Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo alla cieca

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello

Come augurare buon compleanno ad un amico degustatore che si proclama “eno-gay”? Vietati i vini marmellatosi, bandito il tannino graffiante, si accettano solo vini sapidi, dall’acidità pronunciata e possibilmente non troppo alcolici.

Poche ma chiare le regole di ingaggio degli invitati. Qualcuno si è attenuto strettamente al diktat, qualcun altro un po’ meno, ma altrimenti che degustazione alla cieca sarebbe stata?

Ecco i vini che abbiamo bevuto:

Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo
Champagne, Pinot Noir e Nebbiolo

Champagne “Assemblage” Extra Brut 2008 – Bruno Paillard

Agrumi, fiori bianchi e gesso tratteggiano una bocca austera e rigorosa. Bolla fitta e sottile, sorso elegante. Acidità poderosa ma assolutamente in filigrana al corpo del vino. Nessuno squilibrio, un insieme molto armonico per un finale decisamente lungo e salato. Champagne ancora giovanissimo. Essenziale ma non disadorno.

Champagne 736 Extra Brut “Dégorgement Tardif” – Jacquesson

Qui la frutta c’è ed è anche gialla, accompagnata da tocchi di burro, zenzero ed una intensa mineralità calcarea. Bolla fittissima e fine. Saporito e di ottima struttura, la materia si percepisce nel finale sapido e di gran volume. Il vino è ancora compresso, darà il meglio di sé negli anni a venire. Classe arcigna, ripassare tra un lustro.

Meursault Tillets 2009 – Dom. Roulot

Burro, erbe di montagna, frutta gialla, frutta secca (nocciole), un accenno di polvere pirica. Bocca potente, ampia ma profonda. Legno gestito con grande maestria senza concessione ad alcuna “dolcezza”. Esuberanza regale.

Chablis 1er cru Montmains 2007 – Tremblay-Marchive

Olfatto cangiante e a tratti sorprendente: frutta gialla, cera d’api, mango, pepe bianco…bocca sapida e agrumata, con un’acidità ben pronunciata. I 10 anni di vetro hanno fatto bene al vino il cui sorso è risolto, ampio e disteso nel retrogusto di burro e limone. Stiloso.

Langhe Nebbiolo 2015 - Giuseppe Mascarello
Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Langhe Nebbiolo 2015 – Giuseppe Mascarello

Il colore del nebbiolo di Giuseppe Mascarello lascia sbigottiti: luminosissimo, vivace, chiarissimo rubino con sfumature di rosa e lilla che si rincorrono. Il naso è fantasmagorico: roselline, succo di melograno, fragole di bosco, gomma pane…e ti viene voglia subito di berlo. La bocca è scorrevole e saporita, profonda ma anche di una certa vigoria alcolica (come se una materia tanto agile non riuscisse del tutto a contenerne l’esuberanza). Nel bicchiere continua a migliorare. Difficile chiedere di meglio ad un “semplice” nebbiolo. Psicadelico.

 

 

Givry 1er cru “Le Vigron” 2014 – Vincent Lumpp

Olfatto che porta immediatamente alla Borgogna: chinotto, spezie orientali, cola, viola, cannella. La bocca è scorrevole, l’acidità accompagna lo sviluppo che lascia la bocca saporita e succosa. Non certo un Borgogna complesso ma molto piacevole. Semplicemente gustoso.

Morey-Saint-Denis “Très Girard” 2008 – Cecile Tremblay

Questo Borgogna è invece più “serio”, senza però perdere in piacevolezza di beva. Il naso è sulla mineralità scura, il bosco (pigna) e la china. Bocca potente e acida, profonda e sapida. Molto lungo con retrolfatto di rose. Pugno di ferro in guanto di velluto.

Barolo Santo Stefano di Perno 2007 – Giuseppe Mascarello

Qui ci troviamo di fronte ad un grande vino senza se e senza ma. Naso di frutta rossa accompagnato da un tocco minerale (catrame), poi arancia matura, corteccia, sbuffi balsamici. Bocca potente, saporitissima ma dal tannino affusolato benché fitto. Molto lunga la chiusura che lascia nel cavo orale ricordi floreali. La potenza è nulla senza il controllo.

