I vini di Céline Jacquet, produttore emergente della Savoia

La Savoia è forse il territorio francese meno frequentato dagli appassionati di vino italiani.

Su Vinocondiviso, controcorrente, ti parlo invece spesso della Savoia e dei suoi vini. Oltre tre anni fa pubblicavo, ad esempio, questo post in cui si raccontava delle caratteristiche e tipologie di vini della Savoia: Vitigni autoctoni e biodinamica in Savoia.

Complici i prezzi stratosferici delle regioni più celebrate di Francia, Borgogna in primis, noto con piacere che da qualche tempo i distributori più attenti stanno inserendo in catalogo sempre più vini di regioni francesi meno “classiche”: Jura, Sud-Ovest, Corsica ed anche Savoia…

Oggi ti parlo di un’azienda emergente che in Francia si è già fatta notare da critica e consumatori: il domaine Céline Jacquet.

Domaine Céline Jacquet

L’azienda nasce nel 2011, con soli 0,45 ettari di vigna! Céline Jacquet – appena diplomata in enologia a Grenoble – si installa ad Arbin nella Combe de Savoie, la valle che da Chambery si inerpica verso Albertville e le stazioni sciistiche.

Le vigne più belle sono quelle esposte a sud sui lati della valle: vigne ripide e scoscese, scaldate dal sole di giorno ma che beneficiano di un microclima asciutto e caratterizzato da notevoli escursioni termiche giorno/notte.

Jacquère, altesse, roussanne e mondeuse sono i vitigni dai quali Céline Jacquet ottiene vini di grande finezza, fruttati, croccanti e saporiti, dal moderato tenore alcolico (circa 12%).

Sono andato sul posto ad assaggiare i vini del domaine. Dal 2011 ne è stata fatta di strada! Gli ettari di vigna sono diventati 4 e finalmente il numero di bottiglie disponibili ha permesso all’azienda di farsi conoscere anche fuori dalla regione.

L’azienda non è ancora in regime biologico ma l’obiettivo è a portata di mano. In cantina gli interventi sono minimi, le fermentazioni avvengono con lieviti indigeni e contenuta solfitazione all’imbottigliamento.

Céline Jacquet, gamma in assaggio

Di seguito qualche impressione sui vini assaggiati, con la promessa di note più dettagliate quando potrò degustare con calma i vini acquistati sul posto:

Roussette de Savoie 2017: vino delicato ed esile, ma gustoso, citrino e dissetante. Intrigante per il finale salino e profondo. Le roussette della Savoia, nelle migliori versioni, peraltro regalano un’insospettabile capacità di evoluzione in bottiglia.

Mondeuse St Jean de la Porte “les Echalats” 2018: il vino che mi ha convinto di meno, molto compresso al naso, vinoso e fruttato. L’annata è recentissima, ha bisogno di più tempo per distendersi e tirar fuori un ventaglio aromatico più articolato.

Mondeuse Arbin 2016: un’interpretazione della mondeuse agile e beverina, scorrevole ma senza rinunciare alle spezie e alla verve acida del vitigno.

Mondeuse Arbin “Mes Aïeux” 2016: anche qui siamo di fronte ad una mondeuse scorrevole e spigliata. Il naso è però mobile e articolato: frutta rossa, violetta, pepe, mineralità soffusa…Anche il sorso è sapido e profondo, con acidità vigorosa ma ben integrata.

Non ho potuto assaggiare, perché esauriti da tempo, lo Chignin 2018 (jacquère) e lo Chignin-Bergeron 2017 (roussanne).

Spero di averti fatto venir voglia di assaggiare qualche vino della Savoia. I vini del domaine Céline Jacquet sono da poco distribuiti in Italia da L’Etiquette.

Arbin “tout un monde” 2011 – Magnin: il carattere della mondeuse in Savoia

Come il lettore più affezionato di Vinocondiviso ormai saprà, parlo con regolarità dei vini della Savoia. Vini interessanti eppure ancora poco noti, mai banali e dal rapporto qualità prezzo generalmente vantaggioso.

