Summus 1998 Banfi: non fa male! non fa male! non fa male!

Questo vino sonnecchiava nella mia cantina da tempo e ben mi guardavo dal destarlo. Il pre-giudizio sui vini di Banfi unito alla convinzione di quanti danni abbiano fatto i vitigni “migliorativi” in Toscana (soprattutto dalle parti di Montalcino) mi teneva lontano dalla bottiglia. Poi ho deciso che dovevo farlo, per il bene dei miei 25 lettori e per scopo – quantomeno – didattico. Pronto ad ingaggiare una sfida alla Rocky l’ho infine bevuto!

Sant’Antimo DOC “SummuS” 1998 – Castello Banfi

Il colore del vino è integro, rubino intenso e carico con solo qualche sfumatura che vira al granato. Mi aspetto note vanigliate dovute alla lunga sosta in barrique ed invece il naso è sorpreso da una certa complessità: prugna, note balsamiche, cioccolatino alla ciliegia, asfalto, fiori macerati, pepe verde, delicato peperone arrostito e tabacco. Il blend di Sangiovese (45%), Cabernet Sauvignon (40%) e Syraz (15%) insomma.

La bocca è piuttosto larga, giocata sulle morbidezze con un tannino ormai risolto e con una dinamica piuttosto semplice, manca di un po’ di grip. Chiude leggermente amaricante (tannini da legno) e con una persistenza solo discreta.

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Nel complesso il vino non ha sfigurato, lontano dai profili di vino che amo (manca un po’ di nerbo, di sapidità e profondità) però distante dal vino caricaturale che, colpevolmente, mi aspettavo.

Insomma Rocky: “non fa male, non fa male non fa male!”

Domaine Pignier: andiamo a comandare!

Bere questo vino mi ha provocato un immediato innalzamento, tra tutti i valori della mia cartella clinica, dell’andiamo a comandare… anche se non ho iniziato a ballare come Fabio Rovazzi nel suo video virale.  🙂

Non sono impazzito, ma piacevolmente sorpreso dal vino di cui ti voglio parlare oggi:

Cotes du Jura "à la Percenette" Chardonnay 2013 - Domaine Pignier
Cotes du Jura “à la Percenette” Chardonnay 2013 – Domaine Pignier

Cotes du Jura “à la Percenette” Chardonnay 2013 – Domaine Pignier

À rebours, partiamo dalla fine: dopo la deglutizione la bocca resta saporita, non solo salata, soddisfatto il palato, pieno e persistente il gusto. L’eco dell’acidità poderosa ma ben equilibrata nella massa del vino dà grande profondità. Nel cavo orale il vino si muove potente, un carro armato di sapore, intensità e fittezza, nonostante il titolo alcolometrico molto contenuto (12%). L’adeguata “grassezza” del vino dialoga con la fresca acidità di fondo sviluppando una dinamica gustativa coinvolgente e, in qualche modo, sorprendente. Anche perché il naso, delicato di fiori bianchi, pesca e mineralità elegantissima non lasciava presagire tale personalità. Con il passare del tempo e a bicchiere fermo una nocciola gentile e un tocco di cerino spento invitavano al sorso con fiducia.

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Il Domaine  Pignier è in regime biodinamico certificato dal 2003 ed alleva, limitandoci ai soli vitigni bianchi, chardonnay e savagnin. Lo chardonnay che ho assaggiato fermenta e si affina in barrique (con bâtonnage) per 12 mesi.

 

Evoluzione schioppettino: da vitigno in estinzione a grande rosso friulano

La storia dello schioppettino è antica. Per la prima volta se ne trova traccia in documenti risalenti al 1282 (Archivio del Castello di Albana). In tempi più recenti ha rischiato persino l’estinzione. Non solo a causa dell’oidio e della fillossera, ma anche per un misto di incompetenza ed esterofilia burocratica (che dava la precedenza ai vitigni bordolesi), per un certo periodo lo schioppettino fu persino “fuori legge”.

Fu la famiglia Rapuzzi di Ronchi di Cialla che, nel 1970, salvò lo schioppettino da estinzione certa portandolo lentamente alla ribalta.

La zona più vocata dello schioppettino è, senza tema di smentita, l’area intorno a Prepotto (UD) nei Colli Orientali del Friuli. Oggi ti parlo di un vino che proviene proprio dalla sottozona di Prepotto e che mi ha sorpreso favorevolmente.