Rheingau Riesling “Milestone” 2008 – Querbach

Rheingau Riesling "Milestone" 2008 - Querbach

Oggi ti parlo di Querbach, un importante rappresentante del riesling del Rheingau.

Riesling Oestrich Doosberg 2008 - Querbach
Riesling Oestrich Doosberg 2008 – Querbach

L’occasione mi è fornita dall’assaggio del seguente vino:
Rheingau Riesling Oestrich Doosberg “Milestone” 2008 – Querbach

Il vino, ottenuto dalla non facile annata 2008, si presenta con un bel colore giallo paglierino con riflessi dorati.
Il naso è molto fine ed stratificato: ananas poco maturo, mandarino, salvia, un tocco vegetale di clorofilla, leggere note di idrocarburi. Continua ad evolvere nel bicchiere sbuffando anche note di miele e spezie (cardamomo).
La bocca è secca, un’acidità agrumata sostiene il sorso che però evolve piuttosto rapidamente verso il finale. Gli manca forse un po’ di energia anche se la bevibilità è decisamente alta e la bottiglia evapora in men che non si dica.

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Plus: olfatto molto ampio e fine, grande eleganza in bocca grazie ad un’acidità saporita e ben integrata.

Minus: bocca un po’ diluita, non così fitta, probabile lascito dall’annata 2008 piuttosto piovosa.

Nerello Mascalese v.v. 2006 – Calabretta

Nerello Mascalese v.v. 2006 - Calabretta

Austerità ed energia nel vino dell’Etna di cui ti parlo oggi. Un vino dell’azienda vinicola Calabretta ottenuto da viti centenarie di nerello mascalese e da affinamento molto prolungato (60 mesi) in botti di rovere di Slavonia.

Nerello Mascalese v.v. 2006 - Calabretta
Nerello Mascalese v.v. 2006 – Calabretta

Nerello Mascalese vigne vecchie 2006 – Calabretta

Colore molto integro, rosso rubino di media concentrazione.

Al naso per primo si affaccia il frutto rosso maturo (lamponi e fragole), poi la liquirizia ed il sottobosco, una nota più dolce di caramella alla violetta, il tamarindo.

La bocca è calda e ampia in ingresso, ma per nulla seduta, anzi la dinamica è scattante, il vino ancora giovane con un’acidità pronunciata a dare verticalità al sorso.

La chiusura è sapida su ritorni fruttati e floreali coerenti con quanto percepito all’olfatto.  Notevole la persistenza.

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8 annate di Barbacarlo!

Non è la prima volta che ti parlo del Barbacarlo, il vino di Lino Maga ottenuto a Broni, Oltrepò Pavese, da uve Croatina, Uva Rara e Ughetta (Vespolina) nonché, pare, un po’ di Barbera. Un approfondimento sulla vigna e sulla sua storia la trovi in questo esaustivo articolo di Armando Castagno.

Barbacarlo in Verticale
Barbacarlo in Verticale

1994
Naso molto sfaccettato di ribes e fragoline, foglie secche e sottobosco, arancia e viola. Bocca leggera, agile, di grande dinamica nella sua progressione acida che dà al sorso grande profondità. Chiude sapido in souplesse ma piuttosto lungo.
Il più affascinante delle annate degustate in questa verticale.

1996
Ahimè, tappo.

2002
Scorza di agrumi, olive nere, rosa canina, corteccia. Sorso ampio con tannino molto fitto senza alcuna astringenza però. Chiude su ritorni di liquirizia.

2005
Vino più scuro dei precedenti: tocco animale, poi prugna, catrame, sottobosco. Bocca energica e fitta, alcol che in chiusura fa sentire il suo calore ma viene ben rintuzzato da un tannino ancora croccante.
Paradigmatico.

2009
Il vino meno felice di quelli assaggiati, con un naso molto sulla frutta cotta e velato da qualche imperfezione. La bocca risulta alcolica e amara in chiusura. Vino (forse bottiglia?) incompiuto.

