Modena Champagne Experience 2021: i nostri coups de cœur

In Italia è senza alcun dubbio l’evento più importante dedicato alle bollicine d’Oltralpe. Oltre 600 etichette in degustazione, più di 120 produttori, una due giorni imperdibile che si è tenuta a Modena il 10 e l’11 ottobre.

Stiamo parlando di Modena Champagne Experience, evento che tutti gli anni viene organizzato da Società Excellence, l’associazione che riunisce diciotto tra i maggiori importatori e distributori di champagne.

Impossibile un resoconto dettagliato dei tanti champagne assaggiati, ma non ci tiriamo indietro e sveliamo le tre bollicine che più ci hanno colpito, i nostri coups de cœur insomma.

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Champagne Blanc de Blancs Brut Grand Cru La Chapelle du Clos 2014 – Claude Cazals

Maison familiare fondata nel 1897 a Le Mesnil-sur-Oger oggi guidata con sicurezza da Delphine Cazals, presente alla manifestazione. Champagne Cazals, situata nel cuore della Côte des Blancs, possiede uno dei rari clos di Champagne, un unico appezzamento di 3,70 ettari, circondato interamente da un muro (un clos, per l’appunto), che ne identifica l’unicità ed il particolare microclima, anzi forse sarebbe meglio dire “microcosmo”. Da questa parcella l’azienda ottiene due Champagne, il Clos Cazals e La Chappelle du Clos. Quest’ultimo vino, che abbiamo degustato nel millesimo 2014, è ottenuto da una parcella del Clos situata nei pressi di una Cappella, affina 6 anni sui lieviti prima della sboccatura per un dosaggio di 6 g/litro.

L’olfatto del vino è un ricamo delicato ed elegantissimo: fiori bianchi, note minerali di gesso e calcare, scorza d’agrume e susine Mirabelle. Sorso soave, perlage fine, sottile, gentilmente persistente, sviluppo meravigliosamente armonico. Chiusura pulita e persistente di grande raffinatezza minerale.

Champagne Blanc de Blancs Extra Brut Grand Cru De Caurés à Mont-Aigu 2014 – Guiborat

Anche Guiborat si trova nella Côte des Blancs e, più precisamente, a Cramant. L’azienda possiede 8 ettari esclusivamente dedicati allo chardonnay. Produttore non ancora così noto, ma ben recensito dagli esperti di bollicine, ci ha colpito in particolare con questa cuvée ottenuta da 2 parcelle di Chouilly; le uve provengono per l’84% da uve del vigneto Le Mont Aigu, piantato nel 1970 e per il 16% da Les Caurés, piantato nel 1946.

Il vino non fa malolattica e non ha dosaggio.

Non è uno champagne da evento, si concede lentamente ed il tempo da dedicargli, in una manifestazione che rischia di trascinarti in assaggi compulsivi, rischia di non essere sufficiente. Ma il calice ci ha chiesto di attenderlo, per ascoltare i suoi sbuffi di nocciole e gesso, agrumi e pasta frolla…la bocca ha grande armonia, struttura e pienezza, ma si muove in profondità grazie ad un’acidità ben presente che allunga la persistenza in un finale dissetate e piacevolmente sapido.

Champagne Extra Brut Dizy Terres Rouge 2013 – Jacquesson

Jacquesson si trova a Dizy, ai piedi della Montagne de Reims. La storia dell’azienda è antica, infatti la fondazione della cantina risale alla fine del 1700; non tutti sanno che si deve a Jacquesson la messa a punto, nel 1844, della gabbietta che trattiene il tappo a fungo degli champagne.

Il Terres Rouges è un lieu-dit 100% pinot nero, 7 anni sui lieviti con un dosaggio di appena 0,75 g/litro. L’olfatto si apre sulla frutta rossa, marchio di fabbrica del pinot nero, in questa fase non c’è però alcun eccesso di maturazione o estratto, il frutto rosso è anzi croccante, fresco e scattante, la mineralità non è affatto in secondo piano, anzi si fonde perfettamente nel profilo del vino e lo accompagna anche nello sviluppo lungo il cavo orale. Potenza ed eleganza, espressività e rigore, è uno champagne che unisce gli opposti e, pur giovanissimo, è già molto godibile.

