Giuseppe Lazzaro e il suo Etna

C’è un’immagine che definisce bene il lavoro di Giuseppe Lazzaro: quella di un tecnico che non abbandona mai gli stivali da lavoro.
Lavorare vigne su tre versanti diversi dell’Etna non è solo una scelta agronomica, ma una sfida logistica che richiede una presenza costante tra i filari. Giuseppe infatti non si limita a disegnare i vini in cantina ma la sua è una viticoltura di osservazione, dove la pelle segnata dal sole è un segno di un legame fisico con ogni singola vite. Giuseppe non è un debuttante nel mondo del vino, per quasi vent’anni ha affiancato un produttore che ha contribuito enormemente alla crescente fama dei vini dell’Etna.
Oggi, con la sua azienda, gestisce circa 4,5 ettari vitati che abbracciano il vulcano da nord a sud-ovest, portando avanti una visione che unisce la precisione dell’enologo alla dedizione del vignaiolo.

La geologia del versante est: ferro e collassi millenari

Il cuore del progetto si trova sul versante est, a Milo, dove il suolo non segue lo schema delle classiche colate laviche superficiali del resto dell’Etna, ma racconta una storia più antica, quella del collasso della Valle del Bove.

I suoli di questa zona sono composti dal cosiddetto “Chiancone”, un deposito alluvionale e detritico ricchissimo di minerali (e di quel ferro di cui ci ha parlato Giuseppe) che deriva direttamente dal materiale franato durante la formazione della Valle del Bove. Scavando anche solo un metro di profondità, emerge una terra rossa, intensa, con una presenza di ferro massiccia che conferisce ai vini una tensione minerale altamente percepibile.
I terrazzamenti sono testimoni di questa storia, infatti i muretti a secco sono stati eretti secoli fa tagliando direttamente la pietra della colata del 1689.
In queste vigne dai 40 agli 80 anni, il nerello mascalese convive con varietà storiche per l’Etna come sangiovese (sì sull’Etna c’è tantissima presenza di sangiovese), trebbiano e minnella, un tempo piantate per garantire il vino “di casa” e oggi custodi di una biodiversità preziosa.

La filosofia: il vino si crea in base all’annata

L’approccio di Giuseppe è lontano da qualsiasi protocollo fisso, la sua parola d’ordine è la molteplicità di lavorazioni. Per ogni etichetta, non si accontenta di un’unica massa, ma realizza diverse lavorazioni e vinificazioni separate che diventano i tasselli di un mosaico finale, deciso solo dopo aver compreso l’andamento della stagione.

Un esempio emblematico è il vino Spariggiu, che in siciliano significa dispari, è un rosato di nerello mascalese in purezza nato dall’unione di tre lavorazioni diverse, per esaltare le caratteristiche del vitigno:

  • pressatura diretta per preservare acidità, freschezza e la componente minerale e sapida del suolo
  • contatto con le bucce (circa 24 ore) per definire il corpo e la struttura aromatica
  • una terza lavorazione di macerazione sulle bucce di durata variabile, utilizzata come bilanciere per calibrare l’equilibrio in base all’annata.

Questa scomposizione tecnica permette di adattarsi alle asperità dell’annata, cercando sempre la massima bevibilità: l’obiettivo è un calice che inviti immediatamente al secondo sorso, senza stancare il palato.

B4.2 il debutto del bianco tra macerazioni aromatiche e freschezza vulcanica

Con l’annata 2024 fa il suo debutto il B4.2, un bianco che gioca sull’assemblaggio delle varietà per trovare un equilibrio inedito tra struttura e bevibilità.

Il cuore del progetto risiede in un blend di sei vitigni gestiti con due approcci differenti, abbiamo l’inzolia di Biancavilla, il grecanico delle alte quote di Etna Nord, il moscato e la minnella che affrontano una macerazione di 5 giorni, che serve ad estrarre il carattere distintivo del vino, specialmente dalla minnella che, raccolta in sovramaturazione, sprigiona un profilo semi-aromatico che si fonde con le note tipiche del moscato. A bilanciare questa massa aromatica intervengono carricante e catarratto, vinificati in bianco in modo classico, senza contatto con le bucce, per preservare la spina dorsale del vino.

Il risultato è un bianco pensato per l’estate: fresco e trascinante, che regala al naso una splendida aromaticità intensa ma si rivela in bocca profondamente sapido e verticale, rispettando l’identità minerale dei suoli vulcanici.

L’Ancestrale e l’Anfora: la ricerca della pulizia

Nonostante l’approccio artigianale, Giuseppe punta a una pulizia espressiva estrema, rifiutando le sbavature che spesso vengono associate ai vini non convenzionali.

