Sancerre “L’Authentique” 2014 – Thomas Labaille

Con i primi caldi avevo bisogno di un vino fresco e “dissetante” e quindi ho messo mano al cavatappi per stappare un Sancerre in grande annata:IMG_8165

Sancerre “L’Authentique” 2014 – Thomas Labaille

Frutto chiaro non troppo maturo (melone bianco e pesca), vegetale delicato (basilico e menta), gesso, conchiglie e acqua di ostriche. Bocca con acidità predominante ma non sgraziata e che sostiene la progressione, dà sapore e succosità. Profondità notevole e ottima persistenza.

Un vino che forse ha, come unico limite, una certa “algida bellezza”, piacerà meno a chi nel vino cerca una quota non indifferente di “coinvolgimento e sensualità”.

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Chignin Bergeron “Verticale” 2011 – Louis Magnin

Come promesso dopo questo post, proseguo a stappare dei vini provenienti dalla Savoia. Dopo aver stappato un vino ottenuto da jacquère ed un vino da mondeuse, oggi è la volta di una denominazione completamente dedicata al vitigno roussanne.Verticale.JPG Per l’esattezza:

Vin de Savoie Chignin Bergeron “Verticale” 2011 – Domaine Louis Magnin

All’olfatto subito un floreale dolce tipo glicine, tarassaco, frutta gialla (nespola), mineralità scura, erbe amare di montagna. La bocca, a dispetto del nome, è piuttosto larga e non così verticale come l’etichetta lascia presagire. Molto volume e morbidezza in ingresso, i 13,5% di titolo alcolometrico si sentono tutti e solo in chiusura qualche nota amaricante e minerale aiuta a “ripulire” il cavo orale che resta sapido a lungo.

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Non il mio genere di vino, questa bottiglia è però un’interpretazione piuttosto classica e centrata della roussanne, vitigno ricco e maturo che non ha nell’acidità la sua caratteristica principale.

Cristom, sorprendente pinot nero made in Oregon

Sorprendente questo vino made in USA, anzi in Oregon. Finalmente un pinot nero americano che mi convince appieno, anzi mi lascia decisamente soddisfatto. L’azienda si chiama Cristom e si trova nella Eola-Amity Hills, una sottozona della Willamette Valley.

Eola-Amity Hills, Willamette Valley Pinot Noir Louise Vineyard 2013 – Cristom

Il naso è decisamente elegante e per nulla “moderno” (come temevo). Lamponi e ribes, incenso, tocco di pepe bianco, un vegetale acquoso tipo cetriolo, leggero caffè. Bocca molto dinamica e finto-semplice, la materia in realtà c’è e satura tutto il cavo orale che è percorso da acidità vibrante con legno dosatissimo che si “indovina” da un tannino ancora leggermente astringente. La chiusura è da grande vino: sapida, profonda, pulita e lunghissima. Lascialo in cantina qualche anno per goderlo appieno…

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Vitovska: il vino di confine fatto di roccia, mare e bora

Ho avuto la possibilità di partecipare ad un  bell’evento organizzato dall’AIS Milano dedicato alla vitovska. L’evento fa parte di una delle numerose iniziative collaterali pensate per lanciare la decima edizione di Mare e Vitovska, manifestazione enogastronomica che si terrà al Castello di Duino il 17 e 18 giugno 2016.

La vitovska è un vitigno autoctono del Carso friulano e sloveno. Un vitigno che da tempo sta trovando sempre più estimatori, tra i quali il sottoscritto. Ho avuto la fortuna di visitare il Carso friulano qualche tempo fa, scoprendo territori e produttori fenomenali: Vodopivec, Zidarich, Skerk, Kante sono solo alcuni dei produttori più conosciuti.

La vitovska è un vitigno elegante e dal basso tenore alcolico con aromi delicati di fiori, mare e frutta a pasta bianca o gialla a seconda delle interpretazioni. Acidità ben calibrata e sapidità marina allungano il sorso e danno profondità minerale a vini che non lasciano indifferenti. Il vitigno si è adattato ad un territorio difficile ed affascinante: siccitoso in estate e freddo in inverno, ricco di roccia calcarea con poca terra a disposizione, spazzato da folate violente di bora ma anche mitigato dal mare e dalla baia del golfo di Trieste.

Le interpretazioni di vitovska che mi convincono di più sono ottenute da macerazioni sulle bucce e affinamenti in legno grande e usato, cemento o anfora. Alcuni produttori, ad iniziare da Zidarich, stanno addirittura riscoprendo la vinificazione in tini di pietra carsica. Non mancano stili più tradizionali (vinificazioni in bianco e affinamenti in inox) e non sono pochi i produttori che provano anche ad utilizzare una quota di legno nuovo.