Questi sono stati i nostri assaggi indimenticabili, quali i tuoi? Scrivicelo nei commenti al post!

Diego Mutarelli
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Avvincente degustazione tra amici

Ospiti dell’Osteria Brunello, un affiatato gruppo di degustatori si è riunito per condividere l’emozione della buona tavola e di vini – bevuti alla cieca – di grande interesse.

I vini bevuti

Bourgogne Blanc 2017 – Domaine Pierre Boisson (magnum)

Finalmente un vino bianco di Borgogna delicato e soffuso, fine e con uso del legno funzionale all’espressività del liquido senza sovrastarlo. Olfatto di agrumi, foglia di menta, un tocco di polvere da sparo. Sorso fresco, verticale e profondo ma senza alcuna prepotenza. Chiude succoso e sapido, elegantemente speziato.

Ammaliante.

Lambrusco Rosé 2012 – Cantina della Volta

Il lambrusco metodo classico, se ben fatto, non teme confronti. E questo di Cantine della Volta è decisamente un grande vino! Lambrusco di Sorbara che sosta oltre 40 mesi sui lieviti, si presenta con un colore rosato molto tenue, al naso lampone, calcare, fiori freschi, melograno… le bollicine sono sottili e fitte, accarezzano il cavo orale lasciandolo sapido, la freschezza percorre il vino con un guizzo quasi metallico dalla persistenza decisamente lunga.

Sorprendente.

Champagne Cuvée 739 – Jacquesson

Naso che parte leggermente polveroso, per poi liberare sbuffi di agrumi e gesso. Perlage di grande classe e ossidazione controllata a governare la dinamica gustativa. Chiusura pulita e minerale.

Rassicurante.

La Bota Manzanilla “82 florpower mmxv” – Equipo Navazos

Da palomino fino, vino decisamente intrigante che assume dei caratteristici sentori grazie al lavorio dei lieviti flor. Naso molto complesso che alterna sensazioni di una certa dolcezza a severi sbuffi iodati, sa di mandorle, mela, uva passa, calcare, mare, il tutto avvolto da un delicato fumé. In bocca l’ossidazione tipica di questi vini svuota il sorso ma senza annullarlo, anzi lo slancia in un’altra dimensione secchissima e marina, senza compromessi. I ritorni salmastri sono lunghissimi. Per approfondimenti il sito web di Equipo Navazos è ben dettagliato.

Ipnotico.

Verdicchio di Matelica 2010 – Collestefano

Il Verdicchio di Matelica di Collestefano dimostra ancora una volta un’ottima evoluzione a 10 anni dalla vendemmia. Olfatto ricco e intrigante di fieno, anice, caramella d’orzo, frutta chiara e ostriche. Sorso decisamente salato, fresco e succoso. A voler esser severi manca forse un po’ di stratificazione nella dinamica gustativa ma chiude nitido e di ottima lunghezza.

Luminoso.

Chambolle – Musigny 1er cru “Les Plantes” 2013 – Domaine Bertagna

Vino piuttosto contraddittorio con un naso di piccoli frutti, sbuffi di verdura cotta, floreale e smalto. Bocca completamente assente di frutto, magra e rapida nello sviluppo. Chisura amaricante. Vino sotto tono.

Deludente.

Toscana Rosso “UNO” 2016 -Tenuta di Carleone

Tenuta di Carleone non è più una promettente azienda emergente ma una splendida realtà rapidamente affermatasi come uno degli alfieri del sangiovese. Il vino in oggetto è ottenuto da una selezione di solo sangiovese e dimostra grande energia. Ciliegia, viola, cacao al naso. La bocca è gustosissima e dalla dinamica arrembante, nel cavo orale il vino si sviluppa secondo una traiettoria ellittica, sia espande sia orizzontalmente, con tannini e morbidezze di estremo equilibrio, sia verticalmente grazie ad un’acidità calibrata ed integrata. Vino giovanissimo eppure espressivo, migliorerà ancora.

Accattivante.

Etna Rosso Outis 2005 – Vini Biondi

Nerello mascalese e nerello cappuccio per Outis, il vino portabandiera della famiglia Biondi. Naso giustamente evoluto su note di corteccia, iodio, mineralità scura. Al palato il vino è risolto, morbido e armonico. Chiude su ritorni ematici e salini.

