Rigore altoatesino vs voglia di sperimentare

Per raccontare il progetto XXX (eXplore eXperiment eXclusive) di Andrea Moser, kellermeister della Cantina Caldaro (Kellerei Kaltern), abbiamo chiesto aiuto a Martina Viccinelli, giovane enologa, alla sua seconda vendemmia in quella che è la più grande cantina cooperativa dell’Alto Adige (450 soci, 650 ettari, circa 4.5 milioni di bottiglie all’anno).

Nato nel 2014 della grande passione e continua voglia di sperimentare di Andrea Moser, XXX è un progetto che nulla ha in comune con quel rigore che caratterizza la maggior parte delle produzioni altoatesine, rigore che alcune volte rischia di sfociare in un eccessivo controllo e tecnicismo, secondo alcuni critici del mondo del vino.

“Prima di parlarvi dei vini – racconta Martina – vorrei sottolineare che queste bottiglie rappresentano il carattere esplosivo di Andrea e la sua continua voglia di ricerca, non solo nei differenti metodi di fermentazione, ma anche nelle etichette. Queste infatti sono diverse per ogni bottiglia e riportano un disegno che vuole raccontarne la storia, dal grappolo fino alla nascita del vino”.

XXX è quindi un progetto quasi unico, già a partire dell’esiguo numero di bottiglie prodotte, che ci racconta di un Alto Adige che noi di Vinocondiviso non smettiamo di amare, proprio per la sua capacità di sorprenderci, andando oltre pregiudizi e luoghi comuni. Adesso però entriamo nel vivo e lasciamo a Martina il racconto di questi vini accattivanti.

ONE BY ONE, Cabernet Sauvignon Riserva, vendemmia 2016, così chiamato perchè ogni grappolo è stato “ripulito” a mano, uno ad uno, acino per acino. La sua fermentazione, di circa 20 giorni, è avvenuta in tonneux aperti. Un naso intrigante di frutti a polpa rossa, cioccolato fondente e cuoio e una grande struttura al sorso. La sua prima annata risale al 2015 e nel 2016 è uscito in sole bottiglie magnum (150). In etichetta un acino.

MASHED, Pinot Grigio, vendemmia 2016, che ha fermentato per circa due settimane, a contatto con le bucce, all’interno di uova in ceramica (clayver) ed è poi stato svinato in tonneux. Grazie alla lunga macerazione presenta un colore ambrato molto carico e brillante, è salino e fresco con una nota boisè fine ed un’elegante struttura. 666 bottiglie, in etichetta un uovo.

METAMORPHOSIS, Sauvignon, vendemmia 2016, tutto particolare e tutto da scoprire. Come il pinot grigio ha fermentato spontaneamente a contatto con le bucce per circa due settimane nelle uova di ceramica. Una volta svinato è stato messo in due tonneux a riposare. É un vino esplosivo che cambia continuamente, e da qui il suo nome. Sa di erba fresca bagnata, di salvia e di sale. 666 bottiglie, in etichetta un bruco che si trasforma in farfalla.

INTO THE WOOD, Schiava, vendemmia 2017. La fermentazione si è svolta in tonneux aperti, come nel caso del cabernet sauvignon. Terminata la fermentazione è stata svinata e messa all’interno di 3 barriques: una di primo, una di secondo e una di terzo passaggio. È una schiava dinamica, con un colore brillante che ricorda quello del pinot noir, ha una struttura equilibrata ma non esagerata, con sentori leggeri di legno e piccoli frutti rossi. Rispetto ad una vernatsch (schiava) classica ha molta più eleganza e un sorso più importante, dato anche da tannini più vivi. 999 bottiglie, in etichetta il tronco di un albero tagliato.

CUCKOOS EGG, nasce da una schiava tedesca (trollinger) vendemmiata nel 2018 e fatta fermentare in tonneux aperti. Come per la precedente schiava, una volta svinata, è stata messa in barrique dove ha svolto fermentazione malolattica. Ha un naso molto fruttato e un po’ ruffiano, quasi dolce, in bocca è equilibrata con un’acidità bilanciata e ben integrata all’interno della struttura del vino. 666 bottiglie, in etichetta il nido di un cuculo: come il cuculo usa il nido di altri, in questo caso l’azienda prende in prestito il vitigno di altri (il tedesco trollinger) al posto della locale vernatsch.