Zoé Ancestrale
Un rosato di nerello mascalese ottenuto da pressatura diretta.
Giuseppe sceglie di sboccarlo dopo circa 10 mesi di sosta sui lieviti, una decisione tecnica precisa, nata da una base di uva selezionata accuratamente.
Il risultato è una bolla nitida e cremosa, con note che virano verso l’albicocca ed il frutto a polpa chiara.

Il V-1981 in anfora
Chiamato così per la colata che ha lambito il vigneto appunto nel marzo del 1981, questo vino è il fiore all’occhiello dell’azienda.

Nerello mascalese in purezza proveniente dalle vigne centenarie a 1000 metri in contrada Pirao, vengono utilizzate anfore di terracotta modellate a mano provenienti da Impruneta.
Primo periodo in acciaio per decantare le fecce grossolane e poi a dicembre, post fermentazione alcolica, va in anfora.
L’utilizzo dell’anfora, lontano da ogni romanticismo, è dettata dalla micro rugosità interna della ceramica che trattiene le fecce fini. Inoltre, la forma a uovo, soprattutto durante i cambi di stagione, crea dei moti convettivi naturali, permettendo un batonnage spontaneo e perenne per 18 mesi, senza mai dover aprire il contenitore e senza necessità di aggiunta di solforosa.

La resistenza biologica: la sfida del 2023

Il 2023 è stato un anno disastroso, la peronospora ha colpito duramente l’Etna e i produttori hanno dovuto lottare per avere grappoli sani, specialmente nel versante Nord, dove la resa è crollata drasticamente.

Essere in regime biologico significa non avere scorciatoie e la difesa della vigna diventa una questione di tempismo e conoscenza della materia: l’uso di oli essenziali di arancia per l’azione caustica sulle spore, combinato con zeolite e zolfo, ha aiutato un minimo, ma ciò richiede un monitoraggio costante.
In alta quota, dove l’umidità del mattino può essere letale, la differenza tra una vendemmia e un vigneto vuoto privo di grappoli sta tutta nella capacità del vignaiolo di anticipare la natura.

Queste sono tecniche e monitoraggi che Giuseppe ha fatto suoi, grazie alla vicinanza ai vecchi contadini del vulcano che lo hanno aiutato nella formazione e dai quali ha imparato tantissimo.

Giuseppe non impone uno stile, ma asseconda l’identità di ogni singolo suolo e vitigno, attraverso la precisione tecnica.
Tra il recupero genetico delle vigne vecchie e la gestione dinamica dei tre versanti, la sua filosofia restituisce un’Etna nitida e senza compromessi, dove il rigore dell’enologo e la sensibilità del vignaiolo si fondono in prodotti puliti e di unicità territoriale.

Salvatore Petronio
Instagram: @salvopetronio

Nerello Mascalese v.v. 2006 – Calabretta

Nerello Mascalese v.v. 2006 - Calabretta

Austerità ed energia nel vino dell’Etna di cui ti parlo oggi. Un vino dell’azienda vinicola Calabretta ottenuto da viti centenarie di nerello mascalese e da affinamento molto prolungato (60 mesi) in botti di rovere di Slavonia.

Nerello Mascalese v.v. 2006 - Calabretta
Nerello Mascalese v.v. 2006 – Calabretta

Nerello Mascalese vigne vecchie 2006 – Calabretta

Colore molto integro, rosso rubino di media concentrazione.

Al naso per primo si affaccia il frutto rosso maturo (lamponi e fragole), poi la liquirizia ed il sottobosco, una nota più dolce di caramella alla violetta, il tamarindo.

La bocca è calda e ampia in ingresso, ma per nulla seduta, anzi la dinamica è scattante, il vino ancora giovane con un’acidità pronunciata a dare verticalità al sorso.

La chiusura è sapida su ritorni fruttati e floreali coerenti con quanto percepito all’olfatto.  Notevole la persistenza.

88

 

Un Etna Bianco di personalità! Nerina 2014 – Girolamo Russo

E’ da un bel po’ che non ti parlo di vini dell’Etna. Rimedio subito con un vino bianco dell’azienda Girolamo Russo. Il vino si chiama Nerina, in onore della mamma di Giuseppe che dal 2004 conduce l’azienda fondata dal padre Girolamo.

Etna Bianco "Nerina" 2014 - Girolamo Russo
Etna Bianco “Nerina” 2014 – Girolamo Russo

Etna Bianco “Nerina” 2014 – Girolamo Russo

Il colore del vino è di un bel paglierino con riflessi dorati. L’olfatto parte con note affumicate, di cerino spento ed in generale è la mineralità a farla da padrona. Poi arriva il frutto con la scorza d’agrumi, la pera matura e quindi le erbe aromatiche ed i fiori gialli… Ad un naso così composito ed elegante fa da contrappunto un ingresso in bocca vigoroso, intenso e di una certa ampia morbidezza. Eppure l’acidità è ben presente e dona freschezza e verticalità allo sviluppo.

