Côtes du Jura Chardonnay “en chalasse” 2018 – Domaine Labet

La regione del Jura è decisamente in hype tra gli appassionati di vino italiani. E a ragione! I migliori vini del Jura sono di grande fascino e il vino di cui ti parlo oggi non fa eccezione. Si tratta di un vino del Domaine Labet, di cui abbiamo scritto anche in altro post.

Il Domaine Labet è oramai un produttore di culto e di conseguenza le poche bottiglie prodotte sono ahimè introvabili se non a prezzi esagerati. I suoi sono vini possono spiazzare ma mai lasciare indifferenti come questo chardonnay “en chalasse” 2018. Da vecchie vigne (alcune addirittura del 1950), ancora giovanissimo, ha un naso strepitoso di pietra focaia, leggero sulfureo, gesso, scorza di limoni di Sorrento, sasso bagnato. In bocca l’acidità è scalpitante e ancora da domare, lasciatelo in cantina, se lo trovate, almeno un lustro.

Bevuto ora è di difficile abbinamento ma forse lo proverei su qualcosa di particolare come un’anguilla alla brace.

Ps: se vi piace il Jura e volete approfondire la conoscenza di questo produttore suggerisco la visione di questo bellissimo documentario sul Domaine Labet (lo trovi qui).

Gregorio Mulazzani
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Arbois Trousseau La Vigne du Louis 2017 – Michel Gahier

Di Michel Gahier e del suo Arbois Le Clousot abbiamo già parlato tempo fa. Ci torniamo sopra per raccontare di un’altra etichella, La Vigne du Louis 2017.

Arbois Trousseau La Vigne du Louis 2017 – Michel Gahier

Avvertenza: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un vino molto spontaneo, libero da rigidi protocolli di vinificazione, grazie ad un manico artigiano che ha voglia di rischiare non utilizzando solforosa in pre-imbottigliamento e lasciando la fermentazione libera di svolgersi senza utilizzo di lieviti selezionati.

Nel vino si ritrova questa schiettezza che però non diventa mai anarchia e non pregiudica la piacevolezza complessiva della bevuta.

Il vino è di un rosso rubino chiaro che stantuffa senza sosta note olfattive molto complesse e anche “dissonanti” tra loro in qualche modo: corteccia e fragole, arancia rossa e geranio, cassis e grafite, il tutto avviluppato da un’intrigante nota sulfurea e affumicata.

In bocca il vino ha una leggera carbonica che tende a sparire dopo qualche minuto di permanenza nel bicchiere. Il sorso è agile, con i suoi 12,5% di alcol, percorso da un’acidità succosa che ricorda il gusto di un succo di arancia (rossa), il tannino è risolto, la progressione supportata da una polpa fruttata che dà equilibrio. Il vino risulta beverino, per nulla severo, neppure nella chiusura che è solo appena amaricante. Buona lunghezza su ritorni di arancia rossa ed un tocca animale.

Plus: ancora una volta nei vini di Michel Gahier si ritrova una libertà espressiva che però non diventa mai ingovernabile e anzi mantiene il vino in equilibrio: disinvolto, gustoso e allo stesso tempo cerebrale.

Diego Mutarelli
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Arbois Trousseau Le Clousot 2018 – Michel Gahier

Arbois è un villaggio di poco più di 3.000 abitanti ed è però è molto evocativo per ogni appassionato di vino: Arbois infatti è una delle più antiche AOC di Francia e patria dei vini della regione francese più à la page in questo momento storico, ovvero il Jura.

Arbois Trousseau Le Clousot 2018 - Michel Gahier
Arbois Trousseau Le Clousot 2018 – Michel Gahier

Abbiamo assaggiato il vino di un produttore artigiano che segue con cura certosina i suoi circa 6 ettari di vigna nel villaggio di Montigny-les-Arsures, terra d’elezione del vitigno a bacca nera trousseau.

Arbois Trousseau Le Clousot 2018 – Michel Gahier

Il vino ci accoglie con una bellissima veste color rubino chiaro leggermente velato.

Appena versato l’olfatto risulta chiuso, ma è solo un attimo: la riduzione sparisce nel giro di pochi minuti e lascia spazio a note molto intriganti che si rincorrono disegnando un quadro olfattivo cangiante e dinamico: fragole, pot pourri, muschio, chinotto…

Il vino al sorso risulta molto succoso, la freschezza è infatti molto accentuata, il frutto si fa asprigno (melograno), lo sviluppo è teso e verticale ma per nulla severo, la progressione è graduale e saporita, senza rigidità o strappi. Il finale è salato e di grande persistenza su ritorni di erbe amare e arancia.

Plus: produttore che segue i principi della biodinamica e che riesce a produrre un vino senza solfiti aggiunti che tiene insieme nitore ed espressività, dettagli aromatici e personalità incisiva.

Diego Mutarelli
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Domaine Pignier: andiamo a comandare!

Bere questo vino mi ha provocato un immediato innalzamento, tra tutti i valori della mia cartella clinica, dell’andiamo a comandare… anche se non ho iniziato a ballare come Fabio Rovazzi nel suo video virale.  🙂

Non sono impazzito, ma piacevolmente sorpreso dal vino di cui ti voglio parlare oggi:

Cotes du Jura "à la Percenette" Chardonnay 2013 - Domaine Pignier
Cotes du Jura “à la Percenette” Chardonnay 2013 – Domaine Pignier

Cotes du Jura “à la Percenette” Chardonnay 2013 – Domaine Pignier

À rebours, partiamo dalla fine: dopo la deglutizione la bocca resta saporita, non solo salata, soddisfatto il palato, pieno e persistente il gusto. L’eco dell’acidità poderosa ma ben equilibrata nella massa del vino dà grande profondità. Nel cavo orale il vino si muove potente, un carro armato di sapore, intensità e fittezza, nonostante il titolo alcolometrico molto contenuto (12%). L’adeguata “grassezza” del vino dialoga con la fresca acidità di fondo sviluppando una dinamica gustativa coinvolgente e, in qualche modo, sorprendente. Anche perché il naso, delicato di fiori bianchi, pesca e mineralità elegantissima non lasciava presagire tale personalità. Con il passare del tempo e a bicchiere fermo una nocciola gentile e un tocco di cerino spento invitavano al sorso con fiducia.

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Il Domaine  Pignier è in regime biodinamico certificato dal 2003 ed alleva, limitandoci ai soli vitigni bianchi, chardonnay e savagnin. Lo chardonnay che ho assaggiato fermenta e si affina in barrique (con bâtonnage) per 12 mesi.