2010
Olfatto molto intrigante: pepe nero, balsamico, cardamomo, cannella, poi frutta dolce (susina, fico), tocco floreale…Al sorso vi è una leggera carbonica che comunque svanisce nel calice dopo pochi minuti. Bocca secca, equilibratissima, salda e lunga.
Promettente.

2011
Al naso note ematiche e ferrose accompagnate da frutta scura matura. Vino in cui lo zucchero residuo non è completamente svolto ed infatti in ingresso la morbidezza prevale. Il vino risulta comunque piacevole grazie al sostegno di una buona acidità.
Preferisco le versioni “amare”, per usare il lessico con cui Lino Maga identifica le annate “secche”.

2015
Vino piuttosto dolce fin dal naso (confettura di amarena). Il sorso è segnato da un residuo zuccherino ben percepibile.
Poco equilibrato.

Vatan, Conterno, Gravner e Château Latour: i Fantastici 4 in “pausa pranzo”

Le bevute importanti spesso sono preparate nei minimi dettagli, organizzate con settimane di anticipo per decidere la data, recuperare le bottiglie, definire  le modalità… In altri rari casi invece va tutto liscio ed in poco tempo, senza gran preavviso o aspettative particolari, si ha la fortuna di partecipare ad una bevuta memorabile effettuata per di più in una “pausa pranzo” infrasettimanale.

Di seguito, ti racconto i vini bevuti in una di queste giornate particolari!

i Fantastici 4: Vatan, Conterno, Gravner, Château Latour
i Fantastici 4: Vatan, Conterno, Gravner, Château Latour

Sancerre “Clos La Néore” 2004 – Vatan

Un vino fin dal colore giovanissimo, alla cieca avrei pensato ad un vino intorno al 2010 – 2014. Profumatissimo con eleganza: gelsomino, roccia, agrumi, un sottofondo appena accennato di miele, un spolverata di pepe bianco. La bocca è molto delicata, qualcuno potrebbe persino considerarla troppo esile, ma che classe…acidità ben presente ma integratissima, sorso suadente e delicato, chiusura sapida e calibratissima. Efebico.

Barolo 1964 – Giacomo Conterno

Ci troviamo di fronte ad un vino che ha svolto invece parte della sua lunga curva evolutiva. Il colore, ancora compatto, promette bene. Al naso carne affumicata, catrame, fiori appassiti, corteccia, arancia candita, funghi secchi. All’evoluzione percepita al naso fa da contrappunto una bocca salda, polposa, con tannino ben presente in filigrana al corpo del vino. Ancora viva la progressione del sorso che chiude decisamente sapido. E’ cominciata la fase discendente ma lotta e vive insieme a noi. Indomito.

Venezia Giulia Rosso 2001 – Gravner

Rosso rubino acceso molto vivo. Olfatto di frutta rossa matura, un tocco animale di cuoio, a rinfrescare arriva il bergamotto. Il tutto avvolto da una rifinitura vegetale molto sottile e mai prevaricante. E’ però in bocca che il liquido odoroso dà il meglio di sé: soave, fine, succoso, il tannino è di grana finissima, ben fuso ed amalgamato nel corpo del vino che si muove sinuoso ma “leggero”, senza strappi, con una splendida acidità a dare verticalità. La chiusura è lunga e piacevolmente “dolce”. Seducente.

Château Latour 2001, Pauillac

Parte con una bella nota olfattiva di frutta nera matura (mora), poi camino spento, carne alla brace, note agrumate e… spezie (chiodo di garofano, cardamomo) che però non tiranneggiano ma anzi chiudono il cerchio di un naso compiuto. Il primo sorso mostra una massa piuttosto compatta e sul frutto – il vino durerà in eterno – ma l’articolazione c’è già e la stoffa pure: il tannino è perfettamente fuso, ampiezza e profondità descrivono una dinamica ellittica ed il vino risulta armonico. Chi l’ha detto che i grandi Bordeaux non sono mai pronti e sono difficili da bere “giovani”? Questo si beve con gran facilità e soddisfazione. Esemplare.