Colli Orientali del Friuli Schioppettino di Prepotto 2012 - Vigna Lenuzza
Colli Orientali del Friuli Schioppettino di Prepotto 2012 – Vigna Lenuzza

Colli Orientali del Friuli Schioppettino di Prepotto 2012 – Vigna Lenuzza

Il vino si presenta di un bel rosso rubino compatto, naso molto intrigante: pepe verde, sottobosco, amarena, mercato orientale, corteccia…La bocca entra ampia ma la dinamica è snella e saporita, l’acidità in filigrana accompagna il sorso che chiude succoso, di media lunghezza con, se vogliamo esser severi, qualche nota tannica astringente e leggermente amaricante. Si indovina insomma l’uso, comunque dosato, del legno piccolo.

86

 

Camossi, ovvero l’eleganza del Franciacorta Satèn

Ho assaggiato un Franciacorta che mi ha molto stupito per eleganza, piacevolezza ed equilibrio. E’ infatti da poco che mi sono riavvicinato alle bollicine bresciane che avevo smesso di bere dopo troppe delusioni. Franciacorta Satèn - CamossiCon piacere ti racconto dunque il vino che ha contribuito a farmi far pace con il Franciacorta, sperando che non rimanga un assaggio isolato…

Franciacorta Satèn – Camossi

Bel colore paglierino luminoso con riflessi dorati, naso di fiori dolci e pesca gialla, ma è la dinamica in bocca che mi ha sorpreso: fitta e fine, elegante nello sviluppo gustativo, equilibrata con acidità e sapore che allungano il finale senza nessuna sgraziata nota amara.

87

L’azienda Camossi, il cui primo Franciacorta data 1996, possiede 24 ettari di proprietà dislocati in tre comuni: Erbusco, Paratico e Provaglio di Iseo. Il Satèn degustato è ottenuto da chardonnay. Sono circa 15.000 le bottiglie prodotte e  si dovrebbe trovare in enoteca a circa 18 €.

 

Vini estivi?

Si sente spesso parlare dei vini estivi, ovvero freschi e beverini, adatti ad accompagnare pasti leggeri e piatti freddi…ci credo poco così come ho sempre considerato fuorviante il concetto di “vino quotidiano” magari contrapposto al “vino da degustazione”. Il vino, anzi il Vino, non può essere incasellato con un solo aggettivo che lo confina in un ghetto contemporaneamente castrandone l’espressività.

I due vini che seguono dunque non sono vini estivi, sono vini che ti descriverò con qualche aggettivo in più (ma non troppi) e che ho bevuto in un giorno dell’estate 2016. 😉

Valdobbiadene Prosecco Tranquillo "Dei Opereta" 2014 - Frozza
Valdobbiadene Prosecco Tranquillo “Dei Opereta” 2014 – Frozza

 

Valdobbiadene Prosecco Tranquillo “Dei Opereta” 2014 – Frozza

Che piccolo grande vino questo prosecco tranquillo di Frozza! Solo 10,5% il titolo alcolometrico eppure il vino ha carattere da vendere: agrumato e floreale, un fondo appena mielato e un sorso nervoso, acido e dissetante, agrumato e saporito.

86

 

 

 

Collio Pinot Nero 2012 - Isidoro Polencic
Collio Pinot Nero 2012 – Isidoro Polencic

Collio Pinot Nero 2012 – Isidoro Polencic

Il vigneto di pinot nero di Isidoro Polencic ha circa 20 anni. Vino dal naso discreto di fruttino rosso e pineta, leggeri tocchi speziati (liquirizia). Bocca poco stratificata e piuttosto semplice con acidità presente e chiusura non particolarmente lunga tranne un retrogusto leggermente amaricante (liquirizia).

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Soave Classico: vini vulcanici e vecchie viti

Un consiglio: ti trovi accaldato ed in coda sull’A4 nei pressi di Verona? Fai come me: non fermarti all’autogrill, ma esci a Soave e dirigiti verso le mura del bellissimo paese. Una piacevole passeggiata e in pochi minuti troverai spazio in una delle enoteche di Soave.

Potrai assaggiare, al fresco dell’aria condizionata, qualche bicchiere di Soave e mangiare qualcosa che non ti farà di certo rimpiangere il solito “Camogli”.

