Taste Alto Piemonte a Milano: i nostri assaggi

Taste Alto Piemonte è un format ideato dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte che quest’anno ha scelto Milano come vetrina e location d’eccezione e AIS Milano come partner organizzativo.

Il 16 settembre 2024 all’Hotel Westin Palace abbiamo avuto modo di assaggiare alcuni dei vini rappresentativi dell’intrigante territorio dell’Alto Piemonte, territorio variegato che copre ben 10 denominazioni: Boca DOC, Bramaterra DOC, Colline Novaresi DOC, Coste della Sesia DOC, Fara DOC, Gattinara DOCG, Ghemme DOCG, Lessona DOC, Sizzano DOC, Valli Ossolane DOC.

Come nostra consuetudine di seguito condividiamo i nostri migliori assaggi.

I grandi nomi non deludono

Gli storici grandi nomi dell’Alto Piemonte non deludono anche in queste “nuove” annate.

Partiamo da Antoniolo che, a Gattinara, sforna ormai da decenni una gamma di vini di altissimo livello, fedeli alla tradizione, potenti ed eleganti allo stesso tempo. In particolare, il Gattinara Riserva DOCG Osso San Grato 2019 (60-70 €) è una vino dalla classe cristallina, probabilmente il miglior assaggio dell’evento.

Spostiamoci a Lessona dove Tenute Sella sfodera un Lessona DOC 2019 (25 €) estroverso e gustoso, qui al nebbiolo si unisce la vespolina per un vino che risulta molto aperto al naso (sangue, note ferrose, ribes), aristocratico e compito al sorso, con un tannino fuso e cremoso.

A Boca si trova invece Le Piane, che presenta una gamma convincente a partire dall’ottimo Boca DOC 2018 (60 €) vino di grande complessità e stratificazione; ci ha però colpito ancor di più il Piane 2021 (30-40 €), etichettato come “semplice” Vino Rosso, 90% di croatina da vecchie vigne con, a completare l’uvaggio, nebbiolo e vespolina. Un vino di grande personalità e carattere, con frutto rosso e spezie, al sorso risulta di grande impatto, tannico e persistente. Una delle espressioni di croatina più convincenti mai assaggiate.

Le sorprese positive

Chiamarli outsider sarebbe sbagliato, ma è un fatto che di fianco ai grandi nomi dell’Alto Piemonte ormai da anni hanno acquisito un posto di rilievo altri produttori che anche in questo evento si sono ben distinti.

In Val d’Ossola Cantine Garrone da diversi anni sta proponendo vini sempre più convincenti e identitari. Meritevole inoltre la valorizzazione e conservazione del prünent, antico clone di nebbiolo adattatosi alla perfezione in questi luoghi. Ci è piaciuto moltissimo il Prünent Valli Ossolane Nebbiolo Superiore DOC 2021 (30 €) dal profilo slanciato, fresco e saporito, con sentori che vanno dal frutto rosso alle erbe di montagna, con richiami ferrosi e speziati. Ottimo anche il Prünent Diecibrente Valli Ossolane DOC Nebbiolo Superiore 2020 (40 €), da uve provenienti da un vero e proprio “grand cru”, un vigneto del 1920. Il vino ha grande fascino e un quid di potenza e profondità sapida in più rispetto al Prünent 2021.

Tenute Vercellino è una giovane azienda di Valdengo (BI) che cura poco più di 2 ettari di vigna. Ci è piaciuto il Coste della Sesia Rosso 2022 (25 €), un uvaggio di nebbiolo (50%), barbera, vespolina, croatina ed uva rara che unisce al frutto goloso un’intrigante mineralità.

Per chiudere in bellezza parliamo dell’Azienda Agricola Gilberto Boniperti e del suo buonissimo Fara DOC Bartön 2021 (25 €) che si presenta con un naso elegantissimo e floreale e poi spiazza con una bocca sferzante per freschezza e grip tannico, un vino di grande personalità.

In questo post ci siamo limitati a riportare gli assaggi che più ci hanno colpito, ma la quasi totalità dei vini assaggiati ci è parsa convincente, ci sembra insomma che l’Alto Piemonte goda ottima salute!

Diego Mutarelli
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La potenza è nulla senza controllo: Cavariola 2015

Quando nel 1994 l’agenzia di comunicazione Young&Rubicam coniò lo slogan pubblicitario “La potenza è nulla senza controllo” non credo proprio immaginasse il successo di questo motto, diventato vero e proprio modo di dire.