Oggi è la volta della denominazione Arbin, dedicata esclusivamente al vitigno a bacca nera autoctono della Savoia, la mondeuse. La versione di mondeuse di cui ti parlo è del produttore Louis Magnin, produttore abbastanza noto anche in Italia grazie ai lusinghieri punteggi che, in tempi non sospetti, Robert Parker diede ai suoi vini bianchi da roussanne (Chignin Bergeron).

Vin de Savoie Arbin Mondeuse “tout un monde” 2011 – Louis Magnin

Vin de Savoie Arbin Mondeuse “tout un monde” 2011 – Louis Magnin

Rosso rubino compatto senza cedimenti.
Olfatto intrigante, spazia dalla china all’alloro, dal ribes alle rose rosse essiccate.
Il sorso in ingresso risulta un po’ stretto, giocato più sulla profondità che sull’ampiezza. L’acidità detta il passo della progressione in bocca che risulta fresca e ficcante, un po’ rapida forse nell’arrivare alla chiusura, che però è pulita, decisamente sapida e con un tannino appena accennato a fornire ulteriore grip ed allungo.

Vino che chiama il cibo, soprattutto se speziato e ricco di succhi. Lo vedrei bene su uno spezzatino di manzo al ginepro.

Plus: naso molto interessante, ampio e mutevole.

Minus: la dinamica in bocca risente di un certo deficit di polpa e sviluppo.

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I 5 post di Vinocondiviso più letti nel 2018

Gli ultimi giorni dell’anno si avvicinano, è il momento di fare il punto della situazione e ripensare a cosa è successo nell’anno che sta giungendo al termine prima di gettarsi a capofitto sugli appuntamenti del prossimo 2019.

I 5 post più letti nel 2018
I 5 post più letti nel 2018

É con questo spirito che sono andato a spulciare le statistiche di Vinocondiviso.
Di seguito trovi i 5 post che nel 2018 sono stati più letti e più amati … anche da Google! 😉

Se c’è qualche post che ti è piaciuto particolarmente e che non risulta in classifica, condividilo nei commenti!

# 1 I profumi del vino: il peperone verde

La rubrica “I profumi del vino” è senza alcun dubbio la categoria più letta e meglio indicizzata sui motori di ricerca.
Tra i vari post dedicati agli aromi del vino vince nettamente l’approfondimento dedicato al peperone verde.

Link -> peperone verde

# 2 In visita da Roberto Conterno: rigore, poesia e Monfortino!

Roberto Conterno è sempre in cima a tutte le classifiche vinose e anche in questo caso l’interesse intorno a Conterno si conferma. Molto letto e condiviso il post-reportage apparso su Vinocondiviso che racconta della
visita a Monforte d’Alba.

Link -> Conterno

#3 L’amaro nel vino: quando il troppo stroppia

Post dedicato alle sensazioni amare nel vino. Segnatamente nei vini aromatici vinificati secchi o nei vini in cui l’uso del legno è gestito con imperizia.

Link -> L’amaro nel vino

#4 Vitigni autoctoni e biodinamica gli assi nella manica della Savoia

Un post del 2016 tra i più letti del 2018! Mi fa molto piacere sapere che l’interesse per i vini della Savoia continua a crescere.

Link -> Vini di Savoia

# 5 I Wine Box avranno successo anche in Italia?

In questo post analizzo invece un nuovo modo di acquistare il vino, i Wine Box.

Link -> Wine Box

Savoia biodinamica: Gilles Berlioz

la roussanne: oro liquido

Nell’articolo introduttivo sui vini della Savoia, ti ho già citato Gilles Berlioz, l’antesignano della biodinamica in Savoia.
Oggi ti parlo di una delle sue celebri roussanne, in particolare di una cuvée chiamata “Les Fripons” (i discoli) denominazione Chignin-Bergeron.