SANS, è il secondo sauvignon di questa linea, figlio della vendemmia 2018. Il nome rispecchia la caratteristica principale di questo vino: la totale assenza di solforosa aggiunta, sia dopo la fermentazione sia all’imbottigliamento. Anche in questo caso la fermentazione è avvenuta nei clayver di ceramica. Ad un naso inesperto potrebbe risultare un sauvignon atipico, ma scavando in profondità si rivela un sauvignon di razza. 666 bottiglie, in etichetta … nulla (senza).

HARDCORE è un gewurztraminer, vendemmia 2018, con tanta personalità e non adatto …ai deboli di cuore. 21 giorni di macerazione sulle bucce all’interno dei clayver. Ha un colore arancione brillante molto accattivante, in bocca è secchissimo con una struttura importante ma pur sempre elegante. Ha un’alta gradazione alcolica (15%) che però non incide sui profumi tipici di rosa e pesca. 800 bottiglie, il simbolo delle corna “hard rock” in etichetta.

RESISTANT è il primo PIWI ( varietà resistenti alle malattie fungine) della Cantina di Caldaro, vendemmia 2017. Questo vino nasce dall’unione di due varietà: souvignier gris e bronner. È un vino molto elegante e bilanciato, con note vegetali di timo e salvia e una dolcezza da pesca bianca, il sorso è lungo, minerale e fresco. 200 bottiglie, in etichetta un fungo porcino.

Alessandra Gianelli
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Sotto le pergole della schiava. Degustazione Onav a Monza

Giovedì  prossimo, 10 ottobre 2019, la nostra Alessandra insieme alla delegata ONAV Monza, Daniela Guiducci, ci porterà a spasso fra le pergole di schiava, percorrendone la storia e le zone di produzione.
Sarà l’occasione per scoprirne l’eleganza.

Alessandra sotto le pergole di Schiava nei pressi del Lago di Caldaro

Tutte le informazioni per partecipare all’evento le trovi a questo link.

Ecco il viaggio:

Intorno al Lago di Caldaro

  • Lago di Caldaro Scelto Classico “Bischofsleiten” 2018 – Alto Adige DOC, Castel Sallegg
  • Lago di Caldaro Classico Superiore “Quintessenz” 2017 – Alto Adige DOC, Cantina di Caldaro
  • “Gschleier” Vernatsch Alte Reben 2016 – Alto Adige DOC, Cantina Girlan

Sulle pendenze di Santa Maddalena

  • Santa Maddalena Classico Moar 2017 – Alto Adige DOC, Cantina Bolzano
  • Santa Maddalena Classico Antheos 2017 – Alto Adige DOC – Tenuta Ansitiz Waldgries
  • Sankt Anna 2016 – Vigneti delle Dolomiti IGT, Weingut In Der Eben (Urban Plattner)

Il Meranese, zona storicamente vocata, ancora da riscoprire

  • Vernatsch 2016 – Alto Adige DOC, Weingut Pratenberg

Una  rarità, la Schiava della Valle Isarco

  • Schiava Mediaevum 2017 – Alto Adige DOC, Gump Hof (Markus Prackwieser)

Se vuoi entrare nel clima della degustazione, di seguito ti riportiamo un paio di nostri post in cui abbiamo parlato di schiava e Alto Adige:

Alla ricerca della migliore Schiava dell’Alto Adige

Gschleier Alte Reben: leggiadra, dolce, selvatica, longeva

Gschleier Alte Reben: leggiadra, dolce, selvatica, longeva

Parliamo ancora di Schiava, noi di Vinocondiviso: dopo una degustazione comparata, a settembre scorso, questa volta abbiamo voluto approfondirne la potenziale longevità.

Lo abbiamo fatto, ospitati dalla Vineria di Via Stradella, che ringraziamo per aver recuperato 4 diverse annate di Gschleier Alte Reben, la schiava della linea “alta” di Cantina Girlan.

Un piccolo passo indietro: 750 ettari vitati, la Schiava resta il vitigno più coltivato in Alto Adige nonostante un tasso di riduzione drammatico, negli ultimi anni, a favore di vitigni con più appeal commerciale.

A credere nella sua valorizzazione è stato oltre 40 anni or sono il capo cantiniere della cantina Girlan, cooperativa storica nata nel 1923 a Cornaiano (Girlan, nella lingua locale). George Spitaler osservando le vecchie vigne a pergola poco lontano dalla sede aziendale impose una svolta radicale per far nascere la Gschelier Alte Reben, appunto “vecchie vigne”. Drastica riduzione delle rese per ettaro e, in cantina, affinamento in botti grandi.

