Do you speak umbro? Corso intensivo di Sagrantino di Montefalco

Da oggi Vinocondiviso si arricchisce dei contributi di Chiara, appassionata degustatrice. Ti racconterà soprattutto di degustazioni, tra didattica ed edonismo. Questo è il suo primo post.

Storicamente vino passito dolce, legato alla cultura religiosa, il sagrantino conosce negli anni ‘70 una rinascita nella versione secca che lo porta alla ribalta nel panorama enologico italiano e non solo.
Tratti distintivi di questo vino sono: il frutto rosso maturo e corposo (ecco perché il passito 🧐) accompagnato in seconda battuta da una nota terrosa in alcuni casi riconducibile al tartufo bianco; naso speziato che, unito al buon livello alcolico, dà al naso una sensazione di pizzicore da peperoncino; tannino, tanto, ma modellato di volta in volta da annata e mano del produttore.

Sagrantino in degustazione
Sagrantino in degustazione

Alcuni spunti sui vini in degustazione

Napolini 2012: il più “speak easy” dei vini in degustazione. Frutto rosso, tartufo e pizzicore etereo, in bocca poco corpo ed una persistenza con un’unica direzione balsamica. Il tannino è meno presente, rispetto agli altri vini, ma ancora acerbo.
Colleallodole, Miliziade Antano 2012: stessa annata ma scelte del produttore completamente differenti che tracciano un solco tra questo vino ed il precedente. La non filtrazione dà al naso sentori più animali ma la vera differenza è in bocca; corpo pieno e rotondità che fa intuire una piena e perfetta maturazione del frutto in un’annata calda. Il tannino è più presente ma ingentilito dal corpo del vino.
Adanti 2010: una versione più “internazionale” in cui è chiaramente percepibile l’uso del legno. La trama in bocca è più terrosa e qui il balsamico è sostituito da una nota di mandorla fresca (quella verde da sbucciare, per intendersi). Chiude con un finale leggermente amaricante.
Ugolino 2009: torniamo ad una mano più naturale, un bel ventaglio olfattivo che si schiude in una nota di incenso. In bocca si percepisce maggiore freschezza. Ben equilibrato.
Fongoli 2008: anche questa un’interpretazione più franca del terroir; lo spettro olfattivo è ampio e si percepisce una vena ferrosa, pecca di eleganza, per una quasi impercettibile nota di muffa, probabilmente dovuta all’annata fredda che dà infatti meno spazio al frutto. In bocca appaga maggiormente; fresco, balsamico ed un tannino potente ma ben integrato.
Chiusa di Pannone, Antonelli 2004: un cru di Sagrantino, dà un visione più sofisticata del produttore, non a caso il principe della serata. Il frutto rosso evolve e lascia spazio a note di sottobosco e dattero. In bocca è pieno, balsamico ed equilibrato, perfettamente bilanciato. La persistenza è buona e ci riconduce alla sensazioni olfattive iniziali.

Chiara EM Barlassina
Facebook: @chiara.e.barlassina
Instagram: @cembarlassina

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