Da una Lacryma sul viso ho capito molte cose…

Era il 1964 e Bobby Solo cantava l’indimenticabile “Una lacrima sul viso“, scritta insieme a Mogol. La canzone mi torna in mente oggi, sorseggiando un vino mitologico, la Lacryma Christi del Vesuvio: una delle denominazioni più antiche del mondo che non siamo ancora in grado di valorizzare come si deve, lasciandola invece in mano a imbottigliatori senza scrupoli che la vendono a 2 € a bottiglia a ignari turisti. Loro sì, quando apriranno quella bottiglia a casa, verseranno amare lacrime…

Il Vesuvio è una montagna rivestita di terra fertile alla quale sembra che abbiano tagliato orizzontalmente la cima; codesta cima forma una pianura quasi piatta, totalmente sterile, del colore della cenere, nella quale si incontrano di tratto in tratto caverne piene di fenditure, formate da pietre annerite come se avessero subito l’azione del fuoco; di modo che si può congetturare che là vi fosse stato un vulcano il quale si è spento dopo aver consumato tutta la materia infiammabile che gli serviva da alimento. Forse è questa la causa cui dobbiamo attribuire la mirabile fertilità delle pendici della montagna. (Strabone, 10 a.C.)

Come dimostrano numerosissime evidenze storiche, ad esempio quanto scritto da Strabone e come si evince da numerosi affreschi pompeiani – tra cui lo splendido Bacco e il Vesuvio che trovi qui sotto – il legame tra il Vesuvio ed il vino è di antichissima data (si ipotizza a partire dal V secolo a.C).

Bacco e il Vesuvio, Casa del Centenario (Pompei); 68 - 79 d.C.
Bacco e il Vesuvio, Casa del Centenario (Pompei); 68 – 79 d.C.

La leggenda più conosciuta sull’origine del nome della denominazione di cui ti parlo oggi, vuole che Lucifero, nella sua discesa agli inferi, abbia portato via con sè un pezzo di Paradiso. Gesù, riconoscendo nel Golfo di Napoli il Paradiso rubato, pianse lacrime copiose da cui nacquero i vigneti del Lacryma Christi.

Nell’affresco qui riportato puoi notare come non solo vi sia Bacco ricoperto di uva ma siano persino riconoscibili, in basso a sinistra del Monte Vesuvius,  le vigne che allora, più di oggi, ricoprivano le pendici del vulcano.

La denominazione Lacryma Christi DOP esiste sia nella versione rossa, da uve di Piedirosso (minimo 50%), Sciascinoso, Olivella e/o Aglianico, sia nella versione bianca da uve Caprettone e/o Coda di Volpe (minimo 45%), Falanghina e/o Greco. I punti di forza della denominazione dovrebbero essere non solo la notorietà globale dovuta ad un nome tanto leggendario quanto riconoscibile, ma anche il territorio vulcanico che conferisce (dovrebbe conferire) ai migliori campioni una mineralità senza uguali.

Veniamo ora al vino che ho assaggiato e di cui ti voglio parlare oggi. Si tratta di una Lacryma ottenuta da Piedirosso, Aglianico e Sciascinoso dell’azienda Agricola Giacomo Ascione, Vigna delle Ginestre.

Lacryma Christi Rosso 2015 - Vigna delle Ginestre
Lacryma Christi Rosso 2015 – Vigna delle Ginestre

Lacryma Christi del Vesuvio Rosso 2015 – Vigna delle Ginestre (Azienda Agricola Giacomo Ascione)

Il colore rubino vivo con riflessi porpora tradisce l’estrema gioventù del vino. Il naso è da subito molto fruttato (mora, amarene selvatiche), poi arrivano le erbe aromatiche con il timo e il rosmarino, il geranio, una nota eterea e pungente tra il cioccolatino Mon Cheri e l’asfalto. Il sorso è avvolgente, morbido e di buon volume e, fortunatamente, senza troppo calore. Anzi, alla dinamica gustativa partecipa un’acidità pimpante e un tannino -leggermente scomposto in chiusura  – che aiuta a dare equilibrio e grip. Retrogusto di frutta rossa e dolce accompagnato da una nota finale piuttosto amaricante.

Vino non banale e produttore senz’altro da seguire.

