Champagne non dosé “La Cave” – Tristan Hyest

Non tutti sanno che, a volte, alcuni produttori di Champagne – soprattutto i più piccoli e dinamici – confezionano per distributori, rivenditori o importatori fedeli, delle cuvées personalizzate nel dosaggio o nell’affinamento. É il caso del vino di cui ti parlo oggi, prodotto da Tristan Hyest espressamente per la bella enoteca Tregalli di Senigallia.

Spendo volentieri due righe sull’enoteca Tregalli: se passate a Senigallia andate assolutamente a conoscere di persona Andrea Ruggeri e la moglie, appassionatissimi di bollicine francesi e importatori di champagne dal prezzo davvero centrato. Sempre in zona non mancate neppure una sosta gourmet dal Clandestino di Moreno Cedroni, location da lacrime ed ottimo menù.

Torniamo allo champagne che abbiamo nel bicchiere. Si tratta di un assemblaggio di meunier (60%), chardonnay (30%) e pinot noir (10%), con un 40% di riserva Solera. Sboccatura 03/22, quindi assai giovane, produttore oggi in grande ascesa e molto chiacchierato, onestamente altre cuvées assaggiate recentemente non mi avevano così convinto, questa è invece davvero interessante: naso gessoso ma soprattutto “terroso” da meunier, con note di lievissima ossidazione, bocca molto tirata di bella materia e profondità (grazie alla Solera), torna la sensazione terrosa, il sorso è sgrassante, ha ancora diversi anni davanti per esprimersi al meglio.

Da abbinare a dei tagliolini ai porcini o perché no, spaziamo nel far east, ad un’anatra pechinese fatta come si deve (fortunatamente questo splendido piatto ormai si trova anche in Italia).

Gregorio Mulazzani
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Champagne Les Rachais 2012 – Francis Boulard & Fille

Sempre convincenti gli champagne Francis Boulard & Fille. Da qualche tempo Francis, ritiratosi in Normandia a fingere di fare il pensionato, ha lasciato il timone all’altrettanto talentuosa figlia, Delphine.

Siamo ai piedi della “Montagne” de Reims, quindi fuori zona classica Côte des Blancs, i Boulard sono stati tra i pionieri del biologico/biodinamico; la figlia ha portato sicuramente più pulizia e definizione ai vini, seppur ottimi, del padre. Sempre lunghissime le permanenze sui lieviti (a differenza di altri “furbetti” che sono tanto di moda ora con prezzi osceni e due anni, se va bene, di permanenza sui lieviti) quest’annata 2012 è stata sboccata a giugno 2021, un’unica vecchia vigna di chardonnay su suolo siliceo/calcareo con fermentazione malolattica svolta. Al naso molto complesso si sente la “terrosità nobile” della zona, lieve ossidazione controllata, con l’aereazione escono fuori poi sentori di agrumi canditi, gesso, anice, cedro. In bocca è potente, pieno, non certo uno Champagne da sushi, qui ci vogliono conigli, fagiani, funghi, insomma piatti invernali e strutturati.

Gregorio Mulazzani
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Champagne Brut Nature – Drappier

Se si giocasse una partita “a suon di terroir” i récoltant manipulant si garantirebbero la vittoria sulle maison, ma non sarebbe affatto scontata.

Esistono tanti récoltant manipulant che, possedendo poca vigna, gioco forza valorizzano il terroir, altri che, adottando pratiche più industriali sia in vigna (diserbo chimico, fitofarmaci…) che in cantina (ampie correzioni sui vini clair, tiraggi precoci, affinamenti corti…) ottengono un prodotto non particolarmente espressivo.

Di contro, alcune maison hanno fatto dell’esaltazione del terroir il loro biglietto da visita: una è certamente Drappier, qui sotto rappresentata con il suo Brut Nature, 100% pinot nero dell’Aube.

Uno champagne schietto, preciso, perfetto al naso come in bocca. Centrato anche nel prezzo.

Nota: la degustazione e gli spunti di cui sopra fanno seguito alla serata “Terroir e Artigianalità” tenuta da Samuel Cogliati in Ais Milano a fine Aprile.

Alessandra Gianelli
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Champagne Special Club 2014 – Pierre Gimonnet

Pierre Gimonnet & Fils è un conosciutissimo e affidabilissimo produttore di champagne – per una volta dai prezzi di vendita da sempre più che corretti – che ci capita di bere con una certa regolarità.