Ho ripensato a quegli anni e mi è venuta in mente l’immagine, a suo modo innovativa e provocatoria, di Carl Lewis ai blocchetti di partenza sui tacchi a spillo, mentre degustavo l’Oltrepò Pavese Rosso Riserva Cavariola 2015 di Bruno Verdi.

Si tratta di un rosso fermo dell’Oltrepò ottenuto da un blend tipico del territorio, ovvero croatina (almeno 60%), barbera, ughetta di Canneto e uva rara. Cavariola è un vero e proprio cru, cioè una singola vigna dell’azienda Bruno Verdi con una pendenza media del 35% e conseguente disposizione dei filari a giropoggio. L’età delle viti è importante, con esemplari che superano agevolmente i 70 anni di età. In cantina il vino si ottiene con fermentazione spontanea in tonneaux, affinamento per 20 mesi in barrique e almeno 10 mesi in bottiglia.

Rosso rubino compatto con riflessi bluastri, fin dal colore appare giovanissimo. Olfatto ricco e variegato: confettura di more e mirtillo, cioccolatino Mon Chéri, cannella, chiodi di garofano, cuoio, sentori balsamici.

Bocca calda e morbida in ingresso, satura il palato di frutto scuro, cioccolato e spezie, il vino ha però ottima mobilità, con grip tannico presente accompagnato da una sorprendente freschezza. Si sviluppa senza strappi con un’ottima progressione che porta ad una chiusura lunga, rinfrescante e sapida.

Plus: vino vigoroso, alcolico (15,5%), potente eppure, come da incipit, “controllato”. La dinamica, l’energia e l’acidità supportano il sorso facilitandone la beva. Potrà evolvere molto favorevolmente, anzi consiglio chi lo avesse in cantina di attenderlo almeno un lustro.

Diego Mutarelli
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Taste Alto Piemonte: il nebbiolo del Nord Piemonte tra sorprese e conferme

Come anticipato qualche post fa, Vinocondiviso ha partecipato con grande entusiasmo a Taste Alto Piemonte.
L’evento non ha deluso le attese: tra i banchetti si respirava proprio un’aria positiva. I produttori presenti in massa con pochissime defezioni, richieste in aumento dal mercato per i vini dell’Alto Piemonte, livello medio dei vini decisamente alto con vini precisi ma ben caratterizzati territorialmente.

Sarebbe troppo arduo, e probabilmente ingiusto, esporre valutazioni precise e dettagliate, dopo tanti assaggi e piacevoli chiacchiere.
Ci teniamo però ad evidenziarti i migliori assaggi delle denominazioni che ci hanno maggiormente convinto.

Valli Ossolane DOC
Ci troviamo in Val d’Ossola, un lembo di terra incuneato nell’estremo Nord del Piemonte tra il Canton Ticino a Est e il Vallese a Ovest.

Valli Ossolane nebbiolo superiore Prünent 2016 – Cantine Garrone

Il prünent è un clone di nebbiolo allevato in Val d’Ossola fin dal 1300. Il vino che ne ricava Cantine Garrone è molto bello, chiaro al naso ed estremamente equilibrato in bocca. Serietà al sorso e beva vanno a braccetto.

Valli Ossolane nebbiolo superiore Prünent 2016 – Cantine Garrone

Gattinara DOCG
Forse la denominazione più importante dell’Alto Piemonte, quella dove generalmente si incontrano i vini più convincenti e apprezzati.

Gattinara Osso San Grato 2014 – Antoniolo
Gattinara San Francesco 2013 – Antoniolo
Gattinara 2014 – Franchino

Vini che non hanno bisogno di presentazioni quelli di Antoniolo. L’Osso San Grato ha “beneficiato”, in un’annata non semplice, di una rigorosa selezione delle uve. Ancor meno bottiglie del solito a disposizione ma la qualità è eccellente: vino ferroso e rigoroso al naso, acido e sapido in bocca. Giovanissimo ma dalle grandi prospettive. Più godibile in questa fase il San Francesco 2013, con un frutto croccante che si stempera nel carattere sanguigno e ferroso di Gattinara. Franchino ha uno stile completamente diverso, il Gattinara 2014 appare rustico ma anche di grande dinamica e carattere, un vino che ci ha intrigato.

Gattinara Osso San Grato 2014 – Antoniolo

Bramaterra DOC
Le maggiori sorprese sono forse arrivate da questa DOC, con parecchi vini interessanti e da scoprire.

