Viaggio “a colori” nei vini dolci d’Italia

È da poco in libreria, edito da Giunti, “Il grande libro dei vini dolci d’Italia”, di Massimo Zanichelli, giornalista, degustatore professionista e documentarista.

Vini Dolci d'Italia - Massimo Zanichelli
Vini Dolci d’Italia – Massimo Zanichelli

Come già fatto nel suo precedente libro “Effervescenze, storie e interpreti di vini vivi”, Zanichelli non propone al lettore una guida o un semplice repertorio: emergono anche qui – nel racconto dei circa 350 vini citati – le individualità, la ricerca attenta sul campo e una narrazione mai leziosa.

In questa pubblicazione i vini sono classificati per colore in modo assolutamente inedito. Perché, come ci ricorda l’autore, “nessun vino ha l’ampiezza dei colori e lo spettro cromatico di quelli dolci”. Anzi, i vini dolci sono i più antichi e quelli che durano di più nel tempo.

Il lettore vieni accompagnato su e giù per l’Italia in un continuum geografico attraverso raggruppamenti tematici. In più arricchiscono il testo le etichette di ogni vino, più di 200 fotografie (la maggior parte delle quali scattate dall’autore) e una cinquantina di cartine.

Un libro sensoriale, colorato, trasversale. Dolce… e anche “non dolce”

Roberto Conterno non si ferma più e acquista Nervi a Gattinara!

La notizia è clamorosa: Roberto Conterno dopo aver ampliato i vigneti di proprietà in Langa continua lo shopping ed acquista nientemeno che Nervi, storica azienda di Gattinara.

breaking news: Conterno acquista Nervi
breaking news: Conterno acquista Nervi

La notizia è filtrata attraverso i social di un importatore estero dei vini di entrambe le aziende.

Contattato mi ha confermato lo scoop, allegandomi addirittura la mail ricevuta da Cantine Nervi, come ho documentato sulla pagina Facebook di Vinocondiviso.

Ti terrò aggiornato degli sviluppi di questa notizia. Stay tuned!

3 vini del Lago di Garda

Ti ho già parlato dei wine box, ovvero di bottiglie di vino che è possibile farsi recapitare da nuova canali di acquisto – spesso si tratta di start-up web – che tramite una sorta di abbonamento i wine lover ricevono a casa ogni mese. Una selezione di vini “alla cieca”; vini scelti quindi non dall’acquirente, ma dagli “esperti” della piattaforma.

Insomma sei pronto ad accettare la scommessa e degustare vini che magari non avresti scelto? Di zone che frequenti meno e su cui, chissà, nutri qualche pregiudizio?

Ho voluto provare il servizio di Sommelier Wine Box facendomi recapitare la prima wine box. Ho così scoperto che era tutta dedicata al Lago di Garda.

3 vini del lago di Garda
3 vini del Lago di Garda

Ecco i tre vini che sono stati recapitati e che ho degustato:

Lugana Ancilla 2015 – La Ghidina

Ancilla è un’azienda agricola formata da due distinte tenute (La Ghidina e Cadellora). Il vino in questione è ottenuto da sole uve Turbiana, in particolare dalle piante più vecchie della tenuta La Ghidina (il vigneto risale al 1976). Prima della vinificazione i grappoli vengono appassiti per 40 giorni in cassetta. Il vino affina in barrique usate con i lieviti tenuti in sospensione (bâtonnage).
Il vino sa di frutta gialla e fiori dolci, mango e melone bianco. Il sorso entra caldo e piuttosto ampio, saporito. La dinamica è appoggiata sulla morbidezza, a mio gusto forse un po’ troppo…avrei preferito un nerbo acido maggiore. Chiusura appena abboccata. Rassicurante. 

Freudo Rosso Veneto IGT – Azienda Agricola San Zeno

Ci troviamo a Bardolino. Qui l’Azienda Agricola San Zeno si dedica all’uva da vino fin dall’800 anche se la scelta di imbottigliare e commercializzare il proprio vino è più recente.
Il colore del vino in questione – 100% Corvina – è un rubino chiaro e trasparente, molto luminoso. L’olfatto è dapprima sulla rosa canina per poi aprirsi su golose note di gelatina ai frutti di bosco. La bocca è semplice, piacevole nell’incedere che risulta scorrevole e sapido. Non particolarmente lungo ma di gran beva. Sbarazzino.