Aristocratico.

Haut – Medoc 1993 – Château Sociando-Mallet

Sociando-Mallet possiede ben 85 ettari in Haut-Medoc e presenta vini dall’interessante rapporto qualità-prezzo. Anche questo 1993 non delude: frutto rosso ancora vivo, leggero vegetale, pepe bianco, sigaro, grafite…con il passare del tempo il frutto si schiarisce e spunta un’intrigante vena balsamica. Bocca sferica e sanguigna, ancora carnosa e salata. Chiusura elegante e saporita.

Signorile.

Mosel Graacher Domprobst Riesling Beerenauslese 2011 – Willi Schaefer

Grandissimo riesling della Mosella. Naso multiforme, si rincorrono arancia, mango, panpepato, cannella, pepe bianco, zenzero…l’ingresso è dolcissimo e carezzevole eppure di incredibile freschezza con acidità pulente che lascia la bocca, a fine sorso, cristallina e salata. Lunghissimo e soave.

Idilliaco.

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo alla cieca

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello

Come augurare buon compleanno ad un amico degustatore che si proclama “eno-gay”? Vietati i vini marmellatosi, bandito il tannino graffiante, si accettano solo vini sapidi, dall’acidità pronunciata e possibilmente non troppo alcolici.

Poche ma chiare le regole di ingaggio degli invitati. Qualcuno si è attenuto strettamente al diktat, qualcun altro un po’ meno, ma altrimenti che degustazione alla cieca sarebbe stata?

Ecco i vini che abbiamo bevuto:

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo
Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo

Champagne “Assemblage” Extra Brut 2008 – Bruno Paillard

Agrumi, fiori bianchi e gesso tratteggiano una bocca austera e rigorosa. Bolla fitta e sottile, sorso elegante. Acidità poderosa ma assolutamente in filigrana al corpo del vino. Nessuno squilibrio, un insieme molto armonico per un finale decisamente lungo e salato. Champagne ancora giovanissimo. Essenziale ma non disadorno.

Champagne 736 Extra Brut “Dégorgement Tardif” – Jacquesson

Qui la frutta c’è ed è anche gialla, accompagnata da tocchi di burro, zenzero ed una intensa mineralità calcarea. Bolla fittissima e fine. Saporito e di ottima struttura, la materia si percepisce nel finale sapido e di gran volume. Il vino è ancora compresso, darà il meglio di sé negli anni a venire. Classe arcigna, ripassare tra un lustro.

Meursault Tillets 2009 – Dom. Roulot

Burro, erbe di montagna, frutta gialla, frutta secca (nocciole), un accenno di polvere pirica. Bocca potente, ampia ma profonda. Legno gestito con grande maestria senza concessione ad alcuna “dolcezza”. Esuberanza regale.

Chablis 1er cru Montmains 2007 – Tremblay-Marchive

Olfatto cangiante e a tratti sorprendente: frutta gialla, cera d’api, mango, pepe bianco…bocca sapida e agrumata, con un’acidità ben pronunciata. I 10 anni di vetro hanno fatto bene al vino il cui sorso è risolto, ampio e disteso nel retrogusto di burro e limone. Stiloso.

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello
Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Il colore del nebbiolo di Giuseppe Mascarello lascia sbigottiti: luminosissimo, vivace, chiarissimo rubino con sfumature di rosa e lilla che si rincorrono. Il naso è fantasmagorico: roselline, succo di melograno, fragole di bosco, gomma pane…e ti viene voglia subito di berlo. La bocca è scorrevole e saporita, profonda ma anche di una certa vigoria alcolica (come se una materia tanto agile non riuscisse del tutto a contenerne l’esuberanza). Nel bicchiere continua a migliorare. Difficile chiedere di meglio ad un “semplice” nebbiolo. Psicadelico.

 

 

Givry 1er cru “Le Vigron” 2014 – Vincent Lumpp

Olfatto che porta immediatamente alla Borgogna: chinotto, spezie orientali, cola, viola, cannella. La bocca è scorrevole, l’acidità accompagna lo sviluppo che lascia la bocca saporita e succosa. Non certo un Borgogna complesso ma molto piacevole. Semplicemente gustoso.

