Qual è stato l’impatto del Covid-19 nel mondo del vino?

Se l’avvento della pandemia ha completamente stravolto le nostre vite, ha forse anche condizionato le scelte sul vino per la nostra cantina? E se abbiamo adottato nuove abitudini, come ci comporteremo nel 2021?

2020. Pandemia. Lockdown. Costretti tra le mura domestiche e preoccupati per l’opprimente crisi economica, nella scorsa primavera ci siamo resi conto che la nostra quotidianità non sarebbe stata più la stessa. Le  priorità sono cambiate, non solo abbiamo rivisto il modo di affrontare le giornate, ma in parte è mutato anche il nostro modo di pensare e di fare determinate scelte. L’impatto di questa nuova realtà ha inevitabilmente avuto conseguenze importanti anche nel mondo del vino.

Durante la scorsa edizione di Wine2Wine, la piattaforma digitale di Verona Fiere, ho avuto l’opportunità di assistere ad un’interessante conferenza sull’ argomento tenuta da Pierpaolo Penco, country manager Italia per Wine Intelligence, una delle più importanti agenzie internazionali di analisi dei mercati e dei consumatori. È emerso che nel 2020 le opportunità di fruizione del vino sono aumentate in quasi tutti i mercati. Ciò non significa necessariamente che abbiamo bevuto più vino, ma che si sono presentate più occasioni di consumo rispetto al 2019. Ci concediamo un calice quindi più spesso, soprattutto a casa, magari durante una chiamata con amici o parenti. Un altro dato interessante dimostra che, avendo dovuto rinunciare a pranzi e cene al ristorante, stiamo dissociando sempre più il consumo di vino dai pasti principali. Di conseguenza, non solo probabilmente parlare di abbinamento vino-cibo sta diventando meno “trendy”, ma il mondo del vino ha per la prima volta l’opportunità di irrompere in momenti della giornata non legati al cibo, dominati in passato da altre bevande.

Se volessimo soffermarci poi su quali siano le generazioni maggiormente coinvolte in questo aumento delle situazioni  di consumo, i Millennials (generazione tra i 25 e i 39 anni) predominano negli Stati Uniti, la generazione Z (giovani fino ai 24 anni) in Australia, i Boomers (dai 55 anni in su) in Germania, Regno Unito e in Svezia. In questi ultimi due paesi, tra l’altro, è emerso un grosso incremento tra le consumatrici del gentil sesso, che rappresentano un target al quale ci si dovrebbe rivolgere con maggiore attenzione.

Tra le tipologie di bevande alcoliche più popolari nel 2020, Vinepair, un famoso media company americano specializzato in vino, birra e spirits, ha identificato un notevole aumento di consumo di Cognac, vini rosati e Prosecco. I vini fermi sono sempre più gettonati, mentre lo Champagne tra marzo e aprile ha subìto un calo di interesse del 40%, per poi recuperare discretamente durante l’estate.

Di fatto, la crisi che sta affrontando il vino più famoso al mondo non ha precedenti, ed è addirittura peggiore dei tempi della Grande Depressione, con perdite stimate che si aggirano a 11.7 milioni di euro e 100 milioni di bottiglie rimaste invendute. Peraltro, l’essenza dello Champagne è sempre stata elegantemente identificata come festa, celebrazione, il suggello di eventi importanti, che nel 2020 non hanno avuto luogo. La crisi ha piegato la filiera al punto da costringere i produttori a diminuire le rese massime di 2.200 kg in meno (8.000 kg per ettaro) rispetto al 2019.

Gli Stati Uniti, tuttavia, non hanno rinunciato alle bollicine, e il Consorzio a tutela del Prosecco DOC ha cavalcato l’esplosione del fenomeno Prosecco (già iniziato negli USA e nel Regno Unito nel 2011) assieme al boom dei vini rosati provenzali (acclamati negli USA dal 2015) per introdurre nel mercato una nuova DOC: il Prosecco Rosé, che quest’anno ha lanciato nel mercato 20 milioni di bottiglie e ha come obiettivo già nel 2021 il raggiungimento di 50 milioni di bottiglie in produzione. Un’intuizione geniale o un’azione esclusivamente di marketing che svilisce un territorio e una tradizione? A voi la scelta.

