Mercato dei Vini FIVI: Piacenza Expo 23, 24 e 25 novembre 2019

Sono oltre 600 i vignaioli indipendenti che si potranno degustare a Piacenza il prossimo Mercato FIVI, il 23, 24 e 25 novembre.

Mercato dei Vini di Piacenza

Non sarà una semplice degustazione. Saranno infatti a disposizione dei visitatori dei carrelli della spesa per comprare alla fonte i vini dei vignaioli che più ci hanno convinto!

Noi di Vinocondiviso ci saremo…e voi???

Mercato FIVI Piacenza in breve:

Quando: sabato 23, domenica 24 e lunedì 25 novembre 2019
Dove: PiacenzaExpo – Località le Mose, Via Tirotti, 11 – Piacenza
Orario di apertura al pubblico: sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.00, lunedì dalle 10.00 alle 16.00
Ingresso giornaliero: € 15.00 comprensivo di bicchiere per degustazioni Ingresso ridotto: € 10.00 per soci AIS – FIS – FISAR – ONAV e SLOW FOOD (il socio deve mostrare tessera valida dell’anno in corso) e possessori del biglietto della manifestazione MareDivino 2019
Parcheggio: gratuito

I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni.

PIWI live: la vendemmia a 1000 metri di johanniter, il vitigno resistente

Da un po’ noi di Vinocondiviso non parlavamo di vitigni PIWI, ma il nostro interesse per loro resta sempre alto, tanto da seguire – purtroppo stavolta non “sul campo” – la vendemmia della varietà resistente johanniter, presso l’azienda VindelaNeu di Nicola Biasi.

Sabato 19 ottobre, a 1.000 metri, nella Val di Non, in una zona in cui si alternano boschi e meleti, Nicola ha vendemmiato il suo vigneto di circa 1.000 metri quadrati, piantato nel 2002. Come in molte parti d’Italia quest’anno la vendemmia è stata posticipata di una settimana rispetto al 2018, con rese leggermente inferiori, spiccata acidità e una qualità che si preannuncia molto buona.

Due particolarità: è stato effettuato un solo trattamento in vigna contro la peronospora e i grappoli hanno passato, come sempre, parecchie notti ad una temperatura vicina allo zero prima di essere raccolti.
Ora il mosto sta fermentando, poi passerà un anno in botti da 225 litri di rovere francese (50% nuove e 50% usate) e un ulteriore anno di affinamento in bottiglia.

Per adesso godiamoci il 2017 🙂

Alessandra Gianelli
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La vespolina … è donna

Non esiste un vero e proprio ordine logico con il quale organizzo le visite in cantina o la perlustrazione di un territorio. È una sorta di chiamata, una pulsione, e così nell’ultimo periodo è arrivata una forte attrazione per l’Alto Piemonte. La scelta della cantina di Francesca Castaldi a Briona (NO) è stata una naturale conseguenza. Una piccola realtà artigianale, in cui mi ero imbattuta in una fiera. In quell’occasione avevo fatto un veloce assaggio, ma quel piccolo sorso mi era rimasto in testa e sentivo il desiderio di approfondire.

Quello che proprio non immaginavo è che una visita in cantina si potesse trasformare in un inno alla femminilità. L’impronta del “essere donna” di Francesca è potente, dalla vigna alla cantina, inscindibile dal risultato finale che possiamo degustare nel suo vino. Cogliamo questa essenza anche grazie al fatto di essere tutte donne in visita: sono infatti accompagnata da Alessia e Roberta, due amiche con cui condivido la stessa grande passione e voglia di chiacchiere.

Francesca ci accoglie davanti al portone della sua cantina; una figura agile e snella, stretta di mano vigorosa ed un’indole dolce di cui ci privilegerà a piccoli sorsi durate la nostra permanenza. È un sabato di ottobre tiepido e soleggiato, appena entriamo in cantina veniamo investite dal profumo dei mosti in fermento. Un nugolo di moscerini ubriacati da questi effluvi ci ronza attorno eccitato e stordito. È la stessa bellissima sensazione che coinvolgerà anche noi.

La prima cosa che ci mostra Francesca è un grande recipiente pieno di mosto in fermentazione: un magma di vita. La stessa vita sta prendendo avvio nelle vasche. La produttrice appoggia sull’acciaio la sua mano, macchiata ed inaridita dal lavoro manuale dalla vendemmia; non è freddo come ci si aspetta dal metallo, ma tiepido per effetto della fermentazione. Un gesto che mi sembra incredibilmente materno.

