Arbois Trousseau La Vigne du Louis 2017 – Michel Gahier

Di Michel Gahier e del suo Arbois Le Clousot abbiamo già parlato tempo fa. Ci torniamo sopra per raccontare di un’altra etichella, La Vigne du Louis 2017.

Arbois Trousseau La Vigne du Louis 2017 – Michel Gahier

Avvertenza: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un vino molto spontaneo, libero da rigidi protocolli di vinificazione, grazie ad un manico artigiano che ha voglia di rischiare non utilizzando solforosa in pre-imbottigliamento e lasciando la fermentazione libera di svolgersi senza utilizzo di lieviti selezionati.

Nel vino si ritrova questa schiettezza che però non diventa mai anarchia e non pregiudica la piacevolezza complessiva della bevuta.

Il vino è di un rosso rubino chiaro che stantuffa senza sosta note olfattive molto complesse e anche “dissonanti” tra loro in qualche modo: corteccia e fragole, arancia rossa e geranio, cassis e grafite, il tutto avviluppato da un’intrigante nota sulfurea e affumicata.

In bocca il vino ha una leggera carbonica che tende a sparire dopo qualche minuto di permanenza nel bicchiere. Il sorso è agile, con i suoi 12,5% di alcol, percorso da un’acidità succosa che ricorda il gusto di un succo di arancia (rossa), il tannino è risolto, la progressione supportata da una polpa fruttata che dà equilibrio. Il vino risulta beverino, per nulla severo, neppure nella chiusura che è solo appena amaricante. Buona lunghezza su ritorni di arancia rossa ed un tocca animale.

Plus: ancora una volta nei vini di Michel Gahier si ritrova una libertà espressiva che però non diventa mai ingovernabile e anzi mantiene il vino in equilibrio: disinvolto, gustoso e allo stesso tempo cerebrale.

Diego Mutarelli
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Bollicine, Jura e…calci di rigore

Per esorcizzare i calci di rigore della fase finale degli Europei di Calcio non c’è nulla di meglio di occupare gusto e olfatto con il nostro amato “liquido odoroso” (cit.). Sempre con un occhio alla televisione, naturalmente.

E così tra un gol e una parata ecco cosa abbiamo bevuto:

Franciacorta Satèn Riserva Brut 2014 – Corte Fusia

L’Italia scende in campo fuoricasa, di fronte alle bollicine più nobili di Francia, ma senza alcun complesso di inferiorità. Il calice è giallo dorato con riflessi verde oro, il perlage è sottile e continuo. Naso molto giocato sull’eleganza, palleggio semplice, senza strappi o colpi da fuoriclasse, ma molto efficace: fiori, zucchero a velo, agrumi, qualche nota di panificazione. La bollicina accarezza il palato con delicatezza e costanza, il sorso è gustoso, morbido con acidità ben integrata che accompagna il vino verso un finale sapido e lungo.

Champagne blanc de blancs “Grand Bouquet” 2014 – Vazart Coquart

Giallo paglierino con riflessi oro. Olfatto minerale (calcare, gesso), fiori bianchi, mela verde … nessun cedimento alla pasticceria e dolcezze assortite insomma. La bocca è, corrispondentemente, molto fresca, verticale e mobile, il sorso lascia una scia delicatamente vegetale ma la chiusura è ficcante e sapida.

Arbois Trousseau “Le Clousot” 2018 – Michel Gahier

Vino di cui abbiamo già parlato e che in questa occasione si è espresso su binari diversi, anche se non divergenti, rispetto alla bottiglia precedente. Parte molto sulfureo, ferroso, animale, poi sangue e grafite, infine il quadro si rasserena dapprima su note di mirtillo per poi tendere verso l’arancia. Insomma, naso ammaliante per gli amanti del genere. Se servito fresco di cantina, come nel nostro caso, ha una beva compulsiva, facile, eppure non banale. L’acidità guida il sorso e concorre a distendere una materia fitta anche se non possente. Il tannino fa capolino in chiusura contribuendo ad allungare la persistenza del vino.

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Arbois Trousseau Le Clousot 2018 – Michel Gahier

Arbois è un villaggio di poco più di 3.000 abitanti ed è però è molto evocativo per ogni appassionato di vino: Arbois infatti è una delle più antiche AOC di Francia e patria dei vini della regione francese più à la page in questo momento storico, ovvero il Jura.

Arbois Trousseau Le Clousot 2018 - Michel Gahier
Arbois Trousseau Le Clousot 2018 – Michel Gahier

Abbiamo assaggiato il vino di un produttore artigiano che segue con cura certosina i suoi circa 6 ettari di vigna nel villaggio di Montigny-les-Arsures, terra d’elezione del vitigno a bacca nera trousseau.

Arbois Trousseau Le Clousot 2018 – Michel Gahier

Il vino ci accoglie con una bellissima veste color rubino chiaro leggermente velato.

Appena versato l’olfatto risulta chiuso, ma è solo un attimo: la riduzione sparisce nel giro di pochi minuti e lascia spazio a note molto intriganti che si rincorrono disegnando un quadro olfattivo cangiante e dinamico: fragole, pot pourri, muschio, chinotto…

Il vino al sorso risulta molto succoso, la freschezza è infatti molto accentuata, il frutto si fa asprigno (melograno), lo sviluppo è teso e verticale ma per nulla severo, la progressione è graduale e saporita, senza rigidità o strappi. Il finale è salato e di grande persistenza su ritorni di erbe amare e arancia.

Plus: produttore che segue i principi della biodinamica e che riesce a produrre un vino senza solfiti aggiunti che tiene insieme nitore ed espressività, dettagli aromatici e personalità incisiva.

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