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Autumn in Treiso: Rizzi

Oggi ti voglio raccontare della bella visita che ho avuto modo di effettuare presso l’azienda agricola Rizzi, situata a Treiso, nel cuore della zona del Barbaresco.

Azienda Vitivinicola Rizzi
Panorama da Rizzi

Rizzi è senz’altro una delle aziende più significative della zona sia per estensione (35 ha per circa 70.000 bottiglie) sia – soprattutto – per qualità e affidabilità. Inoltre, plus per l’enoturista, la vista che si gode dalla cima del cru Rizzi, in cui è appunto situata l’azienda, è impagabile.

L’accoglienza presso l’azienda è di grande calore e semplicità, unita a grazia e pragmatismo merito soprattutto di Jole Dellapiana, figlia di Ernesto Dellapiana, il titolare dell’azienda. Figura di riferimento dell’azienda anche Enrico Dellapiana, enologo e responsabile commerciale, presente in cantina anche lui al momento della mia visita.

In cantina c'è spazio anche per i bimbi!
In cantina c’è spazio anche per i bimbi!

Ecco cosa ho assaggiato:

Langhe Chardonnay 2015: ottenuto da un bel vigneto sito proprio a ridosso della cantina, naso esotico (ananas, banana) e di fine vegetale (basilico), agile e fresco, piacevole nella sua immediatezza. Solo acciaio.

Dolcetto d’Alba 2014: rosa e fragola al naso, tannino ancora croccante e dalla chiusura leggermente amara, darà il meglio di sé accompagnato al cibo. Solo acciaio.

Barbera d’Alba 2013: interessante la barbera dalle note di viola, fruttini rossi, un tocco di rossetto e una certa vinosità. Acidità sostenuta ma perfettamente fusa nella materia.

Langhe Nebbiolo 2014: 12 mesi di botte grande per questo nebbiolo dagli eleganti tocchi agrumati.

Degustazione vini presso Cantina Rizzi
Degustazione vini presso Cantina Rizzi

Barbaresco Rizzi 2012: forse il vino più buono della giornata, veramente convincente! Speziato ed elegantemente fruttato al naso, un tocco di liquirizia dona austerità, bocca veramente convincente. Tra qualche anno sarà perfetto.

Barbaresco Nervo 2013: altro bel Barbaresco. L’annata di grazia si sente tutta, abbisogna senz’altro di più tempo rispetto al vino precedente, la mineralità è netta, la dinamica gustativa, per quanto ancora compressa, mostra carattere nervoso e sapore. Ripassare tra un lustro almeno.

Barbaresco Pajoré 2013: in questa fase meno definito e più maschio rispetto al Nervo, di grande potenza, ha bisogno di tempo questo Pajoré ma diventerà un Barbaresco di grande intensità.

Frimaio Vendemmia Tardiva 2009: da uve moscato lasciate appassire su pianta e raccolte nella seconda metà di novembre. Molto buono questo vino da dessert impreziosito dalle note agrumate conferite dalla botrite che si accompagnano perfettamente a note dolci di frutta esotica, canditi e rosa. L’acidità accompagna il sorso ed evita ogni stucchevolezza, la chiusura è anzi piacevolmente sapida. Gran bel vino.

Dirupi: Valtellina leggiadra e territoriale!

Che bello bere vini di Valtellina che riescono a coniugare eleganza e complessità, modernità e territorio. I Dirupi sono senz’altro una delle “nuove” aziende della Valtellina – da tempo sulla bocca degli appassionati – che ha ringiovanito i vini a base di chiavennasca proponendoli in una chiave pulita, fresca e sbarazzina senza tradire però il rigore dei vini valtellinesi.

Gli appezzamenti allevati dai Dirupi sono molto frazionati e dislocati in zone molto variegate. I produttori hanno recuperato molte vigne, salvato vecchi cloni e ripristinato i tipici muretti a secco. Il Valtellina Superiore di cui ti parlo oggi è ottenuto da vigneti per la maggior parte storici (non sono rare le piante centenarie) che si trovano nei comuni di Sondrio, Montagna in Valtellina e Poggiridenti, nelle zone del Grumello, Inferno e del Valtellina Superiore. Sono impiantati su terreni terrazzati situati sul versante retico della Valtellina, con esposizione a sud, a quote che variano tra i 400 e i 650 metri.