Il racconto dei passaggi in cantina è preciso e veloce, accompagnato da qualche assaggio dalla vasca, colori vivi e delle belle sensazioni di lievito. Quello di cui Francesca sembra essere più orgogliosa è una barrique esausta, aperta e riempita con le uve pigiate della vespolina. In superficie si sono concentrate le vinacce che accarezziamo ed annusiamo, si sente il frutto maturo e già la sensazione speziata tipica del vino. Allungo una mano e assaggio, Francesca mi perdonerà, si sa che la curiosità è femmina. Ci racconta che spesso sperimenta con la vespolina.

Chiediamo di visitare le vigne che si trovano appena fuori dal piccolo borgo che ospita la cantina. Ci mettiamo in macchina e seguiamo la “Pandina” bianca di Francesca, non teme buche e strada sconnessa, a differenza della mia utilitaria che, da ragazza di città, teme di rovinarsi le scarpe.

Imbocchiamo una strada sterrata circondata da un fitto boschetto, è una sorta di macchina del tempo che ci catapulta in un luogo completamente diverso. Francesca lo ribattezzerà “scrigno” ed è proprio così, un altipiano raccolto dai boschi e custodito dal Monte Rosa che veglia sulle vigne proteggendole da venti freddi e intemperie aggressive, garantendo inoltre la giusta escursione termica, e così nelle notti estive si sviluppano gli intensi aromi delle uve. Il resto lo fa il sottosuolo, quello dell’antico super vulcano: fonte inesauribile di profumi, struttura e longevità. La texture delle stratificazioni permette alle radici di andare in profondità e garantisce protezione dallo stress idrico che, in questa annata, è risultato particolarmente impattante.

Facciamo quindi una passeggiata tra i filari, guidate dal racconto della produttrice che, a ruota libera, ci racconta la sua idea di viticoltura. Una sinergia tra tecnologia umana e cicli naturali. Ne deriva quindi la scelta di non utilizzare trattamenti invasivi ma affidarsi allo studio e alla ricerca di nuove tecniche che sfruttano le naturali difese della natura. Per queste ultime ci vuole pazienza e fiducia ed anche in questo si nota il tocco femminile di Francesca.

La vespolina che tradizionalmente matura prima del nebbiolo, in questa vendemmia 2019, si è fatta attendere ed è stata l’ultima ad essere raccolta. In pianta troviamo ancora dei grappoli e cogliamo l’occasione per assaggiare qualche acino, turgido di succo dolce e profumato, il contrasto arriva dal vinacciolo ricco di tannino. Tutte queste caratteristiche le ritroveremo poi all’assaggio del vino, intatte e fragranti, grazie ad una vinificazione oculata e quasi completamente priva di aiuti chimici.

Torniamo in cantina per gli assaggi, la sala degustazione si trova in un sottotetto, dove, nella stanza accanto, ordinata in cassette verdi, sta appassendo l’uva rara. Abbassiamo inconsciamente il tono di voce, ci sembra quasi di disturbare questo riposo.

Al centro della grande sala un lungo tavolo coperto da una tovaglia di cotone bianco al quale ci accomodiamo, diverse interpretazioni di femminilità, sensibilità ed esperienze lontane che trovano un’intima sintonia intorno ai calici. Fa da sfondo un antico muro di pietre, provenienti dai sedimenti dei torrenti del posto e che disegnano bellissime e variopinte greche.

Francesca ha inventato un percorso di degustazione personale e divertentissimo, un gioco con il quale ad ogni vino abbina un personaggio della sua vita, in cui i ruoli fondamentali sono ovviamente quelli delle donne.

Partiamo con Lucia, l’erbaluce della cantina, unico bianco in degustazione. Si discosta completamente da altri assaggi dello stesso vitigno, per una bella nota speziata di zafferano. Non avendola mai percepita in altri prodotti la mia mente va al territorio, mi viene da pensare che il super vulcano apponga in questo modo il suo marchio sul vitigno.

Altro assaggio, altra donna: è Nina. La nonna della produttrice, una bella testa riccia di capelli ed una sola cosa nella mente: la vigna. Una vita spesa a lavorare tra i filari fino a che le gambe l’hanno sostenuta. In questo momento, quasi con un po’ di imbarazzo, Francesca ci fa la sua rivelazione: la vespolina è donna. Un vitigno volubile, a volte capriccioso, ma capace come nessun altro di grande generosità. Intenso e vivace in purezza e perfetto nel matrimonio con il Nebbiolo, così chiuso ed austero. Un vino adorabile nella sua semplicità; perfetto in abbinamento con piatti succulenti, grazie al tannino profondo ed al gusto ricco di frutti rossi e spezia.