Il vigneto Gschleier, il cui nome richiama un’antica guarnigione romana riportata alla luce in quella zona con i relativi reperti, si trova su una collina morenica di 450 m di altitudine, dal terreno tipicamente calcareo, ghiaioso e argilloso, con una bella esposizione a sud. Posizione e orientamento garantiscono un’insolazione ottimale che fa nascere un vino pieno, con un grande potenziale d‘invecchiamento.

Vigna Gschleier

Dal lontano 1975 le uve Schiava della zona di Gschleier danno vita ad un vino particolare, di corpo, che nulla ha a che vedere con le tante, e forse stereotipate, espressioni di Schiava “leggere” dell’Alto Adige.

La vendemmia avviene manualmente in piccoli contenitori per un rapido trasporto in cantina, dopo la diraspatura il mosto viene trasferito in tini d‘acciaio inox per la fermentazione dove sosta per 15-20 giorni; conclusa la classica fermentazione alcoolica, si attiva la fermentazione malolattica e quindi si passa ad un affinamento per 9 mesi in grandi botti di rovere e, infine, 6 mesi in bottiglia.

Un vino dalla dimostrata longevità, che tuttavia non snatura le caratteristiche del vitigno per farlo diventare qualcosa che non è. Resta un vino dalla bassa acidità, in genere sui 5 grammi litro, relativamente poco tannico grazie alla buccia poco spessa, con una struttura e una alcolicità superiore alle altre Schiava ma capace di trasmettere la mineralità dei sottosuoli come i migliori bianchi della stessa regione.

In degustazione abbiamo assaggiato il frutto delle vendemmie 2017, 2016, 2010 e 2006 per cogliere come il passare del tempo riesce a tirar fuori da questo vitigno quella parte speziata che spesso è nascosta quando bevuto, come spesso accade, nella prima gioventù.

  • i vini in degustazione
  • Abbinamenti

Gschleier 2017

Vino dal naso molto fine, giocato sul fiore rosso ed il ribes, minerale, poi un cenno di ginepro. La bocca in ingresso risulta piuttosto calda ma ha un bell’allungo salato. Vino ancora molto giovane che in questa fase risulta piacevole anche se in qualche modo non ancora compiuto.

Non ho l’età (Gigliola Cinquetti, 1964)

Gschleier 2016

Naso molto compatto di grafite e frutti rossi maturi. Sorso di impatto, ampio ma non alcolico con le morbidezze del vino tenute a bada da una trama fitta. Dal centro bocca in poi mette il turbo con una grande progressione, energica ma soave, senza spigoli. Finale caratterizzato da una grande sapidità ed un’ottima persistenza. Vino di grande classe e decisamente promettente. Da bere anche ora ma se riuscite a conservarne qualche bottiglia…

Va bene, va bene così (Vasco Rossi, 1984)

Gschleier 2010

Olfatto molto articolato: sottobosco, sangue, frutta rossa macerata, tocchi delicatamente affumicati. Bocca sferica, ampia, di calore alcolico ma saporita. Nel finale una pennellata tannica completa il quadro di un vino all’apice ma non ancora domo. Vino intrigante.

Mentre tutto scorre (Negramaro, 2005)

Gschleier 2006

Vino che si presenta fin dal naso evoluto, però con il passare dei minuti non decade, ma resta sulla frutta rossa e le foglie secche, il sottobosco, la corteccia e la china. In bocca è risolto, senza ormai molta progressione, anche se la chiusura è definita, pulita e di una piacevole dolcezza di frutto. Millesimo difficile da giudicare anche perché a questo stadio l’evoluzione di bottiglie diverse della stessa annata potrebbe aver dato esiti difformi.

La decadenza (Ivano Fossati, 2011)

Alessandra Gianelli
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Alla ricerca della migliore Schiava dell’Alto Adige

Elda - Nusserhof

Oggi ti racconto di una degustazione di schiava molto didattica. La schiava – o vernatsch come si dice in Alto Adige, terre d’elezione del vitigno – dà origine a vini spesso semplici, beverini e succosi, con poco tannino e piacevoli compagni della tavola. Alcuni vini però, soprattutto se ottenuti da vigne vecchie, hanno mostrato oltre ad eleganza e golosità anche una complessità in parte inattesa.