Soave è una delle denominazioni “bianche” più conosciute d’Italia. L’omonimo vino si ottiene da uva Garganega in prevalenza, spesso accompagnata dal Trebbiano di Soave. La Garganega, l’antico Grecanicum, è autoctono nella zona da ben 2000 anni, quando i romani decisero di allevarlo sugli unici terreni di puro basalto lavico del nord Italia.

Oggi ti racconto di un bel match di degustazione, ho infatti potuto assaggiare i due seguenti vini:

Soave Classico Campo Vulcano 2014 – I Campi 

vs.

Soave Classico Vigneti di Foscarino v.v. 2014 – Inama
Due vini entrambi del millesimo 2014, annata non facile, e ottenuti da vigne piuttosto vecchie.
Il Campo Vulcano l’ho trovato di una mineralità soffusa, con un naso giocato poi sulla frutta bianca e le conchiglie (ricorda uno Chablis che non fa legno, per dirne uno direi Louis Michel), bocca intensamente sapida, equilibrata, di ottima lunghezza. 86
Il Foscarino gioca invece su un’intensità cromatica e di olfatto più marcata: mineralità più intensa (cerino spento), nespola, melone bianco, fiori dolci, una nota lattica da cui si indovina l’affinamento e il lavorio dei lieviti in legno, bocca ampia e sapida, equilibrata ma con chiusura su note sapido/amare per me leggermente troppo squilibrate. Buon vino da aspettare ancora…  83
Insomma a Soave ce n’è per tutti i gusti!
Quali i tuoi Soave preferiti?

 

Riesling Falkenstein: il miglior riesling a sud della Germania?

Il vino di cui ti parlo oggi mi ha sorpreso positivamente. Non mi aspettavo granché da un riesling d’Italia, benché il produttore in questione sia piuttosto noto e sia strapremiato non avevo grandissime aspettative. Ed invece…

Val Venosta Riesling 2011 - Falkenstein
Val Venosta Riesling 2011 – Falkenstein

Val Venosta Riesling 2011 – Falkenstein

Idrocarburi, frutta bianca, sedano, un tocco appena accennato di miele e frutta tropicale in formazione. La bocca è intensa, potente e ampia ma equilibrata, secca e sapida.

Chiusura di ottima persistenza.

87

A mia memoria uno dei migliori riesling bevuti a sud della Germania.

Tu hai qualche altro riesling “italico” da suggerire?

 

Skerk – Malvazija 2010

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Malvasia Istriana (100%) – 13,5%

“Una terra sia pure non natale,
ma da ricordarsela per sempre,
e nel mare un’acqua non salata
e carezzevolmente gelida.
Sul fondo sabbia del gesso più bianca,
e un’aria ebbra come vino,
e il roseo corpo dei pini
nudo nell’ora del tramonto.”*


E l’agrume candito
che arricchisce l’emozione,
l’albicocca e la nespola.
E i fiori stretti tra le mani,
colti per te, anima dorata,
giunta dalla terra ellenica.

Oh, indimenticabile Malvasia!

*Anna Adreevna Achmatova

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Riesling Sonnenuhr Spätlese trocken 2008 – Joh. Jos. Prüm

Era da qualche mese che non toccavo un riesling…ed ho deciso di riprendere la piacevole frequentazione del vitigno partendo dal suo territorio più nobile: la Mosella. E da un produttore amato da tutti gli appassionati di vino. Avrai già indovinato! Oggi ti parlo del seguente vino:

Riesling Sonnenuhr Spätlese trocken 2008 - Joh. Jos. Prüm
Riesling Sonnenuhr Spätlese trocken 2008 – Joh. Jos. Prüm

Riesling Sonnenuhr Spätlese trocken 2008 – Joh. Jos. Prüm

Il colore è un paglierino con rapidi riflessi verdi, il naso ha un leggero idrocarburo all’inizio, poi vira sugli agrumi (lime, cedro, scorza di limone), menta, roccia…bocca sferzata dall’acidità che dà molta verticalità allo sviluppo e fa salivare la lingua ma, contestualmente, restringe l’ampiezza e la progressione rendendo il sorso, ad essere severi, un po’ rigido. La chiusura è però molto pulita e furiosamente sapida. Persistenza lunghissima e dal retrolfatto minerale.

87

Vino piacevolissimo e di grande beva, ma in questa fase ancora un po’ “rigido”. Preferisco le versioni non trocken (cioè con zucchero residuo) dei riesling della Mosella.