Valtellina Superiore 2013 – Dirupi

Il colore è bellissimo: rubino chiaro, trasparente e luminoso screziato da tocchi granato. L’olfatto è affascinante e goloso: ribes, melograno, arancia, roselline, una nota vegetal-boschiva tipo aghi di pino.

Bocca asciutta, verticale, magra e saporita come nei migliori “vini di montagna”, la mineralità rocciosa e l’acidità donano un profilo spigoloso eppure accattivante che è accompagnato da un tannino croccante anche se non certo ruvido.

La chiusura è amaricante, forse un po’ troppo, ma la lunghezza è di tutto rispetto.

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Poggio Pini: complessità e sapore a Dolceacqua!

Ti ho parlato spesso di Dolceacqua e del suo rossese (qui e qui, ad esempio). Ho la fortuna di bazzicare da tempo la denominazione e di conservare qualche bottiglia non proprio recente. Il rossese infatti gradisce senz’altro qualche anno di affinamento sviluppando sentori terziari che aggiungono complessità ad un quadro aromatico già piuttosto interessante nei vini d’annata.

Oggi ti parlo di un rossese di Tenuta Anfosso, azienda di Soldano che è senza dubbio tra i fari della denominazione. La guidano Alessandro Anfosso e la moglie Marisa Perrotti che vinificano circa 5 ettari, tra i quali i cru Poggio Pini, Luvaira e Foulavin.

Rossese di Dolceacqua Poggio Pini 2010 - Tenuta Anfosso
Rossese di Dolceacqua Poggio Pini 2010 – Tenuta Anfosso

Rossese di Dolceacqua Superiore Poggio Pini 2010 – Tenuta Anfosso

Poggio Pini è un vigneto molto bello, con pendenze pazzesche e piante centenarie. Le rese molto basse caratterizzano il vino che, nel millesimo in questione, ha beneficiato di un andamento climatico ottimale.

Al naso confettura di frutti di bosco (more), fiori rossi (geranio, peonia, rosa), mazzetto odoroso (rosmarino e timo su tutti), dattero, tabacco, spezie (chiodo di garofano e pepe). L’ingresso in bocca è di gran volume, ricco di tenore alcolico ben bilanciato però da una dinamica gustativa che approfondisce il sorso. In particolare, sono da segnalare una mineralità salina che solca il cavo orale e un tannino, mai preponderante nel rossese, che fornisce sapore e grip. Il vino ha ottima persistenza e chiude su ritorni di frutta dolce e spezie.

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Emozioni: i vini con l’X Factor

Serata X Factor qualche giorno fa, ma non davanti alla televisione, bensì davanti a degli ottimi bicchieri di vino insieme ad amici bevitori (ehm….degustatori). E sì, molti dei vini degustati avevano quel Fattore X che fa diventare un buon vino un vino emozionante.

Vediamo se indovini quali tra questi vini avevano l’X Factor:

Champagne “Le Jardin de la Grosse Pierre” 2010 – Benoît Lahaye

Che grande champagne! Naso caleidoscopico di arancia, affumicatura sottile, tocco leggero di ossidazione, pasticceria, mela renetta, zenzero…Bocca acida e saporita il cui sorso è sostenuto da bollicine piccolissime ma fitte che solleticano il palato accompagnandolo in una chiusura lunga e sapida.

Vosne-Romanée 1er cru Les Suchots 2012 – Chantal Lescure

Naso molto delicato ma ad ascoltarlo con attenzione emerge il cassis, la viola, il papavero ed una mineralità prorompente. La bocca è sferica, acidità e tannino sono integratissimi e non aggrediscono il palato, ma anzi l’accompagnano con grazia ed eleganza in una chiusura succosa. Che classe!

Sassella Riserva "Rocce Rosse" 2005 e Sassella Riserva "Vigna Regina" 2007 - AR PE PE
Sassella Riserva “Rocce Rosse” 2005 e Sassella Riserva “Vigna Regina” 2007 – AR PE PE

Sassella Riserva “Rocce Rosse” 2005 e Sassella Riserva “Vigna Regina” 2007 – AR PE PE

Due grandi Sassella questa coppia. Il primo più austero, quasi compresso, energico ma di grande prospettiva, il secondo più goloso e aperto con una chiusura di bella “dolcezza”.