Alcune delle migliori Schiava tra quelle degustate
Alcune delle migliori Schiava tra quelle degustate

La degustazione è stata possibile grazie alla cortese ospitalità dell’enoteca La Sala del Vino, locale di recentissima apertura a Milano.

Ecco il resoconto di quanto bevuto:

Amadeus Rosè Alpino – Lieselhof
Naso molto floreale (rosa), seguito dalla frutta rossa matura. Semplice ma pulito e lineare.
Bocca agile, persino esile con alcol che, nonostante sia nominalmente basso, pizzica in chiusura.

Piacevole

Südtiroler DOC Vernatsch Alte Reben 2017 – Glögglhof (Franz Gojer)
Uno dei migliori vini della serata. Olfatto di viola e fragole, bocca di bella dinamica, fresca e leggera ma profonda e saporita.

Molto convincente

Kalterersee Classico Superiore “Quintessenz” 2017 – Kaltern
Inutile girarci intorno: vino deludente. Chiuso al naso, poco espressivo ed amarognolo in bocca.

Poco generoso

Lago di Caldaro Classico Superiore “der Keil” 2017 – Manincor
Olfatto essenziale di frutta rossa e mandorle tostate.
La bocca risulta poco dinamica, piuttosto rapida nello sviluppo e dal finale amaricante.

Si può dare di più

Alto Adige Vernatsch “Fass Nr. 9” 2017 – Girlan
Naso di una bella floralità con un tocco di gelatina alle fragole.
Bocca fruttata, di una certa morbidezza, salata la chiusura su ritorni amandorlati.

Rassicurante

Amadeus 2016 – Lieselhof
Vino di impostazione lineare e scorrevole, dal naso dolce e floreale, al sorso beverino e amandorlato.

Schietto

Südtirol DOC Vernatsch Mediaevum 2017 – Gump Hof (Markus Prackwieser)
Naso articolato e complesso di fiori appassiti, lampone maturo, rosa canina.
Bocca di buon volume e sviluppo con la sapidità ad accompagnare la deglutizione e retrolfatto coerente con quanto percepito all’olfatto.

Intrigante

Elda – Nusserhof (Heinrich Mayr)
Vino che non riporta l’annata uscendo come vino da tavola e che sorprende tutti i degustatori.
Ottenuto da un vigneto con viti di 80 anni: in prevalenza schiava (rari e antichi cloni di vernatsch) ma a completare, in “complantation”, anche un circa 15% altri vitigni quali lagrein, teroldego, blatterle e altri…
Nel bicchiere il vino si stacca dagli altri per qualità ed originalità.
Olfatto di sangue, ferro, erbe aromatiche, carne cruda, sottobosco, rose rosse,
mineralità scura… La bocca è stratificata, di volume ed allungo, lo sviluppo segue un percorso tridimensionale che lascia il cavo orale succoso e soddisfatto.

Fuoriclasse

St. Magdalener 2016 – Thurnhof (Andreas Berger)
Vino in prevalenza di schiava con lagrein a completare l’uvaggio.
Naso di piccoli frutti rossi, semplice ma intrigante.
La bocca è però piatta ed in chiusura amarognola.

Da riassaggiare

Vernatsch “Morit” 2015 – Loacker
Vino (o bottiglia?) preso in ostaggio da acetica fuori controllo.

Imbevibile

Vernatsch von Alten Reben “Upupa Rot” 2014 – Weingut Abraham
L’annata complicata non aiuta certo questo vino di cui avevo sentito parlare molto bene ma che non avevo mai assaggiato.
Purtroppo il naso è quello di un vino eccessivamente “lavorato”: vaniglia, rossetto, caffè coprono il varietale della schiava (in questo vino vi è anche un piccola percentuale di pinot nero). La bocca di contro è vuota e corta anche se il finale è piacevolmente sapido.

Da riprovare (magari un altro millesimo)

La panoramica è stata molto interessante e ha permesso di assaggiare vini non sempre di facile reperibilità fuori dall’Alto Adige.
La schiava si conferma vitigno piacevole e gourmet: il tannino molto sottile e il corpo mediamente magro rendono questo vino adatto a vinificazioni in sottrazione, senza la necessità di cercare struttura o complessità con lavorazioni in cantina o in vigna che rischiano di essere anzi controproducenti.
08Nelle migliori versioni, soprattutto in caso di vigne vecchie (le “vere” Alte Reben”), il vino acquisisce un’articolazione ed una dinamica degne di nota, con l’Elda di Nusserhof una spanna sopra tutti.