 

i due tappi dei 2001
i due tappi dei 2001

In visita da Roberto Conterno: rigore, poesia e Monfortino!

Ho varcato l’ingresso dell’azienda vinicola Giacomo Conterno con emozioni contrastanti: impazienza, apprensione, gioia, incredulità. Ne sono uscito elettrizzato e consapevole che il mondo del vino italiano è in ottime mani. Eh sì, perché ormai i vini di Roberto Conterno – ultimo discendente della famiglia Conterno ed alla guida dell’azienda – sono senza ombra di dubbio gli ambasciatori del vino italiano nel mondo e al top per qualità, prestigio, quotazioni.

Azienda Agricola Giacomo Conterno
Azienda Agricola Giacomo Conterno
Insegna Conterno
Insegna Conterno

In una mattinata soleggiata ma fresca, in quel di Monforte d’Alba, con un gruppetto di amici degustatori abbiamo dunque incontrato Roberto Conterno e visitato la sua azienda.

Si parte da una descrizione dei vigneti. Lo storico vigneto Francia, acquistato nel 1974 e monopolio aziendale. Dai 14 ettari (11 a nebbiolo e 3 a barbera) si ottengono tre vini: la Riserva Monfortino, il Barolo Francia e la Barbera d’Alba Francia. Grazie alla lungimiranza di Roberto Conterno più di recente vengono acquistate due nuove vigne: Cerretta (2008) e Arione (2015).

In cantina la pulizia e l’ordine la fanno da padrone. La fermentazione avviene in grandi tini troncoconici mentre l’affinamento si compie in grandi botti di legno austriaco (Stockinger).

Mi sembra di cogliere nella parole di Conterno il senso di responsabilità di essere considerato ambasciatore del vino italiano nel mondo. Gli investimenti in vigna, la cura nel dettaglio, la maniacale ricerca della perfezione partono dalle piante e arrivano in cantina senza paura per l’innovazione e con la consapevolezza che gli sforzi tesi al miglioramento continuo vanno perseguiti senza abbassare mai la guardia.

Linea imbottigliamento
Linea imbottigliamento

Ci mostra con orgoglio la macchina da imbottigliamento: ha la particolarità di poter gestire anche le jéroboam (bottiglie da 3 litri) e, soprattutto, di verificare in automatico non solo il livello di vino nella bottiglia ma anche, in fase di tappatura, il riempimento ottimale di azoto (il 78% dell’aria è azoto) e relativa fuoriuscita di ossigeno.

«Un tempo, nel fare vino, la sfida era con il vicino; poi è stata con il mondo; oggi, per me, è con me stesso, alla ricerca del meglio del meglio».
Questa frase, che ho trovato sul Corriere del Vino, mi sembra particolarmente rivelatrice del temperamento di Conterno.

Un altro esempio che mostra come in quest’angolo di Langa si è apripista nel mondo riguarda il tappo. Conterno ha scelto di cercare la perfezione nel tappo di sughero e per il momento non prende in considerazione alcuna chiusura alternativa. Coerentemente però ha deciso di portarsi in casa il problema, preferisce governarlo piuttosto che “scaricarlo” sui sugherifici (e questa è una doppia responsabilità). Obiettivo? Arrivare ai tappi zero difetti! Come?

Esemplificando:

  • acquisto a caro prezzo di tappi di primissima qualità (provenienza da Italia, Spagna, Portogallo);
  • i tappi, senza alcuna personalizzazione, vengono pesati in azienda da un’apposita macchina che generalmente usano i sugherifici e che elimina i tappi troppo leggeri o troppo pesanti (densità del tappo insolite sono sintomo di potenziali problemi). Questa fase, presumibilmente già effettuata dal sugherificio, permette di eliminare qualsiasi tappo non conforme agli elevatissimi standard autoimposti;
  • una macchina costruita ad hoc ruota il tappo, fotografa le due testate e sceglie qual è la testata più bella (che starà a contatto del vino) e quella meno bella (su cui verrà stampigliata l’annata);
  • personalizzazione in casa del tappo

Dopo questi approfondimenti passiamo all’attesissimo momento dell’assaggio.