Tornando ai vini fermi, in uno studio sul comportamento degli americani durante l’estate,  Vinepair ha notato una forte attenzione rivolta ai vitigni più familiari e conosciuti, come il cabernet sauvignon, lo chardonnay, il sauvignon blanc, il pinot noir e i cosiddetti red blends. D’altronde, pure noi italiani abbiamo privilegiato i prodotti più familiari e locali, anche per una questione morale di sostegno alle imprese italiane.

La pandemia ha influenzato non solo la scelta di genere, ma anche di packaging: c’è stato infatti  un aumento di richieste verso formati alternativi alla classica bottiglia in vetro dal 0,75 lt. Essendo diminuite le occasioni di convivialità e condivisione tra amici, i consumatori stanno optando sempre di più per le mezze da 0,375 lt. Non solo, è stato registrato anche un aumento delle vendite dei formati bag-in-box e, udite udite, del vino in lattina, un fenomeno molto interessante nato negli States per allargare il consumo del vino a nuove categorie. Anche nel 2021 continuerà il trend e si spera che il vino commercializzato in questo modo possa perlomeno migliorare dal punto di vista qualitativo, e chi lo sa, magari un giorno questa versione potrà  invogliare i nuovi giovani consumatori a spingersi anche verso il “vino vero”, non solo una semplice bevanda alcolica alternativa alla birra.

Parlando di brand, la pandemia ha purtroppo messo in ginocchio moltissime piccole-medio imprese italiane, che tra i tanti problemi si sono trovate costrette a rinunciare al sostegno del canale Ho.Re.Ca., che in Italia è precipitato fino al 91%. Al contrario, volgendo l’attenzione verso i marchi più affermati e blasonati, come afferma Vinepair, “The Big got bigger”: con meno opportunità di incontro e di scoperta di nuovi prodotti, la clientela sia on-trade che off-trade ha preferito appoggiarsi ai più rassicuranti marchi famosi. Queste imprese, pur costrette ad affrontare certe difficoltà, stanno comunque riuscendo a fronteggiare la crisi anche grazie a strutture commerciali stabili e capitali solidi, inoltre possono contare sulla Gdo, che solo in Italia ha visto un incremento del 51%.

Tutto ciò è confermato dai dati della “Liv-Ex Power 100” 2020, la lista dei Top 100 vini considerando i volumi, i valori mossi da ogni brand, il prezzo medio, la variazione delle quotazioni e il numero dei singoli vini sul mercato. È stato infatti identificato un aumento di prezzo dal 14% al 28% per cantine come Solaia, Romano dal Forno o Ca’ Nova. Eppure, il dato più rilevante riguarda il numero dei nomi italiani ai vertici di questa classifica internazionale: non se n’erano mai visti così tanti! Ben 17 aziende, con Gaja alla posizione n.3, Sassicaia alla n.4, Ornellaia alla n. 6, Masseto alla n. 9, Solaia alla n. 13. Un risultato che va ben sfruttato e che ci fa sperare in un risvolto positivo del Made in Italy del nostro settore per il 2021. Cosa aspettarci dunque dall’anno che verrà? È ovvio che la prima cosa che mi auguro è un maggiore  impegno da parte delle istituzioni, per proteggere sia il settore della ristorazione che i piccoli produttori. È chiaro che le azioni attuate finora non sono neanche lontanamente sufficienti:  pensate che l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor ha affermato che solo un’azienda vinicola italiana su 10 ha aumentato il proprio business nel 2020 e che 7 aziende su 10 hanno virato il fatturato in negativo. Tuttavia, è un dato di fatto che l’interesse verso il settore vitivinicolo sta aumentando e, nonostante tutto, il vento è a nostro favore, pur trovandoci nel bel mezzo della tempesta. Ritengo che il consumatore medio del 2021, che è molto più competente e preparato rispetto al passato, dovrebbe fare scelte ancor più ponderate e consapevoli, con il fine di preservare l’esistenza di tutti quei piccoli produttori che costituiscono le fondamenta dell’eccellenza qualitativa del vino nel mondo. Senza il loro contributo oggi non solo non si parlerebbe di poesia quando si tratta l’argomento “vino”, ma nemmeno di industria, perché senza qualità non c’è valore e senza valore il mercato non ha più ragion d’essere.

Elena Zanasi
Instagram: @ele_zanasi

Il vino è una passione da ricchi?

In un mondo in cui le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza aumentano ed il numero di miliardari cresce senza sosta anche in tempo di crisi…è fatale anche il mondo del vino ne risenta.

(Photo Credit: Vinepair)

Le bottiglie iconiche – quelle che ogni appassionato di vino dovrebbe bere almeno una volta nella vita – hanno raggiunto ormai prezzi proibitivi.