I vini in degustazione:

 

Vitovska 2015 – Azienda Vinicola Andrej Bole

Mare, fiori bianchi, foglia di menta, bocca delicata, piuttosto esile con però una bella progressione dettata dall’acidità che dà ottima profondità al vino. 83

Vitovska 2015 – Gabì Wines

Colore e olfatto più grintoso del vino precedente, pesca bianca non troppo matura, ginestra, camomilla, mela renetta, mineralità, alghe…bocca completa, sferica, succosa. Chiusura di media lunghezza molto pulita. Bella vitovska vinificata in bianco e fermentata in legno. 86

Vitovska 2014 – Grgic (sito web)

Vino vinificato in bianco, con macerazione a freddo e ghiaccio secco (crio), 2/3 del vino in questa difficile annata fanno legno, 1/3 della massa acciaio. Le noti di affinamento in legno sono purtroppo predominanti (mou/burro), il vino risulta piuttosto grasso, le note lattiche tornano in bocca. Il vino è equilibrato nelle sue componenti ma lo stile è decisamente “coprente” in un’annata difficile in cui, forse, si poteva provare ad usare una mano meno marcante in cantina. 76

Vitovska 2015 – Rado Kocjancic

Canfora, fiori bianchi, mare, pesca bianca, bocca sferzata da un’acidità viva eppure intrigante, saporita. Ottima lunghezza. 84

Vitovska 2015 – Bajta Fattoria Carsica (sito web)

Bel vino dal naso pulito e semplice di mela, floreale e una vena delicata vegetale, il tutto circondato da una bella mineralità. Bocca, appena sparisce una leggera CO2, grintosissima: acidità e sale afferrano il cavo orale e non lo mollano più, neppure nei ritorni agrumati in retrolfatto. 87

Vitovska 2013 – Skerlj (sito web)

Ecco la prima vitovska della serie vinificata in rosso: uva passa, zenzero, iodio, salmastro, bocca leggermente tannica, con una progressione molto convincente: verticale, salata, saporita. Chiude decisamente lungo. Gran bel vino davvero. 88

Vitovska 2013 – Skerk

Naso caleidoscopico per questo orange wine: erbe aromatiche, albicocca, uva passa, iodio, un tocco di frutta esotica, persino lampone…la bocca è intensa, sferica, il sorso accompagnato da un gustosissimo tannino. Vino completo di grande prospettiva ed energia. 89

Vitovska 2007 – Zidarich

Vino con qualche anno sulle spalle che ha raggiunto una compiutezza – senza essere ancora arrivato all’apice – rimarcabile: camomilla e zenzero, erbe aromatiche e roccia, il naso ad ascoltarlo con calma direbbe ancora tanto ma…la bocca lascia stupefatti: delicata ed energica insieme, come solo i grandi vini sanno essere, la progressione è senza strappi con il tannino a dare sapore e l’acidità a dare verticalità. Il sale invece invoglia alla beva. La chiusura è fresca e lunghissima. Un vino che coniuga energia e classe, potenza ed eleganza. 91

Verdicchio Kypra 2014 – Ca’ Liptra

Oggi ti parlo di un vino che, inutile girarci attorno, ha deluso le aspettative.IMG_8101

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore “Kypra” 2014 – Ca’ Liptra

Il naso si apre su sentori piuttosto originali di frutta gialla matura (nespola), mandorla, ossidazione incipiente (mela grattugiata), la bocca è larga ma anche seduta con poco allungo e stratificazione. Probabilmente complice l’annata la bocca è debole di corpo e carente di acidità, tant’è vero che il poco alcol nominale del vino si sente tutto in chiusura di bocca. La persistenza è minima anche se rimane la percezione di una sapidità che rende il sorso più piacevole.

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Ca’ Liptra è un’azienda situata a Cupramontana, in Contrada San Michele, una delle zone più vocate del Verdicchio e lavora 2 soli ettari di vigneti con un’età media di 40 anni.

 

Ansonica 2014 – Cataldo Calabretta

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La Calabria negli ultimi anni mi ha spesso fatto divertire con produttori e vini poco conosciuti che in breve tempo si sono ritagliati, tra gli appassionati, una certa popolarità. In genere questi vini sono rossi e a base di gaglioppo. Oggi però ti racconto di un vino bianco ottenuto dal vitigno ansonica:

Calabria IGT Ansonica Bianco 2014 – Cataldo Calabretta Viticoltore.

La veste del liquido è un bel giallo oro luminoso e fin dalla prima olfazione mostra gran carattere: frutta gialla, sentori iodati e sulfurei, minerale, fumé. La bocca è saporita e di ottima acidità, il sorso è profondo e la chiusura decisamente sapida. Media lunghezza.

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Un vino di qualità e personalità, con un grande rapporto qualità/prezzo.

La famiglia Calabretta si trova nel comune di Cirò Marina e da oltre dieci anni lavora in biologico, sia in vigna che in cantina. Nei circa 14 ettari vitati sono allevati il gaglioppo, l’alicante, l’ansonica, la malvasia e il greco bianco.