Vin de Savoie Chignon-Bergeron “Les Fripons” 2014 – Gilles Berlioz

Oro liquido nel bicchiere: luminoso e vivo.
Olfatto decisamente complesso: iodio, scogli, una nota vegetale che ricorda la foglia di menta e che rinfresca il fruttato dell’albicocca.
Qualche istante e il naso continua a cambiare sfoderando violetta, polline, nocciola e persino una curiosa nota di farina di mais.
Il sorso si allarga piuttosto morbido nel cavo orale, il sapore si espande veicolato dall’alcol leggero (12%) e dalla sapidità che supportano con naturalezza la progressione.
L’acidità, non strabordante (in linea con le caratteristiche della roussanne), è presente sottotraccia e fa capolino in fin di bocca.
La chiusura è sapida ed elegante, soave ma lunga, su ritorni delicatamente agrumati.

Plus: vino originale ed espressivo senza inutili stravaganze. Naso intrigante e beva molto semplice.
Minus: maggiore tensione acida avrebbe forse giovato alla dinamica gustativa.

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Roussette de Savoie Marestel 2015 – Eugène Carrel

Sono passati già due anni da quando scrissi un post introduttivo sui vini della Savoia. Da allora, come sai, ti ho aggiornato di assaggi e scoperte del terroir savoiardo. Continuo oggi con un produttore che è piuttosto benvoluto dalla guida La Revue du Vin de France ma che in questo assaggio mi ha deluso senza mezze misure.

Roussette de Savoie Marestel 2015 - Eugène Carrel
Roussette de Savoie Marestel 2015 – Eugène Carrel

Roussette de Savoie Marestel 2015 – Eugène Carrel

Colore paglierino con riflessi verde-oro.

Naso di fiori gialli (tarassaco), pesca, fieno ed un tocco pungente e non troppo fine di lacca.

La bocca è piuttosto calda in ingresso, poco mobile anche a causa di una certa grassezza; cerco, invano, un guizzo acido che avrebbe riequilibrato il sorso che chiude, peraltro, amarognolo.

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Minus: il vitigno altesse è una brutta bestia: morbido ed alcolico, ma anche con grande sapore ed estratti, può dar vita a vini longevi e di carattere. Se la quadratura del cerchio non riesce il vino può risultare, come in questo caso, faticoso. Non ha di certo aiutato l’affinamento di parte della massa in barrique.

Un vino della Savoia da Champions League

Se mi segui da tempo sai che amo i vini della Savoia, in particolare quelli ottenuti dagli interessanti vitigni autoctoni della zona. Stasera ho bevuto un vino bianco che mi ha lasciato senza parole…l’avevo assaggiato nella cantina di Gilles Berlioz a Chignin. Ma qualche mese di cantina ha fatto bene ad un vino che è letteralmente sbocciato.

Berlioz è uno dei precursori della biodinamica in Savoia e il vino in questione è ottenuto dal vitigno altesse.

Roussette de Savoie Altesse “El-hem” 2014 – Gilles Berlioz

La divisa con cui il liquido odoroso scende in campo è color giallo paglierino con luminosi riflessi dorati.
Il naso è molto fine e pulito, il palleggio è rapido e preciso, vengono privilegiati i tocchi semplici e verticali: fiori gialli (tarassaco), erbe aromatiche (basilico e menta), susina mirabella, scorza di agrumi…
Il sorso è fin dall’ingresso di grande ampiezza, riempie il cavo orale di sapore ed energia, ma senza strappi, con un’ottima dinamica: sapidità e acidità sono in pressing alto su un fondo di morbidezza voluttuosa che però non detta il gioco e perde il possesso palla. In ripartenza la spalla acida si insinua, ficcante, nella retroguardia glicerica, il tiro è teso e repentino: GOAL!
In fondo alla rete la persistenza è strabiliante. Sugli spalti è festa: ritorni di fiori gialli e agrumi fanno la Ola.

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Qual è il tuo vino da Champions League?