Il momento dell'assaggio
Il momento dell’assaggio

Da bottiglia abbiamo assaggiato:

Barbera d’Alba Francia 2015 con un naso esplosivo sul frutto accompagnato da piacevolissime note floreali e speziate. La bocca è straordinaria per intensità e ampiezza, nebbioleggia con un tannino che dà spessore e allungo. Acidità e tannino sono perfettamente fusi in un abbraccio in cui l’alcol sembra quasi scomparire.

Barolo Cerretta 2013 molto convincente con un naso floreale e speziato portato in dote dalla componente argillosa del vigneto. Poi un tocco di frutta chiara. Bocca magistrale, succosa, profonda, rigorosa ma equilibratissima. Un grande Barolo.

Last but not least, da botte, un assaggio di quello che sarà il Barolo Riserva Monfortino 2013: naso molto denso, giustamente compresso all’inizio ma poi si susseguono le rose e la grafite, il frutto rosso e la scorza d’arancia. Ma è la bocca che mi sbalordisce, la credevo inaffrontabile in questa fase ed invece…setosa, elegante, il tannino è fittissimo ma fine, una carezza che accompagna il sorso lungo il palato. Vino che ho fatto fatica a tenere nel bicchiere per più di qualche minuto ma che rimarrà impresso a lungo nei miei ricordi: rigore e poesia.

Vini bevuti Giacomo Conterno
Vini bevuti Giacomo Conterno

Diego Mutarelli
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Miani: al desco di Enzo Pontoni

I miti e le leggende intorno ad Enzo Pontoni (Miani) ed i suoi vini sono molteplici. Per questo motivo quando l’ho chiamato per conoscerlo mi è sembrata quasi rassicurante la sua risposta: “venga pure ma dopo le 17.00, prima sono in vigna” seguito da un “…ah, glielo dico subito, non ho nulla da vendere”.

Ci troviamo a Buttrio in provincia di Udine, nei Colli Orientali del Friuli. A Buttrio e a Corno di Rosazzo, Enzo Pontoni cura pianta per pianta i suoi 15 ettari con un’attenzione maniacale ed un’indole francescana. Da una resa per pianta ridicola Miani mette sul mercato ogni anno circa 10.000 bottiglie che gli appassionati di tutto il mondo si contendono.

E’ stato quindi un vero piacere poter visitare la cantina di Miani: pratica e spaziosa, senza fronzoli e con le barrique nuove in bella mostra. Parlando con Enzo Pontoni ho capito che al di là del piacere contadino del contatto con la terra e dell’ascolto delle piante dietro il suo saper fare vi è uno studio approfondito e costante: pratiche agronomiche, enologiche e scelte in cantine sono tutte basate sulla conoscenza scientifica della materia e sulla capacità di interpretare i singoli vigneti annata per annata. Insomma, nessun protocollo immutabile ma conoscenza tecnica e capacità di adattarla al contesto.

In cantina Pontoni si affida alla fermentazione spontanea per inoculare lieviti selezionati solo al termine della stessa, per portare il vino “a secco”. L’affinamento in barrique nuove francesi è come minimo di 2 anni con ulteriori 12 mesi di affinamento in vetro.

Al termine della visita in cantina ho avuto la fortuna di incontrare altri appassionati friulani che oltre a farmi ripassare la lingua friulana 🙂 mi hanno invitato a mangiare degli ottimi piatti di pesce preparati per l’occasione.

Pochi minuti dopo ero al desco di Pontoni e mamma Edda a conversare mangiando sarde alla veneta, insalata di polpo, carpaccio di orata… A questo punto la serata ha preso una piacevole piega edonistica, mi perdonerai dunque caro lettore se non potrò in questa occasione dilungarmi in dettagliati resoconti organolettici.

