Uscite prima dall’ufficio, giovedì 26: Barolo e Derthona vi aspettano!

Noi ce lo siamo già segnato e saremo presenti: giovedì 26 Maggio, Palazzo delle Stelline, tanti assaggi di Barolo e Derthona.

Saremo di fronte al “vino dei Re”, sua Maestà Barolo e Derthona, un vino bianco a base timorasso, dalle sorprendenti capacità di invecchiamento, fra musica dal vivo ed eccellenze agroalimentari delle due zone, Langhe e Colli Tortonesi.

Perché un evento congiunto? Cosa hanno in comune questi vini? Certamente la loro straordinaria attitudine ad evolvere, ma non solo.

Santa’Agata Fossili, panorama

Vi dice qualcosa “marne di Sant’Agata Fossili”? Lo sapevate che questa particolare formazione geologica tipica di alcune zone delle Langhe prende il nome da un piccolo paesino dei Colli Tortonesi, Sant’Agata Fossili, appunto?

Ebbene sì, i suoli langhetti con quelli del tortonese hanno molte caratteristiche in comune e anche quel “famoso” periodo tortoniano che gli studiosi fanno risalire fra gli 11 e i 7 milioni di anni fa, in cui entrambe le zone subirono radicali cambiamenti geologici.

Ma torniamo di colpo ai nostri giorni e a Milano, corso Magenta, Palazzo delle Stelline, proprio di fronte a quel capolavoro dell’immaginifico Leonardo da Vinci, L’Ultima Cena, e a giovedì 26 maggio.

Le informazioni potete trovarle ai link sottostanti:

www.stradadelbarolo.it

www.terrederthona.it

www.gowinet.it

Redazione

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Quattro bottiglie a pranzo nelle Langhe

Una recente visita nelle Langhe è stata l’occasione per degustare qualche bella bottiglia in compagnia e andare a conoscere di persona qualche produttore degno di nota. In questo post ti raccontiamo delle notevoli bottiglie bevute ripromettendoci, in un prossimo articolo, di fare un resoconto di un’interessante visita in azienda.

Abbiamo prenotato presso un locale che non avevamo ancora avuto occasione di testare, si tratta de L’Aromatario Osteria (con camere), a Neive. L’osteria è situata in una pittoresca piazzetta tra due chiese in un contesto suggestivo e tranquillo. La scelta si è rivelata azzeccata: pochi coperti, servizio attento e menu che attinge a piene mani dalla tradizione piemontese con qualche incursione più moderna. Il servizio è cordiale e competente, con una carta vini ben fatta e non banale, con notevoli chicche fuori dal Piemonte e dall’Italia.

Ma veniamo ai vini bevuti.

Champagne Clos des Goisses 2002 – Philipponnat

La maison Philipponnat è un’azienda che non ha bisogno di presentazioni e che è conosciuta in tutto il mondo per l’eccezionale clos, un vigneto di 5,5 ettari esposto a sud e cinto da mura dalla notevole pendenza, il Clos des Goisses, appunto. Il colore nel calice è uno splendido giallo oro con qualche riflesso ramato e dal perlage sottile. L’olfatto è di grande intensità tra note di fruttini rossi in confettura, nespola, pasta frolla, panpepato e un’elegante affumicatura. Il sorso è potente e di grande ampiezza in un quadro di freschezza e allungo, lo sviluppo è di grande dinamica e una raffinata vena ossidativa completa il quadro di uno champagne di alto rango che potrebbe sposarsi perfettamente in abbinamento a selvaggina da piuma.

Côtes du Jura Chardonnay La Bardette 2016 – Domaine Labet

In altri post (qui, oppure anche qui) abbiamo già parlato di questo grande produttore del Jura che non lascia mai indifferenti i degustatori. Ci troviamo di fronte ad un’eccezionale versione di chardonnay, ottenuto da una vigna di mezzo ettaro piantata nel 1945. Il coloro è un giallo paglierino screziato da riflessi oro, il naso è un caleidoscopio i cui riflessi rimandano pietra focaia, pop-corn, scorza d’arancia, pepe bianco, zolfo, frutta chiara, note cerealicole, affumicatura…quel che si dice una girandola di profumi insomma! La bocca è una saetta acida, il palato è invaso da energia purissima e sale, di ottima articolazione lo sviluppo, tattilmente stratificato e lunghissimo. Paragonabile ad un grande chardonnay di Borgogna ma più scattante e “asciutto”.

Barbaresco Montestefano 2015 – Serafino Rivella

I vini di questa piccola azienda che si trova in cima al Montestefano sono tra i migliori di tutta la denominazione e prova ne è questo vino che, anche in questa annata, conquista i degustatori. Naso di fiori rossi appassiti, ribes, anguria, una nota terrosa, foglia di menta…lo sviluppo gustativo è di perfetta armonia, materia fitta e dinamica vanno a braccetto, una nota minerale accompagna il sorso che chiude su tannini fitti ma setosi.

Clos-Vougeot Grand Cru Vieilles Vignes 2005 – Château de La Tour

Clos de Vougeot, con i suoi quasi 60 ettari, è uno dei grand cru più estesi della Côte de Nuits, e ad oggi è posseduto da ben 80 proprietari. Château de La Tour è l’unica azienda che si trova all’interno della vigna ed è il produttore che ha la maggior parte del cru (6,5 ettari). Il colore è un rosso rubino di media intensità, il naso parte sui fruttini scuri (cassis), poi una nota speziata-vegetale che va dall’incenso al garofano e tende alla cannabis, quindi sottobosco, liquirizia e humus. Il sorso si apre su golose note fruttate ma non è ancora del tutto disteso, leggermente contratto nello sviluppo ma con alcol e legni ben gestiti, chiude potente e salino. Un buon vino che però, almeno in questa fase, non mantiene ciò che il blasone promette.

Diego Mutarelli
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