Poi arriva il Bigin, l’articolo davanti al nome è fondamentale, perché così ci viene presentato. Quando Francesca abbandonò la vita da ufficio per dedicarsi all’attività di famiglia, la viticoltura, c’era lui Bigin; l’aveva aiutata con dedizione a piantare le nuove vigne di nebbiolo. L’uomo non aveva potuto studiare ma questo non gli aveva impedito di costruire una grande cultura personale, sfruttando le armi della volontà ferrea e della curiosità. Ogni giorno ascoltava il telegiornale con atlante e dizionario alla mano. Bigin, il vino, è così: ricco e profondo, di grande eleganza e generosità.

Fara è il matrimonio che ci aspettavamo: il nebbiolo porta eleganza, la vespolina dà una sferzata di vita con tannino e spezia. L’annata 2014, fredda e piovosa, ha inciso sulla struttura del vino rendendola più delicata. In questo caso un vantaggio, il vino riesce ad esprimere sapidità e mineralità del territorio in maniera più netta.

Con Martina, barbera 100%, passiamo ad un’altra personalità con un vino ricco di frutto e freschezza.

Chiudiamo con Crepuscolo, passito di uva rara. La particolarità è un bouquet ricco di sentori tostati ed affumicati, il residuo zuccherino è elevato ma l’acidità importante e la spezia ripuliscono il palato e così, questo passito non stanca mai.

Francesca somiglia alla sua vespolina, o forse è il contrario. Nel suo immaginario ce l’ha presentata come un’elegante signora con la calza smagliata, oppure una bellissima ragazza con un lieve strabismo. Insomma, quel tocco di disordine nell’ordinario che dona un fascino irresistibile.

Chiara EM Barlassina
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Sotto le pergole della schiava. Degustazione Onav a Monza

Giovedì  prossimo, 10 ottobre 2019, la nostra Alessandra insieme alla delegata ONAV Monza, Daniela Guiducci, ci porterà a spasso fra le pergole di schiava, percorrendone la storia e le zone di produzione.
Sarà l’occasione per scoprirne l’eleganza.

Alessandra sotto le pergole di Schiava nei pressi del Lago di Caldaro

Tutte le informazioni per partecipare all’evento le trovi a questo link.

Ecco il viaggio:

Intorno al Lago di Caldaro

  • Lago di Caldaro Scelto Classico “Bischofsleiten” 2018 – Alto Adige DOC, Castel Sallegg
  • Lago di Caldaro Classico Superiore “Quintessenz” 2017 – Alto Adige DOC, Cantina di Caldaro
  • “Gschleier” Vernatsch Alte Reben 2016 – Alto Adige DOC, Cantina Girlan

Sulle pendenze di Santa Maddalena

  • Santa Maddalena Classico Moar 2017 – Alto Adige DOC, Cantina Bolzano
  • Santa Maddalena Classico Antheos 2017 – Alto Adige DOC – Tenuta Ansitiz Waldgries
  • Sankt Anna 2016 – Vigneti delle Dolomiti IGT, Weingut In Der Eben (Urban Plattner)

Il Meranese, zona storicamente vocata, ancora da riscoprire

  • Vernatsch 2016 – Alto Adige DOC, Weingut Pratenberg

Una  rarità, la Schiava della Valle Isarco

  • Schiava Mediaevum 2017 – Alto Adige DOC, Gump Hof (Markus Prackwieser)

Se vuoi entrare nel clima della degustazione, di seguito ti riportiamo un paio di nostri post in cui abbiamo parlato di schiava e Alto Adige:

Alla ricerca della migliore Schiava dell’Alto Adige

Gschleier Alte Reben: leggiadra, dolce, selvatica, longeva

L’Oltrepò enogastronomico in prima linea per beneficenza

L’enogastronomia diventa sempre più spesso un’occasione per supportare attività benefiche. Con piacere noi di Vinocondiviso abbiamo partecipato, insieme a 100 altri invitati, alla cena di fine estate organizzata presso l’Hosteria La Cave Cantù di Casteggio. Tre chef – Damiano Dorati, dello stesso ristorante che ha ospitato l’evento, Antonio Danise, del ristorante Villa Necchi, e Rigels Tepshi, del ristorante Ottocentodieci – si sono alternati nella preparazione di piatti abbinati ai vini di note aziende dell’Oltrepò: Monsupello, Marchesi di Montalto, Conte Vistarino e Cà del Gé. Tutti con finalità benefiche. 