Abbiamo degustato:

COF Friulano “Buri” 2016
COF Sauvignon “Saurint” 2016
COF Chardonnay 2015
COF Chardonnay “Baracca” 2009 (magnum)
COF Rosso 2013

Chardonnay
Chardonnay “Baracca” 2009 – Miani

Mi hanno particolarmente colpito il Friulano Buri 2016, ancora molto compresso ma elegantissimo e minerale nonostante la notevole carica alcolica ed il Sauvignon Saurint di grande energia e freschezze. In entrambi i vini, anche se giovanissimi, le note del legno non si percepiscono (plus), cosa che invece accade negli chardonnay di stampo più “internazionale”. Ottimo nella sua bevibilità il Rosso 2013, da un uvaggio di refosco e merlot in cui sono confluiti anche le uve dai vigneti da cui Pontoni ricava celebri cru ma che in quest’annata non sono stati considerati all’altezza.

Che dire: giornata memorabile che spero di poter replicare nel prossimo futuro!

Diego Mutarelli
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Fermento Milano: la verticale del Pinot Nero “Matan” di Pfitscher

Ho partecipato alla prima edizione di Fermento Milano, una nuova manifestazione che si somma agli ormai numerosi eventi autunnali. Ma gli eventi che hanno protagonista il vino non sono mai troppi e l’organizzazione della FISAR, senza fronzoli ma autentica, ha reso questo debutto degno di interesse.

Di seguito il resoconto della verticale dedicata al Pinot Nero Riserva “Matan” di Pfitscher. Ci troviamo in provincia di Bolzano, per l’esattezza a Montagna (che in dialetto locale si dice Matan) e la famiglia Pfitscher gestisce circa 15 ha di vigna per una produzione di circa 100.000 bottiglie. Il Pinot Nero Riserva Matan si ottiene da un vigneto ad un’altitudine di 350 metri esposto a nord-ovest su suoli argillosi.

Pinot Nero Riserva Matan
Photo credit: Tenuta Pfitscher

Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva “Matan” 2013 – Tenuta Pfitscher
Rosso granato. L’olfatto risente parecchio dei sentori derivanti dal legno: cuoio, liquirizia, vaniglia…poi arrivano anche la viola ed i lamponi maturi. Il sorso è piuttosto caldo e voluminoso, l’acidità è però ben presente a riequilibrare. Il finale è caldo e sapido, di buona persistenza, che risulta però amaricante a causa del contributo del legno nuovo.

Un pinot nero che avrei preferito più “puro”, ma diamogli tempo.

Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva “Matan” 2008 – Ansitz Pfitscher
Il colore granato è screziato da riflessi aranciati. Il naso è di grande dolcezza: prugne e ciliegie sotto spirito, vaniglia, cacao, una nota quasi di cognac. La bocca è però di ottima beva, probabilmente all’apice in questo momento.

Vino in cui acidità e dolcezza di frutto si mescolano alla perfezione.

Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva “Matan” 2005 – Ansitz Pfitscher
Colore aranciato con naso complesso: prugna, caffè, tamarindo, sottobosco. La bocca è risolta, cremosa e calda ma fascinosa. L’acidità allunga il sorso e lascia il cavo orale pulito.

Intrigante.

Alto Adige DOC Pinot Nero Riserva “Matan” 2002 – Ansitz Pfitscher
Sorpresa da questa annata non certo facile. Il colore è aranciato ma molto vivo. Il naso è delicatissimo, un elegante sussurro che parla di spezie (cannella), cioccolato nero, un bellissimo floreale appassito per poi rinfrescare grazie ad una suadente marmellata di arance. La dinamica in bocca è ancora connotata da grazia ed eleganza, il sorso entra sottile ma si espande inesorabile e succoso. Molto lungo.

Conclusioni

La mia personale classifica di apprezzamento dei vini degustati nella verticale va dal più vecchio al più giovane, con un 2002 assolutamente sorprendente. Probabilmente un uso del legno più morigerato ed  il tempo sufficiente per “digerirlo” aiutano questa riserva di pinot nero ad esprimere tutto il proprio potenziale.