Non che in passato questi vini fossero a buon mercato, certo, ma con qualche sacrificio erano bottiglie accessibili ad una platea piuttosto vasta di appassionati. Oggi, purtroppo non è più così.

Se ne sono accorti anche nella patria del capitalismo: Eric Asimov, wine critic del New York Times lancia un grido di dolore nel suo blog ospitato dalle pagine digitali del giornale newyorkése.

Ma vediamo di riportare qualche esempio concreto e vissuto.

Verso la fine del 2009 un gruppo di appassionati bevitori – tra i quali anche chi scrive – decise di fare quella anche appariva una meravigliosa pazzia: organizzare una colletta per comprare due vini importanti da degustare insieme. E così acquistammo, per circa 1.300 €, La Tâche 1996 del Domaine de la Romanée Conti e Chambertin 1996 del Domaine Armand Rousseau. Oggi per comprare quelle stesse bottiglie, anche in annata diversa ma di pari qualità, ci vorrebbe una cifra almeno quadrupla.

Per restare in Italia, in quegli anni, il Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno costava circa ¼ di quanto costa oggi.

Di qualche giorno fa la notizia di un’asta record per l’Italia: è stata venduta una doppia magnum (jéroboam) di Romanée Conti 1990 alla significativa cifra di 100.000 €.

Contrariamente a quel che normalmente si crede, i produttori di questi meravigliosi vini non beneficiano proporzionalmente di questo trend rialzista. Spesso l’aumento di prezzo oltre una certa soglia non è “cercato” dal vignaiolo ma “provocato” da un mercato che tratta il vino sempre più come un asset finanziario piuttosto che come una splendida espressione culturale e territoriale da bere e condividere in compagnia.

Soluzioni all’orizzonte non ve ne sono, purtroppo. Non possiamo che chiudere con l’amara constatazione di Asimov:

Diminishing access to great wines is certainly not a catastrophe, or much of a problem for anybody not enamored of wine. But it is a shame.

Diego Mutarelli
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Questo vino non esiste (ancora)

A noi di Vinocondiviso, nomen omen, piace condividere bottiglie, degustazioni, libri sul mondo del vino, cene, racconti di viaggi enoici… insomma ci muove da sempre uno spirito compartecipativo.

Per questo vogliamo raccontarvi di “Questo vino non esiste”, un’iniziativa di crowdfunding così vicina, appunto, alla nostra idea di condivisione.

Questo vino non esiste

Proviamo a sintetizzarvelo: siamo in una piccola zona dell’Appennino, fra Piemonte e Liguria, la Val Borbera, più abitanti a quattro zampe che umani.
In questa valle spopolata, stretta su se stessa, la conservazione di specie vegetali quasi endemiche è un diritto che la Natura, talvolta, si riserva; fra queste anche una ventina di vitigni che i due vignaioli, Maurizio Carucci, azienda Barban e Andrea Tacchella di Nebraie, hanno fatto analizzare all’ampelografo Stefano Raimondi, preziosa risorsa per i Colli Tortonesi.

Tra i vitigni analizzati quello che più ha destato interesse è stato il muetto, un’uva rossa semiaromatica, abbastanza scarica di tannini e colore, da cui si potrebbe ottenere un vino leggero, fruttato, un vino da strabere.
Perché abbiamo scritto “si potrebbe ottenere?”. Perché, finché un’uva non è iscritta nel registro delle varietà viticole, non può essere utilizzata per produrre del vino.
Perché registrare e provare a vinificare proprio muetto? Perché è patrimonio di quella valle, è specchio e anima di quei sentieri della libertà così carichi di vita, storia, resistenza.

Ecco il link con i dettagli per partecipare e un video che racchiude questo sogno: Questo vino non esiste.

Alessandra Gianelli
Facebook: @alessandra.gianelli
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Vino al Vino, 50 anni dopo: l’eredità di Mario Soldati

Qual è l’eredità culturale di Mario Soldati e della sua opera Vino al Vino? Cosa resta di ancora attuale a 50 anni dai viaggi che lo portarono lungo il nostro Paese “alla ricerca dei vini genuini”?