Bardolino 2015 – Le Fraghe

Matilde Poggi oltre a seguire in prima persona Le Fraghe, azienda biologica di riferimento del Bardolino, è anche il Presidente della Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti (FIVI).
Il Bardolino 2015 ha un bel coloro rubino chiaro con riflessi porpora. L’olfatto è accattivante e sa di ciliegia, fragola e roselline fresche con, dopo qualche minuto di ossigenazione, un curioso tocco di anice. Bocca agile e sapida, finta semplice, di grande soddisfazione. Lunga e delicata la persistenza. Personalità con grazia.

E tu? Quali sono i vini del Garda che ami?

I Wine Box avranno successo anche in Italia?

Dopo un discreto successo in altri Paesi a partire dalla Francia, da qualche tempo anche in Italia c’è una nuova modalità per comprare vino e costruirsi la propria cantina. Sto parlando dei Wine Box.

I Wine Box sono degli abbonamenti, generalmente mensili, che permettono agli enofili di ricevere del vino in base alle scelte ed alle preferenze dei loro promotori.

Ma come funziona esattamente?

Per spiegartelo faccio ricorso ad un caso concreto che ho avuto modo di approfondire. Si tratta della recentissima iniziativa di Sommelier Wine Box che, dopo l’ormai consueta campagna di crowdfunding, è partita a spedire le prime bottiglie. L’appassionato può abbonarsi a consegne mensili di 3 bottiglie. L’abbonamento ha una durata variabile a partire da un solo mese fino a 6 mesi. Le opzioni di scelta, di differente prezzo, sono due: entusiasta (35 € al mese) o esperto (60 €). La scelte delle bottiglie è fatta da un esperto sommelier che cambia ogni mese. Ad esempio nella prossima tappa in consegna il “sommelier selezionatore” è Andrea Gori.

Può avere successo una modalità di acquisto (e regalo) del vino di questo tipo? A chi si rivolge e che bacino di utenza può attrarre?
Difficile dare risposte univoche, anche perché molto dipende dalla filosofia di ciascuna iniziativa. All’estero ci sono iniziative piuttosto variegate: c’è chi è molto aggressivo in termini di prezzo, chi invece promette una selezione di nicchia particolare, ed ancora chi punta tutto sull’autorevolezza degli esperti che scelgono le bottiglie.

La sfida più importante per queste piattaforme è di sicuro quella di instaurare una grande fiducia con il consumatore, più o meno esperto che sia. Perché dovremmo delegare la scelta del vino a terzi? E’ così divertente andare in enoteca…

Ebbene, per mettere alla prova Wine Box Sommelier, ho dato un occhio al primo Wine Box “costruito” da tre sommelier AIS del Veneto. L’acquirente (in questo caso ho scelto l’opzione “esperto”) riceve a casa, in un’impeccabile confezione, 3 vini nati intorno al Lago di Garda.

Wine Box Sommelier
Wine Box Sommelier

Ecco i vini che ho ricevuto e di cui ti relazionerò prossimamente:

Bardolino 2015 – Le Fraghe

Lugana Ancilla 2015 – La Ghidina

Freudo Rosso Veneto IGT – Azienda Agricola San Zeno

Vini che forse non avrei comprato e di zone che frequento e degusto raramente… la prima impressione è che una modalità di acquisto di questo genere è adatta a chi ha il gusto per la scoperta ed è disposto a correre qualche rischio. Insomma a chi non ha paura di uscire dalla sua comfort zone.

Mi incuriosisce molto anche la prossima consegna, quella pensata da Andrea Gori, che ha invece come tema “Acidità, vitigno ed altitudine”.

Tu che ne pensi? Sei disposto a delegare ad uno sconosciuto la scelta del vino?

Live Wine 2018: 3, 4 e 5 marzo a Milano!

Questi mesi invernali sono molto fitti di appuntamenti vinosi. Tra i molti eventi te ne segnalo oggi uno che mi sta particolarmente a cuore. Si tratta de Il Salone Internazionale del Vino Artigianale – Live Wine, giunto ormai alla sua quarta edizione.