Bramaterra Balmi Bioti 2015 – La Palazzina
Bramaterra 2014 – Roccia Rossa
Bramaterra 2014 –
Le Pianelle

Tre vini diversi eppure accomunati da un sorso vibrante e fresco, con un finale liquirizioso e minerale. Da assaggiare.

Coste della Sesia DOC
I vini di questa denominazione, quando accompagnati dal nome del vitigno, sono ottenuti da almeno l’85% di quel vitigno con, a saldo, nebbiolo (spanna), croatina, vespolina.

Coste della Sesia Croatina 2015 – Noah
Coste della Sesia Nebbiolo Vallelonga 2016 – Fabio Zambolin

La Croatina di Noah è ottenuta da vecchissime vigne di croatina ancora allevate alla maggiorina, il vino che ne deriva è sorprendente, gustosissimo con delle note di sangue e ferro ed un tannino croccante che chiamano una bella costata. Fabio Zambolin è invece una microazienda di cui scommettiamo che sentiremo parlare ancora. Il nebbiolo Vallelonga 2016 è semplicemente delizioso, un Lessona mascherato.

Lessona DOC
In questa denominazione abbiamo incontrato con maggior frequenza i vini più convincenti.

Lessona Pizzaguerra 2015 – Colombera&Garella
Lessona 2014 –
Noah
Lessona 2013 –
Sella
Lessona San Sebastiano alla Zoppo 2010 –
Sella

Abbiamo trovato vini mediamente più approcciabili rispetto ai Gattinara, ad esempio, con una maggior componente fruttata e floreale e acidità meno aggressiva. Vini che però non sono per nulla facili o banali sia chiaro! San Sebastiano allo Zoppo 2010 è forse il vino di questo filotto che ci ha colpito di più, ancora giovanissimo ma di grande classe.

Boca DOC
I vini di Boca devono essere ottenuti da nebbiolo (dal 70% al 90%) con vespolina e uva rara (bonarda novarese) a completare il blend.

Boca 2015 – Barbaglia

Vino in cui convivono un naso minerale e sanguigno con un sorso gustoso e appagante. Durerà a lungo ma si beve ottimamente già ora.

Boca 2015 – Barbaglia



8 annate di Barbacarlo!

Non è la prima volta che ti parlo del Barbacarlo, il vino di Lino Maga ottenuto a Broni, Oltrepò Pavese, da uve Croatina, Uva Rara e Ughetta (Vespolina) nonché, pare, un po’ di Barbera. Un approfondimento sulla vigna e sulla sua storia la trovi in questo esaustivo articolo di Armando Castagno.

Barbacarlo in Verticale
Barbacarlo in Verticale

1994
Naso molto sfaccettato di ribes e fragoline, foglie secche e sottobosco, arancia e viola. Bocca leggera, agile, di grande dinamica nella sua progressione acida che dà al sorso grande profondità. Chiude sapido in souplesse ma piuttosto lungo.
Il più affascinante delle annate degustate in questa verticale.

1996
Ahimè, tappo.

2002
Scorza di agrumi, olive nere, rosa canina, corteccia. Sorso ampio con tannino molto fitto senza alcuna astringenza però. Chiude su ritorni di liquirizia.

2005
Vino più scuro dei precedenti: tocco animale, poi prugna, catrame, sottobosco. Bocca energica e fitta, alcol che in chiusura fa sentire il suo calore ma viene ben rintuzzato da un tannino ancora croccante.
Paradigmatico.

2009
Il vino meno felice di quelli assaggiati, con un naso molto sulla frutta cotta e velato da qualche imperfezione. La bocca risulta alcolica e amara in chiusura. Vino (forse bottiglia?) incompiuto.

2010
Olfatto molto intrigante: pepe nero, balsamico, cardamomo, cannella, poi frutta dolce (susina, fico), tocco floreale…Al sorso vi è una leggera carbonica che comunque svanisce nel calice dopo pochi minuti. Bocca secca, equilibratissima, salda e lunga.
Promettente.

2011
Al naso note ematiche e ferrose accompagnate da frutta scura matura. Vino in cui lo zucchero residuo non è completamente svolto ed infatti in ingresso la morbidezza prevale. Il vino risulta comunque piacevole grazie al sostegno di una buona acidità.
Preferisco le versioni “amare”, per usare il lessico con cui Lino Maga identifica le annate “secche”.

2015
Vino piuttosto dolce fin dal naso (confettura di amarena). Il sorso è segnato da un residuo zuccherino ben percepibile.
Poco equilibrato.