Vino al Vino – Mario Soldati

La prima volta che lessi Vino al Vino restai folgorato. Un grande intellettuale del Novecento decideva di raccontare la campagna, valorizzare il mondo contadino, le genti, gli usi ed i costumi della provincia…tutto ciò proprio nel momento in cui l’Italia usciva da un periodo di sviluppo economico senza precedenti e le campagne venivano abbandonate. Soldati, tra il 1968 e il 1975, effettua ben tre viaggi e racconta – con la curiosità dell’antropologo, più che del critico enoico ante litteram – il mondo del vino di allora.

Cosa resta di quel mondo? Cosa resta delle prese di posizione di Soldati? Quali sono le profezie che si sono avverate e quali gli abbagli del grande scrittore?

A questa e altre domande risponde il podcast di Tipicamente: VINO AL VINO 50 anni dopo. Paolo De Cristofaro e Antonio Boco, note firme del Gambero Rosso, ripercorrono i viaggi di Soldati ex-post, attualizzandoli con sguardo critico, senza cedere alla tentazione di celebrare agiograficamente Mario Soldati, ma invitandolo a discutere con noi.

Il podcast piacerà a chi ha già letto e riletto Vino al Vino, ma anche e soprattutto a chi non lo ha ancora fatto magari considerandolo, a torto, un vecchio libro non più attuale. Il podcast, vivamente consigliato, è disponibile sul sito di Tipicamente oltre che nelle principali piattaforme quali Spreaker, GooglePodcast, YouTube, Spotify, etc.

Rigore altoatesino vs voglia di sperimentare

Per raccontare il progetto XXX (eXplore eXperiment eXclusive) di Andrea Moser, kellermeister della Cantina Caldaro (Kellerei Kaltern), abbiamo chiesto aiuto a Martina Viccinelli, giovane enologa, alla sua seconda vendemmia in quella che è la più grande cantina cooperativa dell’Alto Adige (450 soci, 650 ettari, circa 4.5 milioni di bottiglie all’anno).

Nato nel 2014 della grande passione e continua voglia di sperimentare di Andrea Moser, XXX è un progetto che nulla ha in comune con quel rigore che caratterizza la maggior parte delle produzioni altoatesine, rigore che alcune volte rischia di sfociare in un eccessivo controllo e tecnicismo, secondo alcuni critici del mondo del vino.

“Prima di parlarvi dei vini – racconta Martina – vorrei sottolineare che queste bottiglie rappresentano il carattere esplosivo di Andrea e la sua continua voglia di ricerca, non solo nei differenti metodi di fermentazione, ma anche nelle etichette. Queste infatti sono diverse per ogni bottiglia e riportano un disegno che vuole raccontarne la storia, dal grappolo fino alla nascita del vino”.

XXX è quindi un progetto quasi unico, già a partire dell’esiguo numero di bottiglie prodotte, che ci racconta di un Alto Adige che noi di Vinocondiviso non smettiamo di amare, proprio per la sua capacità di sorprenderci, andando oltre pregiudizi e luoghi comuni. Adesso però entriamo nel vivo e lasciamo a Martina il racconto di questi vini accattivanti.

ONE BY ONE, Cabernet Sauvignon Riserva, vendemmia 2016, così chiamato perchè ogni grappolo è stato “ripulito” a mano, uno ad uno, acino per acino. La sua fermentazione, di circa 20 giorni, è avvenuta in tonneux aperti. Un naso intrigante di frutti a polpa rossa, cioccolato fondente e cuoio e una grande struttura al sorso. La sua prima annata risale al 2015 e nel 2016 è uscito in sole bottiglie magnum (150). In etichetta un acino.

MASHED, Pinot Grigio, vendemmia 2016, che ha fermentato per circa due settimane, a contatto con le bucce, all’interno di uova in ceramica (clayver) ed è poi stato svinato in tonneux. Grazie alla lunga macerazione presenta un colore ambrato molto carico e brillante, è salino e fresco con una nota boisè fine ed un’elegante struttura. 666 bottiglie, in etichetta un uovo.

METAMORPHOSIS, Sauvignon, vendemmia 2016, tutto particolare e tutto da scoprire. Come il pinot grigio ha fermentato spontaneamente a contatto con le bucce per circa due settimane nelle uova di ceramica. Una volta svinato è stato messo in due tonneux a riposare. É un vino esplosivo che cambia continuamente, e da qui il suo nome. Sa di erba fresca bagnata, di salvia e di sale. 666 bottiglie, in etichetta un bruco che si trasforma in farfalla.