 

 

Barolo Collina Rionda 1993 – Bruno Giacosa

Tappo splendido, elastico e integro, il naso parte su toni leggermente “appassiti” per poi aprirsi e ringiovanirsi: fragoline, paprika, fiori appassiti, liquirizia dolce, un tocco di fungo porcino e potrei continuare a lungo…Bocca compiuta, dal tannino ormai cremoso e dolce, progressione continua che senza sforzo conquista tutto il palato accompagnandolo in una chiusura salata. Vino, anzi bottiglia, colta all’apice ed in stato di grazia.

Barbaresco Riserva Asili 2004 – Azienda Agricola Falletto (Bruno Giacosa)

Vino più intenso, fitto, inizialmente parte scontroso per poi lasciarsi andare con energia e sapore. Al naso le fragoline di bosco sono accompagnate da una rosa rossa carnosa e fresca, la mineralità emerge chiaramente, poi arriva un curioso tocco di gomma pane. Bocca magistrale.

Niederberg Helden Riesling Auslese Goldkapsel 2012 - Schloss Lieser (Thomas Haag)
Niederberg Helden Riesling Auslese Goldkapsel 2012 – Schloss Lieser (Thomas Haag)

Chiusura in dolcezza con il vino successivo, un grande riesling.

Niederberg Helden Riesling Auslese Goldkapsel 2012 – Schloss Lieser (Thomas Haag)

Straordinario il naso senza i soliti, spesso prevaricanti sentori di idrocarburi: pompelmo, un fine vegetale, sale, buccia di limone, spezie in formazione…La bocca è sapidissima, se pensi che ha un residuo zuccherino superiore ad un passito di Pantelleria rimani esterrefatto. Acidità agrumata e poderosa, ma in filigrana alla materia, lascia la bocca pulita e saporita. Un vino stupefacente che coniuga complessità e bevibilità e che può accontentare sia un bevitore edonista che un degustatore più cerebrale.

Timorasso Derthona: potenza e personalità di un bianco piemontese

Oggi ti parlo del vitigno bianco più caratteristico di tutto il Piemonte: il timorasso. La riscoperta di questo vitigno autoctono della provincia di Alessandria è avvenuta ad opera di Walter Massa e di altri produttori che negli anni ’90 lo hanno letteralmente recuperato dall’oblio. Claudio Mariotto, tra i primi insieme a Walter Massa a credere nelle potenzialità del timorasso, è tra i produttori che reputo più interessanti. Per mettere alla prova la proverbiale longevità del vitigno ho stappato una bottiglia che riposava in cantina da qualche anno…

Timorasso Derthona 2011 - Claudio Mariotto
Timorasso Derthona 2011 – Claudio Mariotto

Colli Tortonesi Timorasso Derthona 2009 – Claudio Mariotto

Olfatto di frutta gialla, mineralità gessosa, note di cereali e fieno, la bocca è decisamente larga, intensa, calda e saporita. Il tenore alcolico (14,5%) è però ben bilanciato da una dinamica in bocca succosa, stratificata e sapida.

Retrolfatto floreale e sapido con una minerale chiusura piacevolmente amaricante.

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P.S.: astenersi amanti di vini efebici.

Tazzelenghe 2011 – Jacùss: vino senza compromessi

Il tazzelenghe è un vitigno autoctono friulano che ha rischiato l’estinzione. L’area in cui si trova più frequentemente è quella dei Colli Orientali del Friuli ed il vino che si ottiene da quest’uva ha delle caratteristiche piuttosto “estreme”: vinoso in gioventù, tannino ed acidità molto sostenuti, ottima longevità. Per stemperare queste caratteristiche i produttori spesso cercano maturità del frutto, concentrazione e affinamenti in legno.

Non sempre il gioco di prestigio riesce, ma oggi ti parlo di un vino il cui risultato è invece piuttosto interessante. Si tratta del tazzelenghe di Jacùss, azienda di Torreano (UD) condotta dai fratelli Sandro e Andrea Jacuzzi.

