Trasferta fiorentina per Vinocondiviso

Tempo di anteprime e di presentazione di cataloghi. Vinocondiviso ha preso i due classici piccioni… eravamo presenti infatti a due importanti eventi: la presentazione del nuovo catalogo di Teatro del Vino a Villa Castelletti, nelle colline fiorentine, e il Chianti Classico alla Leopolda di Firenze il giorno successivo.

Domenica 10 febbraio il primo turno a Teatro del Vino; anticipiamo subito che abbiamo assaggiato “certezze” e “novità” e che il giorno seguente, al Chianti Classico, abbiamo toccato con mano l’eccellente capacità di comunicare prodotto e territorio.

Eccoci subito, a Teatro del Vino, a parlare di eccellenze: l’azienda Ettore Germano, nel cuore delle Langhe. Il figlio di Ettore, Sergio, riesce a stupire in tutto ciò che fa, con qualunque uva e metodo. Quindi proviamo praticamente tutto, anche i bianchi, non necessariamente gli emblemi di Langa. Binel, annata 2016, 85% chardonnay fermentato in barrique e 15% riesling che invece fermenta solo in acciaio, perfettamente equilibrato e il famoso Herzu, 100% Riesling renano: il 2017 ha grande stoffa.
Dopo gli ottimi Barolo Serralunga 2015, Prapò 2014, Cerretta 2014 e Lazzarito Riserva 2012, l’ultimo assaggio è quello che si fa ricordare: Langhe Nebbiolo “VR” annata 2014 (ovvero Vigna Rionda, fra i cru più famosi di Barolo): le vigne sono giovani ma producono un nebbiolo già nobile, di grandi prospettive.

Ah, Germano fa gran uso del tappo a vite, anche per qualche rosso. W il tappo a vite!

Le Vigne di Eli
Le Vigne di Eli

Dal Piemonte scendiamo in Sicilia, anche se dovremmo dire saliamo, visto che parliamo di vigne a 800m slm: siamo sull’Etna, dove Marco De Grazia, con Le Vigne di Eli, interpreta in maniera sperimentale i grandi autoctoni della zona; il suo Etna Rosso “Moganazzi”, Nerello Mascalese con un piccolissimo saldo di Nerello Cappuccio, ottenuto da uno dei più famosi cru della zona, nel comune di Castiglione, da vecchie vigne terrazzate, regala freschezza e nel contempo morbidezza.

E ora passiamo alla Francia, perché nel frattempo gli Champagne erano arrivati a temperatura 🙂

Gli Champagne di Benoît Lahaye
Champagne Benoît Lahaye

Iniziamo nella zona attorno a Bouzy, Montagna di Reims, dove Benoît Lahaye gestisce 4,5 ettari in regime biodinamico e proviamo Blanc de Blancs, Blanc de Noirs e il Rosé de macération Brut, champagne metodo “de saignée” (letteralmente “salasso”, ovvero lasciando macerarare circa un giorno il pinot noir per estrarre colori e profumi). Sfogliando il catalogo ci aveva colpito “Le Jardin de la Grosse Pierre”, non presente in degustazione, una vera e propria espressione di territorio e storia, una cuvée di Pinot Noir, Pinot Meunier, Pinot Blanc, Chardonnay, Arbanne, Petit Meslier…: ci ha molto incuriosito e lo cercheremo.

Gli Champagne Larmandier-Bernier
Champagne Larmandier-Bernier

Scendiamo nella Côte des Blancs, con Larmandier-Bernier, azienda biodinamica molto nota, le sue vigne che spaziano dai Premier Cru (Vertus) e arrivano ai suoi Gran Cru fino a Cramant: il loro Blanc des Blancs Gran Cru Extra Brut “Vielle Vigne du Levant”, annata 2009, da vigne di circa 50 anni nella zona di Cramant è una lama nel cuore.

Domaine Montbourgeau-Etolie

Proviamo anche una novità del catalogo, Domaine Montbourgeau-Etolie, nello Jura, terra di vini originali, vin de paille e vin jaune, sicuramente non banali né immediati, come infatti non sono L’Etoile Savagnin, un vin de voile (ovvero ottenuto con affinamento in botte scolma e realtiva formazione del “velo”) e Vin de Paille L’Etoile 2014, (Chardonnay, Savagnin e Poulsard) ottenuto da uve appassite in fruttaio fino a Natale.

Domaine Joseph Voillot
Domaine Joseph Voillot

Finiamo con la Borgogna, da Domaine Joseph Voillot, nel cuore della Côte d’Or, perchè era imperativo assaggiare i Premier Cru ma anche le sue Vielles Vignes. Azienda centenaria con circa 10 ettari sparsi fra Volnay, Pommard, Meursault e Beaune. Restiamo senza fiato e con loro in testa usciamo fuori ad ammirare le colline fiorentine.

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