INTO THE WOOD, Schiava, vendemmia 2017. La fermentazione si è svolta in tonneux aperti, come nel caso del cabernet sauvignon. Terminata la fermentazione è stata svinata e messa all’interno di 3 barriques: una di primo, una di secondo e una di terzo passaggio. È una schiava dinamica, con un colore brillante che ricorda quello del pinot noir, ha una struttura equilibrata ma non esagerata, con sentori leggeri di legno e piccoli frutti rossi. Rispetto ad una vernatsch (schiava) classica ha molta più eleganza e un sorso più importante, dato anche da tannini più vivi. 999 bottiglie, in etichetta il tronco di un albero tagliato.

CUCKOOS EGG, nasce da una schiava tedesca (trollinger) vendemmiata nel 2018 e fatta fermentare in tonneux aperti. Come per la precedente schiava, una volta svinata, è stata messa in barrique dove ha svolto fermentazione malolattica. Ha un naso molto fruttato e un po’ ruffiano, quasi dolce, in bocca è equilibrata con un’acidità bilanciata e ben integrata all’interno della struttura del vino. 666 bottiglie, in etichetta il nido di un cuculo: come il cuculo usa il nido di altri, in questo caso l’azienda prende in prestito il vitigno di altri (il tedesco trollinger) al posto della locale vernatsch.

SANS, è il secondo sauvignon di questa linea, figlio della vendemmia 2018. Il nome rispecchia la caratteristica principale di questo vino: la totale assenza di solforosa aggiunta, sia dopo la fermentazione sia all’imbottigliamento. Anche in questo caso la fermentazione è avvenuta nei clayver di ceramica. Ad un naso inesperto potrebbe risultare un sauvignon atipico, ma scavando in profondità si rivela un sauvignon di razza. 666 bottiglie, in etichetta … nulla (senza).

HARDCORE è un gewurztraminer, vendemmia 2018, con tanta personalità e non adatto …ai deboli di cuore. 21 giorni di macerazione sulle bucce all’interno dei clayver. Ha un colore arancione brillante molto accattivante, in bocca è secchissimo con una struttura importante ma pur sempre elegante. Ha un’alta gradazione alcolica (15%) che però non incide sui profumi tipici di rosa e pesca. 800 bottiglie, il simbolo delle corna “hard rock” in etichetta.

RESISTANT è il primo PIWI ( varietà resistenti alle malattie fungine) della Cantina di Caldaro, vendemmia 2017. Questo vino nasce dall’unione di due varietà: souvignier gris e bronner. È un vino molto elegante e bilanciato, con note vegetali di timo e salvia e una dolcezza da pesca bianca, il sorso è lungo, minerale e fresco. 200 bottiglie, in etichetta un fungo porcino.

Alessandra Gianelli
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Mercato dei Vini FIVI: Piacenza Expo 23, 24 e 25 novembre 2019

Sono oltre 600 i vignaioli indipendenti che si potranno degustare a Piacenza il prossimo Mercato FIVI, il 23, 24 e 25 novembre.

Mercato dei Vini di Piacenza

Non sarà una semplice degustazione. Saranno infatti a disposizione dei visitatori dei carrelli della spesa per comprare alla fonte i vini dei vignaioli che più ci hanno convinto!

Noi di Vinocondiviso ci saremo…e voi???

Mercato FIVI Piacenza in breve:

Quando: sabato 23, domenica 24 e lunedì 25 novembre 2019
Dove: PiacenzaExpo – Località le Mose, Via Tirotti, 11 – Piacenza
Orario di apertura al pubblico: sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.00, lunedì dalle 10.00 alle 16.00
Ingresso giornaliero: € 15.00 comprensivo di bicchiere per degustazioni Ingresso ridotto: € 10.00 per soci AIS – FIS – FISAR – ONAV e SLOW FOOD (il socio deve mostrare tessera valida dell’anno in corso) e possessori del biglietto della manifestazione MareDivino 2019
Parcheggio: gratuito

I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni.

Un progetto “DiVino” e la delegazione FIVI Oltrepò Pavese

Lo scorso 20 ottobre, oltre 300 persone hanno dato il benvenuto – nel cuore di Pavia, in una delle antiche sale della sua storica Università – alla nuova delegazione FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) dell’Oltrepò. Un luogo, questo, legato al progetto DiVino Argento che la neo-costituita delegazione sostiene, tanto che l’intero ricavato della serata è stato destinato a borse di studio per giovani ricercatori in ambito medicale che intendono curare le infezioni batteriche sfruttando le preziose sostanze naturali presenti nelle vinacce.