La chiusura è calda e persistente su note decisamente sapide.

87+

Plus: vino di personalità e carattere, il Carricante (70%) è ben amalgamato con gli altri vitigni autoctoni presenti nell’assemblaggio (Catarratto, Inzolia, Grecanico, Minnella, Coda di volpe). La mineralità vulcanica è evidente e dona slancio al vino.

Minus: se sei alla ricerca di vini succosi ed agili questo vino, per nulla pensante sia chiaro, potrebbe non entusiasmarti. Difficilmente ne rimarrai indifferente però.

Live Wine 2017: i 5 migliori assaggi per Vinocondiviso

Oltre 150 le aziende presenti nella due giorni di Live Wine 2017, rassegna dedicata al vino artigianale che si è appena tenuta a Milano.

Live Wine 2017
Live Wine 2017

Ho degustato prevalentemente la domenica mattina, senza troppa ressa, e devo dire che l’evento mi è parso ben riuscito. Produttori noti e meno noti, italiani e stranieri, insomma il giusto mix per incuriosire l’appassionato alle prime armi e il degustatore più esigente.

Di seguito ti riporto i miei 5 migliori assaggi:

#1
Catarratto “Saharay” 2015 – Porta del Vento
Porta del Vento è sita in una vallata a seicento metri di altezza a Camporeale, in provincia di Palermo. Certificazione biologica, utilizzo dei preparati biodinamici in vigna, interventi limitatissimi in cantina. Porta del Vento ha portato al Live Wine una selezione molto interessante. I vini che mi hanno più colpito sono stati i bianchi ottenuti da uva catarratto. In particolare, straordinario per intensità e complessità, insieme ad una grande facilità di beva, il Saharay, ottenuto da vigne di catarratto piantate ad alberello e che macera sulle bucce in tini aperti (e senza l’aggiunta di lieviti esogeni) per 30 giorni. Consigliatissimo!
Da non perdere dell’azienda anche l’interessante vino rosso da uve Perricone (2014).

#2
Cesanese di Olevano Romano DOC “Cirsium” 2013 – Damiano Ciolli
Avevo già sentito parlare di questo produttore esclusivamente dedicato al vitigno a bacca nera Cesanese di Affile, non ero però ancora riuscito ad assaggiare una bottiglia. Che sorpresa! Vino ottenuto da vigne di 50 anni e che fa un lungo affinamento prima in botte grande, poi in cemento ed infine in bottiglia. Austero, articolato e potente ma di grande dinamica. Vino molto serrato nel tannino e dalla persistenza importante.
Seguirò con attenzione il produttore Damiano Ciolli anche perché è risultato molto convincente anche l’altro vino aziendale, il più immediato Silene (2015), vino meno ambizioso ma per nulla banale.

Terre Siciliane Bianco IGP
Munjebel 2015 – Frank Cornelissen

#3
Terre Siciliane Bianco IGP “Munjebel” 2015 – Frank Cornelissen
Vigne di circa 40 anni di Grecanico e Carricante, allevate tra i 650 e i 900 m di altitudine, danno origine a questo vino bianco macerato sulle bucce e senza solfiti aggiunti. Cornelissen è uno dei più discussi produttori dell’Etna e, pur essendo anche andato a trovarlo ai piedi del vulcano, non avevo ancora avuto l’occasione di assaggiare questo suo vino bianco. Naso molto particolare di frutta dolce, erbe aromatiche ed una mineralità evidente. Bocca profondissima, salata e viva. Vino dalle grandi potenzialità gastronomiche e di prorompente personalità.

#4
Sangiovese “TÏN” 2015 – Montesecondo
Fermentazione e macerazione in anfora per 10 mesi per questo sangiovese energico e vigoroso. Acidità viva e tannino croccante dialogano in armonia dando al sorso una grande dinamica. Vino che evolverà benissimo, ci scommetto!
Montesecondo è un altro produttore che non avevo mai assaggiato e che seguirò con maggior attenzione in seguito.

#5 
Barolo Perno 2010 – Elio Sandri
Elio Sandri è un produttore di Monforte d’Alba che vende, con grande anticipo, quasi tutta la sua produzione all’estero. E abbastanza difficile recuperarne qualche bottiglie e non illuderti che andando da lui le cose siano più facili! 🙂 E’ stata quindi una piacevole sorpresa poterlo incontrare al Live Wine: il Barolo Perno 2010 è scontroso, l’acidità è molto vivace così come il tannino. Vino austero e tutto da farsi ma che lascia già intravvedere le stimmate di grandezza.