Questo Special Club è da anni la sua selezione “top”, ovviamente rigorosamente blanc de blancs della “côte nord” Cramant, Chouilly, Cuis, 4 anni sui lieviti e dosaggio 4 gr/litro, produzione limitata a circa 25.000 bottiglie, come nel suo stile naso delicatissimo che spazia dall’agrume amaro, all’anice, al confetto di Sulmona; bocca precisa, cesellata, elegante, con un perlage finissimo, acidità equilibrata, da abbinare ad un carpaccio di ricciola o anche a dei delicati nigiri della tradizione giapponese.

Gregorio Mulazzani
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Champagne l’Aérienne 2004 – Tarlant

Poche settimane fa abbiamo già parlato di questa antichissima, serissima e ultimamente sempre più blasonata, maison di Oueilly.

L’Aérienne 2004, sboccatura 2018 e zero dosaggio (come da stile di questa maison, lunghissime permanenze sui lieviti e appunto dosaggio nullo per preservare al massimo l’integrità territoriale), blend di chardonnay (70%) e pinot noir (30%), senza fermentazione malolattica.

Naso con classici lievi accenni di ossidazione, voluta, sensazioni minerali profondissime di gesso e calcare, poi zenzero, liquirizia, bocca impressionante per acidità e “droiture”, certo non uno champagne per tutti ma che regala emozioni a chi lo sa ascoltare, sontuoso e lussuoso aperitivo in abbinamento con delle ottime polpette di baccalà o freschissime alici fritte.

Gregorio Mulazzani
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Champagne extra brut “Le Mont Benoit” – Emmanuel Brochet

Emmanuel Brochet è un produttore divenuto ormai di culto, con bottiglie introvabili a prezzi di conseguenza in salita.

Le Mont Benoit è una cuvée “di ingresso” ancora abbordabile a livello di prezzo, assemblaggio di annate 2016 e 2015 con presenza pressoché paritaria dei tre vitigni classici. Lieviti indigeni, non filtrato, produzione di circa 11.000 bottiglie (per questa etichetta).

Una bottiglia importante ma senza essere assolutamente pesante, certo la materia c’è e si sente, naso caleidoscopico di mineralità profondissima, scura, che tende alla grafite, note di bosco autunnale (foglie secche e funghi), radice di liquirizia, malto, rabarbaro, tamarindo e arancia amara. La bocca è potente, di volume, finale con acidità perfetta a chiudere.

Ancora molti anni davanti, da abbinare ad una faraona al forno o anche ad un’anatra o oca.

Compratelo finché si può e si trova (pur con difficoltà a dire il vero).

Gregorio Mulazzani
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Champagne les Noces Blanches Louis Nicaise

Uno strepitoso rapporto qualità prezzo per questo Blanc de Blancs di Louis Nicaise.

Les Noces Blanches provenie dalla Montagne de Reims (Hautvillers Premier Cru su suolo calcareo), è ottenuto ad un assemblaggio di 9 annate da vigne vecchie piantate ad inizio e fine anni 80, e infatti si sente la materia “profonda”. La massa affina per il 70% in legno e la restante parte in inox.

Naso estremamente minerale che si muove tra l’agrume amaro, lo zenzero, una nota gessosa evidentissima, bocca impressionante per grip acido/calcareo con finale preciso, dosaggio che ufficiosamente è sugli 8 grammi litro quindi non bassissimo ma non disturba per nulla, anzi al contrario equilibra il tutto.

Beva “pericolosa” (si finisce tranquillamente una bottiglia da soli cucinando), da abbinare a delle crudité di mare iodate (coquillages, ostriche, ricci, …).

Una spremuta di terroir che si trova a circa 40 euro sullo scaffale.

Gregorio Mulazzani
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Tribaut – Schloesser: il gusto della maison … familiare

La nostra Alessandra, in natalizia trasferta ad Asti (non perdetevi la mostra dedicata ai Macchiaioli!), ha trovato un porto sicuro in una enoteca wine bar di recentissima apertura, “Assetati”; in pieno centro propone fino a 100 vini in mescita, grazie al Coravin, offrendo anche la dose “assaggio” (ad esempio ampiamente bastata per un pinot nero di Martinborough, Nuova Zelanda).
Ad attirare l’attenzione, per l’ultima sera astigiana, è stata la chiusura con lo spago di antica memoria dello champagne Cuvée René di Tribaut Schloesser; siamo a Romery, nella Valle della Marna dove la maison, a esclusivo carattere familiare da 4 generazioni, gestisce circa 40 ettari di vigna con medie annue di 300/350 mila bottiglie. Siamo di fronte ad un “négociant manipulant”, ovvero una azienda che, oltre a possedere vigne, compra anche le uve da storici conferitori, ma appunto di dimensione e carattere familiare, ben lontana dall’assetto delle grandi maisons che ogni anno escono sul mercato con milioni di bottiglie.