Scelta non casuale, quella di sostenere “Di Vino Argento”, poiché lega la ricerca medica alla chimica sostenibile, al mondo del vino e alla campagna, con ricadute positive sul territorio e i suoi abitanti a 360°.

Nasce così la delegazione FIVI, che raggruppa 35 vignaioli indipendenti dell’Oltrepò Pavese. Perché indipendenti? Perché, come gli altri 1.300 vignaioli FIVI di tutta Italia, essi non dipendono da nessuno per coltivare la propria uva, trasformarla in vino e vendere il frutto del loro duro lavoro. “Ho accettato molto volentieri l’invito a questa giornata e sono convinta che questo nuovo gruppo così unito possa far crescere la delegazione FIVI e dare un grandissimo apporto a far conoscere la qualità dell’Oltrepò Pavese”.

Con queste parole del presidente di FIVI, Matilde Poggi, chiudiamo l’articolo dando appuntamento a tutti al mercato FIVI che si terrà a Piacenza nei giorni 23, 24 e 25 novembre, invitandovi ad approfondire il progetto DiVino Argento e a dare anche voi un prezioso contributo.

Alessandra Gianelli
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L’Oltrepò enogastronomico in prima linea per beneficenza

L’enogastronomia diventa sempre più spesso un’occasione per supportare attività benefiche. Con piacere noi di Vinocondiviso abbiamo partecipato, insieme a 100 altri invitati, alla cena di fine estate organizzata presso l’Hosteria La Cave Cantù di Casteggio. Tre chef – Damiano Dorati, dello stesso ristorante che ha ospitato l’evento, Antonio Danise, del ristorante Villa Necchi, e Rigels Tepshi, del ristorante Ottocentodieci – si sono alternati nella preparazione di piatti abbinati ai vini di note aziende dell’Oltrepò: Monsupello, Marchesi di Montalto, Conte Vistarino e Cà del Gé. Tutti con finalità benefiche. 

Lo ha spiegato in occasione della serata la dottoressa Patrizia Comoli del reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia, diretto dal Dott. Marco Zecca: “Il ricavato della cena sosterrà un programma di trattamento anticancro e antivirale. Si tratta di terapie cellulari personalizzate atte a prevenire la ricaduta leucemica e gravi patologie virali nei piccoli pazienti che ricevono un trapianto di cellule staminali. I contributi di iniziative benefiche come questa consentono di continuare nella ricerca, aprendo nuovi orizzonti terapeutici”.

Alessandra Gianelli
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I 5 post di Vinocondiviso più letti nel 2018

Gli ultimi giorni dell’anno si avvicinano, è il momento di fare il punto della situazione e ripensare a cosa è successo nell’anno che sta giungendo al termine prima di gettarsi a capofitto sugli appuntamenti del prossimo 2019.

I 5 post più letti nel 2018
I 5 post più letti nel 2018

É con questo spirito che sono andato a spulciare le statistiche di Vinocondiviso.
Di seguito trovi i 5 post che nel 2018 sono stati più letti e più amati … anche da Google! 😉

Se c’è qualche post che ti è piaciuto particolarmente e che non risulta in classifica, condividilo nei commenti!

# 1 I profumi del vino: il peperone verde

La rubrica “I profumi del vino” è senza alcun dubbio la categoria più letta e meglio indicizzata sui motori di ricerca.
Tra i vari post dedicati agli aromi del vino vince nettamente l’approfondimento dedicato al peperone verde.

Link -> peperone verde

# 2 In visita da Roberto Conterno: rigore, poesia e Monfortino!

Roberto Conterno è sempre in cima a tutte le classifiche vinose e anche in questo caso l’interesse intorno a Conterno si conferma. Molto letto e condiviso il post-reportage apparso su Vinocondiviso che racconta della
visita a Monforte d’Alba.

Link -> Conterno

#3 L’amaro nel vino: quando il troppo stroppia

Post dedicato alle sensazioni amare nel vino. Segnatamente nei vini aromatici vinificati secchi o nei vini in cui l’uso del legno è gestito con imperizia.

Link -> L’amaro nel vino

#4 Vitigni autoctoni e biodinamica gli assi nella manica della Savoia

Un post del 2016 tra i più letti del 2018! Mi fa molto piacere sapere che l’interesse per i vini della Savoia continua a crescere.

Link -> Vini di Savoia

# 5 I Wine Box avranno successo anche in Italia?

In questo post analizzo invece un nuovo modo di acquistare il vino, i Wine Box.

Link -> Wine Box