Colli Orientali del Friuli Tazzelenghe 2011 - Jacùss
Colli Orientali del Friuli Tazzelenghe 2011 – Jacùss

Colli Orientali del Friuli Tazzelenghe 2011 – Jacùss

Rosso rubino impenetrabile senza cedimenti, naso di fiori rossi, frutta matura (amarena), china, cardamomo, cioccolato al latte. L’ingresso in bocca e’ largo, con l’alcol (13,5%) ben bilanciato da acidità ben presente ma mai prevaricante. La chiusura è coerente con quanto sentito al naso con, unica nota stonata, una scia amaricante appena troppo marcata.

84

 

Rosso di Valtellina 2014 – Ar.Pe.Pe.

Ar.Pe.Pe., l’azienda di Sondrio gestita dai fratelli Emanuele e Isabella Pelizzatti, fa da tempo rima con Valtellina. Sono loro infatti che, raccogliendo l’eredità del padre Arturo, hanno saputo rinnovare ed elevare l’immagine dei vini valtellinesi a base di nebbiolo – pardon chiavennasca – e portarla al successo anche e soprattutto oltre i confini nazionali.

Rosso di Valtellina 2014 - Ar.Pe.Pe.
Rosso di Valtellina 2014 – Ar.Pe.Pe.

Rosso di Valtellina 2014 – Ar.Pe.Pe.

Rosso rubino di grande luminosità, all’olfatto è elegante di rose rosse, goloso di fragoline, cerebrale con un’interessante e scura mineralità, promettente con le spezie in formazione (liquirizia, pepe).

Il sorso è gustoso anche se piuttosto rapido nello sviluppo con l’alcol che scappa un po’ via dalla materia piuttosto esile del vino. In fin di bocca il calore ritorna ma è ben stemperato dal tannino e dall’acidità che lavorano all’unisono.

Chiude su ritorni di liquirizia.

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Vitovska 2007 – Vodopivec: ambra liquida!

Ti ho già parlato della regina del Carso, la vitovska, ma non avevo in quell’occasione recensito il produttore che secondo me meglio interpreta il carattere del vitigno: Vodopivec.

Venezia Giulia IGT Vitovska 2007 – Vodopivec

Ambra luminoso e trasparente, il naso è colpito in primis da un’elegante e delicata mineralità sulfurea, poi mare, bergamotto, scorza d’arancia, frutta esotica disidratata, pepe bianco. Bocca ellittica, sia ampia che profonda: intensità, sapore e glicerina dialogano con un’acidità poderosa ma integratissima. La sapidità accompagna il sorso in una chiusura persistente su ritorni di agrumi e pepe bianco.

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P.S.: annata difficile la 2007 soprattutto a causa della grandine che ha colpito duramente e più volte il Carso. Vodopivec, a causa della scarsa quantità raccolta, decide di uscire con solo questa etichetta. Visto il risultato, a quasi 10 anni dalla vendemmia, direi che la scelta è stata azzeccata!

Il vino è ottenuto da una macerazione in rosso ed in anfora per sei mesi, l’affinamento in legno per trenta mesi.

Diego Mutarelli
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Rossese di Dolceacqua Superiore Posaù 2010 – Maccario Dringenberg

Da parecchio non scrivo di Dolceacqua, territorio e vino che amo molto e di cui sul blog ho parlato in uno dei primi post. Ora è il turno di un vino di Maccario-Dringenberg, uno dei produttori che più ha contribuito al rilancio della denominazione. Ho scelto una bottiglia con qualche anno sulle spalle perché il Rossese sa, anzi deve (!), invecchiare almeno qualche anno in bottiglia.

Rossese di Dolceacqua Superiore Posaù 2010 - Maccario Dringenberg
Rossese di Dolceacqua Superiore Posaù 2010 – Maccario Dringenberg

Rossese Superiore di Dolceacqua Posaù 2010 – Maccario Dringenberg

Rubino chiaro con riflessi granato, olfatto marino e di macchia mediterranea, spezie e roselline rosse, fragoline e un tocco di frutta più matura (c’è da giurare che il dattero, frutto che accompagna l’evoluzione dei migliori rossese, apparirà tra qualche mese).

La bocca entra ampia, intensa e si muove morbida e piuttosto calda. Il titolo alcolometrico di 14% tende a scappare un po’ in chiusura di bocca che però, fortunatamente, è sapida piccante.

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