Morey-Saint-Denis “Très Girard” 2008 – Cecile Tremblay

Questo Borgogna è invece più “serio”, senza però perdere in piacevolezza di beva. Il naso è sulla mineralità scura, il bosco (pigna) e la china. Bocca potente e acida, profonda e sapida. Molto lungo con retrolfatto di rose. Pugno di ferro in guanto di velluto.

Barolo Santo Stefano di Perno 2007 – Giuseppe Mascarello

Qui ci troviamo di fronte ad un grande vino senza se e senza ma. Naso di frutta rossa accompagnato da un tocco minerale (catrame), poi arancia matura, corteccia, sbuffi balsamici. Bocca potente, saporitissima ma dal tannino affusolato benché fitto. Molto lunga la chiusura che lascia nel cavo orale ricordi floreali. La potenza è nulla senza il controllo.

Cassoeula, Champagne e Barbacarlo

Una fredda serata invernale. C’è forse una migliore occasione per gustare un’ottima cassoeula con vini in abbinamento ed amici a completamento?

Champagne Rosé Zero brut nature – Tarlant

Convincente questo champagne rosé che al naso rapisce con note di fragoline di bosco e calcare. Il sorso è verticale, ficcante grazie ad un’acidità acuminata ma non eccessiva, gustosa la chiusura ben sapida.

Champagne Dizy Terre Rouges rosé 2009 – Jacquesson

Bollicina non convincente questa, tanto da far pensare ad una bottiglia “strana”, anche se apparentemente non fallata. Naso di noccioline tostate e mirtilli, bocca però corta e leggermente avanti come evoluzione. Da riprovare.

Barbera d’Alba “Pochi Filagn” 2011 – Accomasso

Barbera d’Alba “Pochi Filagn” 2010 – Accomasso

Due vini bevuti alla cieca e piuttosto diversi tra di loro, a dimostrazione, semmai ce ne fosse bisogno, di quanto l’annata conti nel vino. Entrambi i vini risultano ben fatti, di personalità e con una certa mutevolezza espressiva, caratteristica che apprezzo particolarmente e che costringe il degustatore a tornare più volte con il naso nel bicchiere. L’annata 2011 in apertura è caratterizzata da note dolci (vaniglia), poi la cipria ed il rossetto, la rosa canina, il frutto rosso croccante. Un alcol un po’ troppo pronunciato in bocca penalizza leggermente la beva. Il vino chiude su ritorni dolci/amari. Decisamente superiore la barbera 2010 che apre su toni animali, poi arrivano i fiori rossi e il fruttino rosso. L’acidità è ben presente e in filigrana nella materia del vino, sorregge il sorso che è stratificato e di ottima dinamica. Il palato resta succoso e la persistenza è decisamente lunga. Che buono!

Barbacarlo
Barbacarlo

Provincia di Pavia Rosso “Barbacarlo” 2010 – Azienda Agricola Barbacarlo

Sangue, inchiostro, pepe verde, frutto chiaro che tende persino all’anguria, ferro. La bocca ha in ingresso una sottilissima e leggera carbonica, il sorso è sostenuto lungo tutto il cavo orale da una squillante sapidità, la chiusura è però avvolgente. Che grande edizione questa 2010!

Oltrepo Pavese Rosso “Vigna Barbacarlo” 1999 – Azienda Agricola Barbacarlo

Asfalto, pepe, scorza di arancia, medicinale (mercurio cromo), tocchi selvatici. Bocca saporita e succosa che, senza la presenza della carbonica a solleticare il palato, è in qualche modo più compassata rispetto alla versione 2010. Il tannino è ben presente e pronunciato, un bassorilievo che percorre tutta la superficie del vino disegnando un profilo energico, tridimensionale. La sapidità si affaccia, prepotente, in chiusura. Altro bellissimo vino.

Oltrepo Pavese “Ronchetto” 1996 – Lino Maga

Buon vino anche se inferiore ai precedenti. Il naso è giocato sul frutto chiaro, il ferro, una vena balsamica e un dolce cocco. La bocca risulta leggermente “asciutta”, non così articolata come i migliori vini di Lino Maga. Sapida e piccante la chiusura.

Oltrepo Pavese “Montebuono” 1995 – Lino Maga

Tappo. Peccato!