PIWI und Freistil

Tranquilli, non è un articolo in tedesco: parliamo ancora di vitigni resistenti (PIWI).

Vi raccontiamo il Solaris di Thomas Niedermayr, tenuta Gandberg, giovane produttore altoaltesino che insieme ad altri suoi tre colleghi e amici, Martin Gojer (azienda Pranzegg), Christian Kerschbaumer (azienda Garlider) e Urban Plattner (azienda In der Eben), ha fondato il gruppo Freistil. Freistil significa stile libero; i quattro produttori sono infatti accomunati da un approccio “libero” al mondo del vino e dalla costante ricerca di prodotti originali ma allo stesso tempo fortemente legati al territorio.

  • solaris, vigna (foto del 26 aprile 2020)
  • vigna di solaris, sullo sfondo il monte Ganda (foto del 26/04/2020)
  • solaris, grappolo

Un passo indietro: solaris è una varietà che nasce nel 1975, all’Istituto Statale di Friburgo, dall’incrocio di merzling x (zarya severa e muskat ottonel) e in Italia è uno primi vitigni PIWI ad essere stato inserito nell’elenco nazionale delle varietà di vite, nel 2003. Trova il suo habitat più consono in climi molto freschi, ad altitudini medio alte, tende ad accumulare molti zuccheri per cui il momento della vendemmia risulta cruciale per ottenere un vino con una buona acidità e un grado alcolico non eccessivo. La parentela con il moscato, poi, gli regala una spiccata aromaticità: è compito del vignaiolo non renderla mai stucchevole.

Il Solaris 2016 della tenuta Gandberg è ottenuto da fermentazioni spontanee e senza filtrazioni, come tutti i vini aziendali (nella gamma troviamo anche una cuvée da vitigni PIWI a bacca rossa, vini da vitigni PIWI a bacca bianca e un ottimo pinot bianco) e passa quattro mesi in botti di rovere. Un bel colore giallo dorato, caldo come il sorso; al naso tanta frutta tropicale gialla, una bella nota agrumata, una dolce speziatura e un tocco minerale che si trova in bocca; un vino, chiuso con tappo a vite, che dopo 4 anni è al suo meglio.

Abbinato con una insalata fredda di patate, merluzzo, fagiolini, olive taggiasche, olio toscano.

Alessandra Gianelli
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PIWI: eleganti, piacevoli, sostenibili

All’Ombra del Borgo, evento organizzato da Vinoway e Pro Loco Zumellese lo scorso weekend a Mel, nel cuore delle colline bellunesi, è stata dedicata una masterclass sui vitigni PIWI e una degustazione di vini ottenuti da queste varietà.

Noi di Vinocondiviso abbiamo parlato spesso di questi vitigni resistenti alle principali malattie fungine (PIWI è l’acronimo in tedesco) e continueremo a farlo. Speriamo soprattutto di poter proseguire a sottolinearne la versatilità e i costanti miglioramenti in termini di piacevolezza, eleganza e capacità di invecchiamento.

Già, perché prima di tutto quello che ci ha colpito di questi vitigni è il fantastico binomio: sostenibilità e qualità.

Nati in Germania, ben si adattano ai climi più freschi dell’alta collina e non a caso li troviamo principalmente in Alto Adige. Ma da alcuni anni i Vivai Rauscedo stanno dedicandosi alla selezione di vitigni resistenti che possano essere coltivati anche in zone più calde.

I vini in assaggio

Durante la masterclass abbiamo iniziato da due metodi charmat da Solaris (aziende Croda Rossa e Dorgnan) per arrivare al passito di Bronner di Werner Morandell di Lieselehof, passando per l’orange wine di Alessandro Sala di Nove Lune e assaggiando i due rossi di Terre di Ger.

Julian Morandell con il suo passito Sweet Claire

La grande sorpresa è stato Filippo de Martin, un ettaro di vigna tra Solaris e Bronner, 3.000 bottiglie, due etichette. Alla domanda, qualche giorno dopo, su Messenger: “PIWI, perché?” la risposta è stata quasi ovvia: “Perché mi permettono di esser super biologico e di produrre vino buono”. Vinificazione il meno invasiva possibile, macerazioni a freddo, uso di lieviti neutri in modo da preservare il più possibile le caratteristiche organolettiche del vitigno, utilizzo di solfiti limitato alla pressatura e al pre imbottigliamento in dosi minime.

Stiamo degustando le sue prime bottiglie, ma c’è grande “stoffa”, sia nel suo Bronner (con un saldo di Solaris… “perché dovevo riempire la vasca”) che nel suo Solaris in purezza, che a noi di Vinocondiviso ha ricordato il Vino del Passo di Lieselehof, il primo PIWI mai assaggiato, quello che non scorderai mai, ottenuto da una vigna a 1.250 m sul passo della Mendola, in Alto Adige.

Last but not least, non possiamo non citare il Vin de la Neu, di Nicola Biasi, 1.000 metri di vigna a 1.000 metri di altezza, 100% Johanniter, un anno di affinamento in barrique e un ulteriore anno in bottiglia. C’è eleganza in tutto: nei profumi, nel grande equilibrio tra acidità e morbidezza, nella sua persistenza in bocca, nell’etichetta (che riprende le vette di montagna trentine) fino al tappo, dov’è riprodotto un fiocco di neve. Vi ritroviamo il fascino dei vini di montagna e l’abbagliante luce della neve.

Vin de la Neu

P.S.: vale sempre la pena sottolineare come i vitigni PIWI non sono OGM! Sono incroci, come Kerner, il Muller Thurgau, Incrocio Manzoni… Per ulteriori approfondimenti consigliamo di partire da questo link.

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