Lo ha spiegato in occasione della serata la dottoressa Patrizia Comoli del reparto di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia, diretto dal Dott. Marco Zecca: “Il ricavato della cena sosterrà un programma di trattamento anticancro e antivirale. Si tratta di terapie cellulari personalizzate atte a prevenire la ricaduta leucemica e gravi patologie virali nei piccoli pazienti che ricevono un trapianto di cellule staminali. I contributi di iniziative benefiche come questa consentono di continuare nella ricerca, aprendo nuovi orizzonti terapeutici”.

Alessandra Gianelli
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I vini di Céline Jacquet, produttore emergente della Savoia

La Savoia è forse il territorio francese meno frequentato dagli appassionati di vino italiani.

Su Vinocondiviso, controcorrente, ti parlo invece spesso della Savoia e dei suoi vini. Oltre tre anni fa pubblicavo, ad esempio, questo post in cui si raccontava delle caratteristiche e tipologie di vini della Savoia: Vitigni autoctoni e biodinamica in Savoia.

Complici i prezzi stratosferici delle regioni più celebrate di Francia, Borgogna in primis, noto con piacere che da qualche tempo i distributori più attenti stanno inserendo in catalogo sempre più vini di regioni francesi meno “classiche”: Jura, Sud-Ovest, Corsica ed anche Savoia…

Oggi ti parlo di un’azienda emergente che in Francia si è già fatta notare da critica e consumatori: il domaine Céline Jacquet.

Domaine Céline Jacquet

L’azienda nasce nel 2011, con soli 0,45 ettari di vigna! Céline Jacquet – appena diplomata in enologia a Grenoble – si installa ad Arbin nella Combe de Savoie, la valle che da Chambery si inerpica verso Albertville e le stazioni sciistiche.

Le vigne più belle sono quelle esposte a sud sui lati della valle: vigne ripide e scoscese, scaldate dal sole di giorno ma che beneficiano di un microclima asciutto e caratterizzato da notevoli escursioni termiche giorno/notte.

Jacquère, altesse, roussanne e mondeuse sono i vitigni dai quali Céline Jacquet ottiene vini di grande finezza, fruttati, croccanti e saporiti, dal moderato tenore alcolico (circa 12%).

Sono andato sul posto ad assaggiare i vini del domaine. Dal 2011 ne è stata fatta di strada! Gli ettari di vigna sono diventati 4 e finalmente il numero di bottiglie disponibili ha permesso all’azienda di farsi conoscere anche fuori dalla regione.

L’azienda non è ancora in regime biologico ma l’obiettivo è a portata di mano. In cantina gli interventi sono minimi, le fermentazioni avvengono con lieviti indigeni e contenuta solfitazione all’imbottigliamento.

Céline Jacquet, gamma in assaggio

Di seguito qualche impressione sui vini assaggiati, con la promessa di note più dettagliate quando potrò degustare con calma i vini acquistati sul posto:

Roussette de Savoie 2017: vino delicato ed esile, ma gustoso, citrino e dissetante. Intrigante per il finale salino e profondo. Le roussette della Savoia, nelle migliori versioni, peraltro regalano un’insospettabile capacità di evoluzione in bottiglia.

Mondeuse St Jean de la Porte “les Echalats” 2018: il vino che mi ha convinto di meno, molto compresso al naso, vinoso e fruttato. L’annata è recentissima, ha bisogno di più tempo per distendersi e tirar fuori un ventaglio aromatico più articolato.

Mondeuse Arbin 2016: un’interpretazione della mondeuse agile e beverina, scorrevole ma senza rinunciare alle spezie e alla verve acida del vitigno.

Mondeuse Arbin “Mes Aïeux” 2016: anche qui siamo di fronte ad una mondeuse scorrevole e spigliata. Il naso è però mobile e articolato: frutta rossa, violetta, pepe, mineralità soffusa…Anche il sorso è sapido e profondo, con acidità vigorosa ma ben integrata.

Non ho potuto assaggiare, perché esauriti da tempo, lo Chignin 2018 (jacquère) e lo Chignin-Bergeron 2017 (roussanne).

Spero di averti fatto venir voglia di assaggiare qualche vino della Savoia. I vini del domaine Céline Jacquet sono da poco distribuiti in Italia da L’Etiquette.