Live Wine 2018: 3-4-5 marzo a Milano
Live Wine 2018: 3-4-5 marzo a Milano

Il Live Wine 2018 si terrà a Milano sabato 3, domenica 4 e lunedì 5 marzo.

Ti ho già parlato del Live Wine 2017 (leggi al seguente link i miei migliori assaggi di un anno fa) e anche quest’anno sarò presente negli storici spazi del Palazzo del Ghiaccio di Milano. Non mancherò di raccontarti le miei impressioni.

E tu ci sarai?

Mi auguro di sì, così potremo condividere le nostre scoperte.

Eh sì, perché il Live Wine consente ogni anno di scoprire qualche chicca o di approfondire de visu la conoscenza di qualche produttore meno noto.

Le cantine selezionate sono aziende di piccole e medie dimensioni che praticano agricoltura biologica o biodinamica e vinificano senza utilizzare additivi enologici per ottenere un vino che esprima al massimo il territorio, l’annata e la bravura del produttore.

L’elenco dei partecipanti – dovrebbero essere circa 150 – sarà disponibile a brevissimo sul sito dell’evento: www.livewine.it.

Intervista ad un enologo che ha abbandonato i lieviti selezionati alla ricerca dell’emozione

La diatriba lieviti indigeni vs. lieviti autoctoni è uno dei grandi classici degli appassionati di vino. Di recente il libro del prof. Moio – Il respiro del vino – ed una relativa intervista che ne riprendeva gli argomenti, ha riaperto il dibattito.

Con i piedi
Photo credit: Amicopolis

Non ho però visto molte prese di posizioni formali da parte delle associazioni di vini naturali e neppure puntualizzazioni da parte degli enologi che lavorano solo con i lieviti indigeni. Per questo motivo ho pensato di fare qualche domanda a David Casini, un enologo che da anni utilizza solo lieviti indigeni.

Fermentazione Alcolica
Fermentazione alcolica (photo credit: Agriverde)

Domanda:
Ciao David, innanzitutto ci racconti brevemente della tua formazione e della tua attività?

Sono agronomo ed enologo e lavoro come consulente enologo sia all’Estero (Francia e Germania) sia in Italia (soprattutto Toscana e Liguria). Da quest’anno sono anche produttore di vino nella mia azienda a Lucca.

Domanda:
In Università come era trattata la questione lieviti indigeni vs. lieviti selezionati? L’Università ti risulta meno “dogmatica” al giorno d’oggi?

Quando ho iniziato l´università eravamo al culmine dell´era dei superconsulenti e della diffusione dei vini “tecnici”. La biodinamica era vista come una setta, i cui vini difettati sarebbero passati di moda con la stessa velocità con cui si erano presentati al mondo. Poi si è visto come è andata… Tuttavia, gran parte del mondo accademico non ha mai smesso di fare ricerche in tal senso, sia dal punto di vista agronomico che enologico, appoggiando i pionieri che si affacciavano a pratiche maggiormente ecosostenibili. Oggi bio e biodinamica sono argomenti ampiamente sdoganati e sono oggetto di ricerche continue.

Domanda:
Ci racconti ora quando e perché hai scelto di affidarti esclusivamente ai lieviti indigeni?

Perché i vini a fermentazione spontanea mi davano qualcosa di più nella sfera emozionale. All´inizio del mio percorso degustativo, ho assaggiato moltissimi vini blasonati e davvero ben fatti ma che raramente mi hanno scosso emozionalmente.
Viviamo in un mondo preconfezionato, dove tutto è standardizzato, previsto e prevedibile.
E questi vini ne sono lo specchio.
Riesco ad emozionarmi se il vino è libero, non è statico, se mi offre una visione diversa ad ogni assaggio anche a costo di avere una volatile leggermente fuori scala.
Il che non significa di accettare puzze, deviazioni aromatiche, rifermentazioni etc.

