Assaggi d’agosto (capitolo 4)

Il mese d’agosto volge al termine, ma siamo in tempo per parlare ancora di due vini che ci sono piaciuti particolarmente.

Pessac – Léognan AOC Blanc 2008 – Château Smith Haut Lafitte

I Bordeaux blanc sono tra i vini bianchi più complessi che si possano degustare, soprattutto grazie ad un olfatto particolarmente ampio, ricco, che qualche detrattore potrebbe definire persino barocco. Anche questo vino, dello Château Smith Haut Lafitte, non fa eccezione in quanto a complessità. Il vino che abbiamo nel bicchiere è ottenuto da sauvignon blanc in prevalenza (90%), con sauvignon gris e sémillon in parti uguali a completare il blend che viene affinato interamente in barrique della tonnellerie aziendale.

Il colore è giallo dorato di vivida lucentezza, l’olfatto si apre su note di vaniglia e cioccolato bianco per poi progredire verso l’agrume (cedro candito), la frutta gialla e la polvere da sparo, ma nel corso della serata l’evoluzione del vino, ancora perfettamente integro, ha messo in mostra anche altro come spezie, alghe, note salmastre e marine. In ingresso il vino satura il cavo orale con potenza e volume ma senza eccessi alcolici, anzi il sorso è, per la tipologia, piuttosto dinamico e con un’ottima progressione, l’acidità sostiene lo sviluppo e accompagna il vino in un finale succoso e lunghissimo.

Ahr Spätburgunder “1 Ahr” 2018 – Weingut Nelles

Come promesso in altro post, continuano i nostri assaggi di pinot nero dell’Ahr. Questa volta tocca ad un vino di Weingut Nelles, vino che ci conferma ancora una volta come lo spätburgunder di queste zone non coltivi alcun complesso di inferiorità.

Un bel rosso rubino con riflessi porpora illumina il calice. Naso molto invitante di fruttini rossi (ribes, fragoline di bosco), viola, incenso e una netta nota minerale. Un’acidità ben presente ma calibratissima veicola il frutto e aiuta il vino nello sviluppo. L’incedere è dolce e soave, agile e goloso. Chiude, non lunghissimo ma di ottima pulizia, su note di liquirizia e frutta rossa.

Diego Mutarelli
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Sancerre Les Monts Damnès: non chiamatelo sauvignon

Qualche tempo fa avevo assaggiato un Sancerre di Pascal Cotat che non mi era proprio piaciuto e, come mia abitudine, non mi ero certo autocensurato…te ne avevo parlato piuttosto dettagliatamente. Con piacere dunque oggi ti racconto di un altro Sancerre di Pascal Cotat che mi ha fatto fare pace con il produttore!

Sancerre "Les Monts Damnès" 2012 - Pascal Cotat
Sancerre “Les Monts Damnès” 2012 – Pascal Cotat

Sancerre “Les Monts Damnès” 2012 – Pascal Cotat

Il colore è giallo paglierino con riflessi verdolini di una bellissima luminosità.

Ti invita ad annusarlo per carpirne i profumi: cedro, pompelmo, clorofilla e felce…poi una mineralità chiara netta ma fine, un tocco di canfora.

La bocca è coerente, l’acidità sollecita la lingua e riempie il cavo orale con carattere ma equilibrio. La materia del vino supporta l’acidità grazie ad un sorso stratificato e saporito: l’agrume giallo è netto e richiama quanto pregustato al naso. La sapidità in chiusura tende persino al piccante.

Vino di ottima lunghezza e personalità che però si snoda con eleganza e rigore.

91

Plus: stupefacente cosa è riuscito ad ottenere Cotat in quest’annata piuttosto calda. Grande vino da assaggiare e riassaggiare per capire la differenza tra un qualsiasi sauvignon blanc ed un Sancerre! 🙂

I profumi del vino: il peperone verde

Nella rubrica “I profumi del vino” ti sto sommariamente raccontando i principali descrittori riconoscibili quando degustiamo, anzi annusiamo, un vino.

I profumi del vino: il peperone verde
I profumi del vino: il peperone verde

Il sentore di peperone verde è proprio un profumo famigerato, infatti insieme a pochi altri aromi – come ad esempio la pipì di gatto o la foglia di pomodoro – si imprime nella memoria olfattiva in modo pressoché indelebile fin dalle prime esperienze.

Il sentore di peperone verde – e l’aggettivo “verde” serve soprattutto ad evidenziare la sensazione “acerba” che se ne ricava – è infatti un sentore che se diventa predominante è poco piacevole e spesso associato ad un difetto di maturità nella raccolta delle uve. La realtà è più complessa: se è infatti vero che una raccolta precoce delle uve incide sulla predominanza di questo sentore, è anche vero la sensazione di peperone verde è dovuta alle pirazine presenti in alcuni specifici vitigni: ad esempio il cabernet franc, il cabernet sauvignon e il sauvignon blac, non certo vitigni secondari!

La realtà è che questo sentore, se non è dominante, ma accompagnato da altri sentori più “maturi e profondi”, può dare un tocco di vivacità e interesse al bouquet di un vino.

In che vini puoi trovare il peperone verde?

Un cabernet franc friulano o altoatesino, magari di quello venduto in caraffa o sfuso in osteria, ha un’altissima probabilità di avere questo marchio di fabbrica. Naturalmente tutti i tagli bordolesi italiani (Veneto, Friuli e Trentino-Alto Adige in testa) sono accompagnati da questo aroma. Ma anche la Loira (appellazioni di Saumur, Saumur-Champagny, Bourgueil…) e il Bordelais (Listrac, Margaux, Pauillac…) sono caratterizzati da questo descrittore ben accompagnato da altre note di più nobili di frutti, spezie, etc.

Nei vini bianchi questo aroma è riscontrabile soprattutto nei vini a base di Sauvignon blanc.

E tu? Qual è l’ultimo vino in cui hai riconosciuto il peperone verde?

Diego Mutarelli
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