Un Rebelot di vini

Oggi ti voglio fare partecipe di una bella serata di degustazione tra amici bevitori. Il tema non era definito, ciascuno avrebbe portato una bottiglia degna di nota da degustare alla cieca. Il tutto al Rebelot, uno dei più cosmopoliti ed interessanti ristoranti di Milano, grazie soprattutto alle sapienti mani dello chef Matteo Monti.

Ecco come è andata.

Champagne grand cru “Le Jardin de la Grosse Pierre” 2009 – Benoît Lahaye

Produttore biodinamico della Champagne; il vino in questione è un assemblaggio di molte uve (Pinot Noir, Chardonnay, Meunier, Pinot Blanc, Arbanne, Petit Meslier e Fromenteau) provenienti da un’unica parcella a Bouzy. Naso molto bello giocato sull’agrume, la mela grattugiata e lo zenzero; la bocca è percorsa da un’acidità poderosa (si tratta di un brut nature), in questa fase la definirei “al limite”; il perlage è invece molto elegante: fine, fitto e persistente.

Pessac-Léognan Château Carbonnieux blanc 2013

Vetro trasparente e colore molto scarico ingannano, il naso è un’esplosione aromatica di frutta tropicale, salvia, bergamotto, crema pasticcera al limone, tocco affumicato…vino tecnico, se vogliamo, ma di grande mano. Il legno piccolo ed i vitigni impiegati (75% sauvignon, 25% sémillon) rendono il vino ricco ma mai sopra le righe, la pulizia del finale e la mineralità in sottofondo sorprendono. Vino da stappare tra qualche anno ma che promette bene.

Saumur “Brézé” 2011 – Clos Rougeard

Questo vino dei fratelli Foucault è ottenuto da un vigneto di soli 1,5 ha. Il naso direi che è didattico di un certo tipo di chenin: cera, propoli, mela renetta matura…la bocca è di gran volume con un’acidità ben presente a bilanciare. In centro bocca esce un legno dolce (vaniglia) che in questo momento disturba, la chiusura è elegante e pulita. Vino che se con il tempo integrerà meglio il legno potrà diventare grande. Ora è solo buono.

Volnay Fremiet 1er cru 2000 – Domaine Marquis d’Angerville

Vino molto elegante colto probabilmente all’apice: lamponi in confettura, fughi secchi, canfora, una nota di mineralità scura che si accompagna ad un tocco balsamico. Bocca risolta, saporita e cremosa. Elegante e sapida la persistenza.

Domaine de la Grange des Péres 2012

Naso un po’ sporco di pollaio, poi rosa canina e sangue. Bocca succosa ma con legno ancora in evidenza soprattutto in una chiusura amaricante per me fastidiosa. Personalmente non mi ha colpito, ricordo edizioni di questo vino molto più convincenti.

Nuits-Saint-Georges 1er cru “Les Murgers” 2010 – Hudelot-Noellat

Per il sottoscritto il vino della serata! Naso multiforme: ribes, arancia, cannabis, mercato di spezie…Il sorso è soave ed elegante, energico e saporito, sferzante ed appagante. Grandissimo vino.

Turasi Riserva “Radici” 2006 – Mastroberardino

Bel  vino ancora giovanissimo. Il naso è piuttosto austero con note di corteccia, marasca, peonia, un che di medicinale, sangue. Bocca compatta ma aggraziata, il tannino è presente ma vellutato. Chiusura molto sapida.

Maremma Toscana DOC Syrah “Marujo” – Casteani

Questo syrah della Maremma elevato in anfora di terracotta risulta vaso di coccio (appunto!) di fronte agli altri vini della serata. Poco fine al naso e squilibrato in bocca. Da risentire.

A chiudere la serata ci siamo “puliti la bocca” con un’ottima Vitovska “Kamen” 2015 di Zidarich: vino di grande finezza. L’affinamento in contenitori di pietra del Carso si percepisce anche al naso tutto giocato su sale, roccia e mare più qualche fiore giallo. Bocca salata e profondissima.