzurre.

Giornata ricca di assaggi interessanti a #Enozioni2018, non mancherò di certo alla prossima edizione ad inizio 2019 e naturalmente ti terrò informato dell’evento!