Qualche utile informazione ricavata dal sito del produttore sulle modalità di conduzione in cantina:

Non utilizziamo lieviti selezionati né attivanti di fermentazione di alcun genere; cerchiamo di ridurre al minimo l’impiego di diossido di zolfo, stabilizzazione tartarica a freddo statica e filtrazione prima dell’imbottigliamento.
In cantina abbiamo recuperato le antiche vasche in cemento, tra le più indicate per l’affinamento e la maturazione del vino CIRO’.

 

Arbin “La Rouge” Mondeuse 2011 – Louis Magnin

Continuo ad approfondire i vini della Savoia grazie alla denominazione Arbin, vino ottenuto dall’unico vitigno a bacca nera autorizzato nella AOC Arbin, la mondeuse. IMG_8092Stasera ti racconto quello che il bicchiere mi ha restituito del seguente vino:

Arbin “La Rouge” Mondeuse 2011 – Louis Magnin

Naso molto floreale (violetta, peonia, geranio), poi lampone, china, rosmarino ed un delicato ma presente tocco animale. La bocca è saporita e di buon volume, un po’ rapida nello sviluppo che è dominato da acidità agrumata e tannino croccante. Chiusura gustosa, sapida e leggermente amaricante. Vino interessante e ancora lontano dal suo apice.

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Il vino è ottenuto da vigne di 70 anni allevate sulle argille rosse della Savoia in una tiratura di circa 4.000 bottiglie all’anno. Il costo della bottiglia è intorno ai 18 €.

Clos Rougeard : comme un sentier secret au fond de la forêt

Clos Rougeard: poesia fatta vino! (in francese)

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Il y a des vins qui cachent une âme de poète. Qui ont des histoires tissées à corps, contes éphémères et instantanés ne prenant vie que dans le verre.

Une seule gorgée et l’espace temps se transforme en sentier secret caché au fond de la forêt. Les pas ralentissent, le silence touffu de la nature se transforme en fraîcheur sur la peau, devient senteur de sous-bois et chant des feuilles accueillant le vent automnal. Le regard s’attarde tantôt sur une touffe de mousse nichée au pied d’un arbre, tantôt sur un  cèpe timide pointant son chapeau hors de la terre, ou encore sur l’écorce rugueux d’un vieux chêne racontant son histoire tranquille à travers les siècles. Le chemin des sens arpente les arcanes du temps et accueille à bras ouvert l’automne qui se blotti au creux de ses sillons. Délicatement une feuille tombe, décrivant des arabesques avant de poser sa couleur dorée sur le sol sombre et humide. Puis…

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Nerello Mascalese vigne vecchie 2005 – Calabretta

Ho aperto con grande curiosità questo vino dell’Etna: non mi capita infatti tutti i giorni di bere un vino etneo con più di 10 anni di evoluzione.IMG_8080 Insomma, come invecchia il nerello mascalese?

Sicilia IGT Nerello Mascalese Vigne Vecchie 2005 – Calabretta

Il naso del vino colpisce per austerità e complessità: fiori appassiti, catrame, terra smossa, sottobosco, macchia mediterranea con timo in evidenza, e poi ancora il fruttino di bosco rosso e acidulo. La bocca entra con buon volume e personalità, il tannino è presente ma risolto, saporito… La progressione in bocca è del vino all’apice, evoluto senza cedimenti con un’acidità viva che fa da metronomo alla dinamica gustativa. Chiude su ritorni fruttati (ribes) e molto sapido. Bel vino davvero!

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L’azienda agricola Calabretta si trova a Randazzo e ha le proprie vigne nelle contrade di Solicchiata/Montedolce, Passopisciaro/Feudo di Mezzo, Calderara, Taccione, Battiati/Zocconero. Il vino in questione proviene da un vigneto di 7 ha e di 80 anni a 750 m sul livello del mare. Lieviti autoctoni e lungo affinamento sulle fecce fini (in botti di rovere di Slavonia e acciaio) per circa 60 mesi.

Vin de Savoie Chignin “Claudius” 2012 – Gilles Berlioz

Come ti promettevo qualche post fa eccomi a degustare un vino della Savoia. Si tratta esattamente della seguente bottiglia: Vin de Savoie Chignin “Claudius” 2012 – Gilles Berlioz. IMG_8055Il liquido nel bicchiere si presenta con una veste di colore paglierino con riflessi verde oro, al naso  frutta gialla non troppo matura (nespola, pesca bianca), tarassaco, erbe aromatiche, un tocco sulfureo, frutta secca. La bocca è caratterizzata da tensione e sapore, buon volume e progressione con l’acidità a dettare il ritmo del sorso. In chiusura di bocca si percepisce, appena accennata, una punta di tannino. Retrogusto con l’alcol, nominalmente basso (11%), che però pizzica in quanto non del tutto integrato nella struttura piuttosto esile del vino.

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Si tratta di un vino ottenuto in regime biodinamico da Jacquère su suoli argillo-calcarei e vigne tra i 20 e i 60 anni (7000 piedi/ha).