Questi i miei migliori assaggi, ma i vini ed i produttori interessanti che ho assaggiato sono stati parecchi: Emidio Pepe, Ferrara Sardo (Etna), Jeaunaux-Robin (Champagne), Zidarich, Planquette (Bordeaux)…

La “viticoltura eroica” premiata a Milano

Ho avuto l’occasione di partecipare al Mondial des Vins Extrêmes 2016, il concorso enologico dedicato alla viticoltura eroica organizzato dal Cervim che nelle 23 edizioni precedenti si chiamava, meno pomposamente, Concorso Internazionale Vini di Montagna.

Il concorso, con tanto di giuria e medaglie, è dedicato esclusivamente ai vini prodotti in regioni montane o con viticoltura in forte pendenza (superiore al 30%) o terrazzata o delle piccole isole. Quest’anno hanno partecipato ben 738 vini provenienti da 16 Paesi (Italia, Spagna e Germania le Nazioni più rappresentate).

Sabato 12 novembre ho partecipato al banco d’assaggio tenutosi dopo la premiazione presso il Palazzo Giureconsulti a Milano.

Qualche cenno dei vini che mi sono piaciuti di più, spero mi perdonerai la sintesi delle note di degustazione ma era quasi impossibile prendere appunti…

Interessanti assaggi tra i vini valtellinesi:

Sassella Valtellina Superiore “i Ciaz” 2013 – Cooperativa Triasso e Sassella: calligrafico e pulito il frutto chiaro, la leggerissima speziatura, la movenza in bocca da peso leggero che però graffia e colpisce. Bella scoperta!

Valtellina Superiore 2007 – Le Strie: maggiore potenza (vino rinforzato anche da uve appassite) ma grande gioventù. Tannino da assestare ma saporito e vigoroso.

Sassella Riserva Valtellina Superiore 2010 – Walter Menegola: mi ha colpito questo produttore che non avevo mai assaggiato. Il vino in assaggio aveva personalità da vendere e, nonostante un alcol che scappava un po’ via, si faceva bere con gran trasporto!

Non male ma un gradino sotto i precedenti il Valtellina Superiore Sant’Andrea 2010 dei Fratelli Bettini e il Valtellina Superiore Riserva 2009 “Giupa” di Caven Camuna.

Per restare in Italia ecco gli altri assaggi di interesse:

Salina Rosso IGT 2014 - Cantine Colosi
Salina Rosso IGT 2014 – Cantine Colosi

Salina Rosso IGT 2014 – Cantine Colosi: da nerello cappuccio e nerello mascalese, non sull’Etna ma a Salina è prodotto questo vino molto interessante. Agile e salino (appunto!), bellissima l’acidità ed la dinamica gustativa che ricorda un village di Borgogna.

Etna Rosso “Pietrarizzo” 2014 – Tornatore: nerello mascalese in purezza per questo vino etneo. Molto saporito e ficcante, mineralità ben presente, molto buono.

Meno interessante invece l’altro vino di Tornatore, l’Etna Rosso 2014 che ho trovato meno equilibrato e amaricante in chiusura.

Alto Adige Pinot Bianco “Langefeld”2015 – Pfitscher: vino discreto e delicato, molto sussurrato.

I vini spagnoli:

Tenerife Abona DO “Tierra de Frontos Blanco Seco Ecologico” 2015 – Bodegas Frontos: vino da cui mi aspettavo di più, insignito anche del Prix Cervim Bio (pur consapevole che i premi in questi concorsi contano fino ad un certo punto). E’ un vino bianco ottenuto da Listan blanco sull’isola di Tenerife, al naso ha una certa aromaticità e la bocca è leggermente abboccata. Direi una curiosità enologica e poco più.

Tenerife Abona DO Tinto Clasico “Tierra de Frontos” 2014 – Bodegas Frontos: un po’ meglio il loro rosso da Baboso Negro, bello in naso minerale e dal fruttato e floreale molto fine, acidità e alcol in equilibrio ma manca un po’ di mordente.

Poi altri vini poco significativi tra cui un vino di La Palma (Canarie): La Palma DO Vinarda Vijariego 2015 – Jose David Rodriguez Pérez, ottenuto dall’uva rossa Vijariego con un naso di un bel floreale ma anche vaniglia e amaro il finale da legno. Dalle Canarie, per l’esattezza da Lanzarote proviene anche un altro vino, il Lanzarote DO Malvasia Seco Colecciòn 2015 – El Grifo, vino simpatico senza difetti ma anche molto semplice. Un ultimo vino della Canarie, dal naso verde e tropicale insieme con bocca acida e essenziale: si tratta del Las Islas Canarias DOP Malvasia Aromatica y Marmajuelo 2015 – Alejandro Gallo.

Insomma che dire: bella panoramica di produttori a volte sconosciuti altre a volte no. Pochi i vini cattivi (ho taciuto di un terribile merlot svizzero e di un pinot nero tedesco amaro come pochi…), molti i vini curiosi e qualche piacevole scoperta.