La Cuvée René, una dedica al fondatore, di origini lussemburghesi, che nel 1929 iniziò l’attività, ha una retro etichetta molto esaustiva e di facile comprensione. Il lungo affinamento (circa 70 mesi sui lieviti) e la presenza di vini di riserva che maturano in grandi botti di rovere (50%) si deducono già alla vista, un giallo dorato intenso e molto carico, e al naso, dove si fa strada prepotente la classica frutta secca ed essiccata dal “sapor mediorentale” (come direbbe Gianna Nannini). Troviamo su tutto una vistosa nota di nocciola tostata, crostata di albicocche e poi, i canditi, lo zenzero, il mango, il pompelmo, il cedro, tutti insieme senza sovrastarsi. Il sorso, dalla bollicina delicata, è molto ampio, avvolgente e di lunga persistenza, in grado di affrontare i nostri (arditi) peperoni in bagna cauda e un bel tomino di bufala con speck d’oca. Sicuramente ha giovato l’attesa di circa un anno dalla sboccatura ma siamo quasi certi che un ulteriore affinamento in vetro non potrà che far bene al vino.

Ma finiamo con il titolo: attualmente l’azienda è gestita dalla quarta generazione, i fratelli Sébastien e Valentin, che ci appaiono, nella loro pagina aziendale sorridenti e orgogliosi di imprimere il gusto della loro maison familiare.

Alessandra Gianelli
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Champagne Sir Wiston Churchill 2012 – Pol Roger

La curiosità di assaggiare l’ultima uscita dell’etichetta simbolo di Pol Roger, la ventesima edizione della cuvée de prestige Sir Wiston Churchill, era alle stelle e non ho resistito.

Chiaramente dico subito che è un vino che darà il suo massimo tra almeno 10 anni, un carro armato a base principalmente pinot nero, al naso è ancora giustamente compressissimo, emergono note di zenzero, miele amaro, agrumi amari, la bocca è mostruosa per potenza e complessità ancora inespressa. La materia è importantissima, ad oggi si fa quasi “fatica” – e lo dico in senso positivo, per sottolineare quanto la trama sia fitta e compatta – a berlo (ma la bottiglia finisce in due in venti minuti…), dosaggio leggermente abbassato a 7 grammi litro che in questo caso comunque non si sentono.

Abbiate fede e pazienza ma se volete aprirlo ora provate ad abbinarlo ad un’anatra all’arancia o un fagiano in crema di funghi. Fenomenale (e anche il prezzo di conseguenza non è per tutti). Ennesimo capolavoro di Pol Roger (ah se avete in cantina anche il 2008 attendete il 2030…).

Gregorio Mulazzani
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Champagne: non è tutto oro quel che luccica

Un paio di assaggi di bollicine d’Oltralpe abbastanza deludenti, che come nostra abitudine condividiamo.

Champagne Brut 2002 – Jacquesson

Champagne del millesimo 2002 ormai non più in produzione di questa storica Maison di Dizy, epicentro del pinot noir, La bottiglia è stata dimenticata in cantina da un caro amico, sboccatura che si perde nel tempo, 2° trimestre 2010, per un classico blend di chardonnay e pinot noir con dosaggio limitato a 3,5 grammi litro.

Il vino, purtroppo, andava bevuto qualche anno fa, il colore è piuttosto carico, lo stile del produttore già un po’ tendente all’ossidazione (ricordo di averla bevuta praticamente all’uscita e una punta di ossidazione era già presente) non ha giocato a favore, naso che spazia dal biscotto Plasmon, all’oro antico, a note di liquirizia, francamente non troppo piacevole o comunque per amanti del genere “hard”, bocca sicuramente più in forma ma con acidità un po’ troppo scomposta. Edizione che a mio avviso si dimostrava non fortunatissima sin da subito.

Se proprio vogliamo tentare un abbinamento direi di provarlo con formaggi erborinati o un pecorino sardo stagionato.

Champagne “B13” 2013 – Bollinger

B13, una delle “nuove” etichette di Bollinger “simil La Grande Année”, 100% pinot noir prodotto in annata considerata “minore” o comunque non ottimale (ma il prezzo ahimè minore non è), colore molto chiaro quasi scarico, molto giovane al naso con note di buccia di mandarino, argilla e mandorle, bocca elegante ma forse un filo “povera” rispetto alle aspettative, finale di buona acidità per un dosaggio non bassissimo (6 grammi litro) che un po’ si sente.  

Sarò troppo severo ma visto il prezzo di uscita se ne può fare serenamente a meno. Operazione di marketing?

Gregorio Mulazzani
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