Domanda:
La verità scientifica rappresentata dal prof. Moio dice – semplificando – che ci sarebbero pochi lieviti sulla buccia, soprattutto se l’uva è sana. Infatti i lieviti si propagano grazie al moscerino dell’uva ed altri insetti che vengono attirati sulle bucce da fuoriuscita di liquido (dopo la grandine, in caso di uva molto matura, in caso di muffe…). Paradossalmente in annate buone (con uva non danneggiata quindi) senza l’aiuto d’insetti come il moscerino dell’uva (drosophila melanogaster) “dopo l’ammostatura dei grappoli, la fermentazione spontanea si attiva con difficoltà e, una volta avviatasi, rallenta moltissimo nella fase finale, lasciando il vino ancora leggermente dolce.” In annate meno buone invece “la fermentazione spontanea (…) parte rapidamente e si completa regolarmente, tuttavia è probabile che tra i vari lieviti in fermentazione ve ne siano alcuni che producono odori anomali, che possono alterare il profumo del vino e mascherare la percezione di profumi legati all’uva e al luogo d’origine.” Cosa dice la tua esperienza?

Questo è un argomento vasto e molto complesso.
Negli ultimi anni le annate, le tecnologie e le esperienze di viticoltori e colleghi permettono di portare uve sempre più sane e in perfette condizioni in cantina.
Ed è senz’altro vero che gli ambienti più ricchi di lieviti non sono le bucce ma le pareti delle cantine.
Personalmente non ho mai avuto grandi problemi né in annate buone con uve perfette né in annate più umide e piovose con uve meno buone.
E’ sicuro altresì che non vorrei mai uve danneggiate ricche di batteri acetici.
Esistono annate o addirittura vasche che fermentano velocemente e senza alcun problema, e altre in cui arrivare a secco è molto più dura.
Ogni varietà, ogni annata ed ogni vasca ha vita a sé, ed è questa la cosa bella.
Parlando a titolo personale delle cantine che seguo, posso fare un esempio: quest’anno le fermentazioni sono state tra le più regolari e precise che abbia mai visto nonostante l’annata calda che ha portato in cantina uve sanissime.
Nell’ annata 2015 avemmo più problemi.
Questo per fare un esempio di due annate molto calde che hanno dato cinetiche di fermentazioni molto diverse.

Domanda:
Secondo il prof. Moio il lievito selezionato non solo non omologa né stravolge il profilo del vino, ma anzi lo difende da odori sgradevoli dovuti a tipologie di lieviti indesiderati (lieviti contaminanti, lieviti apiculati, lieviti ossidativi). Insomma, senza selezionare i lieviti si rischierebbe di dare spazio a problematiche di puzze (es. Brett) o altri problemi (acidità volatile), mentre il lievito selezionato di tipo fermentativo si occupa di “elaborare” tutto lo zucchero senza “effetti secondari”. Come gestisci i rischi connessi alla “spontaneità” del processo di fermentazione innestato dai lieviti indigeni?

Sono abbastanza d’accordo.
La fermentazione con i lieviti selezionati ti mette al riparo da ogni problema.
In pochissimi giorni il vino va a secco, le fermentazioni sono regolari e difficilmente si hanno deviazioni aromatiche.
Cosa che invece si posso avere con le fermentazioni spontanee.
Spesso succede che fermentazioni spontanee siano molto lente, magari a causa di una quantità di APA troppo bassa (NDR: APA = Azoto Prontamente Assimilabile), e magari a pH alti, possano portare contaminazioni batteriche, o all’insorgenza del Brett. Senza contare che può succedere di avere dei vini con 3-4 o 5 grammi di zucchero residuo.
Io decido di prendermi il rischio di avere questi problemi, in nome dell’emozione.
Il pied de cuve è senz’altro una possibile soluzione anche se rappresenta già una selezione operata sulla potenziale carica microbica del mosto.

Domanda:
I lieviti autoctoni selezionati in vigna (poi riprodotti ed essiccati), che alcuni Consorzi hanno sponsorizzato, potrebbero essere la panacea?

La natura deve essere accompagnata, non sostituita.

Domanda:
Per chiudere vorrei chiederti di elencarmi alcuni vini ottenuti da lieviti indigeni che ami particolarmente.

Romaneè Conti 1959
Musigny Grand Cru Le Roy 1978
Coulée de Serrant di Nicolas Joly 1981
Wehlener Sonnenuhr J.J. Prum 1949